Tanto
per cominciare e farvi un'idea più precisa di quello che sto
dicendo, vi invito a leggere il seguente articolo, pubblicato qualche
giorno fa sul Corriere
della Sera e
passato altrimenti quasi nel più assordante silenzio:
http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_04/devi-offrirti-me-altri-quelle-notti-caporali-allieve-82a60b74-750c-11e3-b02c-f0cd2d6437ec.shtml
La
vicenda è nata come spin-off
dell'indagine
sull'omicidio di Stefania
Rea
da parte del marito, il caporalmaggiore Salvatore
Parolisi...
per quanto mi riguarda, non ci voleva la magistratura per sapere che
la caserma di Ascoli era un lupanare
in mimetica è
cosa che denunciai in tempi non sospetti e in altri luoghi,
attirandomi le... simpatie di tanta gente (specie di sesso femminile)
quando sostenevo che la... riforma
della riforma
militare sarebbe stata – letteralmente – un troiaio... sapete
come si dice, a pensar male si fa peccato... ma con determinati
presupposti ci si azzecca e come!
Il
problema di fondo, come al solito è che nelle caserme il controllo
latita
vistosamente da sempre, anche quando c'era la leva, ai miei tempi;
troppe volte gli ufficiali si girano dall'altra parte o fanno finta
di non vedere: io stesso, quando mi trovavo al CAR, il mio ufficiale
comandante l'ho visto una
volta,
quando venne a contumeliarci le balle perché qualche deficiente
l'aveva pernacchiato... altrimenti l'unica, altra volta in cui
abbiamo avuto a che fare con un superiore è stato praticamente poco
prima e durante il giuramento, dato che è previsto che i plotoni
sfilino con un cazzo di sottotenente al comando... cosa abbastanza
difficoltosa se il sottotenente in oggetto non sa manco come sei
fatto e non ha mai condotto prima il plotone.
Nel
frattempo, si era assolutamente in balia di caporali e sergentini...
oddio, in balia è parola grossa, perché almeno noi avevamo un
vantaggio, rispetto alle ero(t)iche
volontarie che
affollano i ranghi ai nostri giorni: se qualcuno cagava una volta di
troppo fuori dal secchio, lo potevi sempre aspettare al varco e
mostrargli – come dire – tutto il tuo disappunto, magari
spazzolandogli le gengive (ma solo per una questione di igiene orale,
sia ben chiaro) con le nocche.
Per
la verità, devo dire che durante la mia vita militare non sono mai
dovuto
arrivare a tanto, senza contare che, se un qualunque graduato o un
anziano, si fosse anche solo azzardato
ad insultare qualcuno, specialmente nei ranghi, si beccava
automaticamente
il deferimento all'ufficio del comandante di compagnia per
sciropparsi qualche giorno di consegna o – nei casi più eclatanti
– un bel processo con conseguente punizione di
rigore.
Altro
che le immonde
giustificazioni
dell'avvocato del tromber
de femme
con i galloni (denominato G.M.
dai
giornali) attualmente indagato per molestie, violenza sessuale,
coercizione e abuso di potere nei confronti delle reclute della
caserma Clementi di Ascoli, per il fatto che aggredisse regolarmente
e coram populo
le sue... pupille con insulti e minacce... ma che cazzo dice questo
azzeccagarbugli di merda?
Se
ai miei tempi qualcuno si fosse anche solo azzardato a comportarsi
come il famigerato sergente Hartmann di Full Metal Jacket, si sarebbe
immediatamente trovato in un oceano
di liquame
a balbettare giustificazioni davanti al comandante, prima di essere
assegnato alle cucine o peggio.
Ora
che ci ripenso come i cervidi, ci fu un
caso
del genere, con un caporalmaggiore della seconda compagnia che provò
a fare il grosso con i ragazzi suoi sottoposti, dando della checca ad
un ragazzo davanti a tutti; non contento di essere stato cazziato
e punito
personalmente dal colonnello comandante, cercò di vendicarsi sulla
sua precedente vittima nottetempo (come hanno sempre fatto tutti i
vigliacchi di questo mondo).
Peccato
che l'unica cosa che abbia ottenuto siano state un fracco
di botte
da parte dei commilitoni, che lo consegnarono poi al corpo di
guardia.
Il
giorno dopo, fu esposto (e per ben dieci
giorni)
al pubblico ludibrio, degradato
e consegnato ai lavori
forzati
in caserma: in pratica il colonnello lo aveva condannato a costruire
nel bel mezzo del percorso di guerra al centro della caserma –
praticamente coram
populo – una
specie di casamatta (ovviamente assolutamente
inutile),
dalle fondamenta in su... quindi – da che mondo è mondo –
specialmente nei centri
di addestramento
il turpiloquio, gli insulti e le minacce contro le reclute sono
sempre stati
proibiti
e – il più delle volte, come dicevo all'inizio – cassati
pesantemente.
Gli
unici casi noti, quando e se accadevano episodi del genere, finivano
per accadere quasi esclusivamente nelle caserme dove imperavano i
cosiddetti corpi
d'élite (praticamente
alpini e paracadutisti).
Anche
qui, però, questo accadeva era sempre e solo al
riparo
da orecchi e occhi indiscreti (ovvero con il placet
dei
superiori) e solo nel caso in cui la vittima stesse zitta e buona.
In
tutti gli altri casi, i calci in culo si sprecavano, proprio perché
l'Esercito Italiano non è più da un pezzo il Regio
Esercito
di mussoliniana memoria e nessuno
può permettersi di aggredire o insultare impunemente l'ignobile
truppa, nemmeno i signori
ufficiali
che non sono più gentiluomini
di
estrazione nobile da quel dì, così come i militari sono cittadini
in armi
e non più sudditi
servi della gleba.
In
fine dei giochi, sono contento che queste porcate stiano mano a mano
venendo alla luce, nonostante i tentativi da parte degli alti comandi
delle FF.AA. di rifarsi la verginità mostrando regolarmente in
televisione i... brillanti
risultati
conseguiti
dalle nuove leve
(femminili);
quelle sono solo la ciliegina sulla torta, la punta dell'iceberg...
il marcio c'è, è molto più diffuso di quanto si pensi e
soprattutto ben
nascosto
sotto la superficie, anche perché – ribadisco ancora una volta –
è normale
che queste cose accadano, quando sei un precario
costantemente
sotto ricatto
anche solo per fare un anno di servizio di quella che non può che
essere che definita come una leva
camuffata
con la sola differenza notevole che i marmittoni prendono un migliaio
di euro al mese invece delle cinquemila
lire di
diaria che prendevamo noialtri per servire (obbligatoriamente) la
Patria.
E
come ho detto più volte, qui e altrove, per risolvere l'annoso
problema dell'integrazione femminile nelle FF.AA. senza
generare
queste e altre aberrazioni, la soluzione c'è ed è semplicissima:
basta reintegrare
la leva militare
obbligatoria cambiando
semplicemente l'articolo della Costituzione dove si dice che Tutti
i Cittadini Maschi concorrono
alla Difesa della Patria...
basta cancellare quella parola, discriminatoria e sessista così che
tutti i
cittadini – maschi e femmine – siano chiamati a servire la
Patria.
C'è
però un dubbio che mi tormenta, perché in tempi di crisi
nera
quando il servizio militare non
è
una vocazione ma viene visto, soprattutto al sud, come un modo come
un altro per sbarcare il lunario, credo proprio che cotanto interesse
da parte delle aspiranti, italiche guerriere, scemerebbe
bruscamente
nel momento in cui fossero chiamate a fare quello che milioni
di italiani (uomini) hanno dovuto
fare nel corso degli ultimi centocinquant'anni, da che è nato cioè
lo Stato Italiano.
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