...quella di aver scelto la più celebre anal queen del Belpaese come rappresentante dell'Itajia nella sfida calcistica con i krauti e infatti, come di prammatica, se la semo pigliata bellamente nel culo!!!
P.S. Tra l'altro, la scelta di Madison Ivy come rappresentante della Germania mi sembra abbastanza fuor di luogo, visto che la notoria brunetta fattona sarà pure nata a Monaco di Baviera ma è cittadina statunitense, sicché...
Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!
Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!
WELCOME TO THE MAYEM!
Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!
WELCOME TO THE MAYEM!
domenica 3 luglio 2016
sabato 2 luglio 2016
Chiamiamo le cose COL LORO NOME, banda di ipocriti!
L'ipocrisia imperante nella nostra (cosiddetta) "classe poLLitica", anche di fronte ai morti ammazzati non conosce limiti o incertezze.
Il terrorismo, il male assoluto, la minaccia globale... tutto molto bello, però, non capisco perché si trattengono tutti al momento di dare anche un NOME e un COGNOME a questo generico "terroNismo"... il terrorismo ISLAMICO, perché non ce ne sono altri al momento in lizza, né c'è mai stato nella storia altro terrorismo che abbia colpito indiscriminatamente e su larga scala come il terrorismo jihadista di matrice islamica.
Islamico, macomettano, musulmano, non indù, giudìo, cristiano o animista ma islamico.
Perché, cari i miei signori, è assai difficile combattere il "terroNismo" genericamente inteso: occorre fornirlo innanzitutto di connotazione e provenienza, per sapere dove scovarlo e come farlo fuori.
Ma si capisce benissimo il perché di tanta pruriginosa prudenza: non sia mai che la gGente improvvisamente si svegli e decida di colpo che intrallazzi e interessi della "classe dirigente" e "imprenditoriale" italiota nei vari paesi "benedetti da allah" non valgono la pelle della popolazione generale e scelga piuttosto che è giunto il momento per il governo di prendere l'iniziativa e cominciare a distribuire tante sane legnate a dritta e mancina, fino a che gli scarafaggi in kefiah e bandiera nera non siano stati tutti snidati e sterminati.
Ogni riferimento alle ignave parole del ducetto in pectore fiorentino e di quest'altro pupazzo che siede al Quirinale è assolutamente, VOLUTAMENTE casuale, ovviamente...
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martedì 28 giugno 2016
Facciamo un po' di pubblico servizio...
Prendo spunto da un articolo che ho letto quest'oggi, riguardo l'ennesima classifica riguardante le migliori 10 di Roma e provincia, nello specifico, le dieci migliori pizzerie della città.
Mi piace sollazzarmi di tanto in tanto con queste classifiche per vedere se ci prendono ovvero se nell'elenco c'è qualche posto che conosco e/o frequento.
È stato così che mi è caduto l'occhio su un paragrafo, dove l'articolista chiosava sul fatto che, nonostante le prescrizioni di legge, taluni locali, che altrimenti sarebbero stati in cima alla graduatoria, ancora oggi applichino l'odioso (ed illecito!) balzello chiamato pane e coperto.
Neanche a farlo apposta, quasi si fossero messi d'accordo, anche il TG Regionale chiudeva con uno spettacolare servizio a corollario di un fatto di cronaca: l'arresto del gestore di un bar del centro (mai che dicano quale, però, 'sti peracottari, non sia mai che così il cittadino lo evita) per frode ed evasione fiscale, in quanto ha emesso per anni falsi scontrini, eludendo così la modica cifra di 650.000 euro (leggonsi: seicentocinquantamila euro).
Nel servizio di faceva notare non solo come il fenomeno fosse in costante ascesa, specialmente nei locali del centro e/o della (strafottutissima) movida romana ma che - per aggiungere l'ingiuria al danno - ci sono ancora un fottio di locali che applicano ai clienti il summenzionato coperto, pratica proibita per legge.
Se te lo dicono una volta, puoi anche dubitare, ma ben due volte in meno di mezz'ora, la cosa ti fa pensare, sicché ho fatto le mie brave ricerche ed ho così scoperto che, tanto perché le leggi vanno pubblicate, cioè rese di pubblico dominio, nessuno si è evidentemente preso la briga di farlo riguardo la Legge Regionale 21 del 2006 che all'articolo 16, comma 3 così recita:
"Qualora il servizio di somministrazione sia effettuato al tavolo, la tabella od il listino dei prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell'ordinazione e deve indicare l'eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico.
E' inoltre fatto divieto di applicare costi aggiuntivi per il coperto”
Sicché, per quanto mi è dato sapere, quasi 2/3 dei locali che abbia mai frequentato sono di fatto fuorilegge in un modo o nell'altro ma la cosa più bella è sapere così che tra i pochissimi che rispettano la Legge ci sono indovinate chi?
I famigerati e tanto disprezzati locali etnici ed i ristoranti a buffet (o Wok che dir si voglia) cinesi, che di fatto espongono e/o somministrano immediatamente il listino/menù ovvero che non chiedono mai il fottuto coperto!
E bravi gli italici gestori, cialtroni nostrani DOC, facciamoci riconoscere ancora una volta.
Per parte mia, ora che sono finalmente armato degli estremi di legge, al prossimo ladro che osa mettermi in conto servizi, pane o coperto, me lo magno e me lo ricago e se solo osa dire ah! sarà divertente vedere se fa il grosso anche davanti ai gargamella o ai canarini... pardon, volevo dire ai carabinieri e ai finanzieri.
Ora che lo sapete anche voi, segnatevi tutto ed estote parati!
Mi piace sollazzarmi di tanto in tanto con queste classifiche per vedere se ci prendono ovvero se nell'elenco c'è qualche posto che conosco e/o frequento.
È stato così che mi è caduto l'occhio su un paragrafo, dove l'articolista chiosava sul fatto che, nonostante le prescrizioni di legge, taluni locali, che altrimenti sarebbero stati in cima alla graduatoria, ancora oggi applichino l'odioso (ed illecito!) balzello chiamato pane e coperto.
Neanche a farlo apposta, quasi si fossero messi d'accordo, anche il TG Regionale chiudeva con uno spettacolare servizio a corollario di un fatto di cronaca: l'arresto del gestore di un bar del centro (mai che dicano quale, però, 'sti peracottari, non sia mai che così il cittadino lo evita) per frode ed evasione fiscale, in quanto ha emesso per anni falsi scontrini, eludendo così la modica cifra di 650.000 euro (leggonsi: seicentocinquantamila euro).
Nel servizio di faceva notare non solo come il fenomeno fosse in costante ascesa, specialmente nei locali del centro e/o della (strafottutissima) movida romana ma che - per aggiungere l'ingiuria al danno - ci sono ancora un fottio di locali che applicano ai clienti il summenzionato coperto, pratica proibita per legge.
Se te lo dicono una volta, puoi anche dubitare, ma ben due volte in meno di mezz'ora, la cosa ti fa pensare, sicché ho fatto le mie brave ricerche ed ho così scoperto che, tanto perché le leggi vanno pubblicate, cioè rese di pubblico dominio, nessuno si è evidentemente preso la briga di farlo riguardo la Legge Regionale 21 del 2006 che all'articolo 16, comma 3 così recita:
"Qualora il servizio di somministrazione sia effettuato al tavolo, la tabella od il listino dei prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell'ordinazione e deve indicare l'eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico.
E' inoltre fatto divieto di applicare costi aggiuntivi per il coperto”
Sicché, per quanto mi è dato sapere, quasi 2/3 dei locali che abbia mai frequentato sono di fatto fuorilegge in un modo o nell'altro ma la cosa più bella è sapere così che tra i pochissimi che rispettano la Legge ci sono indovinate chi?
I famigerati e tanto disprezzati locali etnici ed i ristoranti a buffet (o Wok che dir si voglia) cinesi, che di fatto espongono e/o somministrano immediatamente il listino/menù ovvero che non chiedono mai il fottuto coperto!
E bravi gli italici gestori, cialtroni nostrani DOC, facciamoci riconoscere ancora una volta.
Per parte mia, ora che sono finalmente armato degli estremi di legge, al prossimo ladro che osa mettermi in conto servizi, pane o coperto, me lo magno e me lo ricago e se solo osa dire ah! sarà divertente vedere se fa il grosso anche davanti ai gargamella o ai canarini... pardon, volevo dire ai carabinieri e ai finanzieri.
Ora che lo sapete anche voi, segnatevi tutto ed estote parati!
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domenica 19 giugno 2016
9mm, .38.. Tanto è tutta la stessa roba, no?
La cosa che più mi
urta in assoluto degli autori anglosassoni di libri sui nostri amati
giocattoli che fanno il botto è che si dividono regolarmente in due
categorie, con poche, rare eccezioni; da una parte gli esperti a
stelle e strisce, quelli che ¾ del testo riportano le loro
(opinabili) opinioni, obliando di riportare i dati di fatto ovvero
anche l'opinione altrui, dall'altra i britoni, in genere molto briosi
e scorrevoli nella lettura ma che hanno un piccolissimo,
insignificante difetto: ce ne fosse uno che si degnasse di
riportare sulle schede tecniche a corredo dei vari pezzi illustrati
lo stramaledetto calibro (e intendo nel senso di munizione
impiegata, non di dato dimensionale nominale).
![]() |
| Uno dei volumi PIÙ COMPLETI e meglio prodotti in assoluto... e non è una pubblicazione ufficiale ma un SUPPLEMENTO di GIOCO! |
Oh, ce ne fosse uno
che lo riportasse e quando capita (alleluia!) pare più un caso che
una cosa voluta.
Il problema (grave,
a mio modesto parere) per chiunque si occupi di oplologia è che non
si salvano nemmeno molti scrittori considerati delle autorità in
materia.
Ora, se per i primi
uno può anche turarsi il naso e tirare avanti arrivando al sugo
della questione (sperando che – anche in questo caso – non
prendano fischi per fiaschi), per i secondi la cosa dopo un po' manda
veramente in bestia, specialmente quando si parla di armi obsolete
o comunque desuete, non più facilmente reperibili sul mercato.
Perché
se il “pezzo” è attuale, è assai facile determinare il calibro,
visto che – a parte casi particolari – attualmente le munizioni
impiegate sono una manciata e sempre le stesse.
Invece,
per quanto riguarda le vecchie armi, particolarmente quelle prodotte
tra il 1870 e il 1950 (quando la situazione, con l'insorgere della
guerra fredda si è...stabilizzata)
la situazione è veramente un disastro, specialmente per quanto
riguarda le armi civili,
dove i calibri nominali erano
sempre gli stessi ma
in realtà differivano per i dati dimensionali e (ovviamente) le
prestazioni.
![]() |
| Uno dei pochi volumi che - almeno per le armi corte NON tratta esclusivamente armi militari e l'ultima edizione curata personalmente da Ian V. Hogg... |
Perciò,
dico io, autore mio bello che pubblichi anche per
testate e/o collane specializzate, cosa
ti costa
riportare con dovizia di particolari anche
le
munizioni impiegate
da questi giocattoli?
La
cosa che poi lascia basiti è che uno dei pochissimi autori
(americano, per giunta) che abbia mai fatto un lavoro veramente
degno di nota,
non l'ha fatto per una pubblicazione professionale
bensì per un settore che nessuno si aspetterebbe mai; si tratta di
Kevin Dockery,
che a parte un curriculum di tutto rispetto, ha pubblicato i suoi
primi libri nei primi anni '80 come guide
ludiche
per i famigerati giochi
di ruolo,
che in quel periodo muovevano i primi passi ed avevano bisogno, per
così dire, di una guida ragionata che sfatasse un po' di miti
(principalmente di matrice hollywoodiana) sulle armi da fuoco di
ogni tipo, ordine e grado ad uso e consumo dei giocatori che si
avventuravano nel mondo ludico.
![]() |
| Questo è un altro "testo sacro" che chiunque si interessi di armi dovrebbe avere nella sua biblioteca... |
Ovviamente
il
Kevin internazionale ha replicato nel corso degli anni anche in testi
tecnico-storici destinati a ben altro pubblico, dimostrando coi fatti
che è possibile
realizzare un manuale degno di questo nome, senza infarcirlo di
aneddoti o
opinioni personali (leggi:
fregnacce!) ed
infatti quei volumi li conservo con la stessa cura della Bibbia.
L'altro
(britone) allo stesso livello ma che, purtroppo, ha abbandonato ormai
da un bel pezzo questa valle di lacrime, è il mai troppo compianto
sir Ian
V. Hogg
un vero e proprio guru che ha avuto – anche lui – i suoi alti e
bassi ma che – almeno quando ha lavorato per editori specializzati
come la Jane's
Defense Group
(della quale fu editor
fino
al 1994) – è sempre stato a dir poco certosino nel riportare tutte
le
informazioni pertinenti e reperibili, specialmente il tanto negletto
dato delle cartucce
esplose
dall'arma in questione.
È
per questa ragione che – anche qui – conservo gelosamente le
Jane's Guns
Recognition Guides
specialmente i volumi più vecchi (quelli scritti dal nostro di suo
pugno), perché sono gli unici volumi pubblicati nel Regno (dis)Unito
che riportino (quasi) sempre i dati completi, compreso
il calibro!
martedì 14 giugno 2016
Piccoli fregnacciari (televisivi) crescono... e noi paghiamo!
ODIO profondamente i nostri giornalettai che non perdono mai l'occasione per spacciare qualche castroneria come vangelo, dimostrando, ancora una volta, una partigianeria ed una ignoranza a dir poco sesquipedali.
Novello (si fa per dire) osso della contesa, il massacro di Orlando.
Non una volta, non due ma ben TRE volte nel giro di due minuti (tanto dura il servizio del TG) hanno ribadito la stessa scemenza.
"In Ammerreka è facilissimo procurarsi armi da guerra..."
Davvero? Ne siete proprio sicuri-sicuri?
Perché anche nella terra dei liber(ticid)i il possesso di armi militari e/o da guerra è proibito dalle leggi federali, così com'è proibito il possesso di armi "automatiche" (cioè in grado di sparare a raffica) a meno di possedere una specifica, costosissima licenza, rilasciata non dalle autorità statali ma FEDERALI e come tale registrata nei database della FBI a Washington D.C.
La stragrande maggioranza delle stragi che hanno piagato gli USA (e non solo, basta pensare al neonazi norvegese Anders Breivik) sono state compiute con carabine semiautomatiche basate essenzialmente su due modelli: l'AR-15, progettato da Eugene Stoner alla fine degli anni '50 ed adottato poi negli anni '60 (in versione militarizzata, a fuoco selettivo) dalle FF.AA. 'mmerekagne come M-16 in occasione del coinvolgimento in Vietnam ovvero il Mini-14, progettato da Ruger, dell'omonima compagnia, nei primi anni '70 (tanto per capirci, era il fucile usato dai personaggi dell'A-Team) ma che non ha mai goduto dell'adozione - nonostante la successiva, ulteriore "militarizzazione" del modello - da parte di alcun esercito, trovando però favore presso le forze di polizia statale/rurale in buona parte degli States (e non solo).
Il fatto che queste armi abbiano un background "militare" ha fatto si che negli States vengano da alcuni anni definite "assault weapons" ma NON sono armi militari/da guerra, sono armi civili e quindi di libera vendita, senza licenza nel territorio di quasi tutti gli stati dell'Unione.
Ma volete mettere, sparare il notizione in prima pagina del pazzo che si è "procurato" una "arma da guerra" per compiere il massacro?
Perché, cari i miei giornalettai, il vero problema in Ammerreka non sono le armi militari ma proprio le carabine leggere di piccolo calibro e ad alta velocità, magari acquistate con caricatori ad alta capacità (che sono per esempio proibiti nel Belpaese e in buona parte dei paesi occidentali) che permettono di esplodere in pochi secondi decine di colpi e che sono reperibili in qualunque armeria ed anche nei punti vendita di alcune catene di grande distribuzione.
Per non parlare dell'aberrazione, tutta statunitense (ignorata da grandissima parte dei nostri giornalettai) che vede la libera vendita (si, ma solo per corrispondenza!) di appositi kit di modifica per permettere di trasformare le armi semiautomatiche regolarmente in vendita di cui sopra in armi automatiche ovvero in grado di esplodere raffiche controllate di 3 o più colpi, un caso di schizofrenia legislativa da manuale.
Quindi, cari i miei avvoltoi, meno chiacchiere e più informazione, specialmente quando lavorate per la TV pubblica, quella pagata coi soldi nostri, per capirci!
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martedì 7 giugno 2016
"Caro Gualkon, ho una proposta per te..."
Se c'è una cosa che
non ho mai capito, è perché tutti i miei (cosiddetti) amici, quando
gli capita per le mani un'inculata, pensino immediatamente di girarla
a me.
E non è un modo di
dire, ma una solida realtà, come quelle che smercia dalle mie parti
il sor Carlino... come arriva un'offerta, di quelle che non si
possono rRifiutari, caso strano
contattano subito me o i miei per rendermene edotto o – peggio
ancora – forniscono a questi prospettivi donatori di
lavoro i miei
dati anagrafici
e/o le mie informazioni
di contatto,
come telefono e indirizzo mail, il tutto, ovviamente, senza
il mio consenso.
Ma
tanto, si tratta di amici, giusto?
Si,
come no... come dicevano gli antichi: con amici come questi, chi ha
bisogno di nemici?
Ultimo
caso, ma solo in ordine cronologico, quello che mi è arrivato tra
capo e collo verso l'ora di pranzo, a giusto coronamento di una
giornata già abbastanza di merda di suo.
Tra
l'altro, dico io, se proprio devi cercare di rifilarmi (si, ma
assolutamente in buona fede, vero...) il bidone, perché
invece
di chiamare me
direttamente,
lo dici ai miei, specialmente a mi'padre che poi ce crede – visto
che, a quanto pare, si fida di chiunque
fuorché
del sottoscritto e si beve le altrui cazzate come oro colato – ed è
poi capace di darmi il cordoglio per settimane,
fino a quando non sbotto come una vescica troppo gonfia?
Prova
a dirlo a me direttamente, così magari te ce mando con tutti i
sentimenti, no?
Tanto
è palese che – se mi fai arrivare qualcosa per interposta persona
– io mi fido, si, ma fino ad un certo punto e quindi i lumi te li
vengo a chiedere prima
di alzare il telefono o (peggio) andare a perdere tempo e soldi per
parlare con questi sedicenti benefattori dell'umanità sofferente...
e infatti...
Ordunque,
venendo alla novella, merdavigliosa proposta, ecco quello che ho
ottenuto dalla viva voce della latrice di buone notizie.
Una
ditta appartenente al numeroso novero delle Never
Covered Before,
ma della quale la mia amica è cliente (e questo già la dice molto
lunga sulla serietà di certa gente) le ha chiesto se voleva
prestarsi a fare la promotrice per i loro prodotti, visto che stanno
piuttosto scarsi sulla piazza di Roma e che di fatto operano
esclusivamente vendite per corrispondenza.
Avete
presente la famigerata Bofrost o
una delle tante società similari? Stessa cosa ma nel settore
dell'agro-alimentare, a quel che ho capito.
Dal
momento che lei non può (e chissà com'è, dico io) ha subito
pensato
(?) che il sottoscritto avrebbe potuto benissimo essere interessato;
tanto non sta facendo un cazzo al momento, giusto?
Si,
forse ma c'è un ma e chi mi conosce appena un po' lo sa benissimo:
per prima cosa, io non avallo le politiche predatorie e/o vessatorie
di chi approfitta del bisogno altrui per ingrassarsi le tasche;
secondo poi, se e quando si parla di lavoro, non
accetto
di lavorare in nero o senza contributi.
È
proprio questo atteggiamento di supina accettazione da parte di chi
non usa la testa e non sa badare nemmeno ai suoi interessi più
basilari, che ha massacrato
il mondo del lavoro in questo paese ed io non intendo averne parte.
Infine,
pur essendo un discreto (qualcuno dice anche bravo) commerciante e/o
comunicatore, dopo le mie atroci e fallimentari esperienze giovanili
mi sono ripromesso che mai e poi mai andrò più in giro a cercare di
turlupinare la gente, men che meno per conto terzi.
O
meglio, a meno che il terzo in oggetto non mi prenda in
pianta stabile
e con tutti gli annessi e connessi, stipendio compreso.
Ora,
a fronte di tutto questo, come può venirti in mente, visto che ti
dici mia amica,
di propormi un abominio del genere?
Attività
ricercata: promozione di prodotti alimentari presso non meglio
specificati banchetti
e/o stand (dove, come, quando, non è dato sapere).
Orari
e turni di lavoro: dal lunedì
al
sabato (!)
orientativamente dalle 09:00
alle
18:00 (!!)
ma la cosa in casi “eccezionali” (?) potrebbe anche prolungarsi.
Retribuzione
(e qui casca l'asino!): un fisso
di 500 euro/mese
(leggonsi: cinquecento
euro
al mese!!!).
Ora,
a parte che – per una cifra del genere – potresti chiedere al
massimo
un part-time
di 4 ore e comunque per non
più
di cinque giorni la
settimana, mi spiegheresti anche sotto quale forma contrattuale
potresti mai far passare una puttanata del genere?
Risposta:
e chi ha mai parlato di contratto (e quindi di contributi, ritenute,
tasse
e quant'altro)?
Eccerto!
E
dimmi, una bella fetta
de culo
no?
Perché,
giustamente,
io so' così stronzo che, alla mia tenera età, mi metto in un luogo
pubblico
a fare pubblicità ad una ditta così, senza avere un cazzo in mano,
col rischio, tra l'altro, tutt'altro che peregrino, vista
l'aria che tira,
che mi si presenti d'amblée un ispettore della ASL o dell'ufficio
provinciale del lavoro, meglio ancora, un canarino in borghese (i
finanzieri,
per chi non lo sapesse) così poi se famo quattro risate.
Tanto
a questi ammassi semoventi di materia organica vagamente anfibia che
gli costa? Niente, so' IO che ce rimetto pure l'osso del collo e
magari accompagnato da una bella denuncia, giusto?
Ora,
a parte le considerazioni prettamente
legali/burocratico-amministrative, mettiamo caso che uno sia
interessato alla cosa e facciamoci due conti; dunque, attività
lavorativa sei
giorni/settimana
per nove ore
al giorno, più i trasferimenti da e per... fanno un totale di 54
ore di
attività a settimana.
Considerando
una media di 4 settimane per mese, fanno la bellezza di 216
ore,
il tutto remunerato con la sfolgorante cifra di 500
euro.
Se
la matematica non è un'opinione, sono poco più due
euro e 30 centesimi
l'ora...
Ora,
considerando che il tuo donatore
di lavoro
è una società che vende in tutta Italia e che, se tanto mi da
tanto, visto che dispone di call center, magazzini, spedizionieri e
quant'altro, fattura (o almeno lo spero) qualche milione
di euro
di imponibile, non mi pare il caso di andare a spaccarsi la schiena
come un negro in un campo di cotone, visto che, per quella somma,
solo gli schiavi
clandestini, vittime del caporalato più bieco e/o della malavita
organizzata, vanno a lavorare nei nostri campi al sud.
Perché,
se proprio devo fare il negretto, piuttosto che ingrassare dei
bastardi come voi, preferisco di gran lunga andarmene in Friuli o in
Tirolo a fare la raccolta della frutta con una delle cosiddette
vacanze-lavoro,
dove non solo pagano il triplo ma sono compresi anche vitto e
alloggio!
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giovedì 18 febbraio 2016
Lo so, sono un fottuto recidivo...
...ovvero un fottuto revenant (si, ma senza il Di Caprio internazio(a)nale) in quanto, di quando in quando, riciccio come la peperonata a cena ma soprattutto faccio gli stessi, identici danni a distanza di tempo.Osso della contesa, nello specifico, l'ultimo numero del famoso (o meglio, famigerato) Annuario Armi edito dalla fantomatica C.A.F.F. di Milano, volume che dovrebbe uscire nelle edicole regolarmente tra ottobre e novembre ma del quale, almeno dalle mie parti, non si sente nemmeno la puzza, salvo quand'è ormai troppo tardi, cioè quando i buoi sono ormai scappati dalla stalla e le rese sono partite dalle edicole.
(s)Fortuna ha voluto che abbia però scoperto l'esistenza (recente, tra l'altro) del servizio vendite online per i prodotti cartacei della casa editrice, sicché mi sono rassegnato a sborsare 'ste 16 stille de sangue per vedermelo recapitare (ma non senza un sollecito a voce presso la redazione, visto che non aveva dato alcun segno di vita dopo il pagamento anticipato, manco per dire "crepa!") qualche giorno dopo, nello specifico, ieri.
Mi sono così accinto alla disamina di questo novello volume, alla ricerca soprattutto delle novità e/o delle differenze rispetto alle edizioni passate.
La prima che salta agli occhi, è l'eliminazione della (abbastanza inutile) appendice sulle armi militari... di fatto si può trovare di molto meglio e più ragionato acquistando una delle Recognition Guides della Jane's che periodicamente si affacciano sul mercato.
La seconda novità, meno positiva rispetto al passato, è stata l'eliminazione, ormai definitiva, delle tabelle sulle munizioni attualmente in commercio, con le loro specifiche e tutto il resto.
Pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perché, fortunatamente, oggidì è possibile reperire online presso le maggiori aziende produttrici, i cataloghi annuali dei prodotti in formato digitale e per lo più gratuitamente.Per quanto riguarda il resto, che dire?
Sono rimasto piuttosto sconcertato, lasciatemelo dire, dalla pervasività del prodotto made in USA anche alle nostre latitudini... vabbé, direte voi, dopotutto sono il paese con la maggiore produzione armiera del mondo... vero, rispondo io, però quello che mi ha (sfavorevolmente) colpito è la panoplia infinita di pezzi per il real american prickchild(tm)* cioè di tutti quegli orpelli ed ammennicoli che fanno il botto in stile AR-15/M-16 e derivati che tanto vanno per la maggiore nella Terra dei Liber(ticid)i, le (cosiddette) armi d'assalto che sono più volte assurte ai disonori delle cronache nere per il loro uso sconsiderato in stragi di innocenti e sparatorie varie.
La cosa più brutta e triste è stato constatare come adesso la moda imperante abbia evidentemente conquistato anche il panorama armiero europeo, notoriamente uno tra i più tradizionalisti in assoluto, con decine di aziende, italiane ed estere, che rifanno apertamente il verso al summenzionato giocattolo progettato da Eugene Stoner nei primi anni '60 del secolo scorso.
Continuando a sfogliare questa specie di catalogo, mi è poi saltata agli occhi un'altra cosa che prima, evidentemente, era assai meno evidente, ma che in questa nuova edizione risalta vistosamente e cioè la... povertà dei modelli proposti, sia per le armi lunghe - carabine in primis - che per quelle corte... a quanto pare, dopo qualche sprazzo di novità nei primi anni del XXI secolo (anche qui opinabili, in quanto dettati dall'adozione pressoché generalizzate di polimeri e materiali sintetici vari per la realizzazione di carcasse e/o fusti) evidentemente andato frustrato e già sparito dal mercato, siamo andati incontro ad un appiattimento terrificante su 3, 4 modelli di armi preesistenti, riproposte in tutte le salse, possibili ed immaginabili ma sempre della stessa roba si tratta.

Nello specifico, se per le armi lunghe - specialmente semiautomatiche - ci fermiamo alle infinite varianti dei summenzionati fucili di Stoner (AR-10 e AR-15), per quelle a ripetizione ordinaria (ad otturatore girevole/scorrevole ad azionamento manuale, per capirci) siamo fermi ai vari modelli di progettazione Mauser (e parliamo del modello originale, il 98 del XIX secolo!) ovvero del mai troppo compianto John Moses Browning che di fatto la fa da padrone anche (anzi, soprattutto) nel campo delle armi corte, visto che non c'è oggi come oggi, un modello di semiautomatica che non derivi dalle celeberrime Colt M1911 o GP/HP-35... gli unici modelli diversi da questi due discendono pressoché universalmente dalla nostrana Beretta Modello 92 e dai suoi succedanei, segno che le industrie armiere di tutto il mondo oggi come oggi non progettano più un beato cavolo ma si limitano ad inserire evidentemente i dati pertinenti in un accidenti di CAD che poi sforna - a parità di parametri - sempre la stessa, identica roba!
Dal mio personalissimo, per carità, punto di vista, questo può solo voler dire che ormai abbiamo raggiunto (e pure da un bel pezzo) l'apice dello sviluppo nel campo delle armi da fuoco portatili; di fatto non c'è nulla di veramente nuovo solo rivisitazioni in una salsa o in un'altra di roba già fatta in media quasi un secolo fa!
Se poi si guarda l'attuale disponibilità sul mercato per quanto riguarda le rivoltelle, la cosa diventa assai più palese, perché oggi come oggi, con solo un paio di eccezioni notevoli, sono tutte indistintamente variazioni dei vari telai ad incastellatura chiusa con tamburo basculante della Smith & Wesson... in pratica una vale l'altra, a parità di calibro so' tutte uguali identiche, che siano prodotte in Germania, in Italia, Brasile, Austria o negli States...Peggio ancora, c'è un proliferare di modelli di rivoltella che sono copie più o meno spudorate della più che venerabile Colt 1873 Single Action Army, la famosa peacemaker dei film western insomma!
Alla faccia del nuovo che avanza! (Che qualcuno ne vuole un po'? Tanto...avanza!)
Le uniche cose veramente degne di nota (ma solo perché sono un fottuto nostalgico, ricordatevelo) sono le nuove reintroduzioni di grandi classici come il fucile a canna liscia Auto-5 (un altro degli immortali progetti di Browning) e l'immortale carabina Winchester M-1, anche se in versione calibro .22 Long Rifle (una delle mie preferite da sempre) mentre ho constatato la scomparsa (spero solo dal mercato italico) di un altro grande classico, come la carabina Ruger Mini-14 e varianti... chissà, magari riciccerà con la prossima edizione, con le armi da fuoco non si può mai sapere, sono come i morti viventi: a volte ritornano!
*Bimbominkia (ndA)
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