Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!
Visualizzazione post con etichetta Storia del cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia del cinema. Mostra tutti i post

domenica 12 gennaio 2014

Corde, fiori e serpenti: Hana to Hebi, dal Giappone con furore


Aya Sugimoto, protagonista del remake della serie
Dopo una lunga, colpevole assenza, torniamo a parlare su queste pagine di un vero e proprio fenomeno cinematografico, una franchise che conta oggi più di mezza dozzina di titoli tra sequel e remake ed un... empia trasposizione perfino in animazione.

Stiamo parlando, abbastanza ovviamente di cinema exploitation made in Japan, anzi di quel fenomeno – nato negli anni '70 nel paese del sol levante – denominato Roman Porno, la versione nipponica del genere sexploitation piuttosto soft-core per quanto riguarda l'aspetto più... sex ma abbastanza peso per quanto riguarda gli aspetti più fetish e/o violenti della vicenda ma definito roman (contrazione di romantic) in quanto le improbabili eroine di questi film finiscono regolarmente per intrecciare una vera e propria relazione amorosa maledetta con i protagonisti maschili, che sono in genere i loro aguzzini e/o tormentatori.
Naomi Tano, la prima Shizuko cinematografica

Uno dei capostipiti del genere, come dicevo all'inizio, fu proprio questo Hana to Hebi (lett. Fiore e Serpente) del 1974, di impostazione prettamente BDSM che fu il capostipite negli anni '80 di una fortunata serie di buon successo, in patria come all'estero (tranne che in un certo posto, indovinate un po' quale?)

Minako Ogawa in Hana to Hebi Hakui Nawa Dorei
grazie soprattutto all'uso nel ruolo di protagoniste di alcune tra le più blasonate icone sexy del cinema nipponico dell'epoca, come lo sono da noi in quegli anni dive come Edvige Fenech o Gloria Guida, come Naomi Tani, (la Shizuko dell'originale nel '74) cui seguiranno nel ruolo Kaori Aso (Hana to hebi: jigoku-hen), Minako Ogawa (Hana to Hebi 3 Shiiku hen lett. Fiore e serpente: Punizione), che partecipa anche al successivo Hana to hebi: hakui nawa dorei (Fiore e Serpente: Schiava della corda in uniforme bianca) tutti usciti nel 1986 ed infine Shihori Nagasaka, protagonista di Hana to hebi: kyûkyoku nawa chôkyô (Fiore e Serpente 5: la magia delle corde – 1987) ultimo film della serie.

Shiori Nagasaka l'ultima protagonista della serie "classica"

Visto il grande successo, alcuni film della serie, come dicevo poc'anzi, verranno distribuiti anche all'estero (specialmente in Francia, che in quegli anni è la patria del cinema soft-core - e non solo - in Europa) fino a che, con il passare degli anni, non finiscono nel dimenticatoio.

È il 2004 quando qualcuno finalmente si ricorda della loro esistenza e decide di riesumare la serie proponendone un remake intitolato semplicemente Hana to Hebi che viene invece distribuito urbi et orbi fuorché – e te pareva! – nel Belpaese, dove, per quanto ne so, non è mai stato distribuito nemmeno nel circuito del home video; protagonista della nuova pellicola nei panni di Shizuko è questa volta Aya Sugimoto, che ritroviamo nello stesso ruolo anche nel sequel Hana to hebi II – Pari/Shizuko (Flower and snake 2 Paris/Shizuko) del 2005, mentre in Hana to Hebi 3 del 2010 il ruolo viene assunto da Minako Komukai.
Minako Komukai, attualmente l'ultima incarnazione
di Shizuko sul grande schermo...
Da quel poco che si sa, non è finita qui, perché sarebbe in fase di post-produzione l'ennesimo capitolo della saga: Hana to hebi: Zero che dovrebbe uscire quest'anno con Noriko Amada nei panni (almeno credo) dell'eterna vittima predestinata, Shizuko.

Rispetto all'originale del '74, la nuova versione, anziché ripercorrere pedissequamente lo script originale, pesca piuttosto a piene mani dal secondo film della serie, che vede sempre (con varianti) la seguente situazione: una ricca ed affascinante signora dell'alta borghesia viene rapita o attirata in una trappola assieme alla giovane figlia e sottoposta ad abusi e sevizie di ogni genere per mano di ignoti delinquenti.

Spesso e volentieri, quello che appare come un atto criminale da parte di ignoti, risulta essere invece una vera e propria transazione d'affari tra il marito e padre delle vittime e gli aguzzini, spesso e volentieri per motivi di debiti di gioco o altre tresche ricattatorie ovvero le vittime vengono consegnate ai loro aguzzini dai legittimi consorti per essere... istruite e/o rimesse in riga da un padrone professionista che ne addolcisca (a scudisciate) il carattere per rendere delle femmine altezzose e sprezzanti, delle schiave docili e servizievoli, il tutto, ovviamente facendo ampio uso di funi e cordame vario, moccolotti e tutto l'armamentario tipico di uno scenario bondage/sado-maso con la variante – prettamente nipponica – dell'uso estensivo di tatuaggi praticati sulle vittime.

Come si può vedere, se dal lato sessuale la cosa è (spesso) abbastanza sedata, non lo è dal punto di vista della violenza, ancorché psicologica, più che fisica (anche se ovviamente quest'ultima non manca), che può a volte risultare piuttosto pesante, con le nostre nolenti eroine legate e appese come salami in posizioni piuttosto scomode, oltreché sconce, seviziate con ogni mezzo possibile ed immaginabile.
Il successo di questa serie di film ha fatto si che – sempre negli anni 2005-6 – avvenisse una empia contaminazione con il mondo degli anime hentai, cioè con il mondo dell'erotismo in animazione, con una miniserie in tre episodi, intitolata come il film, che riprende pari pari le vicende del film ma con un twist decisamente più hard rispetto al live movie con attori, con abbondanti scene di sesso esplicito che ben poco lasciano all'immaginazione, oltre ad un'abbondanza di scene fetish basate sullo shibari (bondage estremo) e violenze a go-go, assai più pesanti rispetto a qualunque pellicola della serie, realizzate con animazioni di buon livello (anche se non eccelso, come accade invece per opere come Bible Black, MezzoForte o A Kite – quest'ultimo edito anche in italiano).

Ovviamente nella versione originale nipponica sono onnipresenti le ingombranti pixellature e le varie censure imposte dal codice penale giapponese ma non (per fortuna) nelle versioni francese e inglese, che sono uncensored e doppiate/sottotitolate nelle varie lingue dove – per quanto possa sembrare strano – differentemente dalla media di questi prodotti di nicchia i doppiaggi sono realizzati piuttosto bene, anche perché l'originale giapponese ha... parecchi peccatucci di sincronizzazione da farsi perdonare.

Purtroppo, com'è abbastanza di prammatica con questi film, anche se quasi tutti i titoli (specie i più recenti) sono reperibili nelle varie lingue europee in DVD, sono spesso considerati dei cult movie e come tali hanno prezzi tutt'altro che popolari, anche se (qui lo dico e qui lo nego) è possibile con un po' di pazienza reperirli online tramite i canali soliti di peer-to-peer e file-sharing, spesso anche in versione sottotitolata o con i sottotitoli a parte.
L'anime è invece disponibile sulle maggiori piattaforme di e-commerce (qualcuno ha nominato Amazon?) in edizione completa e versione integrale – specie quella in francese – per un prezzo più che abbordabile (per non dire ridicolo) rispetto allo standard delle produzioni animate di genere che – specie nel Belpaese e con poche, notevoli eccezioni – hanno dei prezzi assolutamente fuori mercato, quanto e più delle versioni live di importazione.

giovedì 21 novembre 2013

La regina del hard made in France: Brigitte Lahaie

Per la serie: chi se le ricorda? voglio parlarvi oggi di un'icona (tra l'altro ancora viva, vegeta ed in attività, anche se in altri campi) del cinema hard d'oltralpe, anzi, di quella che è stata considerata per almeno due decenni la regina incontrastata del cinema a luci rosse francese, quando i film erano veramente dei film, girati con tanto di soggetto e sceneggiatura e ripresi in 35mm, non fosse altro che per il fatto di essere stata tra le prime protagoniste in assoluto della ondata di produzioni XXX girate all'indomani della liberalizzazione della pornografia nel paese transalpino, nella seconda metà degli anni '70.

Brigitte Lahaie (classe 1955) allora poco più che ventenne, si lancia... anima e corpo (soprattutto quest'ultimo) in una serie apparentemente infinita di produzioni hardcore, girando tra il 1977 e il 1981 una sessantina di film, acclamata e osannata come una vera e propria dea del sesso in terra di Francia e non solo: molti dei suoi film verranno anche esportati all'estero, compreso il Belpaese, anche se trovarne oggi traccia è più difficile che cercare la famigerata mosca bianca.

Già in quel periodo però, la Lahaie si distingue per una doppia carriera: da una parte attrice porno, dall'altra interprete di film mainstream, molti dei quali tipicamente di genere, soprattutto horror/thriller, polizieschi e noir, dove il fatto di essere disinibita e avvezza a girare nature davanti all'obbiettivo decisamente aiuta.

Non solo ma, una volta esaurito il filone più propriamente hard, Brigitte godrà di una carriera ancora lunga e proficua proprio grazie alle produzioni di genere e softcore (girerà solo in questo campo almeno una decina di pellicole nel periodo 1980-87) oltre a svariate apparizioni televisive in film TV e sceneggiati, fino alla svolta, negli anni '90, come conduttrice televisiva (un po' come è accaduto qui da noi per stelle del hard come Eva Henger e Selen) in particolar modo su canali satellitari e sempre in trasmissioni di buon successo riguardanti il sesso e la sessualità e soprattutto come speaker radiofonica: attualmente va in onda tutti i giorni sull'emittente RMC con una sua trasmissione (Lahaie, l'amour et vous) che tratta – anche questa – di relazioni e sessualità.

Il successo di Brigitte Lahaie è dovuto, almeno inizialmente, al fisico prorompente (in effetti aveva delle... notevoli dotazioni, specie in termini di bocciume) e al suo bel faccino da francesina impunita che faceva impazzire ragazzotti e ometti e che anche oggi, nonostante i canoni di bellezza e sensualità siano parecchio cambiati (cambiati e non evoluti perché ritengo che – specie nel Belpaese – oggi vada un po' troppo per la maggiore il tipo della stracciacazzi bocchinara, mentre per me bellezza e sensualità sono qualcosa di estremamente diverso), ha ancora da dire la sua, nonostante il fatto che il materiale che gira attualmente in video, in particolare sul web, sia così datato e mal conservato da dare una patina molto demodé alle... imprese atletiche della nostra biondina d'oltralpe.

Metteteci poi il fatto che – a quei tempi – non andavano per la maggiore le attrici supermaggiorate a colpi di bisturi e rifatte da capo a piedi e che quindi anche per le pornostar valeva la regola di essere naturali sopra e sotto e la Lahaie era una bionda naturale, merce sempre piuttosto rara e apprezzata dai maschietti di ogni latitudine.

Quel che però le ha valso una lunghissima carriera, anche fuori dal circuito del adult entertainment, dove in genere si tendono a bruciare molto in fretta – con poche notevoli eccezioni – attrici e starlette, è il fatto che Brigitte Lahaie non era solo un bel caschetto di capelli biondi e due bocce da urlo (e non solo, come immagino avrete apprezzato dalla... iconografia che ho posto a corredo di questo post) ma sapeva anche recitare in modo decente ed aveva ben più di due grammi di cervello in quella sua testolina bionda, come si rese conto il regista Jean Rollin già nel '77, durante le riprese di uno dei suoi primi film XXX e che di fatto la lanciò anche nel cinema (cosiddetto) vero.

In un certo senso potremmo accostarla alla diva hard nostrana par excellence, la biondissima Moana Pozzi, solo che quest'ultima ha avuto una storia assai più travagliata e soprattutto troncata brutalmente dalla malattia che se l'è portata via a 33 anni.

Certo, visti con gli occhi di oggi, i film della Lahaie, pur girati con molto mestiere e con un certo entusiasmo dalle protagoniste, fanno sorridere... certe... prodezze erotiche sono oggi considerate roba da educande e non mi stupirebbe vedere, magari tra qualche anno, quando qualcuno deciderà di riprendere in mano i titoli della Alpha France – allora leader incontrastato del mercato hard francofono, come Diva Futura di Schicchi lo era per quello italiano – queste pellicole distribuite sul circuito della GDO multimediale, com'è accaduto nel caso del celeberrimo Deep Throat, film scandalo del 1972 che a trent'anni di distanza è ormai considerato non solo un classico della cinematografia di genere ma che è stato sdoganato sul mercato mainstream godendo (almeno nel Belpaese) della distribuzione in home video, nientemeno che per i tipi della Elleu Multimedia casa di distribuzione legata al (ex) organo di stampa del Partito Comunista Italiano, l'Unità.


venerdì 21 dicembre 2012

Dio salvi il file-sharing...


...e stramaledica nel contempo tutti i grassatori che vorrebbero lucrare (e che purtroppo qualche volta ci riescono...) alle nostre spalle!

Forse non s'è capito ovvero non ricordo se l'ho mai detto esplicitamente, ma ho una sola, vera perversione e no, non ha a vedere con il fatto che sia un patito di armi da fuoco, di cinema e/o letteratura di genere oppure un maniaco sessuale sempre sull'attenti e pronto a far sfoggio delle proprie prodezze... atletiche, chiamiamole così per amor di patria, va'...

La mia bestia nera si chiama collezionismo e fa si che – qualunque sia il mio oggetto del desiderio – io non trovi pace fino a che non ce l'ho tra le mani.
In pratica, quando vi parlo di qualcosa, sia esso un film, un libro o un gadget (magari potessi annoverare tra questi ultimi anche i miei amati giocattoli semoventi ovvero i simpatici scoppiamortaretti che tanto mi appassionano) con i dovuti limiti imposti da decenza e budget, al 90% vuol dire che l'oggetto in questione è effettivamente in mio possesso.

Non mi piace parlare di cose così, per sentito dire, così come non mi azzardo a scrivere nulla se l'argomento non l'ho testato in prima persona... è così che i pochi metri quadrati in cui abito scoppiano letteralmente di roba, scritta, filmata o altro non importa.
Una delle "bestie nere" del collezionista di film di
genere: l'introvabile (almeno nella lingua di Dante)
Ilsa, La Tigre del Sesso
A meno che non ci sia costretto, io pretendo di avere in mano il real MacCoy come usano dire dall'altra parte dello Stagno Atlantico, in versione integrale e non censurata così com'è stata realizzata dall'autore.

Niente copie pirata (le odio cordialmente, le considero una truffa vera e propria), doppiaggi o riversaggi (a meno che non siano assolutamente necessari e soprattutto non li abbia fatti io con le mie mani) e quando mi riduco ad accontentarmi di una copia digitale è solo perché delle due l'una: o l'originale è fuori mercato e perciò altrimenti irreperibile ovvero ha un prezzo talmente elevato che non potrei permettermelo manco volendo.

Questo discorso è ancor più vero se vediamo alla terza delle famigerate 3 Gi di questo blog, già, proprio le splendide creature che il buon Dio, nella sua infinita saggezza (e per la nostra dannazione eterna quando non le abbiamo a portata di mano), ha voluto disseminare in questa valle di lacrime per il nostro piacere e per nostra compagnia, salvo poi veder stravolta tutta la storia con un'entrata a gamba tesa dei preti di ogni credo e religione, venuti a porre veti e definire peccaminosa qualunque attività tra quelle che si svolgono tra uomo e donna.

Tornando a bomba, dicevo che – nonostante la supposta abbondanza di materiale presente sulla rete – di solito preferisco attingere direttamente alla fonte per le mie esigenze in video, anche quando si tratta di film del genere Tripla-X per capirci; ho sempre acquistato, finché mi è stato possibile, i DVD originali ovvero negli ultimi tempi di magra, ho scaricato roba direttamente dai siti dei maggiori produttori/distributori su abbonamento.

La copertina della famigerata Perfect Collection
dell'anime sexploitation par excellence:
UROTSUKIDOJI
Solo quando sono alla canna del gas mi abbasso a cercare quello che mi interessa sui vari canali di file sharing (qualcuno ha nominato eMule?) cosa che in realtà mi stressa l'esistenza, vista la massa di morchia inguardabile che legioni di stronzi senza ritegno né dignità spacciano sulla rete, camuffandola il più delle volte, cosa che costringe l'utente a ore e ore di connessione buttate nel cesso per scaricare qualcosa che poi, alla fine, si rivela 8 volte su 10 un fake o fatta talmente a cazzo di cane da essere inutilizzabile.

C'è un'altra fonte, meno utilizzata ma non per questo meno valida, anzi, decisamente più valida dei vari sistemi peer-to-peer altrimenti in uso: il protocollo BitTorrent che per sua natura intrinseca fa si che le teste di cazzo che amano tanto fare scherzi sul web vadano a pascolare su altri lidi, dal momento che i server che condividono il materiale sono i computer stessi degli utenti che li postano e/o li scaricano.

A meno di essere dei deficienti integrali o ricchi di famiglia, difficilmente qualcuno lascia il proprio PC acceso a fare da server per giorni interi e consumare banda passante e spazio fisico sul proprio disco rigido solo per spacciare gratuitamente morchia.

Altra bestia rara del cinema exploitation, il famigerato
Ilsa, The Wicked Warden, in Italia: Greta, la Donna Bestia
Ma alla fine, chi la dura...
Purtroppo per... certe cose il torrent ha i suoi limiti, senza considerare che – almeno alle nostre latitudini – la quantità di materiale distribuito in italiano è per il momento piuttosto scarsa.
Se invece non avete problemi con la lingua inglese (a anche spagnola e francese), di roba ne potete trovare a cataste e – sempre per il discorso di cui sopra – di qualità superiore.

È stato solo grazie a questo programmino di file sharing che mi sono potuto approvvigionare, p.es., delle perfect collection (tanto per restare in tema di animazione per adulti) della famigerata serie Urotsukidoji che è altrimenti irreperibile a meno di voler cacciare dai 500 ai 750 dollari per una copia usata!
O meglio: in realtà se uno cerca sui maggiori siti di e-commerce nazionali e non, di titoli ne trova a iosa ma non c'è alcuna garanzia che si tratti della versione che stiamo cercando, nel mio caso quella uncut e uncensored dell'opera.

Stesso dicasi, passando invece alle produzioni live, siano esse produzioni di genere ovvero film dedicati ad alcune delle regine del hard nostrane: le case di distribuzione italiote (e diciamo la verità, anche parecchie di quelle ameridiote) spacciano sui loro siti DVD a prezzi che definire oltraggiosi sarebbe un eufemismo.

L'ultimo esempio, per quanto mi riguarda, è avvenuto con il quarto film (ancorché considerato spurio dalla critica) delle serie dedicata a Ilsa il personaggio sadico e sessualmente predatorio interpretato dall'attrice maggiorata americana Dyanne Thorne negli anni '70; di questo film, girato dal notorio regista e maestro del exploitation Jess (o Jesus) Franco e noto nel Belpaese col titolo di Greta, la donna bestia ne esistono attualmente sul mercato (in edizione rigorosamente in lingua inglese come al solito) almeno 4 o 5 edizioni e non c'è verso, nonostante giorni di ricerche, di riuscire a sapere quale delle tante è la famigerata edizione integrale e non censurata.

Alla, fine, come per il summenzionato Urutsukidoji mi sono dovuto arrangiare e dopo giorni di paziente attesa alla fine sono riuscito a scaricare quello che volevo e per di più con tracce audio multiple tra cui quella in italiano!

Una vera e propria "regina del proibito" nel senso che procurarsi un DVD con lei come protagonista ha COSTI PROIBITIVI: la splendida sosia in salsa italica della Hunziker internazionale, MICHELLE FERRARI
Il problema, insomma, è che alcuni titoli (ed alcune protagoniste) sono considerati ancora oggi dei must assoluti, dei veri e propri cult per i quali – evidentemente – c'è gente che è ancora disposta a sborsare cifre fuori mercato; 25-50 euro a disco (quando dice bene) non è commercio: è una rapina bella e buona, che andrebbe sanzionata con il carcere a vita... scherzi a parte (e chi cazzo stava scherzando!?), tornando per esempio al caso dei film hard veri e propri, c'è poco da scandalizzarsi se le produzioni estere – magari anche con protagoniste di primo piano come la mia adorata Silvia Saints o la stupenda Sophie Evans (dite quel cavolo che vi pare, mi fa letteralmente svalvolare!) o la bambolona supermaggiorata Rita Faltoyano – scavalcano sul mercato quelle nostrane.

Quella roba la trovi tranquillamente a 3 euro a disco anche sui banchi dei mercati rionali; prova a cercare un film con protagoniste Eva Henger, Edelweiss o l'altra bionda d'assalto Brigitte Bui (un tempo nota come Brigitta Bulgari prima della sentenza che ha proibito alla starlette di adoperare il nome della nota famiglia di gioiellieri), ovvero dell'italianissima Michelle Ferrari e vedi che razza di cifre ti sparano, manco l'acquisto del video intitolasse il possessore al diritto di passare (magari fosse!) una notte di folle passione con la diva in questione!

...e l'altrettanto ostica, in termini di reperibilità ad un prezzo decente, BRIGITTE BUI, come dire "dall'Est Europa con furore! Ancora oggi non si trova UN VIDEO della Pink'O con lei protagonista che non sfoghi MINIMO 20 euro... e questo nelle edicole!!!
Per questo anche io mi sono dovuto adeguare ed è con somma convinzione che affermo che – in caso di ladrocini autorizzati a norma di legge come quelli che vi ho descritto – ben vanga il tanto criminalizzato file-sharing... a condizione, ovvio, che per scambio di file non si intenda lo smercio di copie piratate al cinema o negli studi di registrazione che oltre a fare schifo violano in modo palese qualunque legge sulla proprietà intellettuale.

sabato 8 dicembre 2012

Dagli e dagli...


Panoramica di tutto quel che riguarda il genere Exploitation tout court...
Finalmente, l'amato bene è nelle mie mani.
M'è costato lacrime, sudore e sangue (si, vabbé... diciamo piuttosto, molto, tanto tempo, denaro e una bella doccia gelata!) ma alla fine è MIO!

Tralascio volentieri la nuova tornata di porcate di cui la famigerata piattaforma ebay s'è resa responsabile, doverosamente descrittemi dal tizio che mi ha venduto la cassetta, che hanno fatto si che la stragrande maggioranza dei beni che sto cercando sia divenuta irreperibile dal tramonto all'alba per non si sa ancora bene quale ragione, fatto sta che – almeno per una volta – tutto è andato a buon fine... almeno fino a quando non avrò preso una decisione riguardo il da farsi per mettere al sicuro in formato digitale quello che – al momento – ho disponibile tra le mie mani su nastro magnetico in formato analogico.
...e del genere Nazisploitation in particolare...

Sto parlando del famigerato La Svastica nel Ventre del quale vi ho già detto negli scorsi interventi; finalmente, dopo tante tribolazioni, ho preso il coraggio a due mani e mi sono fatto questa... salutare passeggiata dall'altra parte della città, sotto un'acqua gelida e torrenziale, per recuperarlo una volta per tutte.

A ripensarci come i cervidi, quando si trattò di acquistare il notorio libello di Yehel De Nur La Casa delle Bambole – per di più in edizione Oscar Mondadori – mi sciroppai la bellezza di 25 kilometri in condizioni meteo da tregenda, sicché la storia si ripete...

Senza dimenticare il fondamentale sottogenere delle Donne in Gabbia!
Tornando a noi, adesso posso dire, con pochi timori di smentita, di essere in possesso di quasi tutti i film che costituiscono i capisaldi del genere Nazisploitation, con la sola, notevole eccezione di due titoli: Slave Girls of the S.S. e il famigerato Le Deportate della Sezione Speciale delle S.S. di cui ebbi modo di parlarvi un po' (tanto) di tempo fa e che ho potuto reperire solo come .iso del DVD saltuariamente in vendita negli States.

Il primo titolo, invece, per me una new entry assoluta, sembra essere invece un film prettamente hardcore con i bravacci in uniforme nera come cattivi, risalente ai primi anni '60 ma dal momento che viene proposto essenzialmente su Amazon, sospetto che sia una versione abbondantemente edulcorata e visti i prezzi tutt'altro che popolari, almeno per il momento sta bene lì dove si trova.

Ordunque, dicevo che dei due generi del cinema exploitation che più andavano per la maggiore, quello nazi, appunto e quello cosiddetto delle Women in Prison posseggo ad oggi una cineteca di tutto rispetto, grazie anche al fatto che di queste... opere immortali vengono proposte al giorno d'oggi intere raccolte in DVD ad un prezzo tutto sommato irrisorio, quasi sempre, almeno, perché ci sono anche pezzi che continuano a costare un occhio della testa, dal momento che non sono stati più ristampati e che stanno continuando a sparire dal mercato diventando ogni giorno più rari.
L'ultimo acquisto, in tutto il suo (analogico) splendore... mi sa che mi costerà tempo e fatica ottenere una copia digitale
da questo "master" ma è l'unico modo per conservare l'opera per i posteri, sicché...

Unica altra, grande pecca, della quale mi ero comunque già lagnato, è che nonostante una buona parte di questi titoli siano di produzione eminentemente italica, è difficilissimo, se non impossibile, procurarseli nella lingua di Dante: la maggioranza delle nuove edizioni sono infatti di origine scandinava, dove questi film non hanno mai suscitato particolare scalpore e sono stati distribuiti (e ristampati) in lungo ed in largo... magari in inglese (o altra lingua europea) e sottotitolati in danese, svedese o ugro-finnico, il che non li rende normalmente particolarmente appetibili per il sottoscritto ma tant'è... in casi come questi occorre bere o affogare ed io ho deciso di... bere l'amaro calice, per mettere su questa collezione.
Dulcis in fundo: il resto della collezione in DVD... purtroppo stivati dentro un
raccoglitore privi delle custodie originali per mancanza di spazio...
Almeno, sono tutti in versione uncensored ed uncut così come il regista li ha girati, per così dire, senza i tanti, pruriginosi tagli applicati dalla fottuta censura italica (e non solo) al momento della loro uscita e fino a pochi anni fa.

Per la cronaca: le foto a corredo di questo post sono mie originali del materiale che ho a disposizione, tanto perché qualcuno non se ne esca come i dolori dicendo che millanto crediti che non ho!

giovedì 7 giugno 2012

Tre Donne Immorali... ma ne siamo davvero sicuri?


Walerian Borowczik, chi era costui?
Questa è stata la prima domanda che mi è sorta spontanea quando ho cominciato ad indagare più approfonditamente sui pilastri del cinema sexploitation, specie dopo averne rinvenuto il nome nel caso del film La Bestia che aveva come protagonista la (compianta) Sirpa Lane (ricordate? È stato solo un paio di post fa...) di cui il nostro era il regista.
Ho così scoperto un mondo che mi era sconosciuto, quello del cinemà d'exploitation per dirlo alla francese, che in contemporanea con quello italico, negli anni '70 e '80 del secolo scorso sfornava film di genere a rotta di collo.
Boro (come veniva affettuosamente chiamato da estimatori e cinefili) era un regista polacco che – al pari del ben più noto Jesus Franco – ha operato per gran parte della sua carriera in Francia, tanto da divenire un pilastro del cinema d'oltralpe, grazie anche al fatto che spesso e volentieri le sue produzioni finivano in pasto ai cinemini di periferia, quelli che proiettavano in genere filmacci a basso costo conditi con massicce dosi di scene osé quando non propriamente pornografiche.
Eppure i suoi film non si possono certo definire hard, nonostante la presenza – a volte ostentata – di belle femmine discinte e desnude.

Preso dalla curiosità ho perciò deciso di procurarmi almeno i capisaldi di questo cineasta, quelli meno cervellotici, per la verità (pare che di film a base di sesso e raspe mentali ne abbia girati parecchi) ed è così che ho acquistato quelli che sono considerati i suoi capolavori e che per di più sono stati recentemente ripubblicati in italiano in edizione integrale senza censure.
Non sapendo dove picchiare la testa lo scorso fine settimana – trascorso, manco a dirlo, chiuso in casa nel mio lettino di dolore causa ennesimo attacco d'allergia – ho deciso di visionare uno dei film, intitolato Tre Donne Immorali? (Les Heroines du Mal ©1979) film a episodi (come usava molto in quel periodo) con protagoniste dei tre capitoli altrettante fanciulle Margherita, Marceline e Marie alle prese con storie diversissime come diversi sono i periodi storici nelle quali sono ambientate, ma che hanno in comune tutte il fatto che le nostre eroine riescono sempre a prevalere a discapito di genitori, mariti e amanti, affermando così non solo la loro prorompente femminilità ma la loro voglia di libertà ed indipendenza.
Il punto interrogativo del titolo, non a caso, vorrebbe invitare lo spettatore a riflettere: sono davvero poi così immorali queste donne che da oggetti del desiderio e/o di vessazioni varie cercano un riscatto anche a costo di uccidere per assicurarsi la propria libertà?
E in un mondo che alla fine si basa sullo sfruttamento, chi è davvero immorale: chi sfrutta i propri simili – specie i più deboli (o presunti tali) e gli esponenti dell'altra metà del cielo – oppure chi si ribella – anche a costo di usare il sotterfugio ed il tradimento – per sfuggire ad una vita di sottomissione e prepotenza?
Lo so, detta così ci si capisce ben poco, perciò passo ad illustrarvi molto brevemente il contenuto degli episodi.
In Margherita la protagonista della storia è la famosa (o famigerata) Fornarina di Raffaello Sanzio, la bellissima popolana che diventa modella, musa ed amante del grande maestro rinascimentale durante il suo periodo romano.
Concupita dal ricchissimo banchiere Bernardo Bini, ordisce un piano fatale mediante il quale riuscirà a liberarsi dell'uno e dell'altro, per poi tornare – ricchissima, grazie ai “doni” sottratti ai suoi due amanti – tra le braccia del suo vero amore, il popolano Tommaso.

In Marceline la giovanissima protagonista trascorre le sue giornate solitarie praticamente prigioniera nella tenuta di famiglia, alternativamente vessata o ignorata dagli eccentrici genitori, due classici borghesotti della Francia fin de siécle e apertamente concupita dal garzone di colore del macello locale; la sua unica compagnia è un coniglio bianco, di nome Fiorello che per la ragazza, ormai in fiore, è qualcosa di più di un semplice compagno di giochi, da qui la decisione dei genitori di... dare una lezione alla fanciulla per introdurla nell'età adulta: con la complicità della domestica di casa le ammazzano l'adorata bestiola e gliela propinano per pranzo.
Marceline non batte ciglio, dando prova di “grande insensibilità” secondo il parere dei due mostri in spoglie umane che l'hanno messa al mondo, in quanto la ragazzina, dopo la macabra scoperta non ha battuto ciglio ed ha continuato a mangiare come se nulla fosse.
Solo più tardi, a notte fonda, i due scopriranno quanto profondo possa essere l'odio di una ragazzina ferita: Marceline scappa di casa, seduce senza troppe difficoltà il garzone di colore che di fatto prima la violenta poi, pensando di averla uccisa – vista la quantità di sangue che la giovane vergine ha copiosamente versato durante l'amplesso – si impicca per il rimorso, fornendo alla ragazza i mezzi per inscenare l'omicidio dei genitori, che di fatto sgozza lei stessa con il coltello del negro.


In Marie la protagonista è la moglie di un ricchissimo commerciante d'arte che viene rapita da uno psicopatico che prima chiede 500 milioni di riscatto, poi abusa della donna salvo cadere sotto i morsi ferocemente inferti da César, l'amato “cucciolo” di Marie, un dobermann grosso come un vitello e inferocito come un facocero e che per punizione sbranerà anche l'imbelle marito, colpevole di aver tergiversato mentre la vita della sua amata padroncina era appesa ad un filo.

Purtroppo quest'ultimo episodio non sono riuscito a vederlo integralmente perché gli strali della sfiga hanno colpito ancora e mi sono ritrovato con una copia del DVD farrata, che si blocca e balbetta proprio negli ultimi, cruciali, minuti del film...

Parlando del film vero e proprio, devo dire che è stato estremamente piacevole ed interessante da vedere, girato con grande mestiere ed impeccabile dal punto di vista formale; splendide le protagoniste, specie Marina Pierro nei panni di Margherita che delle tre donne immorali è forse quella più immorale (e scollacciata) di tutte, dal momento che non si capisce quale sia la molla che fa si che seduca e poi uccida – avvelenandoli – il suo amante ed il suo spasimante, quando avrebbe potuto benissimo farli becchi e contenti.

Che dire invece di Marceline e Marie? Certo, la vendetta della ragazzina è a dir poco feroce, tanto più che è premeditata a tavolino e il movente... (apparentemente) piuttosto futile ma come dicono giustamente gli anglofoni Hell hat not fury like a Scorned Woman*
Qual'è invece la colpa immorale di Marie, rapita, violata e praticamente abbandonata dall'imbelle marito e salvata dall'unico essere che la ama veramente? Quella di non aver battuto ciglio quando César la vendica trucidando il suo persecutore ed il suo "salvatore"? Mah...

Tutto sommato, si tratta di un film che è sexploitation solo in senso lato, ma molto, molto lato: la presenza di belle fanciulle desnude e di qualche inquadratura (per altro molto casta – a parte la scena dello stupro di Marceline che è comunque ripresa in modo tale da non cadere nel hardcore più becero) pecoreccia non può relegare un film ad un sottogenere molto ben specifico come quello del sexploitation, dove gli elementi di sesso e violenza sono una costante imprescindibile, gratuita e sfruttata ad libitum.
Non si può definire un capolavoro ma è decisamente da vedere.


*La furia degli Inferi non è paragonabile a quella di una donna tradita

domenica 29 aprile 2012

Una protagonista assoluta del genere exploitation



Come promesso, comincio oggi la mia carrellata alla scoperta dei vari sottogeneri del fenomeno exploitation attraverso l'esposizione dei capostipiti del genere, siano essi film, libri, autori, registi o – come in questo caso – protagonisti o meglio protagoniste, nello specifico una delle più note starlette del periodo primi anni '70/primi anni '80: Sirpa Lane.

Nata ad Helsinki nel 1955, già nota sulle passerelle come modella, viene notata nei primi anni '70 dal regista Roger Vadim che la vuole nel suo film Una vita bruciata (La jeune fille assassinée ©1974) come protagonista; a questa prima prova, segue quello che – presso il grande pubblico – è considerato il suo film più famoso: La Bestia (La bête ©1975) per la regia del controverso regista polacco Walérian Borowczyk.

Purtroppo questo filmone sancisce, in un certo modo, una carriera a senso unico per la 20enne Sirpa: la scena madre del film – nella quale il personaggio interpretato dalla nostra eroina si fa montare dalla bestia eponima fino a sfiancarla e a farla letteralmente schiattare per... eccessiva attività sessuale – le resterà attaccata addosso come una specie di marchio di fabbrica.

In effetti, Sirpa non sembra proprio avere problemi a porsi davanti alla macchina da presa come mamma l'ha fatta e sembra assorbire bene anche le scene più turpi come quella dello stupro in La Svastica nel ventre ©1977, primo film girato in Italia di una lunga serie, per la regia di Mario Caiano, uno dei film più famosi in assoluto del genere nazisploitation che in quegli anni sta spopolando in Italia e nel mondo dopo l'enorme successo del famigerato Ilsa, She-Wolf of the SS (Ilsa la belva delle SS) uscito pochi anni prima, tanto da assurgere ben presto allo status di Kult Movie al di là dello Stagno Atlantico, dove il film è ben presto assimilato con il titolo di Nazi Love Camp 27 con il quale è universalmente riconosciuto in tutto il resto del mondo.

Rispetto al capostipite americano, questo film si distingue per l'incremento di scene più hard-core (ivi compresa la famosa scena dello stupro di cui sopra) rispetto a quelle più sadiche e fisicamente violente di Ilsa, pur mantenendo una buona dose di violenza in alcune situazioni.

Per altro è da notare come soprattutto la prima parte del film si rifaccia spudoratamente a La Casa delle Bambole (1955) il famoso (o famigerato) libro di Ka-Tzetnik 135633 vero nome dello scrittore israeliano d'origine polacca (e sopravvissuto di Auschwitz) Yehiel De-Nur.

Ora, tralasciando il fatto se questo libro sia o no da ritenere – come affermato più volte dall'autore – la biografia romanzata della presunta sorella adolescente di De-Nur (che sarebbe quindi morta in un Lager gestito dalla famigerata Divisione della Gioia delle SS) piuttosto che il primo, vero esempio letterario di nazi/sexploitation della storia, bisogna ammettere che regna incontrastato per la prima metà del film con un paio di notevoli eccezioni rispetto a quanto raccontato nel libro (come p.es. la cerimonia del tatuaggio con la marchiatura in piena vista, sul petto di Feld Hure* ovvero il personaggio della capo-supervisore del campo, che da prominenten criminale ospite essa stessa del campo, sfregiata, brutale e sessuomane diventa una regolare ausfeherin delle SS con tendenze lesbiche oppure al fatto che il campo della gioia sia diretto da un ufficiale delle SS invece che da una overausfeherin delle SS), forse proprio per evitare un'accusa di plagio e/o di dover versare bei soldi in diritti d'autore per lo sfruttamento del testo.

Ci sono infatti la selezione e le umilianti visite mediche delle “aspiranti prostitute” selezionate tra le ragazze ebree appena giunte al campo, la sadica (e lesbica) Ausfeherin delle SS responsabile in qualità di maitresse delle ragazze del campo e il preciso regolamento che scandisce la vita e la morte delle povere disgraziate, dai rapporti per le prestazioni inadeguate delle puttane a quella che nel libro viene chiamata la Cerimonia della Purga dei Peccati durante la quale le “colpevoli” per aver “peccato” tre volte (in pratica le poverette che hanno avuto 3 rapporti sfavorevoli), vengono selvaggiamente soppresse a bastonate dalle kapò davanti al comandante del campo e ai suoi scherani.

Anche in questo caso, la scena è piuttosto simile a quelle riportate nel libro, con le notevoli eccezioni che le punizioni non avvengono in pubblico ma a porte chiuse, solo davanti alla platea delle forzate/prostitute e che l'esecuzione non è collettiva – come nel romanzo – ma svolta singolarmente, una povera disgraziata alla volta, ma tant'è, questo basta e avanza per capire perfettamente dove sono andati a pescare gli sceneggiatori, specie per chi (come il sottoscritto) ha letto il libro: la cosa è assolutamente palese e riconoscibile, sin nel lessico utilizzato dai vari personaggi.

Da qui in poi, per la bella Sirpa, come dicevo prima, la strada procede per la discesa, vento in poppa e niente freni: al film di Caiano seguiranno, l'anno seguente, ben due film: la commedia sexy Malabestia per la regia di Leonida Leoncini e il ben più famoso Papaya dei Caraibi – film del genere cannibal horror – del maestro Joe D'Amato.
Da quest'ultimo exploit passeranno quasi tre anni prima che a Sirpa sia offerto un nuovo ruolo da protagonista ne La bestia nello spazio (©1981) italianissimo sci-fi/sexploitation movie per la regia di Alfonso Brescia, dove ancora una volta sono le... prodezze atletiche della nostra eroina a tenere banco, in un virtuale remake della scena clou del precedente La Bestia.

A questo filmone con l'attorone seguiranno altri “capolavori” di genere in rapida successione, tutte – con l'eccezione di Trois filles dans le vent (1981) – produzioni made in Italy fino ad arrivare alla badilata finale sulla fossa... ahem... carriera della ex-modella finnica con Giochi Carnali ©1983 per la regia di Andrea Bianchi, che mi si dice (sinceramente non ho avuto modo di vederlo, quindi mi fido sulla parola) sconfini pesantemente nell'hard-core più spinto.

A questo punto, Sirpa Lane (al secolo Sirpa Salo) scompare letteralmente nel nulla; di lei si perdono le tracce fino al 1999 quando a ben 16 anni di distanza dall'ultima volta che ha calcato un set cinematografico, i giornali danno notizia della sua morte – avvenuta a 44 anni d'età per AIDS – sull'isola spagnola di Formentera.

Personalmente, pur non essendo un fan sfegatato della biondina scandinava – secondo me tra la fine degli anni '70 ed i primi anni '80 ce n'era di... materiale umano migliore in giro – ammetto di esser rimasto particolarmente colpito dalla sua fine prematura e dallo spietato trattamento che Sirpa ha ricevuto dal mondo del cinema, specie considerando gli sforzi profusi... anima e corpo nel campo – sottovalutato eppure importantissimo per i bilanci – del cinema di genere, vittima, forse, proprio di quel suo sapersi muovere senza troppi patemi d'animo anche nelle scene più scabrose; invece di valorizzare questa sua qualità, è stata semplicemente dimenticata non appena ha varcato la fatidica soglia dei 25 anni, manco fosse stata un quarto di vitella, che è considerata buona solo fintanto che è tenera e fresca.

Badate che non sto scherzando: trovare un'attrice che si presti non solo a girare nuda per buona parte di un film ma soprattutto di... prendere di petto scene a base di stupri, amplessi, S&M, torture e quant'altro restando – nonostante tutto – abbastanza credibile non è proprio una cosa di tutti i giorni, specie al di fuori dal circuito strettamente legato al mondo del porno, dove della recitazione non gliene frega niente a nessuno, basta che la sciacquetta di turno sappia farsi... impalare ben bene senza rompere troppo i marroni!

* lett. "Puttana da Campo" simpatico nomignolo che, secondo Ka-Tzetnik, sarebbe stato... impresso a tutte quelle giovani ebree disgraziate destinate a sollazzare i militi tedeschi in partenza per il Fronte Orientale.