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| Aya Sugimoto, protagonista del remake della serie |
Dopo una lunga, colpevole assenza,
torniamo a parlare su queste pagine di un vero e proprio fenomeno
cinematografico, una franchise che conta oggi più di mezza dozzina di titoli tra sequel
e remake ed un... empia trasposizione perfino
in animazione.
Stiamo
parlando, abbastanza ovviamente di cinema exploitation made
in Japan, anzi di quel fenomeno
– nato negli anni '70 nel paese del sol levante – denominato
Roman Porno, la
versione nipponica del genere sexploitation piuttosto
soft-core per quanto riguarda l'aspetto più... sex ma abbastanza
peso per quanto riguarda gli aspetti più fetish e/o violenti della
vicenda ma definito roman
(contrazione di romantic)
in quanto le improbabili eroine di questi film finiscono regolarmente
per intrecciare una vera e propria relazione amorosa
maledetta con i protagonisti
maschili, che sono in genere i loro aguzzini e/o tormentatori.
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| Naomi Tano, la prima Shizuko cinematografica |
Uno
dei capostipiti del genere, come dicevo all'inizio, fu proprio questo
Hana to Hebi (lett.
Fiore e Serpente)
del 1974, di impostazione prettamente BDSM
che fu il capostipite negli anni '80 di una fortunata serie di buon successo, in patria come all'estero (tranne che in un certo posto, indovinate un po' quale?)
| Minako Ogawa in Hana to Hebi Hakui Nawa Dorei |
grazie
soprattutto all'uso nel ruolo di protagoniste di alcune tra le più
blasonate icone sexy del cinema nipponico dell'epoca, come
lo sono da noi in quegli anni dive come Edvige
Fenech o
Gloria Guida, come
Naomi Tani,
(la Shizuko dell'originale nel '74) cui seguiranno nel ruolo Kaori
Aso (Hana to hebi:
jigoku-hen),
Minako Ogawa (Hana
to Hebi 3 Shiiku hen lett. Fiore e serpente: Punizione),
che partecipa anche al successivo Hana to hebi:
hakui nawa dorei (Fiore
e Serpente: Schiava della corda in uniforme bianca) tutti
usciti nel 1986 ed infine Shihori
Nagasaka,
protagonista di Hana
to hebi: kyûkyoku nawa chôkyô (Fiore e Serpente 5: la magia delle
corde – 1987) ultimo
film della serie.
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| Shiori Nagasaka l'ultima protagonista della serie "classica" |
Visto
il grande successo, alcuni film della serie, come dicevo poc'anzi, verranno distribuiti
anche all'estero (specialmente in Francia, che in quegli anni è la patria del cinema soft-core - e non solo - in Europa) fino a che,
con il passare degli anni, non finiscono nel dimenticatoio.
È il 2004 quando qualcuno finalmente si ricorda della loro esistenza e decide di riesumare la serie proponendone un remake intitolato semplicemente Hana to Hebi che viene invece distribuito urbi et orbi fuorché – e te pareva! – nel Belpaese, dove, per quanto ne so, non è mai stato distribuito nemmeno nel circuito del home video; protagonista della nuova pellicola nei panni di Shizuko è questa volta Aya Sugimoto, che ritroviamo nello stesso ruolo anche nel sequel Hana to hebi II – Pari/Shizuko (Flower and snake 2 Paris/Shizuko) del 2005, mentre in Hana to Hebi 3 del 2010 il ruolo viene assunto da Minako Komukai.
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| Minako Komukai, attualmente l'ultima incarnazione di Shizuko sul grande schermo... |
Da
quel poco che si sa, non è finita qui, perché sarebbe in fase di
post-produzione l'ennesimo capitolo della saga: Hana
to hebi: Zero che
dovrebbe uscire quest'anno con Noriko
Amada nei
panni (almeno credo) dell'eterna vittima predestinata, Shizuko.
Rispetto
all'originale del '74, la nuova versione, anziché ripercorrere
pedissequamente lo script originale, pesca piuttosto a piene mani dal
secondo film della serie, che vede sempre (con varianti) la seguente
situazione: una ricca ed affascinante signora dell'alta borghesia
viene rapita o attirata in una trappola assieme alla giovane figlia e
sottoposta ad abusi e sevizie di ogni genere per mano di ignoti
delinquenti.
Spesso
e volentieri, quello che appare come un atto criminale da parte di
ignoti, risulta essere invece una vera e propria transazione
d'affari
tra il marito e padre delle vittime e gli aguzzini, spesso e
volentieri per motivi di debiti di gioco o altre tresche ricattatorie
ovvero le vittime vengono consegnate ai loro aguzzini dai legittimi
consorti per essere... istruite e/o rimesse in riga da un padrone
professionista che
ne addolcisca (a scudisciate) il carattere per rendere delle femmine
altezzose e sprezzanti, delle schiave docili e servizievoli, il
tutto, ovviamente facendo ampio uso di funi e cordame vario,
moccolotti e tutto l'armamentario tipico di uno scenario
bondage/sado-maso
con la variante – prettamente nipponica – dell'uso estensivo di
tatuaggi praticati sulle vittime.
Come
si può vedere, se dal lato sessuale la cosa è (spesso) abbastanza
sedata, non lo è dal punto di vista della violenza, ancorché
psicologica, più che fisica (anche se ovviamente quest'ultima non
manca), che può a volte risultare piuttosto pesante, con le nostre
nolenti eroine
legate e appese come salami in posizioni piuttosto scomode, oltreché
sconce, seviziate con ogni mezzo possibile ed immaginabile.
Il
successo di questa serie di film ha fatto si che – sempre negli
anni 2005-6 – avvenisse una empia
contaminazione
con il mondo degli anime
hentai,
cioè con il mondo dell'erotismo in animazione, con una miniserie in
tre episodi, intitolata come il film, che riprende pari pari le
vicende del film ma con un twist
decisamente
più hard
rispetto al live
movie
con attori, con abbondanti scene di sesso esplicito che ben poco
lasciano all'immaginazione, oltre ad un'abbondanza di scene fetish
basate sullo shibari
(bondage estremo) e violenze a go-go, assai più pesanti rispetto a
qualunque pellicola della serie, realizzate con animazioni di buon
livello (anche se non eccelso, come accade invece per opere come
Bible Black,
MezzoForte
o A Kite
– quest'ultimo edito anche in italiano).
Ovviamente
nella versione originale nipponica sono onnipresenti le ingombranti
pixellature
e le varie censure imposte dal codice penale giapponese ma non (per
fortuna) nelle versioni francese e inglese, che sono uncensored
e doppiate/sottotitolate nelle varie lingue dove – per quanto possa
sembrare strano – differentemente dalla media di questi prodotti di
nicchia
i doppiaggi sono realizzati piuttosto bene, anche perché l'originale
giapponese ha... parecchi
peccatucci di
sincronizzazione da farsi perdonare.
Purtroppo,
com'è abbastanza di prammatica con questi film, anche se quasi tutti
i titoli (specie i più recenti) sono reperibili nelle varie lingue
europee in DVD, sono spesso considerati dei cult
movie
e come tali hanno prezzi tutt'altro che popolari, anche se (qui lo
dico e qui lo nego) è possibile con un po' di pazienza reperirli
online
tramite i canali soliti di peer-to-peer
e
file-sharing,
spesso anche in versione sottotitolata o con i sottotitoli a parte.
L'anime
è invece disponibile sulle maggiori piattaforme di e-commerce
(qualcuno ha nominato Amazon?) in edizione completa e versione
integrale – specie quella in francese – per un prezzo più che
abbordabile (per non dire ridicolo) rispetto allo standard delle
produzioni animate di
genere
che – specie nel Belpaese e con poche, notevoli eccezioni – hanno
dei prezzi assolutamente fuori mercato, quanto e più delle versioni
live di importazione.






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