Argomento assolutamente cinematografico
quello di oggi, un modo come un altro per riaprire i battenti dopo
una lunga assenza da queste pagine.
E visto chi sono e il tipo di argomenti
che di solito tratto, di quale genere potrei interessarmi se non di
quello noto come exploitation?
Questa
parola – che in inglese vuol dire semplicemente sfruttamento
– preceduta generalmente da
un'altra parola che – contratta – ne connota la specificità di
genere (p.es. sexsploitation,
blacksploitation,
nazisploitation
etc.)
è stata usata sin dagli anni '60 del secolo scorso per indicare quel
tipo di cinematografia (e non solo...) che fa un uso
intensivo di
stilemi e cliché già presenti nella mentalità corrente per
attirare il pubblico nelle sale.
Se
è vero – come è vero – che tira più un pelo di fica che un
treno di buoi, questo è ancor più vero quando si parla di
letteratura e cinematografia, da sempre mezzi privilegiati di
evasione, specie quando si affrontano argomenti spinosi, scabrosi e
comunque porcelli, che titillano la fantasia o l'ego dello spettatore
(quasi sempre maschio, anche se ad onor del vero è sempre esistito
un nutrito seguito di aficionados
anche
tra le esponenti del gentil sesso) introducendo situazioni spesso al
limite del pornografico (quando non decisamente hard
core)
per soddisfare quel pizzico di voyeurismo che – latente e nascosto
finché si vuole – è presente in ciascuno di noi.
Ora
quello di cui volevo parlare stasera non è tanto del genere in sé o
delle sue origini quanto sul mistero
inspiegabile per
cui la stragrande
maggioranza di
queste produzioni a 20, 30 o addirittura 40 anni di distanza dalla
loro pubblicazione, sono assurti al ruolo di kult
quando,
al tempo della loro uscita nelle sale, sono stati spesso tacciati di
pornografia, offesa al pudore o vilipendio alla morale o (dio ce ne
scampi!) alla religione e per questo massacrati
dalla
censura, quando non sono stati letteralmente messi all'indice e
banditi dalle sale e dalle librerie; ora sono divenuti praticamente
delle vere e proprie leggende
metropolitane
perché, tutti, bene o male, ne parlano o ne hanno parlato ma di
solito non si trova un cristiano che sia uno che ne abbia visto/letto
uno per
intero...
Dico
ciò perché, in rarissimi e sporadici casi, qualcuna di queste
pellicole ha avuto anche l'onore di ottenere un passaggio televisivo,
il più delle volte su canali secondari ovvero in tarda, tardissima
serata ma tutti, invariabilmente, massacrati
ed
epurati proprio di quelle scene più... exploitation
che
nonostante tutto davano loro un minimo di significato.
Ora,
per quanto mi riguarda, trovo la censura – qualunque
censura
– un vero e proprio crimine
contro la libertà d'espressione; molto più prosaicamente, se penso
che una cosa possa darmi fastidio o essere inappropriata,
semplicemente non
la guardo!
È
per questo che esistono i telecomandi: per cambiare canale e vedere
qualcos'altro.
Pensare
che ci sia qualcuno che pensa
al posto mio e
che decide arbitrariamente cosa
devo
vedere o sentire, soprattutto se si nasconde dietro la maschera della
difesa della
morale
trovo che sia veramente scandaloso... e censurabile, questo si.
Ciascuno
di noi ha un cervello ed è dotato di libero arbitrio, è quindi
dotato di tutti i mezzi per poter scegliere cosa vuole fare, dove,
come e quando vuole farlo e fintanto che non urta i sentimenti
altrui, non lede l'altrui diritto o libertà o non viola qualche
legge è a mio modo liberissimo di fare il cavolo che gli pare, senza
balie calate dall'alto a custodire la sua moralità.
Moralità
che, tra l'altro, è assai lata, cangiante e variabile da luogo a
luogo, da persona a persona e da cultura a cultura.
Mi
piacerebbe sapere se ad una qualunque persona sana di mente
passerebbe mai per l'anticamera del cervello di interferire negli usi
e costumi – per esempio – dei Boscimani del Kalahari piuttosto
che degli Indios del Paranà; allora qualcuno mi spieghi –
possibilmente in maniera logica ed ineccepibile – perché
dovrei
tollerare che qualcun altro si arroghi il diritto di decidere in mia
vece cosa è giusto o sbagliato per me.
Per
quanto mi riguarda, ognuno di noi è liberissimo d'impiccarsi con le
proprie mani come e dove meglio gli aggrada; unica condicio
sine qua non,
se le cose gli dovessero poi andare di merda, non
deve
rompere i coglioni al prossimo: il funerale è il tuo, muori felice,
l'hai voluto tu!
Scusate
l'excursus, torniamo a bomba: dunque dicevo che non comprendo come
mai
tante opere letterarie e/o cinematografiche (soprattutto queste
ultime ma anche tra le prime i casi non mancano) che sono considerate
– a torto o a ragione – dei veri e propri feticci, di fatto
latitino dalle nostre biblioteche, cineteche, TV e videoteche...
perché non
se ne riesce a trovare nemmeno
una copia manco
a cercarla col lanternino ovvero a pagarla oro?
Eppure
– e qui casca l'asino – dovete sapere che oltre l'80% di queste
produzioni (parliamo in questo caso di cinema) sono italianissime,
girate da registi italiani, con attori italiani (o stranieri
naturalizzati, visto che la loro carriera l'hanno praticamente
percorsa tutta nel Belpaese) e da/con maestranze italiane, magari
proprio nei teatri di posa della italianissima Cinecittà.
Perché
proprio il paese che ha dato i natali a quelli che sono considerati i
capolavori del
genere è proprio quello in cui questi film sono meno visibili e/o
apprezzati?
Che
poi, dire che non sono apprezzati è una vera cazzata, perché ci
sono legioni di
cultisti del genere anche qui da noi, eppure la stragrande
maggioranza delle copie che girano in Italia (per non parlare di
quanto si trova sul web, principalmente tramite file-sharing) sono in
lingua straniera
ovvero piratate da
edizioni pubblicate nei paesi più strani del mondo (ivi compresi
Russia, Giappone, Stati Uniti e buona parte dell'Europa
centro-occidentale e/o settentrionale) ma non c'è verso di trovarne
una nella lingua di Dante.
O
meglio, qualche volta il verso c'è, perché in molti paesi, specie
del nord Europa, dove non è pratica comune doppiare
i
film stranieri, l'opera viene magari proposta in lingua originale
sottotitolata poi in danese, olandese, ugro-finnico o quel che è.
Anche
qui, però, insorge un grosso problema, perché molto spesso le
uniche copie
integrali del
film sono quelle custodite nelle cineteche di altri paesi, magari
nella loro versione doppiata (il più delle volte, in lingua inglese)
per cui può capitare di trovare il film che state cercando con tanto
accanimento... in inglese sottotitolato in ceco!
Il
che vuol dire, il più delle volte, vedere un film doppiato
da cani in
una lingua che non è la sua e sottotitolato in una lingua
incomprensibile
magari con sottotitoli fissi
che
oltretutto deturpano l'immagine.
In
pratica, l'unica cosa che resta del film, sempre che il master
originale del film non sia stato... epurato (cosa che succedeva
spesso e volentieri anche nei paesi anglosassoni, USA in testa) dei
suoi contenuti più... scabrosi, sono solo le scene più porcelle,
scene che in realtà hanno un senso solo quando sono contestualizzate
all'interno del film, perché – diciamocelo francamente – se uno
decide di vedere un film
di genere come
questi solo per
le grazie di questa o quell'attricetta, a mio parere fa molto prima
(e meglio) a noleggiarsi un film porno tout
court che
da quel punto di vista da molta più soddisfazione senza avere chissà
quali pretese.
Ad
onore del vero, qualcosa si sta muovendo anche qui da noi ma mi rendo
conto che lo spazio è tiranno e che c'è ancora parecchio da dire,
quindi rimando volentieri il tutto alle prossime occasioni.


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