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| C'hai poco da festeggiare, caro mio... adesso che sei il sindaco della MINORANZA dei Romani, voglio proprio vedere COSA sarai in grado di fare... t'aspetto al varco! |
...peccato però che il “vincitore”
- così, a pelle – non mi pare proprio che sia una grande
alternativa, così come adesso io (e tanti altri, immagino) lo
aspetto al varco, cioè alla prova dei fatti seri
e concreti, anche se
sono più che disposto, almeno per i primi mesi – diciamo pure il
primo anno, va'... - a concedere il beneficio del dubbio al
nuovo Primo Cittadino
della
Capitale.
Come
si suol dire, infatti, habemus
sindaco: Gianni “eja
eja” Alemanno non
è più e al suo posto abbiamo ora Ignazio
Marino,
che ha praticamente stravinto
con
oltre il 60% dei
consensi.
Il
che vuol dire, già di primo acchito, che il prode sindaco sceriffo
de'noantri non è stato capace di riportare al suo ovile manco le
pecore che lo avevano votato al primo turno, il che la dice lunga –
a mio modestissimo parere – sull'affetto che i cittadini di Roma
avevano verso il peracottaro fascistoide protagonista di ben cinque
anni di
inciuci, intrallazzi e malversazioni, così com'è stato più volte
denunciato anche da autorevoli (in quanto mai
smentite)
fonti d'informazione pubbliche e private.
Certo,
lui ha il suo ben dire che non c'entra niente con i ladrocini, le
truffe e gli imbrogli, che sui suoi conti non è mai transitata manco
una lira... peccato però che in questi ultimi cinque anni siano
stati i suoi
uomini,
i fedelissimi che ha sistemato in ogni posizione di potere e/o
responsabilità a combinare porcate su porcate, al che, delle due
l'una: o è colluso anche lui oppure – cosa che già dissi
all'indomani della disfatta giudiziaria della presidenza Storace alla
Regione Lazio – è un emerito incompetente che non sa nemmeno
scegliersi i collaboratori.
Fatto
sta che – da quando è stato eletto al Campidoglio – Alemanno si
sia dimostrato il peggiore
sindaco
che questa martoriata metropoli abbia mai
avuto soprattutto
(ma non è una denuncia nuova, se mi conoscete) per quanto riguarda
la famigerata questione della (in)sicurezza
cittadina:
non è notizia di oggi il fatto che la mia città abbia superato –
specie nel corso degli ultimi 24 mesi – tutti
i record per
quanto riguarda le attività malavitose e i reati gravi
che
si sono consumati nella Capitale.
E
non, badate bene, nelle periferie degradate o nelle zone notoriamente
famigerate bensì nel cosiddetto salotto
buono della
città.
Non
voglio qui fare l'ennesima tirata sull'impiego delle forze del
(dis)ordine in attività che non le sono congrue o meglio, di cui non
poteva importare meno alla cittadinanza generale ma credo che ci
siamo capiti.
E
non parliamo poi degli scandali
legati
alle amministrazioni delle aziende comunali: le parentopoli di ATAC e
AMA, i concorsi truccati al Comune (non ultima la buffonata pre
elettorale di cui vi ho dato notizia solo un paio di post fa) o
l'acquisto dei famosi filobus
fantasma costati
decine di
milioni di euro e che non si sono mai
visti per
le vie della Capitale e queste sono solo le punte dell'immenso
iceberg di morchia che la (ex) amministrazione Alemanno ha prodotto
nel corso dell'ultimo lustro.
La
cosa che però deve far pensare è comunque un'altra, cioè che buona
parte dei nuovi sindaci del Lazio e non solo, non sono – come si
suol dire – i sindaci di
tutti
bensì solo di una risicatissima
minoranza
che ha deciso di andare a votare, in quanto la stragrande maggioranza
dei cittadini chiamati alle urne ha semplicemente deciso che non
valeva la pena di
perdere il proprio tempo per andare
a votare.
E
che ci crediate o no, questa volta nemmeno
IO sono
andato a votare.
Perché?
Perché
sono stufo, anzi, arcistufo di dover andare a perdere tempo per
scegliere tra una merda e uno stronzo: ci sono stati diciassette
candidati
sindaci a Roma nel primo turno e non ce n'era uno
che
valesse la pena votare, perché – ancora una volta – non hanno
fatto altro che menare il can per l'aia o fare sviolinate ai
cittadini per accaparrarsi i voti; ce ne fosse stato uno che avesse
detto chiaramente cosa
intendeva
fattivamente fare
per risolvere i problemi di questa (o delle altre, vista l'affluenza
alle urne) città.
Chiacchiere,
solo chiacchiere ma nemmeno una proposta
che
fosse una, fattiva, concreta e attuabile a breve termine.
Il
problema qui è che – come al solito – in questo Paese non
c'è
una legge riguardo l'affluenza (o meglio, la mancanza della stessa)
alle elezioni.
In
molti paesi, se la gente non
va
a votare le elezioni sono invalide
e
la cosiddetta classe
politica del
paese, quanto meno, si ritira in buon ordine per capire come, dove,
quando e soprattutto perché la gente non
ha
votato.
Qui
no: con la sola eccezione notevole dei referendum, non c'è un quorum
minimo
perché le elezioni amministrative o politiche siano valide.
Ed
è così che nessuno
nei
vari schieramenti politici ha la testa per mettersi seriamente a
ragionare su che cosa non vada e sul perché i cittadini decidono di
non andare a votare.
Perché
hanno una paura
fottuta di
rendersi finalmente conto che la gente comune si è letteralmente
scassata il cazzo di farsi prendere in giro ogni volta che si è
chiamati alle urne: tante belle promesse (a dire il vero nemmeno
quelle, nelle ultime tornate elettorali a base di insulti
e
contumelie tra
le varie formazioni politiche) mai
realizzate
se non a favore dei soliti
noti che
col comune magnano da sempre a quattro palmenti – qui a Roma si sa
che non si muove foglia che il palazzinaro non voglia – contro il
miglior giudizio dei cittadini residenti e/o delle
mini-amministrazioni locali che anzi, troppo spesso e volentieri,
sono anch'esse colluse con i pezzi grossi del Campidoglio.
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| Ancora una volta, in mano a chi stiamo... speriamo bene, anche se chi di speranza vive... non è vero, povera Italia? |
Basta
pensare solo allo sperpero
di
suolo pubblico che
è stato operato a Roma da quando Alemanno fu eletto sindaco, tutto a
favore di costruttori
privati che
hanno però edificato su terreno
demaniale,
un abominio che va contro ogni legge o consuetudine: la terra è
nostra ma
ci insistono sopra edifici privati
che non vengono (o verranno, ce ne sono ancora centinaia
in
costruzione) assegnati alla cittadinanza ma venduti
ai
prezzi che dicono questi sciacalli... e questo con decine
di migliaia di
immobili – sfitti o invenduti – che stanno andando in malora nel
centro cittadino e
nei quartieri storici della Capitale.
Se
queste non sono motivazioni più che valide per comprendere come e
perché la gente non va più a votare, non so cos'altro si possa dire
alle teste di legno che siedono sugli scranni del potere.



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