Procurato allarme, simulazione di
reato, calunnia, falsa testimonianza, istigazione a delinquere e
all'odio razziale.
Queste sono le accuse che dovrebbero
(purtroppo in questo Paese il condizionale è d'obbligo) essere
rivolte alla 16enne di Torino, quella brava ragazza che
– dopo aver fatto il pancotto con il suo ragazzo (un altro bel
fenomeno che a cose fatte ha pensato evidentemente bene di eclissarsi
lasciando la sua bella in mutande e
sanguinante in mezzo alla strada)
ha pensato bene di inscenare una bella sceneggiata ad uso e consumo
del fratello – che l'ha pizzicata
passando di là casualmente subito dopo il fatto – accusando i
soliti noti (leggi:
gli zingari
della zona) di averla
stuprata.
Panico,
rabbia e odio atavico evidentemente a lungo represso hanno così
avuto libero sfogo, una violenza collettiva, un vero e proprio pogrom
scatenato
contro il vicino campo nomadi, raso al suolo e dato alle fiamme... e
ringraziamo Dio che non c'è scappato il morto!
Risultato:
la mocciosa di lingua svelta e facili costumi s'è pentita
pubblicamente
– nel senso che ha rivelato la verità davanti ai giornalisti
convenuti
a frotte per l'evento – dicendosi pronta ad affrontare le
conseguenze del suo insano gesto.
Una
buona notizia?
No,
manco per il cazzo, perché la prima cosa che avrebbe
dovuto fare
– se fosse stata davvero
pentita
– sarebbe stata quella di presentarsi alla Polizia o ai Carabinieri
e consegnarsi alle
autorità per tutti i reati
che
ha commesso e che a
causa sua sono
stati commessi da altri, invece di farsi un altro po' di pubblicità
sui giornali ed in TV.
E
purtroppo questo non
è il
primo caso di cui si ha notizia, di queste brave
figliole che
pensano bene di rimediare
alle
loro intemperanze sessuali
accusando
il malcapitato (o i malcapitati) di turno e dal momento che in questo
civilissimo e
cattolicissimo Paese
i reati a sfondo sessuale provocano sempre, immancabilmente e senza
starci troppo a pensare, l'indignazione generale verso il (presunto)
colpevole, che normalmente si sfoga immediatamente – bene che vada
– con l'arresto immediato e la carcerazione preventiva. Salvo poi
scoprire – qualche giorno o qualche settimana dopo – che la vera
vittima è
quella che stanno seviziando in caserma o in carcere; perché se non
lo sapeste, chi viene gettato al gabbio con l'accusa di
abusi/violenza sessuale – peggio ancora se su ragazze minorenni o
bambini – campa in genere poco
e
male
in galera.
Ma
la vera chicca, che ho letto pochi minuti fa, è che i genitori della
brava ragazza pentita, in attesa che la (in)giustizia italica si
degni di muoversi e fare il suo corso, hanno deciso di allontanare
momentaneamente l'incauta figliola per sottrarla – poverina –
alla gogna in quel di Torino, fino a che non si siano calmate le
acque, spedendola qui
nella
Capitale, presso parenti.
Certo
che ci mancava un altro campione di... modestia d'importazione, come
se non ne avessimo già abbastanza di quelli nostrani.
E
ci sono ancora i soliti professoroni che si domandano come
mai
i maschi italici, specie quelli più giovani, sembrino avere ormai il
sacro terrore di
avere rapporti con le loro controparti femminili: coi tempi che
corrono ed i sempre più numerosi esempi – simili a questo – che
ci vengono propinati dai media, ci vuole davvero un
bel coraggio per
tentare un qualsiasi tipo di approccio con il gentil sesso... chi ti
dice infatti che – a cose fatte – la tua lei
non
abbia un
ripensamento repentino e
non decida di considerare che quello che avete
appena fatto in due
sia stato invece un vile atto di circonvenzione?
Circonvenzione
si... ma di incapace!


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