Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

domenica 10 febbraio 2013

Che banda di ipocriti cialtroni...


Che questo sia un paese di bacchettoni ipocriti e benpensanti credo sia ormai un dato acquisito, ma che anche quelli che (a parole) vogliono castigare ridendo mores, autoproclamandosi paladini del senso comune nel senso di voler svergognare in piazza gli italici malcostumi e le storture su cui campa questo paese, si rivelino alla fine degli emeriti sepolcri imbiancati attenti a non urtare il comune sentire (o meglio ancora, i dictat del colle – no, non del Quirinale ma di quello Vaticano) non mi sta più tanto bene, a maggior ragione quando questi begli esempi ci vengono dati da chi si è costruito (a tavolino) la fama di essere una trasmissione di denuncia.

Parlo delle famose (o meglio, famigerate) Iene televisive, che si sono da sempre fregiate di essere i paladini del politically uncorrect rivelandosi invece per quello che sono: un branco di servetti prezzolati al soldo del padrone... il problema è cercare di capire chi sia il padrone, o meglio i padroni visto che – a mio modesto parere – ne hanno più d'uno.

Tutto è cominciato con un servizio sulla prostituzione nella terra dei Krauti che mi è stato segnalato da un amico. Dal momento che chi mi segue – dentro e fuori il web – sa benissimo come la penso sull'argomento, pare che tutti i miei amici e conoscenti facciano a gara nello scovare e ritrasmettermi tutti i video che riescono a trovare sul web.

L'ultimo di questi era ripreso proprio dalla famigerata trasmissione Le Iene di Italia 1 ed è andato in onda, a quanto ne so, il 2 maggio del 2012 (roba recente, quindi); trattava, come s'è detto, dello scottante argomento facendo vedere come viene praticato il mestiere più antico del mondo in Germania, all'indomani (si fa per dire) della liberalizzazione e depenalizzazione dell'attività di meretricio nella terra di Goethe.

Già da questo incipit ho capito subito che si stava andando a calpestare un oceano di cacca, perché la prostituzione in Germania è legale da tempo immemorabile... ciò che è stato fatto, semmai, è legalizzare l'unica attività che è sempre stata proibita in quel paese dai tempi del Terzo Reich (per quanto riguarda la Repubblica di Weimar infatti non ho notizie attendibili), cioè l'apertura di bordelli, case di tolleranza, lupanari, postriboli, case chiuse, chiamatele come cacchio volete.

È stata questa la brillante mossa del governo teutonico: consentire ad imprenditori privati di aprire e gestire postriboli a norma di legge, con tanto di prelievo fiscale, controlli sanitari e via discorrendo, un modo assai efficiente per combattere efficacemente il fenomeno, altrimenti incontrollabile, dello sfruttamento della prostituzione, che sta invece martoriando paesi che fino ad oggi sono sempre stati considerati all'avanguardia in questo campo come – ad esempio – l'Olanda, dove recenti ricerche hanno stabilito che – soprattutto per quanto riguarda le ragazze dell'Est Europa, quasi i ¾ delle prostitute che esercitano nei famosi distretti a luci rosse delle città olandesi, siano di fatto delle schiave soggette alle vessazioni di protettori e magnaccia, né più e né meno di quanto accade (purtroppo) spesso e volentieri anche alle nostre latitudini.

Va da sé che nel paese dei tulipani la costituzione di bordelli o case di tolleranza è assolutamente proibita, quindi il controllo che le forze dell'ordine possono (o vogliono) esercitare è assai sporadico e a macchia di leopardo e conseguentemente inefficace.

Tornando ai crucchi, il servizio faceva vedere un lussuoso locale, una specie di spa o centro benessere con tutti i crismi, completo di sauna, docce, vasche per idromassaggio, sale massaggi e anche una sala relax con buffet annesso, dove succulente e discinte hostess vagano come api di fiore in fiore, cercando il cliente da rimorchiare per una bella marchetta, che viene poi consumata nelle camere – appositamente attrezzate – al piano superiore.

Tutto molto lindo, molto bello... peccato che questa sia solo una delle tante facce della medaglia, quella più fighetta, patinata e trendy, per gente che ha soldi da spendere, insomma, visto che in questi posticini ci sono solo pezzi di gnocca di primissima scelta che prendono dai cinquanta euro in su per una mezz'ora di... lavoro e che solo per entrare occorre pagare un biglietto piuttosto salato (quello imposto dal locale in questione si aggirava sui sessantacinque euro, se non ricordo male), mentre le... consumazioni sono a parte...

La realtà è che esistono numerosissime tipologie di locale, da quelli più alla buona a quelli più deluxe, da quelli che sono semplici, classici bordelli vecchio stile a quelli che incorporano all'interno bar, ristoranti e birrerie, alle sale relax ai centri benessere appunto.

Solo che a questi marpioni di Italia Uno faceva più comodo far vedere il top della linea che la tipologia più classica (e diffusa), quella dove entri, paghi, scopi e te ne vai.
Poi ci sono le tipologie intermedie, dove paghi un fisso all'ingresso e poi puoi fare quello che vuoi per quanto tempo vuoi... ovviamente il prezzo varia in base al servizio richiesto (o erogato, perché non c'è uno standard accreditato) e (immagino) alla qualità delle entreneuse.

Tornando a bomba, quello che mi ha fatto storcere il naso è stato in primo luogo questa... distorsione della verità operata dagli ero(t)ici inviati delle Iene e in secondo luogo la loro farisaica modestia nei confronti dello spettatore italiano.
Nel servizio infatti intervistano prima il proprietario/manager del locale e poi una delle ragazze che vi lavorano, scelta appositamente per fare da cicerone (assolutamente anonima e con tanto di maschera sul viso) in quanto dotata di una padronanza delle lingue notevole.

E qui viene il bello, perché entrambe le interviste, sottotitolate in italiano sono state rilasciate in inglese lingua che anche qui da noi capiscono in parecchi.
E qui casca l'asino, perché ascoltando le risposte e leggendone la traduzione a video mi sono reso immediatamente conto che qualcosa non andava... voglio dire, non è che abbiano stravolto il senso delle risposte, ma è stato il lessico adottato che mi ha fatto girare le palle.

Perché, per esempio, alla domanda tipica (e idiota) “ma cosa fate poi in queste stanze con i clienti?” (risposta: e cosa cazzo vuoi farci, visto che siamo in un lupanare – di lusso, ma sempre di un lupanare si tratta – brutto idiota che non sei altro?) la ragazza molto cortesemente risponde: “si danno baci normali (perché, esistono anche quelli anormali?), ci si accarezza, si fa sesso orale e sesso normale (ancora co'sta storia del normale!?)”.

Peccato che la risposta originale (in inglese) fosse invece: “kissing, petting... blow jobs of course and fuck...” cioè: pacchiamo, spompiniamo e (ovviamente) scopiamo...

OMMIODDIO!!!

ma che davvero? Che brutte cose... ora mi domando e dico: perché distorcere le risposte, pensate forse che in Italia siamo tutti un branco di bambocci cerebrolesi che non sanno come vanno certe cose e che si scandalizzano per un... pompino, quando poi tutti i giorni che ha fatto dio abbiamo i nostri amati politicanti che sparano sfondoni ad ogni ora del giorno e della notte, davanti a tutti e che fottono con il culo degli italiani da mane a sera?

Banda di ipocriti saccenti, supponenti e soprattutto mistificatori della realtà; mai che ci sia una volta che ce la contino giusta, ma sempre addolcita e addomesticata a loro uso e consumo.
Che poi, mi sono chiesto, che senso ha fare questo bel servizio carino e pulito?
Serve forse ad aprire la strada perché anche in questo cazzo di paese si possano aprire lupanari come quello mostrato in TV, bello, lindo, tranquillo e per ricchi?

Volevate vedere delle vere PUTTANE!? Eccovele servite su un
piatto d'argento: le trovate tutte le settimane su ITAJIA UNO!
Che bisogno c'è, visto che già ci sono, in Italia, specie nel ricco nordest, con una sola piccola differenza: che qui da noi strutture del genere al momento sono illegali e quindi che chi ci lavora, li gestisce o li frequenta commette un reato penale per il quale rischia l'arresto in flagranza, la carcerazione ed il rinvio a giudizio.

Solo che è altrettanto noto chi sono in genere gli avventori di questi stabilimenti.

E non siamo né io, né voi...

venerdì 8 febbraio 2013

L'arma che sterminò una generazione...


Così veniva definita all'indomani della Grande Guerra la mitragliatrice, la prima arma automatica (semi)portatile mai congegnata dall'uomo, un ordigno infernale a detta di chi dovette affrontarla, specie in un'epoca dove gli uomini si affrontavano ancora in campo aperto, utilizzando fucili a ripetizione ordinaria (essi stessi una novità, in un certo senso, visto che i primi modelli veramente moderni erano entrati in servizio negli anni '80 del secolo precedente) inquadrati in eserciti le cui alte gerarchie erano rimaste ancora alle Guerre Napoleoniche, dominate com'erano dalla mentalità della picca, così come lo erano i loro predecessori secoli prima.

Eppure, prima della Guerra per porre fine a tutte le guerre già si sapeva a cosa si stava andando incontro, in quanto c'erano già state le numerose guerre coloniali da parte di quasi tutte le grandi potenze in giro per il mondo, per non parlare della immane carneficina che era stata la Guerra Civile Americana poco meno di 50 anni prima, mentre era ancora freschissima la memoria della prima guerra combattuta con armi moderne (ivi comprese le mitragliatrici) nel 1904-05 tra le due maggiori potenze dell'Est: Russia e Giappone.

Ovunque si presentasse, la mitragliatrice portò letteralmente lo scompiglio, gettando alle ortiche praticamente dalla sera alla mattina secoli di tattiche e strategie consolidate: dove prima si faceva affidamento su masse di fucilieri schierati per avere ragione del nemico, si poteva ovviare con un paio di mitragliatrici ben piazzate, che erano in grado di produrre un volume di fuoco a lunga gittata pari a quello di una compagnia di fucilieri bene addestrati.

Zio Maxim alle prese con uno dei suoi giocattoli...
Sono stati in pochi però a domandarsi seriamente chi sia stato l'uomo responsabile di una tale rivoluzione, perché, come per ogni altro costrutto frutto dell'umano ingegno, c'è una persona anche dietro alla mitragliatrice.

Quest'uomo si chiamava Hiram Stevens Maxim, statunitense per nascita, naturalizzato britannico, in quanto dopo aver constatato che al suo paese non era affatto apprezzato, si era trasferito in Europa prima e nel Regno Unito poi, dove grazie ai suoi brevetti divenne uno stimato e riconosciuto inventore.
Al pari di tanti altri ingegni del suo tempo, si era applicato ai campi più svariati, dall'elettronica alla meccanica passando per il volo umano con velivoli più pesanti dell'aria (leggi: aerei) ma – al pari di un altro famosissimo suo compatriota, Richard Gatling l'inventore dell'omonima mitragliatrice a canne rotanti – è stato iscritto negli annali della storia per una sola delle sue invenzioni, quella che gli ha dato fama imperitura, si, ma accostandolo al peggior massacro della storia dell'umanità.

L'aneddotica narra che l'idea di sviluppare un'arma che si caricasse da sé gli era venuta da ragazzo, quando ancora viveva negli States, dopo essersi praticamente lussato una spalla adoperando un fucile da caccia.
Si domandò giustamente se non fosse possibile imbrigliare la notevole energia prodotta dal rinculo dell'arma al momento dello sparo per farle fare qualcosa d'altro e di meglio che non... fratturare le spalle e le costole altrui e cominciò così a giocare con l'idea di un'arma che – sfruttando l'energia del rinculo – si riarmasse da sola senza l'intervento esterno del tiratore.

La prima mitragliatrice Maxim, su affusto ruotato tipo artiglieria
e le raffinate (e costose) finiture in ottone per l'alimetatore e il
manicotto per l'acqua di raffreddamento attorno alla canna.
Giunto poi in Europa in cerca di maggior fortuna, durante un viaggio incontrò un suo conoscente al quale espose – parlando del più e del meno – il suo problema, al che questi molto prosaicamente (e piuttosto cinicamente, aggiungo io) disse a Maxim che se voleva fare finalmente i soldi, doveva inventare qualcosa con cui gli europei potessero tagliarsi vicendevolmente la gola con maggiore comodità.

Maxim lo prese evidentemente in parola, perché una volta stabilitosi in pianta stabile in Gran Bretagna, applicò i suoi studi sul rinculo ad un'arma che non solo fosse in grado di caricarsi da sola ma che potesse anche sparare a ciclo continuo senza dover premere nuovamente il grilletto.
Era così nata la prima mitragliatrice moderna della storia.

Perché la prima?

Perché in epoca più risalente c'erano stati svariati tentativi da parte di vari inventori ed ingegneri di produrre un'arma in grado di sparare raffiche di proiettili in modo continuo, la prima – e più famosa – delle quali fu proprio la summenzionata Gatling – ma tutte queste armi funzionavano mediante l'applicazione dall'esterno di una forza motrice per azionare il meccanismo che permetteva di caricare, armare e sparare in successione le cartucce.

La copia par excellence della Maxim: la Vickers Mk.I britannica
L'invenzione di Maxim, d'altro canto era completamente automatica, nel senso che, una volta inserita manualmente la prima cartuccia nella camera di scoppio, adoperava l'energia del rinculo prodotto dalla sparo per muovere il meccanismo che estraeva ed espelleva il bossolo esploso, riarmava il percussore, sfilava una cartuccia fresca dal nastro che alimentava l'arma, la camerava e la sparava, il tutto senza il minimo intervento da parte del mitragliere, il cui unico lavoro consisteva nel puntare l'arma contro il bersaglio e premere il grilletto.

Brevettata la sua invenzione nel 1884 o giù di lì, Maxim si produsse in un tour propagandistico in giro per l'Europa, presentando ai rappresentanti dei governi di tutto il continente europeo (e non solo) la sua invenzione, ottenendone in cambio giudizi abbastanza ingenerosi.

L'ambasciatore cinese espresse un salace giudizio, dopo aver assistito ad una delle dimostrazioni di Maxim, che aveva con una delle sue mitragliatrici praticamente segato in due un albero, affermando che c'erano senza dubbio metodi più economici per abbattere gli alberi.

L'omologa made in Germany della Vickers: la MG 08 del Kaiser
Le autorità militari russe, francesi e tedesche si mostrarono poco interessate alla nuova arma, anche perché i primi la ritennero poco più di un costoso giocattolo, i secondi erano ancora scottati per il patetico fallimento della loro tanto decantata mitrailleuse mentre i crucchi – che avevano preso a calci sui denti proprio i francesi ed i loro ordigni – s'erano fatti l'opinione che non si trattasse di un'arma seria.

In realtà qualcuno che l'apprezzò sin da subito ci fu e fu proprio il Kaiser Guglielmo Secondo che pare abbia affermato davanti all'arma che arava letteralmente i campi a suon di pallottole, che si trattava senza dubbio dell'arma definitiva.

Il discorso sarebbe finito lì se non fosse stato per il fatto che Maxim si fece convincere ad entrare in partnership con Nordenfeld (un altro prolifico inventore nel campo delle armi da fuoco... a manovella!) e con l'industriale Vickers, non prima di aver donato al comandante del corpo di spedizione britannico in Sudan una delle sue prime Armi Maxim; una bella mossa propagandistica che però alla fine gli valse l'adozione della sua invenzione presso le forze armate di sua maestà britannica.

Fu contro le orde inferocite dei “selvaggi” di ogni latitudine che la mitragliatrice Maxim dimostrò tutta la sua innegabile efficacia, tant'è che il poeta e storico anglo-francese Hilaire Belloc ebbe a dire che: Qualunque cosa accada, noi abbiamo la mitragliatrice Maxim e loro no a sottolineare il fatto che non c'era apparentemente forza in terra in grado di opporsi alle armate inglesi equipaggiate con la nuova arma.

La PM1910, versione Russky dell'arma di Maxim col suo...
simpatico carrello della spesa. Cosa non si fa in nome della
portabilità!
Per farla breve, di lì a breve l'arma di Maxim venne acquistata e adottata con pochissime eccezioni (le più notevoli delle quali furono la Francia e gli Stati Uniti) da tutte le maggiori potenze europee (e non solo), divenendo in pochi anni la principale arma d'appoggio oltre che la più numericamente importante, tant'è che – quando alla fine scoppiò la tanto temuta e altrettanto inevitabile resa dei conti tra le varie potenze continentali, nel 1914-18 – praticamente (quasi) tutti i belligeranti avevano in dotazione una mitragliatrice di tipo Maxim; tutti i belligeranti erano stati utenti dell'arma originaria che avevano alla fine adottato, adattato e riprodotto, per primi i britannici come Arma Vickers in calibro .303 britannico, poi c'era la tedesca Maschinengewher 08 calibro 7,92mm Mauser e la russa Pulemyot Maxima M1910 in calibro 7,62mmR... nomi diversi e affusti diversi, come potete vedere dalle foto ma tutte, indistintamente, mitragliatrici Maxim nell'anima.


mercoledì 6 febbraio 2013

Semplicemente scandaloso!


Ed io che mi lamentavo del mio ultimo acquisto in ambito oplologico (La completa enciclopedia delle pistole e dei revolver – di cui vi ho parlato solo un paio di post fa) eppure avevano ragione gli antichi quando dicevano che al peggio non c'è mai fine.

Il problema è che sono ancora troppo pochi i libri venduti sul web che godono di una presentazione degna di questo nome o – meglio ancora – di una preview, (ad onor del vero, sono men che meno quelli con una preview fatta come si deve...) quindi uno è costretto ad acquistarli a scatola chiusa e sperare per il meglio.

Però, porco cane, va bene che ognuno tira l'acqua al suo mulino e che cerca di imbonirsi il (potenziale) cliente perché compri i suoi prodotti ma a tutto c'è un limite.

Pietra dello scandalo è il volume, di recente pubblicazione The Illustrated Catalog of Handguns del veterano David Miller, autore di altri tascabili sull'argomento roba che fa il botto di qualità mediocre, per dire la verità.

Si, lo so, a questo punto viene da pensare che sono recidivo, visto e considerato che conosco e l'autore e le sue opere pregresse ma sapete com'è: la speranza è sempre l'ultima a morire e infatti io speravo ardentemente che – istruito dalle precedenti esperienze – l'ultimo parto di Miller fosse adeguato agli odierni standard minimi indispensabili, visto soprattutto che il libro si presenta in effetti come un gradevole volumetto rilegato con sovraccoperta, stampato su carta patinata ed interamente a colori.

Uno dei mostri sacri della storia delle armi corte, la Automag
originale di Harry Sanford, più famosa che diffusa eppure in
questo cazzo di libercolo NON C'E'!
Il problema è che i punti di forza si esauriscono qui, per il resto il volume è un disastro, una vera e propria presa per il culo non solo per l'appassionato e/o l'esperto ma anche per il lettore casuale che volesse farsi un'idea sull'argomento “armi corte/da pugno”.

È vero che il volume vuole essere un catalogo di pistole e revolver dall'antichità ai giorni nostri e che in effetti presenta qualcosa come 500 modelli, peccato che molte delle armi prese in esame siano inutili ripetizioni di modelli già proposti, che le descrizioni/note esplicative su ogni arma siano ridotte all'osso e assai carenti, quando non apertamente discutibili, dal punto di vista delle informazioni storico/tecniche e che – peggio del peggio – le specifiche riportate per ogni modello siano assolutamente imbarazzanti, quando non ridicole, dal momento che si basano fondamentalmente sul produttore, il calibro (e non sempre quello indicato è quello giusto ma spesso e volentieri assolutamente generico) e la lunghezza della canna (espressa tra l'altro solamente in pollici)... e il peso dell'arma scarica e/o carica?
Il tipo di serbatoio/caricatore?
Il numero di colpi?
Il meccanismo base di funzionamento?
Le dimensioni dell'arma nel suo complesso?

Che fine hanno fatto? Le abbiamo mandate a pascolare?

L'ultima nata di casa Walther, la P-99 talmente ignota da
essere stata COPIATA perfino dalla Smith & Wesson!

Tanto perché non ci facciamo mancare niente, l'oltraggio finale: con tutte le pistole ed i revolver prodotti al mondo negli ultimi 500 anni, non si capisce come sia stata operata la scelta dei modelli da presentare, nel senso che mancano parecchie glorie che hanno fatto a loro modo la storia (una per tutte, la Automag di Harry Sanford e le sue successive varianti, resa immortale dall'Ispettore Callaghan interpretato dall'inossidabile Clint Eastwood) mentre mancano intere produzioni di fabbricanti non proprio sconosciuti come, tanto per fare un piccolissimo esempio, la Walther tedesca, di cui viene proposta tutta la produzione del periodo bellico (ripetuta tra l'altro ad libitum ivi compresi varianti e modelli mai entrati in produzione) mentre nel capitolo riguardante l'era contemporanea è assolutamente assente, con tutto che alcuni dei suoi modelli di punta (una tra tutte: il modello P-99 assurto a gloria imperitura come nuova pistola del James Bond cinematografico) sono divenuti ormai delle icone.

In pratica, un libercolo inutile se non dannoso, carente e fuorviante, da evitare a tutti i costi nonostante il prezzo che è, in effetti, piuttosto conveniente.

lunedì 4 febbraio 2013

Ancora sull'F-35B...

Ulteriore dito nella piaga ad opera della premiata redazione di Presa Diretta, la trasmissione di approfondimento ed inchiesta di Rai3 che ha sostituito la notoria (o meglio, famigerata, dopo le bufale sesquipedali che ci ha rifilato nella scorsa stagione televisiva) Report riguardante l'affaire F-35B tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi giorni.

La trasmissione andata in onda ieri è stata vieppiù rivelatrice ed ha confermato i miei peggiori sospetti su un progetto che da sempre puzza di bruciato dandomi anche da pensare, perché delle due l'una: o sono improvvisamente diventato un ingegnere aeronautico senza manco saperlo ovvero sono un profeta al pari della mitologica Cassandra e come lei destinato ad essere snobbato quando esprimo il mio parere.

Quello che mi è particolarmente piaciuto è stato che Riccardo Iacona, invece di andare a sentire i tanti (troppi) esperti del Belpaese che – a parte qualche mostro sacro come il direttore della Rivista Italiana Difesa, Andrea Nativi – erano tutti più che entusiasti riguardo l'acquisizione da parte della AMI del nuovo “supercaccia” (delle mie ciabatte), è andato direttamente negli States per ascoltare il parere di Pierre Sprey.

Chi è costui? Semplicemente il padre della generazione di supercaccia che ha dominato i cieli di tutto il mondo dagli anni '70 ad oggi, l'ingegnere che assieme al padre della moderna tecnica di combattimento aereo – John Boyd – progettò e fece approvare l'ingresso in servizio nientemeno che del F-16, l'aereo contro il quale vengono misurate le prestazioni di qualunque caccia attualmente in servizio.

Tornando a bomba, la tesi, supportata anche (soprattutto) dai precedenti governi(cchi) italioti, per l'adozione senza se e senza ma di questa ignobile macchinetta mangiasoldi, è che avrebbe portato importantissime ricadute dal punto di vista tecnologico e soprattutto occupazionale; dati alla mano – s'è rivelata un'immane inculata per le italiche finanze e per la reputazione dell'industria aeronautica nazionale, dal momento che – nonostante l'Italia abbia già versato nelle rapaci casse della Lockeed Martin la bellezza di DUE MILIARDI DI EURO a scatola chiusa per acquisire lo status di partner di primo livello – il team di ingegneri della Alenia/Finmeccanica è stato praticamente esautorato da ogni riunione di primo livello dove si discutevano i dettagli ed il know-how tecnologico per il nuovo velivolo; in pratica, cacciate i soldi ma levatevi dal cazzo che lo sappiamo noi com'è che si progetta un aereo, mentre voi non capite un cazzo.

Dalle mie parti, dopo un trattamento del genere, ci si alza dal tavolo, si mandano a'fanculo tutti i gentili partecipanti e si chiedono indietro i soldi ovvero si alza un casino tale da mandare a vacche l'intero progetto e tanti saluti al secchio.

Non dico che sia il meglio del meglio ma almeno lo ABBIAMO FATTO NOI
e soprattutto costa (tutto compreso) meno della metà di quell'orrido cesso (non)
volante del F-35...
Ah, ma si parlava di ricadute occupazionali, no?
Si, come no: di fatto all'italietta spetta il compito di assemblare le ali di questo avvoltoio mangiasoldi ma non per tutta la produzione, bensì solo degli apparecchi destinati all'Italia e all'Olanda (sempre se gli olandesi vorranno continuare ad acquistare gli aerei che hanno ordinato – sulla carta).
In tutto parliamo quindi di quanti operai (specializzatissimi!) per questa... immane opera di industrializzazione ad alta tecnologia?

Centotrenta... forse, se va tutto bene.

Ma come, non avevano parlato di almeno diecimila nuovi posti di lavoro?

E invece, se tutto va bene, al massimo lavoreranno a pieno regime nemmeno un terzo degli operai preventivati, operai che – tra l'altro – sono tutti già sul libro paga di Finmeccanica, altro che nuovi posti di lavoro.

E nonostante queste idilliache prospettive il governicchio presieduto dal nuovo che avanza (leggi: il ducetto di Arcore) si è calato le braghe davanti agli ameridioti e altrettanto, anzi, peggio, ha fatto il direttorio presieduto da Mario Monti, che non solo ha confermato nel silenzio generale l'acquisizione di 90 aerei a fronte di un investimento lievitato da 13 a 20 miliardi (ulteriori) di euro ma il signor ministro della Difesa, l'ex ammiraglio Giampaolo Di Paola, s'è incazzato come una belva, quando qualcuno ha timidamente fatto notare che – dopo tutte le porcate che sono state fatte nel corso degli ultimi 15 mesi con i soldi pubblici a favore di banche, intrallazzatori e faccendieri vari, con un aggravio spaventoso di spesa per le casse pubbliche mai registrato in 150 anni di storia patria – forse non è il caso di buttare altri soldi dalla finestra per acquistare qualcosa più dannosa che inutile, come il fantomatico supercaccia made in USA.
L'altra clamorosa "supersola" made in USA accanto al suo ben più blasonato predecessore: F-22 contro F-16

Di fatto (quasi) tutti i Paesi che hanno originariamente partecipato al progetto (si fa per dire) si sono sfilati da questo suicidio economico annunciato fuorché noi e (ovviamente) il Pentagono, con buona pace degli analisti più blasonati che stanno rumoreggiando perché la neo-rieletta presidenza Obama mandi definitivamente a cagare la lobby che mangia alla greppia della Lockeed, specie dopo il flop colossale di quell'altra immane bufala che è stato lo F-22 Raptor che – a conti fatti – finora è stato in grado solamente di rapinare le casse dello stato, visto che il suo rapporto costo-efficacia è (o meglio, era, visti i brillanti risultati del suo successore) uno dei peggiori in assoluto da che esiste l'aeronautica negli States, come non si vedeva dai tempi del XB-70 Valkirye uno dei più costosi (e fortunatamente mai adottati) bombardieri di tutti i tempi.

Che poi il bello è che perfino il falco repubblicano John McCain avversario di Obama alle elezioni presidenziali del 2008, che ha una fortissima influenza sul partito, è un nemico giurato del Progetto F-35, che ha sempre reputato una immane cazzata... e se lo dice lui...

Tornando all'impietosa presentazione di questa specie di... disastro volante che è lo F-35, siamo così venuti a sapere tante cosucce, che ci sono state artatamente nascoste, direttamente dalla viva voce dell'ingegner Sprey, in particolare riguardo la versione che noi abbiamo acquistato; tanto per cominciare, il velivolo è mal progettato dall'inizio, in quanto si è voluto metterci dentro tutto e il suo contrario: non si può pretendere da un solo aereo di essere allo stesso tempo un intercettore, un assaltatore, supersonico, invisibile ai radar, a decollo/atterraggio verticale e che magari faccia anche il caffè... semplicemente nella migliore delle ipotesi non riuscirà a fare una cosa fatta bene.
È una questione di logica e realismo, ci arriva anche un idiota; come dicono gli antichi: chi troppo vuole, nulla stringe.

Ma davvero 'sta specie de copricapo costa DUE MILIONI di dollari!?
Visto come funziona bene, poi... proprio soldi spesi bene...
Il risultato finale l'abbiamo davanti agli occhi: il nuovo “supercaccia” ha la manovrabilità di un mattone (e tanti saluti all'intercettore), è fragile e a rischio esplosione anche se viene colpito da un Kalasnikov (alla faccia dell'assaltatore/cacciabombardiere), ha una visibilità di merda (e così ci siamo giocati anche il caccia) e soprattutto non può eccedere Mach 1,6 altrimenti... gli va a fuoco la coda a causa dello scarico del reattore che è posizionato a cazzo di cane!

A questo aggiungiamoci che – per essere un caccia imbarcato – è risultato strutturalmente troppo debole per sopportare il lancio da una catapulta (addirittura il gancio si è spezzato lasciando l'aereo sul ponte, mentre la catapulta se ne andava per i fatti suoi) mentre in caso di appontaggio su una portaerei, il gancio che deve impegnare il cavo di arresto è troppo corto/posizionato male per fare il suo dovere, col risultato che l'aereo lo liscia platealmente rischiando di finire a mollo ogni volta che prova ad atterrare.

Visto che poi non ci facciamo mancare niente, il punto più debole dell'intero progetto è proprio la mente del velivolo: l'interfaccia uomo/macchina; l'abitacolo è privo di strumentazione, tutti i dati di volo vengono proiettati sul casco del pilota (che tra l'altro costa “solo” due milioni di dollari a pezzo); tutto questo è molto figo ma vuol dire che, in caso di guasto o danneggiamento del casco, il pilota è cieco e sordo ovvero l'aereo non può essere pilotato.

Vista la pessima visibilità che si ha dall'abitacolo, specie nel settore posteriore, sullo stesso disgraziatissimo casco vengono convogliate anche le riprese delle varie telecamere poste ai vari angoli della fusoliera per completare la situational awareness del pilota... peccato che la trasmissione avvenga con quasi 1/8 di secondo di ritardo rispetto alla realtà... può sembrare una cazzata ma senza andare troppo lontano, provate a pensare a cosa succedeva quando si giocava online agli sparatutto in soggettiva come il celeberrimo Counterstrike: lì bastava uno scarto di 1/50 di secondo per essere fatti fuori senza aver non dico sparato un colpo ma nemmeno aver visto il nemico; chi aveva il ping più vicino allo zero, vinceva, punto.
Volete un vero supercaccia? Ecco l'ultimo nato di casa Sukhoi il T-50 PAK-FA
e il bello è che non solo QUESTO vola, ma costa esattamente la metà di un F-22
e 1/4 di un cazzo di F-35!

Immaginate ora una cosa del genere mentre si vola in mezzo ad una mischia a velocità supersonica dove i tempi di reazione si misurano in attimi anziché in minuti e secondi...

Ultimo argomento, ma non per questo meno importante, è la faccenda della furtività dell'aereo, la famigerata tecnologia stealth... a parte che è stato abbondantemente dimostrato coi fatti che un aereo invisibile non esiste tant'è che i famosi F-117 li hanno tirati giù pure gli ottentotti con le cerbottane, il fatto stesso di avere un caccia invisibile non ha senso dal momento che, se deve dare la caccia (da qui il nome) ad un altro aereo, a meno di avercelo davanti agli occhi il pilota deve necessariamente usare un qualche tipo di sensore attivo per rilevare il nemico e quello più usato in assoluto in aeronautica è il radar... ma anche i sassi capiscono che, nel momento in cui lo accendi per guardarti intorno diventi automaticamente un faro per qualunque rilevatore di onde elettromagnetiche, sputtanando automaticamente qualunque forma di... invisibilità che l'aereo possa avere.

Quindi se la cosa ha un senso su un bombardiere puro che deve potersi infiltrare tra le difese nemiche senza farsi beccare, non ha alcun senso su un cacciabombardiere o peggio un intercettore, questo con buona pace di tutti gli amanti del hi-tech fine a sé stesso.

Ciliegina sulla torta (e ultimo chiodo sulla bara del F-35) è il cuore del sistema arma/aereo: il software che governa e controlla ogni aspetto della macchina, dall'inviluppo di volo al rilevamento dei bersagli, al tiro delle armi: quello (difettoso, tra l'altro) del F-22, costato miliardi in sviluppo, è composto da più di 1,6 milioni di righe di comando... quello (preventivato) del F-35 sarà composto (sempre se riescono a scriverlo) da più di 9 milioni di righe, praticamente – tanto per fare un paragone – è come passare da Windows 3.11 a Windows 7 in un unico passaggio e pretendere anche che funzioni!

Il tutto alla modica cifra (per il momento) di 175 milioni di euro a velivolo (per il solo aereo, esclusi quindi i costi per l'armamento e la manutenzione) contro i 90 che ci è costato finora l'Eurofighter Typhoon tra ricerca, sviluppo e produzione; solo che di ricadute tecnologiche/occupazionali il Typhoon ce ne ha date parecchie, visto che l'abbiamo progettato in partnership ma ce lo siamo costruito noi dall'inizio alla fine, mentre di questi fantasmatici F-35B non ne abbiamo ancora visto manco uno in volo sui nostri cieli... meditate, gente, meditate.

venerdì 1 febbraio 2013

L'importanza di una buona lubrificazione...


Non è fondamentale solo per le parti meccaniche di un motore, ma molto più banalmente è una necessità anche di... altre attività che registrano un forte... attrito meccanico come quelle cui ci piace (almeno a me piace) indulgere con le nostre amiche e compagne.

Notizia fresca di giornata, visto che è stata data ieri dal quotidiano Perugia Today ma che – a quanto pare – ha già fatto il giro d'Italia, altro che maglia rosa... i fatti, molto in breve, sono avvenuti in quel di Castiglion del Lago più precisamente nei pressi del lago Trasimeno, dove una focosa coppia di giovani amanti (poco meno di venti anni lui, qualcosa di più lei) si sono lanciati in un corpo a corpo letteralmente da brivido standosene (più o meno) al riparo da sguardi indiscreti a bordo dell'auto del ragazzo.

Vai a capire com'è o come non è, fatto sta che i due si sono ritrovati ad un certo punto... incastrati per le pudende per così dire e non c'è stato (apparentemente) verso di riuscire a...sfilarsi dall'imbarazzante situazione, complice probabilmente anche il comprensibile panico che avrà colpito la coppia di peccatori... già, perché il lato più imbarazzante della vicenda non è nel suo aspetto più... pecoreccio, ma nel fatto che i due amanti in panne sono zia e nipote il più classico degli intrecci da fumetto porno anni '70 in puro stile Provincia Proibita.

Per dirla tutta, la zia è acquisita e non una consanguinea del giovanotto, altrimenti dalla gogna mediatica si sarebbe passati probabilmente al penale ma tant'è... alla fine, dopo vari ed inani tentativi i due sono stati costretti a chiamare il 118 ed è solo con l'intervento di un medico chirurgo (così affermano le cronache) che i due sono riusciti a... liberarsi dal vincolo d'amore, diciamo così.

Voglio tralasciare ogni commento di tipo moralistico (lungi da me fare la predica agli altri quando io per primo ho fama di essere un discreto cinghiale) quel che mi ha fatto prendere in considerazione la notizia è stato più che altro la sesquipedale ignoranza da parte dei molto (anzi, troppi) sagaci commentatori che si sono sbizzarriti su tutti i siti in cui è rimbalzata la notizia, dai più idioti (“si sono incastrati perché stavano in una Smart”) a quelli decisamente più volgari (“glielo stava a butta' al culo”) che denotano un insano e becero deficit cognitivo da parte dell'italica popolazione riguardante i vari... incidenti di percorso cui si può andare incontro durante un rapporto sessuale, a maggior ragione se consumato clandestinamente in condizioni che non fanno nulla per facilitare l'instaurarsi di un'atmosfera calma e rilassata, come sono appunto le... evoluzioni a bordo di un veicolo in generale e a maggior ragione se parliamo di una utilitaria.

Può infatti capitare che per puro nervosismo o per l'ansia di consumare a tutti i costi il rapporto, lei abbia un problemino e si produca in una contrazione spastica dei muscoli della vagina che – nonostante quel che pensa la maggior parte della gente – sono tutto fuorché deboli, specie in una femmina giovane e (com'è il caso in questione) arrapata... dal momento che gli organi genitali funzionano grazie all'irrorazione sanguigna, tendono ad aumentare di volume e quindi può capitare che l'improvvisa contrazione trasformi i muscoli della vagina in una vera e propria morsa che costringe il membro virile all'interno della vagina creando una... strozzatura dei vasi che corrono lungo il corpo del pene e che di fatto ne provocano l'erezione.

Il risultato è simile a quando per farsi un'iniezione o un prelievo, si usa un laccio emostatico per mettere in risalto la vena... dopo pochi minuti, a causa del ristagno del sangue, l'arto si gonfia, giusto?

Immaginate cosa può succedere invece all'affare in erezione, che di sangue è addirittura ingolfato... esatto, avete indovinato: si gonfia proprio il glande (quello che gli ignoranti chiamano cappella) ed è proprio il caso di dire che allora non lo sfili manco col cazzo!!!

Oddio, per dirla tutta – anche se a me non è mai capitato, anche perché prendo sempre le opportune precauzioni del caso – la cosa può capitare anche durante un... rapporto sodomitico ma è condizione assai più rara ed è di solito determinata dalla mancanza delle precauzioni di cui sopra, ovverosia, dal fatto di... cavalcare a pelo ovvero col goldone la nostra giumenta senza aver provveduto ad un'abbondante lubrificazione del buchino per mezzo del petrolato (la vasella per gli ignoranti) oppure (e meglio) con un lubrificante in gel a base acquosa e/o utilizzando un profilattico autolubrificante.

In casi come questi è facile che – un po' per il disagio (o il dolore, se il nostro stallone carica a testa bassa!) e un po' per l'ansia – si possa produrre un'irritazione dell'ano con le stesse identiche conseguenze della succitata contrazione vaginale.

Solo che mentre per il primo caso – provare per credere – basta mantenere la calma e introdurre un ditino (senza forzare, cari i miei porcelli, non stiamo parlando di masturbazione anale digitale) nell'ano della nostra lei per farle rilassare per reazione i muscoli della vagina, nel secondo sono letteralmente... dolori, perché non c'è verso di ottenere lo stesso risultato infilando – p.es. - un dito nella fighetta della nostra compagniuccia in difficoltà con le conseguenze facilmente immaginabili che hanno portato al caso di oggi.