Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

giovedì 14 febbraio 2013

Vogliamo vedere chi si stufa prima?...


Come molti di voi già sapranno o avranno intuito, per il sottoscritto questo periodo non è proprio uno dei migliori, anzi.

Il problema sta anche nel fatto che non riesco ad ottenere un minimo di soddisfazione nemmeno dai miei hobby e dai miei interessi di sempre.

Mi spiego meglio: come immagino avrete capito da un pezzo, sono uno di quegli italiani (per la verità, pochi) considerati lettori abituali dagli esperti di statistica, in quanto sono solito acquistare più di dodici libri in un anno solare.

Se questa affermazione era una decisa sottovalutazione in passato, possiamo dire che – per quanto riguarda il presente – ci stiamo avvicinando molto al campione statistico.
Questo perché, negli ultimi mesi, non ho fatto altro che acquistare libri e contestualmente rispedirli al mittente dopo pochi giorni, spesso dopo solo poche ore, dalla ricezione del... incauto acquisto.

Uno dei maggiori vantaggi di acquistare online specie presso le maggiori piattaforme di e-commerce del Belpaese (e non solo, anche se devo dire di avere drasticamente ridotto gli acquisti operati all'estero) sta proprio nel fatto che si usufruisce della garanzia soddisfatti o rimborsati e coi tempi che corrono, vi posso assicurare che una cosa del genere non è più solo un'utile opzione ma una vera e propria necessità, visti soprattutto i prezzi che abbiamo raggiunto, in particolar modo per quanto riguarda l'editoria multimediale e la carta stampata.

Se poi discutiamo dei miei...amati beni, specie quelli riguardanti le mie famigerate 3G, anche i sassi sanno che – essendo considerate produzioni di nicchia ovvero specializzate e/o di divulgazione – costano regolarmente un botto.
Se poi, disgraziatamente, gli oggetti in questione risultano essere particolarmente appetiti e/o poco diffusi, apriti cielo! Bisogna accendere un mutuo per procurarsene uno, sempre se si vuole arrivare a tanto...

Tanto per dirvene una, ho alcuni libri, talmente specialistici e a bassa tiratura, acquistati anni fa per il classico pezzo di pane – si fa per dire, vista la provenienza (gli USA) e le spese (spropositate) di spedizione – e che oggi vengono proposti a prezzi che superano abbondantemente i 100 euro!

Il fatto è che mentre una volta, quando la mia fonte di approvvigionamento era relegata quasi esclusivamente agli States o al Regno (dis)Unito era assolutamente antieconomico usufruire del cosiddetto diritto di recesso tant'è che spesso e volentieri i venditori stessi mi rimborsavano lo stesso pregandomi però di non rimandargli indietro l'oggetto; adesso che la stragrande maggioranza dei miei acquisti li faccio in loco, ho preso la buona abitudine di rispedire al mittente (a sue spese ovviamente) tutto quel materiale che reputo non dico inguardabile, ma anche solo inadeguato, anche perché, nelle mie attuali condizioni, non ho né la voglia né i mezzi, né tanto meno l'intenzione o lo spazio per essere disposto a farmi prendere per il culo e tenermi questa immondizia sulla groppa.

Se posso, sul principio che quello che è spazzatura per qualcuno è un tesoro per qualcun altro, rivendo o riciclo quello che non mi sta bene o che semplicemente non risponde più alle mie esigenze.

In tutti gli altri casi, molto più semplicemente, impacchetto il tutto per benino, compilo la modulistica apposita e chiamo il corriere perché si venga a riprendere l'incomodo e me lo tolga dalle palle il prima possibile.

Tra l'altro, questa è una delle ragioni per le quali ho assai diradato negli ultimi mesi i miei... incauti acquisti su eBay.
Dal momento che su quella piattaforma mancano strumenti certi per far si che il venditore ottemperi ai suoi doveri e si riprenda indietro il prodotto difettoso/non voluto ovvero non rispondente ai requisiti, è sempre buona cosa, per evitare stupidi, lunghissimi e spesso inutili contenziosi, essere assolutamente sicuri di quel che si acquista prima di schiacciare il fatidico pulsante acquista.

Tornando a noi, da 3 mesi a questa parte, non passa settimana che non riceva la visita (sollecitata) di un corriere, proprio perché non passa settimana senza che non abbia qualcosa da riconsegnare.
Ammetto che questa storia mi sta costando un patrimonio in carta e toner ma preferisco comunque spendere qualche centesimo in più per questo piuttosto che dovermi tenere sulla groppa tanta inutile morchia, pagata magari decine di euro.

Tutto questo, poi, a causa dell'ignavia di tutte quelle persone che non fanno il loro dovere e/o lavorano a cazzo di cane.
Parlo del personale incaricato di preparare e postare le schede dei prodotti sui vari siti di e-commerce.

Dire che le presentazioni dei prodotti sono fatte col culo, anziché con la testa, sarebbe un eufemismo; di fatto, spesso e volentieri non sono solo scarne di informazioni, molte volte risultano errate e/o fuorvianti.
È vero che è tipico dei commercianti cercare di tirare l'acqua al proprio mulino ma, porco mondaccio infame, questi siti non sono (a parte InMondadori...) emanazioni dirette delle varie aziende produttrici ma delle specie di... supermercati online che vendono i prodotti di tutti.

Quindi perché cazzo non si decidono a fare un lavoro fatto bene, visto che non è che abbiano poi tutte 'ste cose da fare (le procedure sono automatizzate); ma non si annoiano, dico io, a non fare una cippa tutto il santo giorno?!

Boutade a parte, mi piacerebbe molto che anche qui da noi venisse adottata, come accade già nella versione a stelle e strisce di Amazon, la buona abitudine – almeno per quanto riguarda i prodotti librari – di proporre una preview del prodotto.

È vero che anche queste presentazioni virtuali non sono ancora perfette ma almeno uno ha modo di farsi un'idea, ancorché generale, di quello che sta per acquistare.

Qui da noi, invece, niente... hai solo due scelte: leggere – sempre se ci sono – i commenti e le recensioni degli utenti, sperando di non incappare in una delle tante perle del tipo: prodotto molto bello, è arrivato intatto e l'ho regalato a mio marito che ad un potenziale acquirente non dicono un cazzo (e che tra l'altro andrebbero postate alla voce: feedback, sottospecie di deficienti, visto che sono commenti riferiti al servizio e non al prodotto) oppure farsi una bella sgroppata sul web alla ricerca di qualche informazione un po' più attendibile e – si spera – non troppo partigiana.
E anche così facendo, come ho già testimoniato in alcuni dei miei ultimi (e più critici) post, il rischio di beccare delle sonore inculate è costantemente in agguato.

Se poi, come mi è purtroppo capitato, specie in quest'ultimo anno, vieni scientemente tratto in inganno da recensioni e commenti postati in assoluta malafede, c'è poco da fare; non sei certo tu il responsabile della cazzata che hai fatto, quindi chissenefotte!?
Vi riprendete la vostra morchia e mi ridate indietro i miei sudati quattrini.

Che dite, a furia di vedersi tornare indietro tutta questa roba, ci sarà qualcuno che si prenda la briga di chiedersi il perché e pensi di prendere provvedimenti?
Per quanto mi riguarda, io ho intenzione di continuare nella mia politica di restituzione a oltranza... vogliamo vedere chi è che si stanca prima?

mercoledì 13 febbraio 2013

Li hanno usati fino al XIX secolo...


...eppure erano obsoleti, inefficaci, quasi inutili... e allora perché cazzo li hanno usati per 300 anni!?

C'è qualcuno in grado di spiegare questa apparente dicotomia tra quanto affermano da decenni tanti cosiddetti esperti e quanto ci dice invece la storia?

Mi sto ricollegando, ovviamente, al discorso che ho cominciato con l'ultimo post, contro la 'Gnoranza (con la Gn maiuscola!) imperante nel Belpaese, che si basa su stereotipi mai comprovati e leggende metropolitane, per quanto concerne le questioni tecnico-militari, prendendo come esempio lampante proprio il Giappone cioè il Paese protagonista della più rapida e massiccia rivoluzione tecnologica e sociale mai intrapresa da una nazione moderna, che trasformò dal giorno alla notte un paese medioevale in una potenza ultramoderna, alla faccia delle potenze europee e degli Stati Uniti.

Eppure, per oltre tre secoli i giapponesi hanno combattuto le loro interminabili guerre intestine con i Tanegashima ovvero la versione made in Japan degli archibugi a miccia.

Questi... schioppi ad avancarica a polvere nera arrivarono quasi clandestinamente nel Paese del Sol Levante, acquistati dal signore di Tanegashima da un branco di avventurieri portoghesi che avevano quasi fatto naufragio nei pressi dell'omonima isola nipponica.

Correva l'anno 1453 e fino a quel momento nell'intero territorio del Tenno nessuno aveva mai visto prima un'arma da fuoco, considerato soprattutto che si trattava di inutili ed inefficaci archibugi a miccia, poco più complessi degli schioppi maneschi usati alla fine del XIII secolo e per di più – ci dicono le cronache – manco fabbricati nella civilissima e tecnologicamente avanzata Europa, bensì procurati sottobanco dall'arsenale di Goa, città che era recentemente caduta nelle mani dei colonizzatori portoghesi...

Eppure, guarda un po' il caso, i giapponesi, che evidentemente erano un branco di scemi – sempre secondo l'illuminato parere (si, con la 230V!) degli esperti – ci hanno visto quel certo non so che, dal momento che li hanno copiati a ruota e ne avevano prodotti quasi trecentomila in meno di dieci anni.

Diffusisi rapidamente in tutto l'arcipelago giapponese verranno usati estensivamente durante il periodo Sengoku (la serie infinita di guerre fratricide per la supremazia, combattute tra i vari Daymio e durata la bellezza di centotrentasei anni) fino all'epica battaglia di Sekigahara (1600).

In quella occasione, come possiamo vedere dal pannello che qui ho riportato, le schiere degli Ashigaru di Tokugawa Ieyasu, armate di Tanegashima, sbaragliarono le truppe della coalizione guidata da Ishida Mitsunari, adottando le tattiche ideate dal condottiero Oda Nobunaga, che per primo, tra i grandi signori feudali del Giappone, aveva intuito le immani potenzialità delle armi da fuoco.

La tattica ideata da Oda Nobunaga: fucilieri in fila al riparo di
apposite protezioni mobili che scaricano a ripetizione i loro
"inutili" archibugi contro la cavalleria e la fanteria nemica...
Indovinate un po' CHI è che ha VINTO?
Mica male, per una spingarda imprecisa, di scarsa potenza, gittata ed efficacia, eh!?

Questo tanto per snebbiare un po' di cervelli dalla merda che li soffoca.
Il bello è che non solo i Tanegashima hanno dominato i campi di battaglia che li hanno visti impiegare in modo massiccio – alla faccia dell'altra leggenda metropolitana che vuole gli eserciti nipponici composti esclusivamente da Samurai a cavallo, in armatura e armati di Katana, impegnati in feroci corpo a corpo in perfetto stile chanbara – ma ancora oggi i discendenti di quei samurai-diventati-fucilieri e degli ashigaru (i fantaccini di ignobile estrazione cui Nobunaga ed i suoi epigoni delegarono l'uso degli schioppi) si prodigano durante le varie feste commemorative con le loro spingarde, sempre assolutamente a miccia, così come vuole la tradizione.
Cosa voglio dire con questo discorso, a parte sfoggiare qualche cognizione di storia dell'estremo oriente?

Semplice, voglio dire che il fatto che le antiche armi da fuoco siano ancora avvolte da un alone di mistificazione e così denigrate, specie in questo paese, è un mito che va sfatato.

Me ne sono reso conto alcuni anni fa quando la Hobby & Works propose sul mercato una delle sue monumentali opere enciclopediche (nel senso che sono interminabili e che molto spesso infatti non vengono terminate) a fascicoli intitolata (se non ricordo male) Gun – Storia delle Armi da Fuoco che nei primi quattro numeri aveva in allegato una VHS con il documentario in quattro parti sulla nascita, la storia e lo sviluppo delle suddette, dai primi schioppi maneschi del XIII secolo fino agli ultimi sviluppi dell'inizio del XXI.

Inutile dire che è stata una visione vieppiù illuminante, tipo folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco ma senza sentire voci e vedere la Madonna... in compenso si sentivano i botti (e che botti!) di tanti pezzi da museo ancora in condizioni di perfetta efficienza che venivano impiegati a mo' di dimostrazione pratica dagli eminenti presentatori del programma (tra i quali spiccavano personalità del calibro del de cuius Ian V. Hogg e di Bill Ruger fondatore dell'omonima grande azienda armiera statunitense e appassionato di armi antiche – vabbè, si fa per dire: gli piacciono le armi del Vecchio West) dimostrando coi fatti quante panzane ci hanno sempre fatto digerire sull'argomento.

Per una verità che ci dicono, come al solito, ci rifilano due menzogne.
E per ora qui mi taccio...


Ohibò, codesta si che è una grave lacuna...


Avete presente la sventola che ha... illustrato il mio ultimo post, quello sulla pirateria multimediale?
No, calmi, il problema non è lei (o meglio, non lo sarebbe se potessi avere la splendida Angel Dark tra le mie avide braccine) ma l'oggetto che impugna in quel fotoset.

Si, avete inteso bene: il pistolotto a pietra focaia di cui la nostra bella mora fa sfoggio.

Orbene, posso dire di sapere tutto o quasi riguardo le moderne armi da fuoco di ogni calibro, provenienza e tecnologia, ivi compresi alcuni modelli che non sono mai entrati in produzione e che sono rimasti sugli scaffali dei progettisti come meri divertissement o dimostratori tecnologici (un po' come per il famigerato prototipo della Renault degli anni '40 conservato gelosamente nel museo dell'auto parigino, quello che – per la cronaca – faceva quaranta chilometri con un litro di broda), così come conosco la storia delle armi da fuoco, il loro modo d'uso, l'evoluzione della tecnologia ecc. eppure mi sono improvvisamente reso conto che per quanto riguarda il resto (modelli, calibri, dimensioni, pesi, velocità e potenza erogata e chi più ne ha più ne metta) sono praticamente a digiuno, nel senso che so com'è fatto e come funziona uno schioppo a miccia – tanto per fare un esempio, ce l'avete presente, no? Il classico cannone manesco del XIV secolo – eppure, a parte il famigerato schioppo di Tannenberg non so praticamente una mazza di come siano fatti questi ordigni nel dettaglio.
Eppure, mi sono detto, questa roba è andata in giro per secoli, possibile mai che nessuno si sia mai preso la briga di catalogarli e/o misurarne le prestazioni?
Perché di una cosa sono certo e cioè che sull'argomento armi da fuoco antiche si dicono un sacco di corbellerie e la mentalità prevalente è conformata a tutta una serie di leggende metropolitane assolutamente prive di fondamento e costrutto, riguardo questi antenati dei moderni fucili, carabine, pistole e mitragliatrici.

O c'è davvero ancora qualcuno che crede che gli archibugi, gli schioppi e i moschetti – tanto per restare nel campo delle armi leggere portatili senza addentrarci nel terreno impervio e pericoloso delle artiglierie a polvere nera – fossero inefficaci al confine dell'inutilità ovvero buoni solo per spaventare cavalli, marmocchi e donne incinte, come ci hanno sempre voluto far credere tanti esperti e studiosi delle mie pantofole?

L'argomento è tutt'altro che peregrino, in quanto la logica ci dice che – se queste antiche armi da fuoco, per primitive che fossero – non avessero avuto una loro valenza ed utilità sul campo di battaglia (e anche fuori, come ad esempio per la caccia) col cazzo che gli antichi eserciti avrebbero non dico sviluppato nuovi modelli ma mai usato questi ordigni che – di fatto – erano costosi da costruire e abbastanza pericolosi da usare, se non si avevano le idee chiare sul come e quando utilizzarli, per non parlare del fatto che richiedevano una manutenzione attenta e laboriosa per garantirne al meglio il funzionamento.

Le prime, inutili, inefficaci armi da fuoco della storia...
eppure a me risulta che ne hanno seppellita parecchia di gente
Se fossero state invece – come affermano in troppi – inutili o poco efficaci, dal momento che le artiglierie – sia quelle pesanti che quelle manesche o portatili – erano a carico del condottiero e non certo del re o dello Stato (parliamo ovviamente del periodo in cui si sono sviluppate e diffuse, tra il 1300 ed il 1600, prima dell'adozione delle forze armate nazionali nelle varie potenze dell'epoca) ovvero del soldato che le utilizzava, sarebbero state abbandonate prima di subito, dal momento che c'erano armi e sistemi migliori e soprattutto testati e provati – qualcuno ha detto archi e frecce oppure balestre e bolzoni per caso? - nel tempo e sul campo per far fuori un nemico (o un cinghiale, se è per questo) a distanza... tra l'altro ad una notevole distanza, visto che è stato appurato che la gittata di un buon arco lungo inglese (il classico longbow di Robin Hood, per capirci) arrivata tranquillamente fino (e qualche volta oltre) ai 200 metri, mentre una quadrella scagliata da una balestra era in grado di sfondare il pettorale di un'armatura a più di 100.
Eppure, caso strano, non solo le armi da fuoco hanno preso piede già all'epoca, quando la cavalleria nobile spadroneggiava sui campi di bataglia ma hanno continuato ad evolversi e migliorare fino a dominare di fatto il campo di battaglia, relegando i gloriosi, potenti cavalieri corazzati agli annali della storia.

Questo perché, a differenza di arco e frecce, che richiedevano anni di certosino addestramento da parte dell'arciere per diventare tale, archibugi e spingarde non avevano bisogno di tempi di addestramento biblici: bastavano poche settimane per trasformare un contadino in un archibugiere.

Se è vero poi (com'è vero) che frecce e dardi potevano penetrare con relativa impunità le armature di cotta di maglia e/o forare anche le corazze a piastre a breve distanza, le pesanti palle sparate da schioppi e moschetti facevano altrettanto anche a lunga distanza e soprattutto infliggevano ferite massive, rese ancora più gravi proprio dal fatto che il nobile signore indossava una corazza, in quanto all'effetto, già di per sé deleterio, della palla, si univa quello della corazza, le cui schegge ovvero i bordi della parte colpita, penetravano nella carne viva della vittima... vi lascio immaginare che godimento ineffabile doveva essere ritrovarsi sul tavolo del cerusico chirurgo con un'oncia di piombo in corpo e la poderosa (e inutile) corazza ripiegata nelle carni!

A tal proposito ci hanno sempre raccontato un'altra minchiata sesquipedale perché, paradossalmente, se da un lato c'hanno sempre detto che le spingarde erano inutili ed inefficaci, dall'altro tutti hanno sempre concordato sul fatto che – con l'introduzione delle armi da fuoco – il numero dei caduti in combattimento è aumentato esponenzialmente.

Al che, delle due l'una: o questi (come penso io) pigliano fischi per fiaschi oppure le inutili e imprecise armi da fuoco, una volta che pigliavano qualcosa, facevano una strage!
Cacchio, meglio di un bombardamento aereo... e che cazzo sparavano? Granate anticarro?

No... semplici palle di piombo (o di ferro, se uno era ricco)... ma, allora!?...

Si, bhé, ovviamente c'è una spiegazione scientifica per tutto questo... meno male! E quale sarebbe?

Setticemia? Mavaffanculo! Provate a sciropparvi una di queste
magari in pieno petto, poi, se siete ancora vivi, ditemi se la vostra
maggiore preoccupazione è un'infezione o questi 30 grammi di
piombo nella vostra carcassa...
La gente moriva di setticemia...


Ma va?

Cazzo, che scoperta!
Peccato che nelle epoche antiche, prima che si comprendessero appieno le nozioni di igiene e profilassi e la loro importanza nella cura di ferite e malattie, la gente crepasse normalmente per le infezioni più disparate, specie sul campo di battaglia, anche perché non c'è una grande differenza tra una ferita lacero-contusa provocata da un colpo di spada o una penetrazione da freccia o pallottola: sono tutte ferite aperte e come tali sanguinano ed espongono l'organismo (per altro già indebolito di suo – e vorrei anche vedere...) al contatto con germi e batteri quindi, se non trattate per tempo e con le dovute accortezze rischiano tutte di andare in setticemia o provocare una cancrena, altro che balle!

Ohibò, lo spazio è tiranno, mi sa che ci torno una delle prossime volte su quest'argomento.


lunedì 11 febbraio 2013

Mamma, li pirati!... (si, de'noantri...)


Comincerò stabilendo un principio: io sono contro la pirateria in ogni sua forma.
Credo di averlo già ribadito in altre occasioni ma in questo momento voglio rinnovare questa mia affermazione, alla luce dei fatti che ora vi dirò.

Come probabilmente ben sapete, sono quello che può essere definito un collezionista compulsivo, nel senso che ho determinati hobby e passioni che seguo a volte, lo ammetto, con una determinazione che rasenta il maniacale.

Se scopro qualcosa che mi interessa, posso pensarci, ripensarci, resistere e ribattere a me stesso che non ne ho bisogno ma, prima o poi, finirò – salvo alcune eccezioni notevoli dovute (grazie a Dio!) a quel poco di buon senso che ancora ho (o a prezzi proibitivi) – per fare la cazzata e trovare il modo di avere l'oggetto del desiderio tra le mie mani.

Oggetti principe della mia attenzione sono in genere due: libri e film e – com'è noto ai più – sono due cose che è possibile oggi ottenere anche in forma elettronica grazie agli sviluppi della moderna tecnologia informatica.

Nel caso dei libri, non fosse altro che per motivi di spazio, mi sono convertito abbastanza presto agli e-book, quando è possibile perché, purtroppo, ancora oggi non sempre i titoli che mi interessano sono disponibili in forma elettronica, specie quando si parla di titoli vintage e/o di storia e saggistica; in tutti gli altri casi, quando posso, acquisto l'e-book nonostante abbia alcuni innegabili svantaggi, come per esempio il fatto di non essere cedibile a terzi, in quanto i tag incorporati nel file ne impediscono la riproduzione su lettori che non siano registrati e/o autorizzati dal legittimo proprietario e in conseguenza di questo, non puoi restituirlo o rivenderlo come faresti invece con i buoni, vecchi, libri cartacei.

Nel caso dei film, invece, la possibilità della conversione digitale dell'opera cinematografica in un file compresso audio/video ha da una parte aperto le porte allo scambio dei suddetti ma allo stesso tempo ha dato ulteriore linfa vitale ai furbetti e ai cialtroni di ogni latitudine, primi fra tutti proprio i nostri compatrioti che si sono fatti al riguardo una fama sinistra che ha attecchito anche all'estero nei riguardi degli italiani in generale, al pari di quella che hanno i famigerati pirati cinesi e/o russi.
Questo perché nel nome del io non lo pago adottano gli espedienti più beceri per usufruire di un bene senza acquistarlo, piratandolo appunto; solo che c'è pirata e pirata: c'è quello professionale, il Robin Hood e poi c'è il furbone all'Itajiana, quello del tipo vorrei ma non posso (perché sono troppo stupido e/o impedito).

Il primo è un professionista della rapina informatica, fa quello che fa a scopo di lucro ed è quello che – in genere – produce i risultati migliori, offrendo un prodotto che ha caratteristiche molto simili all'originale.
È anche quello che mi sta più sul cazzo in assoluto perché di fatto è un bandito ed uno sciacallo, che sfrutta il lavoro altrui – anche quando questo lavoro è fatto da gente che ci può anche stare sulle palle, come le multinazionali – per il proprio tornaconto; lui guadagna, gli altri si “godono” una copia e chi ha speso tempo, fatica e denaro per il prodotto originale se la prende nel secchio...
tra l'altro, sono anche i primi responsabili delle immani rotture di coglioni che siamo costretti a subire da parte delle major discografiche, cinematografiche e/o delle software houses più grandi e potenti, con l'introduzione ad libitum di ridondanti sistemi anti-copia e algoritmi di protezione che impediscono a chi ha acquistato legittimamente con i suoi sudati quattrini il bene originale di poterne fare una copia di riserva come permette e prevede altrimenti la legge.

I secondi credono di essere i novelli Robin Hood della rete, hanno dichiarato guerra al copyright e nel nome della libertà di diffusione si ingegnano per diffondere il più possibile musica, video e software perché tutti possano liberamente usarne; in effetti sono gli unici di cui ci si possa fidare perché fanno un in genere un ottimo lavoro con risultati quasi sempre all'altezza delle aspettative ma soprattutto fanno tutto questo gratis et amor dei... in molti casi si tratta di appassionati che vogliono semplicemente divulgare la loro passione e che possiedono il prodotto originale che in effetti estraggono, manipolano, convertono e ridistribuiscono.

L'ho fatto anch'io, quand'ero giovane e stupido, prima di scoprire che i miei lavori finivano poi per alimentare il mercato clandestino delle copie illegali e spacciati da terzi, spesso a pagamento ovvero ridistribuiti sul web facendoli passare per farina del loro sacco; dal momento che le conseguenze, anche legali avrebbero potuto essere piuttosto pesanti perché su quei file c'era il mio nome e non il loro, ho smesso e – a scanso d'equivoci e onde mettermi al sicuro dalle possibili rappresaglie dell'autorità – ho denunciato la cosa pubblicamente.

I terzi sono i paladini del cialtrone a tutti i costi, credono davvero di essere dei gran furbi o dei benefattori dell'umanità perché si ingegnano a fare si che il bene venga distribuito e fruito dal grande pubblico ancora prima che sia stato immesso ufficialmente sul mercato.

A mio modestissimo parere, non sono altro, loro e quelli che gli vanno dietro, che una massa di deficienti che ottengono solo di ammazzare il mercato, far salire a dismisura i prezzi dei beni originali (ricordate sempre che le multinazionali, come i governi, fanno sempre pagare ai cittadini/consumatori onesti, i loro mancati introiti) e dare al popolo italiano una fama che non si merita.

Di gente così, purtroppo, ne conosco tanta e annovero tra i pirati ad ogni costo anche alcuni amici. Il caso nasce proprio da uno di questi, anch'egli appassionato di cinema – specialmente quello di genere o di nicchia – che si fregia del fatto di non aver mai comprato un DVD originale in vita sua, a meno che non fosse sulla bancarella del mercato o dal rigattiere.
Parlando del più e del meno qualche giorno fa, proprio questo amico – che tra l'altro è il mio... notiziario ufficiale per quanto riguarda le novità che escono sul mercato – sapendo che ero sulle spine perché non sapevo se ordinare oppure no un paio di titoli in uscita in questi giorni (sapete com'è, oggi come oggi ho ben poco da scialare, ma di questo forse vi parlerò in un altro momento) se n'è uscito come i funghi dicendo che me li poteva procurare lui, praticamente perfetti, che aveva scaricato da uno dei tanti siti pirata che frequenta.

È stato un momento di debolezza ma anche per non acquistare a scatola chiusa qualcosa che poi magari si rivela una sòla micidiale (vedi alla voce: libri nei miei ultimi post) ho accettato e mi ha passato questi film.

Nella denominazione dei files era riportato che si trattava di rip da Blu-Ray Disc niente meno e uno di questi era addirittura in full HD.
Ad essere sinceri, mi è sorto il vaghissimo dubbio al riguardo, visto che non sono ancora in commercio, quindi, mi sono chiesto, com'è possibile che qualcuno ne abbia già potuto fare una copia?

Domanda legittima ed infatti, come volevasi dimostrare, si trattava di film effettivamente rippati da BD... solo che il BD in questione doveva essere la solita copia pirata made in China perché i film prodotti in quel paese hanno tutti una caratteristica che li contraddistingue: hanno dei sottotitoli in inglese assolutamente atroci, dove si inventano di sana pianta i dialoghi, anche perché spesso sono le versioni inglesi delle traduzioni cinesi dall'originale inglese... che casino!

Tornando a noi, il video era in effetti perfetto peccato che il piratone de noantri avesse provveduto a rippare il video con i (summenzionati) sottotitoli attivati che quindi sono rimasti permanentemente incorporati e che l'audio fosse la solita registrazione piratata dal cinema o dal mixer della sala di proiezione, risincronizzato poi col video.

Avete presente? Vibrazioni e distorsioni varie, voci che sembrano provenire dalla tazza del cesso invece che da un diffusore stereo... una vera e propria atrocità per la quale andrebbe comminato il carcere a vita agli autori di cotanta ingiuria.

Metteteci poi i sottotitoli inamovibili e a cazzo di cane e il risultato è stato un sonoro mal di testa dopo nemmeno dieci minuti.
L'unica cosa per la quale questi film sono serviti è stato solo per decidere l'acquisto di uno solo dei due, visto che l'altro non mi ha detto niente e quindi con ogni probabilità non valeva la pena acquistarlo.

Alle brutte, se mi capita, lo prenderò a noleggio per vedermelo senza impegno e con una spesa minima... che cazzo, posso anche non stare benissimo a quattrini ma due euro riesco ancora a cacciarli!


domenica 10 febbraio 2013

Che banda di ipocriti cialtroni...


Che questo sia un paese di bacchettoni ipocriti e benpensanti credo sia ormai un dato acquisito, ma che anche quelli che (a parole) vogliono castigare ridendo mores, autoproclamandosi paladini del senso comune nel senso di voler svergognare in piazza gli italici malcostumi e le storture su cui campa questo paese, si rivelino alla fine degli emeriti sepolcri imbiancati attenti a non urtare il comune sentire (o meglio ancora, i dictat del colle – no, non del Quirinale ma di quello Vaticano) non mi sta più tanto bene, a maggior ragione quando questi begli esempi ci vengono dati da chi si è costruito (a tavolino) la fama di essere una trasmissione di denuncia.

Parlo delle famose (o meglio, famigerate) Iene televisive, che si sono da sempre fregiate di essere i paladini del politically uncorrect rivelandosi invece per quello che sono: un branco di servetti prezzolati al soldo del padrone... il problema è cercare di capire chi sia il padrone, o meglio i padroni visto che – a mio modesto parere – ne hanno più d'uno.

Tutto è cominciato con un servizio sulla prostituzione nella terra dei Krauti che mi è stato segnalato da un amico. Dal momento che chi mi segue – dentro e fuori il web – sa benissimo come la penso sull'argomento, pare che tutti i miei amici e conoscenti facciano a gara nello scovare e ritrasmettermi tutti i video che riescono a trovare sul web.

L'ultimo di questi era ripreso proprio dalla famigerata trasmissione Le Iene di Italia 1 ed è andato in onda, a quanto ne so, il 2 maggio del 2012 (roba recente, quindi); trattava, come s'è detto, dello scottante argomento facendo vedere come viene praticato il mestiere più antico del mondo in Germania, all'indomani (si fa per dire) della liberalizzazione e depenalizzazione dell'attività di meretricio nella terra di Goethe.

Già da questo incipit ho capito subito che si stava andando a calpestare un oceano di cacca, perché la prostituzione in Germania è legale da tempo immemorabile... ciò che è stato fatto, semmai, è legalizzare l'unica attività che è sempre stata proibita in quel paese dai tempi del Terzo Reich (per quanto riguarda la Repubblica di Weimar infatti non ho notizie attendibili), cioè l'apertura di bordelli, case di tolleranza, lupanari, postriboli, case chiuse, chiamatele come cacchio volete.

È stata questa la brillante mossa del governo teutonico: consentire ad imprenditori privati di aprire e gestire postriboli a norma di legge, con tanto di prelievo fiscale, controlli sanitari e via discorrendo, un modo assai efficiente per combattere efficacemente il fenomeno, altrimenti incontrollabile, dello sfruttamento della prostituzione, che sta invece martoriando paesi che fino ad oggi sono sempre stati considerati all'avanguardia in questo campo come – ad esempio – l'Olanda, dove recenti ricerche hanno stabilito che – soprattutto per quanto riguarda le ragazze dell'Est Europa, quasi i ¾ delle prostitute che esercitano nei famosi distretti a luci rosse delle città olandesi, siano di fatto delle schiave soggette alle vessazioni di protettori e magnaccia, né più e né meno di quanto accade (purtroppo) spesso e volentieri anche alle nostre latitudini.

Va da sé che nel paese dei tulipani la costituzione di bordelli o case di tolleranza è assolutamente proibita, quindi il controllo che le forze dell'ordine possono (o vogliono) esercitare è assai sporadico e a macchia di leopardo e conseguentemente inefficace.

Tornando ai crucchi, il servizio faceva vedere un lussuoso locale, una specie di spa o centro benessere con tutti i crismi, completo di sauna, docce, vasche per idromassaggio, sale massaggi e anche una sala relax con buffet annesso, dove succulente e discinte hostess vagano come api di fiore in fiore, cercando il cliente da rimorchiare per una bella marchetta, che viene poi consumata nelle camere – appositamente attrezzate – al piano superiore.

Tutto molto lindo, molto bello... peccato che questa sia solo una delle tante facce della medaglia, quella più fighetta, patinata e trendy, per gente che ha soldi da spendere, insomma, visto che in questi posticini ci sono solo pezzi di gnocca di primissima scelta che prendono dai cinquanta euro in su per una mezz'ora di... lavoro e che solo per entrare occorre pagare un biglietto piuttosto salato (quello imposto dal locale in questione si aggirava sui sessantacinque euro, se non ricordo male), mentre le... consumazioni sono a parte...

La realtà è che esistono numerosissime tipologie di locale, da quelli più alla buona a quelli più deluxe, da quelli che sono semplici, classici bordelli vecchio stile a quelli che incorporano all'interno bar, ristoranti e birrerie, alle sale relax ai centri benessere appunto.

Solo che a questi marpioni di Italia Uno faceva più comodo far vedere il top della linea che la tipologia più classica (e diffusa), quella dove entri, paghi, scopi e te ne vai.
Poi ci sono le tipologie intermedie, dove paghi un fisso all'ingresso e poi puoi fare quello che vuoi per quanto tempo vuoi... ovviamente il prezzo varia in base al servizio richiesto (o erogato, perché non c'è uno standard accreditato) e (immagino) alla qualità delle entreneuse.

Tornando a bomba, quello che mi ha fatto storcere il naso è stato in primo luogo questa... distorsione della verità operata dagli ero(t)ici inviati delle Iene e in secondo luogo la loro farisaica modestia nei confronti dello spettatore italiano.
Nel servizio infatti intervistano prima il proprietario/manager del locale e poi una delle ragazze che vi lavorano, scelta appositamente per fare da cicerone (assolutamente anonima e con tanto di maschera sul viso) in quanto dotata di una padronanza delle lingue notevole.

E qui viene il bello, perché entrambe le interviste, sottotitolate in italiano sono state rilasciate in inglese lingua che anche qui da noi capiscono in parecchi.
E qui casca l'asino, perché ascoltando le risposte e leggendone la traduzione a video mi sono reso immediatamente conto che qualcosa non andava... voglio dire, non è che abbiano stravolto il senso delle risposte, ma è stato il lessico adottato che mi ha fatto girare le palle.

Perché, per esempio, alla domanda tipica (e idiota) “ma cosa fate poi in queste stanze con i clienti?” (risposta: e cosa cazzo vuoi farci, visto che siamo in un lupanare – di lusso, ma sempre di un lupanare si tratta – brutto idiota che non sei altro?) la ragazza molto cortesemente risponde: “si danno baci normali (perché, esistono anche quelli anormali?), ci si accarezza, si fa sesso orale e sesso normale (ancora co'sta storia del normale!?)”.

Peccato che la risposta originale (in inglese) fosse invece: “kissing, petting... blow jobs of course and fuck...” cioè: pacchiamo, spompiniamo e (ovviamente) scopiamo...

OMMIODDIO!!!

ma che davvero? Che brutte cose... ora mi domando e dico: perché distorcere le risposte, pensate forse che in Italia siamo tutti un branco di bambocci cerebrolesi che non sanno come vanno certe cose e che si scandalizzano per un... pompino, quando poi tutti i giorni che ha fatto dio abbiamo i nostri amati politicanti che sparano sfondoni ad ogni ora del giorno e della notte, davanti a tutti e che fottono con il culo degli italiani da mane a sera?

Banda di ipocriti saccenti, supponenti e soprattutto mistificatori della realtà; mai che ci sia una volta che ce la contino giusta, ma sempre addolcita e addomesticata a loro uso e consumo.
Che poi, mi sono chiesto, che senso ha fare questo bel servizio carino e pulito?
Serve forse ad aprire la strada perché anche in questo cazzo di paese si possano aprire lupanari come quello mostrato in TV, bello, lindo, tranquillo e per ricchi?

Volevate vedere delle vere PUTTANE!? Eccovele servite su un
piatto d'argento: le trovate tutte le settimane su ITAJIA UNO!
Che bisogno c'è, visto che già ci sono, in Italia, specie nel ricco nordest, con una sola piccola differenza: che qui da noi strutture del genere al momento sono illegali e quindi che chi ci lavora, li gestisce o li frequenta commette un reato penale per il quale rischia l'arresto in flagranza, la carcerazione ed il rinvio a giudizio.

Solo che è altrettanto noto chi sono in genere gli avventori di questi stabilimenti.

E non siamo né io, né voi...