È stata testé sottoposto alla mia attenzione questo interessante articolo postato dalla notoria rivista di cultura armiera Armi e Tiro della quale fui, un tempo oggi abbastanza lontano, un avido lettore anche se, in tempi più recenti, ho smesso di seguire pedissequamente (specialmente nella sua versione cartacea, a pagamento) per - diciamo - insanabili differenze di vedute.
L'articolo in questione è il seguente: Svizzera: stop ai finanziamenti per le armi?
Questione
interessante ed in effetti sottolinea uno dei casi da manuale di
schizofrenia tipicamente sFissera: possiedono una delle industrie armiere più
sviluppate e capaci del pianeta ma non si sa che accidenti le
producano a fare, visto che le draconiane leggi dello stato federato
impediscono de facto le esportazioni (un po' come accadde qui da noi
sotto la "illuminata guida" - sì, con la 230V - di Baffino
presidentO del Con(s)iglio) ovvero, per dirla con le parole di un CEO
della Oerlikon in tempi non sospetti (se non ricordo troppo male):
"la Svizzera è un arsenale ma gli è permesso di vendere armi
solo a chi NON le vuole!"
Anche a me sembra
quanto meno strano non che la banca, ancorché centrale, finanzi
l'industria bellica (dopotutto è pur sempre un'istituzione
creditizia, per di più nazionale) ma che si prendano i soldi
dell'equivalente svizzero dell'INPS per foraggiarla, questo sì che
mi perplime, così come evidentemente lascia interdetti anche i
pensionati e pensionandi elvetici, visto che di fatto buttano
vagonate di soldi in un sistema industriale che (per le ragioni
citate sopra) NON fa profitti ma allo stesso tempo non si limita a
produrre solo quel che serve per la difesa nazioAnale.
In realtà sappiamo
tutti che gli elvetici sono dei figli di mignotta senza possibilità
di redenzione; non per niente il loro paese l'hanno costruito sui
profitti dei mercenari e sul traffico di valuta estera e sui conti in nero di tutti i maggiorenti e i dittatori del mondo conosciuto, ed infatti vendono le loro "merci" ovunque nel mondo e al miglior offerente - e non sto parlando di
orologi a cucù e cioccolatte - tramite un'amplissima rete di
consociate estere ed è forse qui che va ricercata la vera ragione di
questo referendum, perché sinceramente anche al sottoscritto
roderebbe un po' tanto il culo di vedere i suoi sudati quattrini, men
che meno quelli dell'istituto di credito centrale nazionale, sborsati con grande liberalità per
foraggiare gente che di fatto si ingrassa già abbondantemente di suo
le tasche, aggirando la normativa nazionale e affibbiando, tra
l'altro, la nomea di trafficanti d'armi senza scrupoli a chi queste
le produce solamente e per di più conto terzi.
In questo senso sono
rimasti emblematici i casi delle accuse, rivolte in maniera
abbastanza insensata dalle varie ONLUS e ONG attive nel soccorso in
guerra e nella tutela dei diritti umani, alla povera Italietta (!),
colpevole di aver fomentato guerre (?) e devastazioni (!) nonché
stragi di civili innocenti (!!!) con le sue armi, salvo scoprire poi
che le armi in oggetto erano di due tipi: quelle transitate per i porti del
Belpaese (e quindi NON vendute dallo stesso) ovvero fabbricate in stabilimenti
insistenti, questo sì, sul territorio italico ma di proprietà
esclusiva di conglomerati esteri, nello specifico della
RHEINMETALL AG (Germania) e della OERLIKON AG (Svizzera, per
l'appunto) che le hanno vendute urbi et orbi (soprattutto a paesi
palesemente in stato di guerra, in aperta contravvenzione delle
rispettive normative nazioAnali) non certo ingrassando la povera
Italia, che di quei soldi ha visto giusto stipendi e contributi per i
dipendenti!











