...con tanto di prelavaggio, centrifuga
e risciacquo, un vero film vivo, pieno di morti che
procede imperterritamente per esaurimento protagonisti, girato sulla
falsariga dei tanti camp horror movies che tanto andavano di
moda negli anni '80 del secolo scorso ma con una trama ed un setting
decisamente innovativo rispetto alla media del genere.
L'ennesima dimostrazione che il nuovo
cinema europeo è sempre più rivolto a nord, dove evidentemente
hanno qualcosa da dire e che si può fare un film godibile e ben
fatto senza dover spendere centinaia di milioni, di euro o dollari
poco importa, e senza dover necessariamente importunare l'attorone di
turno.
Purtroppo, come troppo spesso accade
con queste produzioni considerate di nicchia o di genere
(vedasi in proposito il più recente Iron Sky), anche
questo film non sfugge alla regola ed è per questo che – benché
sia uscito nell'ormai lontano 2009 – è possibile vederlo solo oggi
e per di più in una edizione straight to video, quando – a
mio modestissimo parere – avrebbe senz'altro fatto la sua porca
figura nelle sale e sul grande schermo, magari al posto di una delle
tante (troppe) insulse megaproduzioni di Hollywood.
Incuriositi?
A questo punto, dovreste esserlo,
perché per quanto mi riguarda, incuriosito lo sono stato nel momento
stesso in cui questo film venne proposto da uno dei tanti gruppi di
fansubber sul web poco dopo
la sua uscita nelle sale (no, non da noi, in qualunque altro paese
del mondo, ma non da noi).
Il
film in questione è Dead Snow (Død
Snø),
una pellicola norvegese
di recente produzione, come vi ho già detto, in cui gli autori
prendono come spunto la storia recente del loro paese per ambientarvi
uno splatter/horror a base di revenant
nazi-style.
Certo,
l'idea dei nazi zombie non
è proprio nuovissima ma questa volta è strutturata e sfruttata in
modo decisamente più innovativo rispetto al solito, classico
esperimento di weird
science nazista
andato male, come nel classico anni '70 L'occhio
del triangolo (Shock
Waves, 1977)
o i più recenti Outpost
(2007)
o The Bunker
(2001),
anche se in questi ultimi due casi parlerei più di ghost
movies
che non di zombie veri e propri.
Vabbè,
in definitiva sempre di morti redivivi si tratta, sicché...
Tornando
a bomba, ho trovato vieppiù innovativa l'idea di giustificare con
una vera e propria maledizione
la resurrezione dei morti viventi di questo film, maledizione
lanciata sui vili invasori dalla popolazione locale e legata al
saccheggio e alla brutalità perpetrate delle truppe di occupazione
della zona contro i civili residenti, sfociata in una notte di
massacro e tregenda durante la quale i villici imbufaliti – tanto
più che la guerra era praticamente agli sgoccioli – decisero di
fare la festa ai loro persecutori, spingendo con faci e forconi i
superstiti fin su sulle montagne perennemente innevate che dominano i
fiordi norvegesi dove presumibilmente trovarono la morte, tagliati
fuori dalle loro linee e privi di qualsivoglia rifornimento.
Privi
di tutto il necessario per vivere, cioè, ma non del tesoro
che avevano saccheggiato, che è andato perduto con loro e poi
dimenticato – assieme al resto della storia – dalla stragrande
maggioranza della popolazione.
L'idea
del guerriero
vendicatore che
risorge dalla sua tomba per terrorizzare (e magari distruggere) i
viventi è assai tipica di quelle latitudini; non per niente la
figura del Draugr è
prettamente scandinava e legata ai miti e alle leggende vichinghe,
anche se credo che questa sia la prima volta che viene utilizzata per
delle... truppe di occupazione straniere e per giunta in forma così
massiccia (vedere per credere).
Da
vedere, specie se siete appassionati del genere zombie
horror,
però vi avverto: quella che a prima vista può sembrare la solita
commedia-horror scema e un po' lenta ad ingranare, dopo poco vira
decisamente sullo splatter più truculento e piuttosto brutale; vi
assicuro che c'è poco da ridere ma in compenso c'è una morale,
anche se molto sui
generis,
legata al settimo
comandamento.
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