Dopo ben due anni
da quando proposi la mia candidatura (cioè all'indomani della
presentazione ufficiale
e in pompa magna del nuovo sito produttivo della multinazionale da
parte del nostro (dis)pregiatissimo governatore, Nicola Zingaretti)
sono stato contattato, alcuni giorni fa da un'altra, sedicente
multinazionale, che asseriva di essere l'operatore ufficiale scelto
dall'azienda per vagliare le candidature e selezionare il personale.
Per
chi non l'avesse ancora capito, stiamo parlando di Amazon
che
dovrebbe aprire un nuovo magazzino generale nel Lazio, il secondo in
Italia dopo quello di Piacenza (che tra l'altro è già
abbondantemente assurto agli oneri delle cronache per le condizioni
di lavoro tutt'altro che idilliache!) e probabilmente il più grande
in assoluto, un'occasione per più di milleduecento
lavoratori
che, oggi come oggi, non sono proprio bruscolini, data la situazione.
Per
questa e per altre ragioni, decisi di presentare la mia candidatura e
– incredibile ma vero – dopo ere geologiche di assoluto,
imbarazzante silenzio da parte di chiunque altro – questi si sono
fatti vivi, non fosse altro che per un colloquio preliminare.
Fatte
salve le varie rotture
di palle
cui mi sono dovuto preventivamente
sottoporre
perché “propedeutiche” all'incontro (revisione dell'iscrizione o
iscrizione tour-court al portale dell'agenzia interiAnale e/o di
Amazon), mi viene chiesto di presentarmi alle 16:30 di un giovedì
presso la sede dell'agenzia in quel di Monterotondo
(per chi non lo sapesse, è un paesotto – anzi, una cittadina ormai
– alle porte di Roma, sulla via Salaria).
Fin
qui, tutto bene, nulla da eccepire, non è certo la prima volta che
mi viene richiesto di fare una... gita fuori porta per una proposta
di lavoro, se poi è seria
e
congrua,
la faccio volentieri, almeno cambio aria per una giornata.
Se
non che, come al solito, tra il dire e il fare c'è di mezzo...
l'Entità
Malvagia
che risiede al centro dell'universo e che ormai da decenni guata,
malevola e sogghignante, pressoché esclusivamente nella mia
direzione, bestia fottuta!
Dire
che questa... gita sia stata un calvario
sarebbe un eufemismo; quel giorno non c'è stata una
cosa
che sia andata per il verso giusto, a partire dal viaggio di andata.
Tanto
per cominciare, quel giovedì è stato registrato come la giornata
più calda dell'anno
in corso,
con temperature ben in eccesso dei 34°C previsti ed un tasso di
umidità da stroncare un cammello, figuriamoci un animaletto puccioso
da clima temperato come il sottoscritto.
Secondo,
nonostante fossi prudentemente
partito con largo anticipo rispetto all'orario dell'appuntamento, mi
sono ritrovato incastrato in un traffico allucinante, segno che delle
due l'una: o fanno tutti lavori part-time o la gente davvero non ha
più un cacchio di meglio da fare, perché metterci mezz'ora
d'orologio solo
per arrivare a Ponte Milvio alle tre
del
pomeriggio è davvero inaudito per una normale giornata lavorativa,
anche perché, di solito, la gente che non ha un cavolo da fare va in
direzione opposta,
verso il mare, non certo verso l'interno!
Comunque
sia, dopo aver svicolato per strade secondarie e provinciali varie,
dopo un'ora e un quarto di viaggio riesco a raggiungere l'agognata
meta, salvo scoprire, con mio immenso raccapriccio, che questi
emeriti deficienti
hanno
aperto bottega nella parte alta del paese, in una delle zone con la
viabilità fortemente limitata, tant'è che non
esistono parcheggi se
non quelli privati, condominiali, ragion per cui sono dovuto di fatto
riscendere nei pressi dello stadio (quasi 2 chilometri di distanza)
per parcheggiare per poi sgroppare a passo di carica, in
salita (con
una pendenza del 10%!) e sotto
il sole
per arrivare agli uffici.
Ovviamente
non vi dico nemmeno in quali condizioni sono arrivato, perché sono
facilmente intuibili.
Il
peggio, però, doveva ancora venire: sarò all'antica, quello che vi
pare, ma a miei tempi, quando ti convocava qualcuno per un colloquio
di lavoro e ti dava un orario preciso da rispettare, voleva dire che
dovevi presentarti ad orario, perché come arrivavi ti facevano
accomodare, facevi quel che dovevi fare e poi arrivederci e grazie!
Invece
questa banda di peracottari (anzi, peracottarE,
perché, alla faccia dell'uguaglianza e della lotta alle
discriminazioni, non
c'è
un uomo lì
dentro manco a cercarlo con un sensore termografico) che fa?
I
colloqui
collettivi,
cioè questa insopportabile idiozia made
in Ammerreka che
fa tanto corporate
e che mi sta estremamente sullo stomaco fin dai tempi delle adunanze
in piazza d'armi da militare... tra l'altro, c'è una ragione per cui
queste cose mi fanno incazzare come una scolopendra guatemalteca ed è
che non si
comincia mai
prima che tutto il gregge di aspiranti pecoroni non si sia radunato,
che si traduce il più delle volte in enormi perdite di tempo, visto
il costante declino dell'educazione civica dei candidati e che il
pistolotto che viene erogato viene poi regolarmente ripetuto
in
sede di colloquio individuale, quindi, qui
prodest?
A
meno che, badate bene, non sia già questo un test
per la valutazione della capacità di sopportazione dei candidati ed
è l'unica spiegazione logica a cui si arriva, perché altrimenti
vuol dire solo che si ha a che fare con una manica di deficienti!
Tenete
a questo punto presente che in tutto questo e con le condizioni
climatiche precedentemente descritte, queste putt... ahem!...
queste brave
ragazze ci
hanno fatto “fare anticamera” non nell'anticamera – anche
perché 25 persone
tutte
insieme dove le
metti in quel buco di agenzia? - bensì all'esterno
sul tarmac, sotto il sole!
Per
farvela breve, tra un cazzo e l'altro, per il colloquio vero e
proprio, che non ha preso più di una decina
di
minuti alla fine, mi sono dovuto sciroppare oltre due
ore
di attesa all'esterno.
Oltretutto,
non so per quale ragione o con quale criterio, di tutti i candidati
presenti, tanto perché ero il primo
della lista – se non altro per ordine alfabetico
oltre che di arrivo – sono stato l'ultimo
ad accedere al fatidico colloquio.
E
qui, finalmente, è caduto l'asino; dopo pochi minuti dall'inizio
dell'ennesimo spiegone, ho stoppato la fanciulla dall'altra parte
della scrivania ed ho cominciato a fare io
le
domande, con sua somma sorpresa, segno che, prima del sottoscritto,
questa aveva avuto a che fare solo con delle pecore o degli yesmen
(and
women), che assentono e tacciono e non pongono domande, non sia mai!
Questo
perché ho intuito, da quel che diceva e da come
lo
diceva, che questa non aveva capito un tubo o – più probabilmente
– non conosceva una benemerrima mazza della situazione locale.
È
venuto fuori così che avevo perfettamente ragione ed il che è
presto detto: come accade sempre in questi casi, questi idioti di
Amazon – che ragionano in termini strettamente corporativi –
hanno commissionato la selezione del persoAnale ai soliti
noti
in quel di Milano,
gente che del Lazio in generale e della situazione di Roma e
provincia in particolare, non sa (o non capisce) una mazza e che –
come fanno sempre in questi casi – ha pensato bene di mandare
in trasferta il
suo personale “direttivo” alle nostre latitudini anziché
prendere gente del
posto
o comunque con esperienze pregresse in
loco.
Infatti
non mi spiegavo altrimenti la non-chalance con la quale questa
parlava di andare a lavorare in mezzo alle campagne di Passo
Corese come
se fosse una passeggiata di salute, anziché un viaggio
di 50 e passa chilometri dalla Capitale, buona parte dei quali devi
farli
in autostrada (e
quindi pagare)
per giunta, se vuoi avere la speranza di arrivare in tempi
ragionevoli e sempre fatto salvo che si riesca ad arrivare al casello
senza rimanere incastrati sulla Salaria o sul GRA, cosa che, specie
il pomeriggio e la sera, è pressoché garantita,
soprattutto in autunno e d'inverno.
Senza
parlare di altri piccoli... dettagli, come per esempio il fatto di
dover avere pneumatici
invernali/da neve montati
da ottobre ad aprile, visto che da quelle parti piove e nevica che è
una bellezza!
In
pratica, non hai nemmeno cominciato a lavorare che già ti sei dovuto
spendere (a meno di averlo già, ovviamente) mezzo stipendio per
l'equipaggiamento.
Questo
perché il luogo dove sorgerà questa magnificente cattedrale
nel deserto
non è
raggiungibile né per pullman, né per ferrovia ma solo con mezzi
propri, che siano l'auto, il trattore, moto, bici o gambe poco
importa.
Giunti
a questo punto, mi sono reso altresì conto che tutti
i
miei predecessori quel pomeriggio erano veramente
un gregge di pecore, perché era evidente che nessuno
di loro aveva posto la benché minima domanda e/o questione sulle
condizioni del lavoro, altrimenti una qualsiasi persona normale
che non voglia essere la puttana della corporazione, si pone il
problema di dove
sia il posto di lavoro, quali
alternative
ci siano per raggiungerlo, per non parlare degli orari
e
della retribuzione,
perché è tutto molto bello sentire che pagano straordinari e
festivi (cazzo, ci mancherebbe altro!) ma devi considerare quanto
ti
danno di stipendio-base per considerare se il gioco vale la candela.
Ordunque,
è vero che 24 candidati su 25 venivano tutti dal paesello e dai
dintorni, che quindi le distanze, rispetto alla città, sono
dimezzate, soprattutto che non si devono sciroppare le atroci forche
caudine del tratto di strada che da Roma va a Monterotondo, però,
anche così, senza alcuna tipologia di trasporto pubblico
alternativo, se disgraziatamente resti a piedi per qualunque ragione
che fai? Prendi le ferie o più prosaicamente perdi
il posto,
stanti le testimonianze rese alla stampa dai dipendenti delle altre
sedi italiche?
Tra
l'altro, con gli orari di lavoro previsti, se non sei nelle
condizioni di arrivare sul posto di lavoro in tempi rapidi, rischi di
finire di vivere
per lavorare,
mentre dovrebbe essere l'esatto contrario.
Tra
l'altro, girando praticamente di
notte
sia che si faccia il turno mattutino (si attacca alle 06:00) o
notturno (22:00) ovvero che si esca dal turno pomeridiano (sempre
alle 22:00) si rischia veramente la pelle – vista la tipologia e le
condizioni delle strade – e per cosa?
Non
certo per la paga, che è al minimo
sindacale per
il CCNL del commercio con contratto rigorosamente
a termine
(tanto pare che più di tanto, per un motivo o per un altro, sono ben
pochi quelli che non disertano prima
della scadenza naturale del contratto) per scaricare merci dagli
autotreni, sballarla e ridistribuirla (a braccia!) per un magazzino
grande quanto un isolato cittadino perché – alla fine – è di
questo che parlava la proposta di lavoro.
Ora,
se il lavoro preliminare l'avessero assegnato a qualcuno di qui, con
ogni probabilità gente come me, a meno di essere sadici o degli
imbecilli inveterati, non
l'avrebbero mai contattata
perché chi vive qui e sa come funzionano le cose, sa bene che la
prima considerazione che tengono presente i candidati è il luogo di
lavoro e quanto ci voglia per raggiungerlo e con quali
mezzi/possibilità.
Perché,
alla fine della fiera, se solo per andare
e
tornare dal
lavoro ti ci vuole mezza giornata e per di più non puoi ammortizzare
la spesa perché sei costretto ad usare il mezzo tuo, non campi più,
sia perché non ti resta più il tempo per fare altro che non sia
spostarti, lavorare e (forse) dormire, sia perché lo stipendio –
diciamocelo, abbastanza esiguo a meno di ammazzarsi di straordinari e
farsi quasi esclusivamente festivi e notturni – lo consegni
direttamente al benzinaio sotto casa.
Non
per niente, negli annunci di lavoro un po' più seri che vengono
pubblicati di quando in quando, oggi si richiede pressoché sempre
come requisito che il lavoratore risieda in prossimità
del
posto di lavoro,
perché chiunque ha ancora un briciolo di buon senso sa bene che
nessuno ti rende, specie se il lavoro è di tipo fisico, se ti arriva
già stremato (e magari pure incazzato nero) per la transumanza,
specialmente quando la paga è... come dire... tutt'altro che
favolosa!
Dulcis
in fundo,
per la serie: non
ci facciamo mancare niente,
dopo tutta 'sta trafila, l'ho anche pagata cara dal punto di vista
fisico; accaldato, affaticato, soprattutto disidratato
dopo ore di attesa in piedi come un cretino all'aperto, sono dovuto
tornare (con più calma ma sempre sotto il sole e affrontando – al
contrario – la famigerata salita con pendenza del 10%) a riprendere
il semovente, dopodiché mi sono dovuto sciroppare il traffico,
pesantissimo, dell'ora di punta per tornare a casa, così che, una
volta arrivato, mi ha colpito una brutale contrattura
muscolare
alle gambe che mi ha messo fuori combattimento per quasi una
settimana e che ancora oggi, come mi sottopongo ad un qualunque
sforzo fisico, si fa sentire.
Come
vi avevo detto all'inizio: una giornata letteralmente di poo-poo da
cancellare dal calendario sperando che non abbia ulteriori seguiti.
P.S.
Ricordate
quando ho definito dei parvenu le fanciulle dell'agenzia? Bene,
sappiate che anche in questo caso avevo
ragione! Si,
perché queste defic... ahem... sprovvedute, hanno aperto la nuova
sede al paesello (evidentemente solo per questo lucroso contratto con
Amazon) senza
minimamente
premurarsi di allertare le autorità
preposte
della loro presenza e dei loro scopi, così che ho avuto l'esperienza
di assistere alla convocazione
ufficiale
di un qualsivoglia responsabile della sede niente meno che dai
carabinieri del
paese, il cui maresciallo voleva (giustamente) sapere chi accidenti
fossero e per quale ragione ci fosse tutto quel viavai di gente...
sapete com'è, di questi tempi non si può essere sicuri di nulla e
comunque, care le mie peracottare nordiche, non sapete che la
denuncia di inizio attività è un obbligo
di legge!?
In
che cazzo di mani stiamo!


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