Oddio, in realtà, prima di lui ci sono
stati almeno un paio di tentativi noti, il più riuscito dei quali (o
il meno fallimentare, fate voi) fu il Mondragòn di
progettazione messicana ma prodotto in Europa, che fece una fugace
apparizione all'epoca della Grande Guerra, dove fu utilizzato dalle
Potenze Centrali (Germania e Impero Austroungarico) in battaglioni di
élite di scarsissimo valore in quanto ad influenza dal punto di
vista tattico o strategico; peggio andò al coevo (e italianissimo)
Cei-Rigotti, che
all'alba del XX secolo fu spedito da Ponzio a Pilato in vista di
un'adozione che non avvenne mai.
Negli
stessi Stati Uniti, il famoso progettista Pedersen provò
a lanciarsi nell'impresa con esiti assolutamente trascurabili – e
ben presto dimenticati – ma fu solo verso la fine degli anni '20
che un giovane e promettente ingegnere – John
Garand –
impiegato del Governo statunitense presso l'arsenale di Springfield
mise a punto l'arma che rivoluzionò il mondo delle armi leggere
militari e che diede il via ad una nuova specie che si è evoluta
fino ai giocattoli hi-tech
in
uso oggi.
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| Progettato in Messico, costruito (guarda un po' il caso) in Svizzera, adottato dai crucchi nella Prima GM, il Mondragòn è forse il progenitore assoluto della categoria |
Sto
parlando del fucile
semiautomatico M1 Garand realizzato
originariamente in calibro
.30-06
(lo stesso del fucile M1903
Springfield allora
il fucile d'ordinanza dell'esercito USA) prima arma del suo genere in
assoluto ad essere adottata da un esercito maggiore come arma
d'ordinanza per tutte le FF.AA. Del paese, nel 1934.
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| Il fallimentare (e MAI ADOTTATO da alcun esercito, manco per sbaglio) Fucile Automatico Cei-Rigotti di italica fabbricazione |
Mi
sono infatti reso conto che era un bel pezzo che non postavo nulla
riguardo la prima
G di
questo blog, impegnato come sono a districarmi tra il lavoro che non
c'è e i casini di cui sono testimone (e talvolta partecipe) che
avvengono un giorno si e uno no in questa disgraziata metropoli.
Visto
e considerato che questo è uno dei pochi... implementi
di distruzione che
abbia mai utilizzato dal vero in vita mia e che è veramente un pezzo
di storia (ancorché ancora in uso) non indifferente, ho pensato bene
di proporvi quello che – a mio modestissimo parere (e non solo) è
considerato una delle migliori armi
lunghe di
tutti i tempi.
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| John Garand posa con la sua creatura |
Funzionante
a gas grazie ad un otturatore rotante, il meccanismo del Garand era
di per sé rivoluzionario, in quanto funzionava egregiamente pur
facendo a meno delle (inutili) complessità meccaniche di tutte le
armi sperimentali precedenti: era robusto, affidabile, meccanicamente
semplice e sparava bene, potente e preciso fino ai 600 metri e dotato
di un sistema di alimentazione
rapida a pacchetti che
velocizzava enormemente la procedura di ricarica, una volta esploso
l'ultimo colpo.
Paradossalmente,
fu proprio il sistema di ricarica del serbatoio che diede sempre da
pensare, non tanto al progettista o ai pezzi grossi dell'esercito,
quanto alle truppe combattenti di prima linea.
Se
è infatti vero che la dotazione (8 colpi) era quasi doppia rispetto
alla stragrande maggioranza della... concorrenza (sia i fucili a
ripetizione ordinaria Mauser in uso presso le FF.AA germaniche che
gli Arisaka nipponici – o i Mannlicher-Carcano Modello 91 italiani
– avevano serbatoi integrali da 5
cartucce)
così come rispetto allo stesso modello 1903 Springfield che
sostituiva, è anche vero che la modalità di tiro semiautomatica
permetteva al fante di consumarla in pochi secondi, specie quando
sparava a volontà per fornire il fuoco di copertura per i
commilitoni o perché in preda all'adrenalina.
Il
caricamento con un pacchetto di munizioni integrale al sistema di
alimentazione stesso impediva infatti al soldato di... rimboccare
il
serbatoio con colpi sciolti, magari durante una pausa nei
combattimenti: o si espelleva il pacchetto semi-usato per sostituirlo
con uno nuovo oppure bisognava tenersi i colpi rimasti ovvero sparare
tutti i colpi restanti per poter ricaricare l'arma.
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| Il famigerato "pacchetto" da 8 colpi |
Di
per sé potrebbe anche non essere un grosso problema ma è certo che
– alla fine di uno scontro – dovevano esserci in giro per il
campo di battaglia parecchi pacchetti semi-pieni di cartucce che
potevano andare sprecate.
Il
secondo problema derivava dal meccanismo di espulsione del pacchetto
esausto: quando si sparava l'ultimo colpo, l'otturatore andava
automaticamente in apertura mentre il pacchetto spento veniva espulso
dall'arma con un forte ping!
udibile
chiaramente anche ad una certa distanza.
Nel
corso di una sparatoria generalizzata, botto più, botto meno,
difficilmente qualcuno ci fa caso, ma nel caso di ingaggi tra
pattuglie o scaramucce, il suono avvertiva non solo il fante che
occorreva ricaricare ma anche il nemico che così sapeva che il suo
avversario era a corto di munizioni.
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| Caricamento del pacchetto nel serbatoio; se lo si inserisce come stanno facendo in fotografia, vi garantisco che come minimo ci si rimette un dito... |
È
vero che – avendo i pacchetti a portata di mano – la ricarica del
Garand richiede solo pochi secondi ma sul campo di battaglia quei
secondi possono fare la differenza tra la vita e la morte, se il
nemico è in grado di sfruttarli, p.es. per effettuare uno
spostamento rapidamente e in sicurezza ovvero per lanciare un attacco
(magari con una bomba a mano) senza timore di un'immediata
rappresaglia.
È
anche vero, però, che i G.I.
Americani
impararono ben presto ad utilizzare questo supposto svantaggio
a
loro favore, p.es. lanciando dei pacchetti vuoti – conservati
appositamente allo scopo – in modo che, cadendo al suolo,
emettessero il famigerato ping!
segnalando
urbi et orbi che il nemico stava ricaricando... per poi fare una
sgradita sorpresa al nemico, quando veniva investito dal fuoco da
parte di soldati che si supponeva stessero ricaricando.
A
parte questi aneddoti, il fucile semiautomatico Garand
M1 ottenne
un successo che è paragonabile solo a quello del sovietico AK47
Kalasnikov anche
se le due tipologie di armi sono alquanto differenti; prodotto in
diversi milioni di
esemplari (circa 6 o forse più) e distribuito nel periodo
post-bellico a numerosissimi paesi filoamericani in tutto il mondo,
fu adottato come armamento standard da parecchi eserciti – compreso
il nostro, dove era ancora in uso negli anni '90 – e modificato o
costruito ex-novo
(come
fece la Beretta per l'E.I. negli anni '50) per impiegare le nuove
cartucce 7,62x51mm NATO standard
al posto delle vecchie cartucce americane .30-06, dello stesso
calibro nominale ma decisamente più lunghe.
Gli
americani utilizzarono il Garand ancora nella Guerra
di Corea (1950-53)
fino all'intervento in Vietnam, quando – sostituito nel servizio di
prima linea dal nuovo M14
– venne passato alla riserva e alla Guardia Nazionale.
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| Il successore del Garand, lo Springfield M14 automatico... |
Per
dirla tutta, anche lo Springfield
M14 (che
tra l'altro avrà vita assai breve come arma militare, sostituito già
alla metà degli anni '60 col giocattolo
di plastica M16)
è in realtà figlio del Garand, in quanto non si tratta d'altro che
di un M1 in calibro 7,62mm/.308 Winchester con caricatore amovibile
da 20 colpi e capace di sparare a raffiche, così come il nostrano
BM59 della
Beretta, che gli è talmente simile da poter essere tranquillamente
scambiato, ad un occhio non esperto con il fucile americano.
Eppure,
per esperienza personale, vi posso assicurare che quella vecchia
spingarda – che ai miei tempi praticamente nessuno
voleva
usare – sparava e si maneggiava decisamente meglio rispetto al più
recente (si fa per dire, visto che erano stati costruiti quando io
esistevo solo nei pensieri di Dio) FAL
–
come i nostri ufficiali e sottufficiali amavano chiamare il BM59,
anche se del celeberrimo fucile da guerra automatico belga il nostro
schioppo non aveva nemmeno la puzza – che era più
figo perché
sparava a raffica (che tra l'altro non ci facevano usare mai
–
e a ragion veduta!) e aveva il bipiede integrale e il calcio
pieghevole (anche se noialtri, in quanto non appartenenti ai reparti
di prima linea, avevamo quasi tutti la versione a calcio fisso).
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| ...e la versione nostrana, il Beretta BM-59 in versione standard e d'assalto, con impugnatura a pistola per renderlo più controllabile (o meglio, MENO incontrollabile) nel tiro a raffica |
Ormai
considerato obsoleto per l'uso militare, il vecchio Garand è ancora
in giro per il mondo e non sto parlando degli esemplari originali,
quelli
costruiti a ridosso della Seconda Guerra Mondiale (anche se oggi come
oggi ce ne sono diverse migliaia in giro in mani civili, venduti come
surplus dai
depositi militari) ma di fucili nuovi
di pacca che
vengono prodotti oggidì negli States come fucili da tiro o caccia in
versione “civile”, stesso destino, d'altronde, che è toccato al
M14, che come Springfield M1A1 (e varianti) viene venduto come fucile
per il tiro al bersaglio, attività nella quale entrambe le creature
di John Garand eccellono.
Le
nuove meraviglie hi-tech
in
polimeri e leghe di titanio – sia civili che militari – potranno
anche essere l'ultima moda ma non so sinceramente dire quanto
dureranno
sulla lunga distanza, mentre sono più che certo che il vecchio
capostipite andrà in giro ancora per molto, molto tempo, visto che
sono trascorsi già più di 70 anni da che venne ideato – al pari
di altre vecchie glorie, come i fucili Mauser
Kar-98 o
le inossidabili carabine Winchester
(quelle
a leva, risalenti al Far
West per
capirci) – ed è tuttora ampiamente utilizzato in buona parte del
mondo occidentale.













