Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!
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sabato 23 dicembre 2023

L'arma definitiva che non fu mai

 Post tipicamente pre-natalizio, frutto delle mie consuete divagazioni tra web e sacri testi, su uno degli implementi di distruzione più misconosciuti - ed in qualche modo, leggendari - di sempre, un vero e proprio What If? risalente alla Seconda Guerra Mondiale, solo che, a differenza delle ben più note Wunderwaffen, quello di cui parliamo era proprio l'opposto.

Non molti sanno, infatti, che già a partire dalla fine del 1942, dopo i rovesci subiti dalle fino ad allora invincibili armate del Reich Millenario in quel di El Alamein e Stalingrado, gli alti comandi della Wehrmacht, in una rara presa di coscienza militare, cominciarono a ventilare l'ipotesi che la guerra avrebbe anche potuto non andare come previsto.

Per questo motivo, cominciarono a guardarsi intorno alla ricerca di alternative viabili nella malaugurata ipotesi in cui avessero cominciato a prendere tanti e tali ceffoni da ridursi a dover combattere non più all'offensiva, bensì per la difesa del suolo patrio, in particolare dalle orde dei cosacchi provenienti dall'est, un conflitto per il quale era già stato dimostrato che più che la superiorità tecnologica e tattica, contavano assai più i grandi numeri.

Il risultato di questo ragionamento fu il cosiddetto Primitiv-Waffen-Programme cioè un programma di ricerca e sviluppo per la realizzazione di armi rozze ma efficienti, che potessero essere prodotte con tecniche basiche in officine scarsamente attrezzate e da manodopera generica con un minimo delle ormai scarseggianti materie prime strategiche, in quantitativi industriali - nel senso più letterale del termine - nel minor tempo e al minor costo possibile.

Una delle aziende che prese in seria considerazione la cosa fu la Erma (Erfurter MaschinenWerke) di Erfurt, già nota per la progettazione e produzione di gran parte delle pistole mitragliatrici e dei moschetti automatici in uso presso tutte le armi del regime germanico, che tra la fine del '42 ed i primi mesi del 1943 proposte alla Heereswaffenamt (cioè l'autorità di approvvigionamento armi dell'esercito) il suo EMP (o MPE) 44 una pistola mitragliatrice che rispondeva in pieno ai requisiti del summenzionato programma.

Destinata ad armare legioni di coscritti e di miliziani della futura Volkssturm, la EMP 44 (Erma Maschinen Pistole) era infatti un'arma dal funzionamento a massa battente, assolutamente convenzionale, realizzata con un minimo assoluto di operazioni di saldatura e punzonatura, utilizzando de facto dei tubi di acciaio di non eccelsa qualità e di diametro e spessore pressoché uniformi per tutte le parti componenti: carcassa, fusto, canna e calciatura. Praticamente le uniche parti che necessitavano di una migliore lavorazione erano la rigatura della canna ed il mollone di recupero. Tutte le parti accessorie - mirini, pozzetto di alimentazione e compensatore/spegnifiamma - erano saldate alla struttura di base, anche queste realizzate con il minimo indispensabile di operazioni di stampo/tornitura ed assolutamente basilari.

I mirini - rialzati - erano protetti da robuste intelaiature metalliche; la tacca di mira - a fogliette, tarata per le distanze (assolutamente ottimistiche) di 100, 200 e 300 metri - fungeva anche da ponticello di rinforzo per il punto più debole del disegno, cioè la doppia bocchetta di alimentazione, ripresa pari pari dalla MP40/II - una modifica di non grande successo della MP40 standard - che permetteva di utilizzare due caricatori alla volta - uno alla volta, ovviamente - per compensare in qualche modo il vantaggio sovietico dato dalla grande capacità dei caricatori a tamburo impiegati nella PPSh-41 dell'Armata Sovietica.

I caricatori impiegati erano quelli - standard - usati nelle pistole mitragliatrici della serie MP38/40, per facilitare ulteriormente la logistica.

Come potete apprezzare dalle fotografie allegate, il prodotto finale era rozzo al limite dell'imbarazzante, rifiniture? Manco a parlarne, però aveva un pregio non indifferente: funzionava.

Eppure l'Heereswaffenamt ne rimase tutt'altro che impressionato, anzi: rigettò l'arma come... troppo primitiva, anche per un programma di armi primitive!
Certo, i tedeschi - anche quando utilizzavano armi... utilitarie, come la MG42, erano comunque avvezzi a ben altri standard qualitativi e nel '43 la situazione non appariva ancora così disperata da dover adottare in quantità un simile accrocco di rottami e tubi di ferro eppure qualcosa mi dice che, già a partire dalla seconda metà del 1944, si saranno pentiti in parecchi di non aver apprezzato questa proposta, quando, dopo i russki, anche gli angloamericani hanno cominciato a bussare alla porta di servizio!

Con ogni probabilità, di quest'arma non ne vennero prodotti che poche centinaia di esemplari; una diceria afferma che - negli ultimi mesi di guerra, quando veramente i russi stavano per bussare alla porta - ne venne prodotta una certa quantità dagli operai stessi della Erma per l'estrema difesa degli stabilimenti minacciati ma, come dicevo, è una voce non confermata.

Quel che è certo è che un certo numero di esemplari fu rinvenuto e liberato dagli Alleati alla fine della guerra ed è solo per questo che siamo in possesso delle informazioni concernenti questa arma per la distribuzione di massa che non fu.

Per quanto riguarda le specifiche della EMP 44, queste sono le seguenti:

Calibro: 9x19mm Parabellum
Funzionamento: a massa battente
Modalità di tiro: solo automatica/a raffica libera
Cadenza di tiro: (effettiva) 128 colpi/minuto, (ciclica) 5-600 colpi/minuti
Alimentazione: due caricatori prismatici amovibili bifilari della capacità di 32 colpi
Peso Caricatori: 0,26 kg (vuoto), 0,65 kg (pieno) cadauno
Mire: anteriore, a lama protetta, regolabile; tacca di mira a fogliette a V, tarate per le distanze di 100, 200, 300 metri*
Lunghezza: 72 cm.
Lung. Canna: 25 cm.
Peso: 3,66 Kg (scarica), 4,96 kg (carica con 2 caricatori in sede)
Passo di rigatura: 4 righe ad andamento destrorso
Velocità iniziale: 390 m/sec con munizioni d'ordinanza tedesche con pallottola da 8 gm/124 grani


* data la lunghezza ridotta della linea di mira e l'ergonomia dell'arma, lo scrivente ritiene che la portata utile realistica si aggirasse sui 75 metri, max. 125 con tiro mirato, piuttosto che i 200 metri riportati nei documenti ufficiali.

Come sempre, chiudo anche questo articolo con i dovuti ringraziamenti a chi ha materialmente fornito la ciccia, ovverosia il mai troppo compianto sir Ian V. Hogg (Military Small Arms of the 20th Century, 7th Edition) per le note tecnico-storiche e il grandissimo Kevin Dockery (The Armory, sito web) per le specifiche puntuali, senza i quali nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.

mercoledì 4 luglio 2018

L’uomo che ha dato inizio ad un mito…



...che è andato avanti ininterrottamente dal 1898 ad oggi, crescendo e moltiplicandosi ed assumendo un ruolo-guida a livello mondiale.

Sto parlando del celeberrimo (o famigerato, fate vobis) Jane’s Information Group e del suo fondatore: John Frederick Thomas Jane!

Di lui, in realtà, non si sa poi molto; di più (e di peggio!) la sua biografia completa e l’elenco delle sue opere sono letteralmente scomparsi dalla homepage del gruppo da che la Jane’s è entrata a far parte del conglomerato a stelle e strisce IHS Inc. nel 2007, ma quel che si sa è che nacque nel lontano 1865 a Richmond, nel Surrey (Regno Unito) figlio di un vicario e che studiò alla Exeter School, dopodiché trascorse praticamente quasi tutta la sua vita a Portsmouth.

Avido disegnatore e appassionato di navi, comincia la sua carriera disegnando, per l’appunto, le navi della Royal Navy nel porto di Portsmouth, nel contempo da la stura ad un’altra delle sue passioni: il gioco di simulazione con miniature.
Di fatto sarà uno dei primi in assoluto a scrivere un regolamento di wargaming navale e la sua prima opera – che darà il via alla sua carriera di divulgatore di res militaris – è in realtà un (grosso) supplemento per il suo gioco: All the World Fighting Ships uscito, per l’appunto, nel 1898, divenuto di lì a poco un appuntamento annuale nelle librerie per tutti gli appassionati (e non solo).

Già prima il nostro si è fatto conoscere, come illustratore di romanzi di fiction scientifica (già proprio quella che, nel secolo XX, sarà definita fantascienza) e come scrittore – lui stesso – di romanzi di fantascienza, con una spiccata tendenza al post-apocalittico: To Venus in Five Seconds (Verso Venere in 5 Secondi, 1897) e The Violet Flame (La Fiamma Viola, 1899) entrambi inediti nel Belpaese mentre il primo è stato riproposto di recente in edizione cartacea.

Nel 1909 aggiunge una nuova passione a quelle che già nutre: quella per l’aviazione, che si traduce nel primo volume del All the World Aicraft che – assieme a Fighting Ships – diverrà uno dei famigerati annuali della Jane’s.
Nel frattempo scrive anche saggi (piuttosto critici, a quanto pare) di tattica e strategia navale e – durante la Grande Guerra – una specie di bollettino mensile che riporta in maniera sintetica tutte le operazioni belliche in cielo, in terra e in mare.

Purtroppo il nostro ci lascia piuttosto prematuramente, a soli 51 anni, nel 1916, immagino vittima dell’epidemia di Spagnola ma ormai il più è fatto: la casa editrice da lui fondata ha ormai messo radici e si è fatta un nome e con gli anni assumerà prima una nuova denominazione (Jane’s Information Group) e comincerà la pubblicazione di volumi, con cadenza annuale, rivolti per lo più ad enti ed istituzioni, pubbliche e private e considerate (abbastanza a ragione, tra l’altro) il riferimento imprescindibile nel campo dei trasporti e della tecnologia militare.

Come ben sapete, poi, la Jane non abbandonerà mai anche il settore della divulgazione presso il grande pubblico – che dopotutto era stato lo scopo primo di Fred T. Jane – con volumi su armi, mezzi ed equipaggiamenti, per lo più tascabili e decisamente più abbordabili rispetto agli enormi (e costosissimi) annuari, che verranno (e sono tuttora) curati dai nomi più illustri del giornalismo divulgativo mondiale, come sir Ian V. Hogg, che curerà per decenni l’Infantry Weapons of the World o Chris F. Foss e T. J. Gander (Armour & Artillery e tanti altri volumi di tecnologia e componentistica militare) solo per citare alcuni dei più noti e blasonati, con una produzione che comprende veramente tutto lo scibile riguardante qualunque cosa si muova, nuoti, voli o spari sull’orbe terracqueo (e non solo, visto che esiste anche almeno una Guida ai Veicoli Spaziali) con alti e bassi, certo, come ho più volte notato nelle mie recensioni ma rimanendo pur sempre LA fonte cui attingere (se se ne hanno i mezzi e la possibilità) per soddisfare certe curiosità ed evitare di prendere delle sonore cantonate.

sabato 23 giugno 2018

Come gettare nel cesso un po’ (tanti) di soldi e vivere (in)felici…


Trovo che non ci sia niente di più bello (capisc’a’mme!) che spendere i propri, sudati quattrini – ancorché fortunatamente pochi, in questo caso – per poi scoprire di avere tra le mani, quando l’amato bene finalmente ti viene recapitato, il libro dei pii desideri ovvero un romanzo ucronico o di fantascienza, quando tu, effettivamente, pensavi di aver acquistato un (tanto necessario) aggiornamento – seppur non di primissima mano – alla tua bibliografia sulle cose che fanno i botti (e i bozzi!).

Questo perché il libello, appartenente alla famigerata serie di tascabili (si fa per dire, visto quanto so’ paccuti) The Illustrated Directory of, pubblicato nel 2002 a cura dello “specialista” David Miller, è una catalogazione, piuttosto completa ancorché non priva di pecche (e magari poi vi dico perché) di ferramenta nella categoria robbafighissima che – nel mondo reale – è rimasta solo, per l’appunto, un pio desiderio nelle menti della rapace lobby industriale-militare a stelle e strisce e tutto, fondamentalmente, per due ragioni principali: o il concetto era farrato ab origine ovvero i costi preventivati sono stati sforati in maniera esorbitante ancor prima che si giungesse ai lotti di pre-produzione.

Tutto questo, badate bene, sempre a giochi fatti e dopo insufflazioni pantagrueliche di denari del contribuente (da qui il titolo a doppio senso di questo post).

Il libro in questione è quello riguardante le Modern American Weapons e a mio parere si è trattato di una specie di instant book edito a ridosso della dichiarazione unilaterale della War on Terror che fu di Giorgino Boscaglia a seguito dei fatti del 9/11, una specie di rassicurazione per il pubblico americano sul fatto che gli Stati (dis)Uniti fossero ancora gagliardi e tosti e (concetto ripetuto ad libitum) l’unica vera e irripetibile superpotenza mondiale con tutte le conseguenze del caso.

Come dicevo, propaganda a parte, oggi come oggi viene spontaneo fare due generi di osservazioni, la prima è la classica “ammazza come passa il tempo” (soprattutto quando ci si diverte e i ragazzi dello Zio Sam in questi anni si sono letteralmente sbudellati dal ridere!), la seconda è che la donna sarà pure mobile, qual piuma al vento ma l’americani mica fischiano, visto che cambiano idea con la stessa frequenza con la quale una figa si cambia le mutande, solo che ogni ripensamento (da cornuti) costa al contribuente più di qualche punto di PIL!

È così che questo libello diventa praticamente un What If con le stellette o se volete una cronistoria di quel che non fu, come potete vedere dall’iconografia a corredo.

Si parte dall’abortita adozione del supersemovente Paladin (fortemente voluto dallo stesso George Bush Jr. salvo rendersi conto, in corso d’opera, di quanto fosse grosso e ingombrante, praticamente intrasportabile proprio nel corso del più massiccio dispiegamento di forze oltremare dai tempi di Desert Storm), alla cancellazione dell’elicottero da ricognizione/attacco RAH-66 Comanche ritenuto inadatto a sopravvivere in un teatro di guerra ad alta intensità (e sì che era stato progettato come compagno del più vetusto ma funzionale AH-64 Apache), passando per una panoplia di missili tattici terra-terra/anticarro come il Missile Guidato a Fibre Ottiche Potenziato (EFOGM) ovvero il missile Anticarro a Tiro Diretto (LOSAT) entrambi montati su Humvee (notorio cassone su ruote che si è dimostrato alla prova dei fatti solo un grosso bersaglio anche per gli ottentotti armati di cerbottane, figuriamoci per i guerriglieri afghani e iracheni e i loro ordigni improvvisati a bordo strada), cancellati sulla base dei costi, cresciuti a dismisura, ovvero dalla realizzazione che – se devi centrare un carro armato con un’arma ipersonica a energia cinetica – tanto vale che usi un normalissimo (e relativamente economico) cannone invece di un proiettile autopropulso che costa quanto il bersaglio che deve distruggere.

Più recenti sono state invece le cancellazioni del famigerato Missile Tattico dell’Esercito (gli ATACMS lanciati dai veicoli MLRS e HIMARS) dopo decenni di lavoro di sviluppo e la produzione di ben tre varianti, alcune delle quali sono state anche impiegate e i cui stock rimanenti saranno aggiornati, per quanto possibile, ma non reintegrati ovvero il MEADS internazionale (Sistema Medio di Difesa Aerea Estesa) dal quale i ragazzi dello zio Sam si sono tirati fuori dopo aver buttato all’aria svariate centinaia di milioni di dollari/euro (dal momento che al progetto eravamo interessati noi insieme alla Grosse Deutschland) anche se in questo caso, ad onor del vero, pare che lo stiano portando ancora avanti gli altri partner del progetto.

Tutto questo mentre va invece imperterritamente avanti l’acquisizione del più costoso e fallimentare aviogetto mai concepito prima d’ora, il famigerato F-35 che invece – quello sì – avrebbe meritato l’oblio già a partire dalle prime magagne dovute alle millanterie del team di progettazione ma che è proseguito soltanto per la protervia della lobby industriale-militare col beneplacito della Domus Albula pur di non dover ammettere col mondo intero di aver fatto una cazzata micidiale!


mercoledì 2 luglio 2014

Va bene che bisogna fare di necessità virtù...

...ma a tutto c'è un limite, sant'iddio!

Questo limite non venne però minimamente preso in considerazione dai britannici nell'estate del 1940, altrimenti certe... amenità non le avrebbero mai partorite... credo.

Tra le tante stramberie ideate in quel fatidico periodo, quando si aspettavano la famigerata invasione un giorno si e l'altro pure e la bestia nera delle FF.AA. di Sua Maestà erano le “orde” degli “unni” germanici e soprattutto i loro panzer, ce ne furono un paio di veramente notevoli, più che altro perché pare ci sia stato anche qualcuno che abbia avuto il coraggio civico di usarle per davvero, pur appartenendo entrambe alla categoria fanno più male a me che a te.

Questi ordigni furono nominatamente la bomba a mano, anticarro, 74 detta anche granata ST o più semplicemente bomba appiccicosa e il proiettore, 2,5 pollici ovvero proiettore Northover con annessa la granata incendiaria speciale 76 o SIP (al fosforo ad accensione spontanea).

Nel caso delle due bombe, la prima definizione che mi viene alla mente è arma per suicidi, perché solo un suicida se ne sarebbe andato a spasso per il campo di battaglia portandosi addosso praticamente due bocce di vetro riempite di nitroglicerina ovvero di fosforo e benzina, figuriamoci lanciarle con quella specie di cerbottana che era il “proiettore” Northover.

Quest'ultimo infatti consisteva in poco più di un tubo da grondaia montato su un cavalletto di ghisa (tutta roba leggerina, insomma) caricato da una culatta rudimentale con una carica di polvere nera che sparava per mezzo di una capsula a percussione del tipo in uso per i fucili ad avancarica del XIX secolo.

Benché ne siano stati costruiti qualcosa come 19000 esemplari tra il 1940 e il 1943, è piuttosto difficile trovare dati attendibili su questo ordigno.
Quel che si sa per certo è che consisteva nel summenzionato tubo di ferro del diametro di 63,5mm e che l'intero apparato pesava circa 27 chilogrammi scarico.
La gittata, a seconda del munizionamento impiegato, andava dai 50 ai 300 metri scarsi anche se la portata efficace accreditata era intorno ai 150.

Viene definito proiettore in quanto si trattava praticamente di un grosso lanciagranate, che venivano in genere caricate con l'ausilio di una piastra di ferro avvitata alla base, allo stesso modo degli scaricatori a coppa allora in uso per i fucili della fanteria.

La munizione predefinita era però la summenzionata granata 76 (SIP) praticamente poco più di una bottiglia Molotov, costituita da una bottiglietta da mezza pinta, riempita con fosforo giallo (126cc), acqua (21cc) ed etere di petrolio (110cc); in questa soluzione era immerso un pezzo di gomma grezza lungo 9 cm che – dissolvendosi – rendeva il tutto appiccicoso, permettendo al composto di aderire alle superfici al momento dello scoppio, il tutto chiuso con un normalissimo tappo a corona!

Poteva essere lanciata a mano o col proiettore (avvolta ulteriormente in un involucro di carta o cartone colorato) e ne vennero prodotte ben sei milioni di pezzi, anche se non è dato sapere quante ne siano state effettivamente impiegate.

Ovviamente, andarsene in giro (o peggio, tenersi in casa, visto che era l'arma predefinita della Home Guard britannica e non dell'esercito regolare) con degli ordigni in grado di esplodere accidentalmente semplicemente perché urtati e/o fatti cadere in terra non era proprio il massimo della vita, sicché tutte queste bombe incendiarie venivano rigorosamente stoccate in recipienti pieni d'acqua per diluire in qualche modo la mistura incendiaria in caso di rottura accidentale.

Il problema è che 'ste cazzo di bombe avevano la spiacevole tendenza a scocciarsi al momento dello sparo, quando si trovavano ancora dentro il proiettore, con conseguenze facilmente immaginabili.

L'altro ordigno del demonio, frutto della mente malata di un tale chiamato Stuart Macrae, era appunto la famigerata sticky bomb, in pratica una boccia di vetro di 10 cm di diametro riempita con 570 grammi di nitroglicerina; sarà pure stata gelatificata con l'aggiunta di cere e altri eccipienti, ma pur sempre di uno degli esplosivi più potenti ed instabili del mondo si trattava... il tutto avvolto in una... maglia di lana imbevuta di un potente adesivo mutuato dal vischio da uccellagione, il tutto rivestito da una coppiglia di lamierino metallico e attaccato ad un manico contenente la spoletta e il detonatore, mutuati dalle normali bombe a mano di tipo Mills allora in uso nelle FF.AA. britanniche; il tutto lungo 23 cm e pesante circa 1 kg.

In pratica l'utente doveva togliere le coppiglie scoprendo la parte appiccicosa all'interno, tirare la sicura e lanciare (o posizionare manualmente) l'ordigno che – dopo un ritardo di circa 5 secondi dal momento in cui si lasciava andare il manico – si spiaccicava sul bersaglio ed esplodeva.

Ora, a parte che è stato ampiamente dimostrato sul campo che gli esplosivi nudi e crudi difficilmente producono danni seri su un mezzo corazzato – a meno che non si tratti di un blindato leggero – così come che i carri armati più grossi sono virtualmente immuni dal fuoco (a meno che non li si annaffi di napalm o altra sostanza similare) va da sé che adoperare delle fiale di vetro a maggior ragione se hanno la spiacevole tendenza ad... appiccicarsi a chi le sta lanciando, è uno dei tanti modi per aderire al Manuale per il Perfetto Morto per la Patria come ebbero a dimostrare i numerosi incidenti (quasi tutti avvenuti in addestramento, tra l'altro) di cui furono protagonisti questi ammennicoli.

Di fatto l'unico, vero pericolo dalla bomba incendiaria era costituito dalla possibilità di farsi venire un tumore, dopo aver inalato i vapori della mistura, composti da anidride fosforica e diossido di zolfo...

Se la granata 76 aveva la sgradevole tendenza a scocciarsi durante l'uso, la 74 aveva invece la spiacevole abitudine di appiccicarsi agli elmetti, alle maniche delle giacche e alle buffetterie (quando non direttamente alle mani!) del lanciatore e non c'era verso di scollarsele di dosso, con risultati facilmente prevedibili (pensate alla scena dell'attacco contro il Tigre con le bombe pedalino in Salvate il Soldato Ryan).

Eppure, anche di quest'ordigno ne vennero fabbricati più di due milioni e mezzo di esemplari e pare che furono anche adoperati in combattimento, specialmente in Medio Oriente e nel Pacifico, dagli australiani, anche se non è dato sapere quanto e in che modo siano stati efficaci.

Come a dire che se non so' matti...

martedì 24 giugno 2014

Quando è proprio il caso di dire: "Piove, governo ladro!"

È vero, è una vita che non mi faccio vivo su questa pagina, ma vi assicuro che ho avuto la mia (abbondante) parte di guai che mi ha tenuto lontano... intendo però rimediare con una ripartenza col botto, esaminando un argomento che è stato portato alla mia attenzione mentre leggevo l'eccellente volume Future Weapons di Kevin Dockery.

Nello specifico, si parlava di flechettes per il defunto programma SPIW delle FF.AA. Statunitensi degli anni '60... ad un certo punto sono stato colpito da un riferimento sull'uso di dardi o freccette aeree niente meno che durante la Grande Guerra, cosa di cui – ammetto la mia sesquipedale ignoranza – non sapevo nulla, nemmeno per sentito dire.

Ho così compiuto le mie brave ricerche sui... sacri testi in mio possesso, oltreché online e quanto ne ho ricavato mi ha lasciato a dir poco basito.
Lungi dall'essere state inventate e/o utilizzate per la prima volta – come asserito da più parti – nelle cosiddette munizioni beehive dagli americani durante la guerra del Vietnam, le freccette erano state abbondantemente impiegate dai maggiori belligeranti sul fronte occidentale (e non solo, stando a quanto ho letto su un sito dedicato ai combattenti del Commonwealth nella prima guerra mondiale) con una particolare predilezione da parte dei francesi, seguiti a ruota dai tedeschi e in ultima battuta, dai britannici.

Solo che al tempo le flechettes non venivano sparate dai tubi dell'artiglieria campale (che al tempo preferivano di gran lunga le granate Shrapnel prima dell'introduzione generalizzata delle granate esplosive/dirompenti) ma... sganciate – diciamo così – dagli aerei, montate in contenitori agganciati sotto le ali ovvero direttamente dalla fusoliera; in pratica il pilota sorvolava il bersaglio (di solito una trincea o un concentramento di truppe allo scoperto) e tirava un cordino, che liberava il tappo del contenitore delle freccette, che così piovevano dall'aereo disperdendosi su un'ampia area.

L'idea era che l'altitudine e la forza di gravità avrebbero impartito una velocità terminale sufficientemente elevata a queste specie di... chiodi d'acciaio da infliggere ferite piuttosto gravi ai... recipienti a terra, trapassando coperture ed elmetti d'acciaio con conseguenze facilmente immaginabili.

A quanto pare ci furono numerosissime varianti, progettate ed impiegate da tutti i contendenti ma la forma più comune era quella di una corta asta d'acciaio dalla punta acuminata, dotata di alette all'altro capo, che garantivano che il dardo scendesse a piombo, punta in avanti.

Incredibile ma vero, (quasi) tutte le fonti da me esaminate affermano che gli inventori di cotanta... genialata siano stati proprio gli italiani, il che vorrebbe dire che non solo abbiamo ideato, teorizzato (ed applicato) per primi la guerra aerea ma anche le prime armi aviolanciate della storia, quando gli altri usavano gli aeroplani essenzialmente per divertirsi ovvero per la ricognizione aerea, ruolo che era stato svolto sin dall'era napoleonica (con alterne (s)fortune, diciamocelo) dai palloni aerostatici e dalle mongolfiere.

Il primo utilizzo accertato della novella arma sarebbe dunque avvenuto per mano italica durante la guerra di Libia (1911-12) dopodiché l'idea sarebbe stata adottata, raffinata ed impiegata già nel 1914 dai francesi contro gli invasori crucchi, con grande scorno di questi ultimi, probabilmente per il fatto di non essere stati loro per primi ad ideare codesta amena carognata, visto che tutte le altre – lanciafiamme, gas velenosi, pallottole esplosive etc. -
sono state ideate e introdotte dai sudditi del Kaiser durante il conflitto.

Fatto sta che – sempre rapidi nell'adottare una buona idea quando ne vedono una – i tedeschi resero immediatamente pan per focaccia agli odiati mangia-baguette tempestandoli di flechettes sulle quali riportavano, come potete vedere, a chiare lettere (e in francese, in modo che il nemico potesse capire) che il... regaluccio che stavano ricevendo era “invenzione francese/fabbricato in Germania”.

Chi ha detto che ai crucchi manca il senso dell'umorismo?

Parlando invece dell'effettiva efficacia dei dardi aerei, non ci sono – come molto spesso accade in questi casi – pareri concordi; c'è chi li esalta, come i francesi e i tedeschi (che furono più spesso che no vittime degli attacchi con flechettes) e chi invece li riteneva assai poco efficaci, oltreché subdoli e poco cavallereschi, come gli inglesi.

A tal proposito pare che gli aviatori del Royal Flying Corps rifiutassero di usarle perché pensavano che “fosse un lavoro sporco... perché il nemico non può sentirle arrivare e perché infliggono ferite disgustose... oltretutto non è possibile sganciarle con sufficiente precisione” la stessa fonte però attesta che “contro la cavalleria o la fanteria in formazione chiusa sono indubbiamente efficaci, come hanno dimostrato i francesi”

Da parte tedesca, pare che già nel 1915 ci fossero dei rapporti ufficiali sull'efficacia di questi strumenti da parte del corpo della sanità militare, che indicavano come i dardi (che erano lunghi in media 15 centimetri, fatti d'acciaio e piuttosto pesanti evidentemente) potessero trapassare gli elmetti d'acciaio e raggiungere senza problemi il cervello, così come, colpendo dall'alto, per esempio dalla spalla, potevano di fatto attraversare completamente un corpo umano, trafiggendo nel processo numerosi organi.

Un soldato tedesco rimasto anonimo afferma al riguardo che “se si vedevano arrivare le frecce era meglio piuttosto gettarsi a terra, perché anche se uno così copriva un area maggiore, la freccia che dovesse colpirti ha minori possibilità di trafiggere più organi”.

Oltre all'uso antiuomo, pare che i britannici abbiano adoperato (o almeno tentato) le flechettes contro quella che ritenevano una vera e propria piaga: gli Zeppelin che i tedeschi adoperavano per i bombardamenti sulla Gran Bretagna.
L'idea era di sorvolare le aeronavi per sganciarci i dardi in modo da bucarne l'involucro.

Da quel che mi risulta, l'idea fu assolutamente fallimentare, in primo luogo perché gli aerei del tempo difficilmente avevano la tangenza per agguantare uno Zeppelin ad alta quota, figuriamoci sorvolarlo, così come anche un numero elevato di flechettes a segno non sarebbe stato comunque in grado di infliggere danni critici all'aeronave.
Non per niente, le uniche armi in grado di infliggere danni devastanti ai dirigibili, portando così al loro abbandono come arma da parte delle potenze centrali, fu l'invenzione delle pallottole incendiarie dal momento che gli Zeppelin erano riempiti di idrogeno, gas notoriamente volatile e facilmente infiammabile.

Tornando a bomba, l'idea delle flechettes non venne mai realmente accantonata, come ben sappiamo; dopo due guerre mondiali e tutta una serie di studi per renderle un'arma antiuomo ad uso della fanteria sotto forma di proiettili per una nuova generazione di armi leggere ad alta velocità, vennero alla fine impiegate più prosaicamente dalle artiglierie campali e sui carri armati, in luogo delle antiquate cariche a mitraglia, dei colpi a grappolo e delle ormai desuete granate Shrapnel contro formazioni di fanteria attaccanti, anche se – in epoca molto più recente – ci sono stati rapporti di un uso di dardi o freccette in conflitti come quello afghano e siriano... da cosa siano però state esplose queste flechettes non è dato sapere, mentre è fatto accertato che gli israeliani abbiano usato granate di tipo Beehive da 105mm contro i palestinesi e i militanti di Hamas ed Hezbollah esplose con grande liberalità in aree edificate dai pezzi dei loro carri armati Merkava con numerose vittime tra i "terroristi" ivi compresi un paio di giornalisti e cameraman stranieri...

martedì 27 maggio 2014

Cos'è "potente"? ovvero "Non è tutto oro quel che luce"


E' un po' che latito da queste pagine... non è che non avrei qualcosa da dire, anzi: Dio solo sa se che - se mi pagassero un tanto a riga - potrei guadagnarmi tranquillamente da vivere, invece di languire come un povero coglione nell'attesa che finalmente si smuova qualcosa e anch'io possa tornare ad essere un membro produttivo di questo paese, anziché un membro e basta.

La situazione purtroppo è quella che è, quindi mi tocca far buon viso a cattivo gioco e trovarmi qualcosa di costruttivo (o meno distruttivo, fate voi) da fare per impegnare il mio tempo.

Ho così ripreso, continuato ed ampliato i miei studi leggiadri sulle "artiglierie manesche" dei bei tempi andati (!) e un rivolo di diaccio sudore scorre lungo la mia schiena... alla faccia delle beate cazzate che ci hanno sempre raccontato, sulla "potenza" delle armi moderne, quelle (cosiddette) antiche e/o antiquate erano molto, ma molto peggio!

E' il solito problema, quello che da decenni - nella letteratura ufficiale - confonde la potenza (in termini di energia erogata) di un'arma con la sua capacità meccanica di eseguire il lavoro per il quale è stata fabbricata.
E per i tanti appassionati sostenitori dell'energia quale valore assoluto di misura, faccio notare che le pallottole non si usano per lavori di riqualificazione urbana, né per spostare oggetti o azionare un motore (anche se so che in epoca più risalente c'è stato qualche mentecatto che ci ha pensato e anche provato a farlo, con risultati facilmente immaginabili) ma per sdraiare in modo più o meno permanente uno dei perniciosi bipedi che infestano questa palla di fango.

Quando giungi a questa felice illuminazione, ti rendi conto - con un po' di studio e di ricerca - di quante fregnacce c'hanno fatto digerire in termini di storia (per non parlare delle fiction) e soprattutto di quante stupide diatribe tra esperti che si possono vedere, ascoltare o leggere in giro.

Tanto per fare un esempio molto calzante, oggi - con decine di conflitti più o meno sanguinosi in buona parte del mondo - si guarda con orrore alle decine di morti e/o feriti... morti e feriti prodotti da armi moderne e tecnicamente "potenti"... centinaia, a volte migliaia di colpi esplosi per ferire/uccidere un cristiano, che viene colpito spesso e volentieri due, tre, cinque, dieci volte prima di lasciarci la ghirba.

Poi fai un piccolo "passo indietro", senza andare troppo lontano - nel XIX secolo, inizio del XX - e ti rendi conto che ogni scontro produceva cifre doppie, triple o anche quintuple di vittime, sparando 1/10 o 1/100 dei colpi... certo, le tattiche errate rispetto alle armi moderne introdotte dopo l'era napoleonica hanno molto a che fare con questi numeri ma resta il fatto che le armi utilizzate erano comunque primitive e sottopotenziate rispetto a quelle che abbiamo noi oggi... soprattutto non sparavano quantitativi industriali di piombo per unità di tempo.

Solo che questi miseri schioppi quel che non possedevano in termini di potenza lo avevano in fatto di capacità di compiere il lavoro per il quele erano stati costruiti.
Spari a un cristiano con un M16 e gli devi scaricare addosso un caricatore... gli spari un colpo solo con un moschetto rigato calibro .58 e se appena appena lo prendi, difficilmente ne sentirai più parlare, perché seppure non crepa all'istante, lo riduci in condizioni tali che non può più nuocere a nessuno per molto, moltissimo tempo, sempre se si riprende, cioè!

Eppure le pallottole da 5,56mm del M16 sono molto più... "potenti" della palla Miniè da 15mm, ben 1800 joules contro 1300 scarsi... solo che - ditemi quel cazzo che vi pare - 32 grammi di piombo equivalgono a ben otto proiettili da 5,56mm tutti in una botta!

Certo, se riesci a piazzare 8 pallottole di M16 in un tizio, probabilmente ci lascia le penne all'istante ma la vedo abbastanza difficile, ma se riesci a fargli incassare una singola palla di 32 grammi per 15mm di diametro, mi sa che la sfanga col cazzo!

Questo vuol dire che - anche a livello di fiction - occorre rifarsi per bene due conti prima di scrivere qualcosa, a meno che non si voglia fare la figura del solito peracottaro che va dietro alle stronzate di Hollywood, cosa che - personalmente - mi ripugna!

martedì 8 ottobre 2013

Mi spiace, ma sono assolutamente d'accordo...

Il futuro della guerra aerea: gli UAV (Velivoli senza pilota),
cacciabombardieri AUTONOMI in grado di volare e colpire
SENZA l'assistenza (o le decisioni) umana.
Di solito sono il primo ad... apprezzare le innovazioni tecnologiche (no, non parlo degli stupidi, inutili giocattoli che vanno oggi per la maggiore, come Iphone, Ipad, Ipod, Ishit et similia) specie in ambito industriale o militare, ma ho sempre ritenuto che – specie in quest'ultimo settore – l'iniziativa debba sempre restare saldamente nelle mani dell'animale uomo, per quanto bestia cane possa essere.

Per questo rimango regolarmente basito e sinceramente preoccupato, ogni volta che danno in TV notizia dei nuovi, clamorosi successi per quanto riguarda l'evoluzione di robot autonomi, in grado cioè di replicare (e col tempo, migliorare) le prestazioni di un essere umano, a maggior ragione quando queste... migliorie tecnologiche sono applicate all'arte più antica del mondo, quella della guerra.

Si chiama ATLAS ma non è un UFO Robot
ma semplicemente la cosa più vicina a
Terminator mai prodotta finora...
L'apparato industriale/militare, specie quello ameridiota, seguito a ruota da nipponesi e coreani, propone orgogliosamente al mondo i suoi ultimi successi nel campo della robotica, gettando fumo negli occhi all'opinione pubblica, con la (supposta) utilità dei loro nuovi prodotti nel risparmiare vite umane in caso di conflitto... peccato che le preziosissime vite siano solo quelle della loro gente, gli altri possono pure felicemente crepare, possibilmente sbudellati dai loro killer cibernetici.

E questo non lo dico solo io, che sono uno stronzo qualunque, ma Christof Heyns rappresentante speciale delle Nazioni (dis)Unite per le esecuzioni sommarie, arbitrarie e stragiudiziali nel suo recente discorso dinanzi alla Commissione per i diritti umani di Ginevra.

Anche secondo il suo illuminato parere, si sta profilando all'orizzonte la possibilità di uno stato di perenne conflitto, da parte delle nazioni più (tecnologicamente) avanzate del pianeta, proprio in virtù del fatto che gli... interventi diverrebbero appannaggio delle sole truppe robotiche autonome ed indipendenti.

Perché rischiare la vita dei (nostri) soldati, quando possiamo
spedire i nostri robot a sbudellare avversari e nemici? Tra l'altro,
sono pure ECONOMICI, sicché...
Già oggi questo stato di cose è una realtà, anche se non ancora così diffusa.
È cosa nota infatti l'uso in Iraq e in Afghanistan delle unità robotiche SWORD, dei piccoli semoventi robot teleguidati, impiegati largamente a titolo sperimentale dallo US Army contro gli insorti islamici: macchine che uccidono la gente, mentre il killer (quello bipede e vivente) sta bello nascosto al riparo con la sua console... stessa cosa riguardo l'uso assai liberale, sempre da parte degli americani e dei loro degni compari d'Israele, dei famigerati droni, velivoli senza pilota teleguidati via satellite nientemeno, al centro di proteste e polemiche (più che giustificate, al mio avviso) per il posizionamento proditorio degli apparati ricetrasmittenti sul territorio italiano per la guida remota di questi ordigni, usati principalmente per omicidi mirati, veri e propri atti di terrorismo operati da governi nei confronti delle popolazioni “ostili” di altri paesi.

La guerra ridotta a videogame, dove qualsiasi coglione può mettersi a giocare scannando impunemente e senza il minimo senso di colpa o di responsabilità altri esseri umani per mezzo di giocattoli hi-tech a distanze intercontinentali.
Una vista fin troppo nota in medio-oriente: i droni Predator
armati di missili e guidati ANCHE dalla nostra Sicilia per fare
il lavoro sporco degli ameriCANI...
Già così è una porcata senza precedenti, ma con questa ulteriore evoluzione si aprirebbe la strada verso l'Armageddon, perché avendo a disposizione un'armata di soldati assolutamente intrepidi, sovrumani, probabilmente indistruttibili, senza la minima ombra di coscienza o dubbio, chi potrebbe mettere un freno alle velleità di poliziotto del mondo degli americani (o dei cinesi o dei russi per quel che mi riguarda, che in queste cose ci sguazzano nel loro orto di casa così come i loro amichetti a stelle e strisce dall'altra parte dell'orbe terracqueo) dal momento che non rischierebbero più nulla di persona, ergo, chiunque possieda queste tecnologie potrebbe sentirsi in diritto di imporre la sua visione del mondo su chiunque non sia in grado di opporsi con mezzi altrettanto efficienti e di questo ne abbiamo già avuto abbastanza nel decennio precedente post-undici settembre ad opera degli scherani del presidente dell'associazione petrolieri d'America e dei suoi amichetti della lobby industriale/militare che hanno creato lo stato di stillicidio perpetuo che stiamo vivendo oggi con i buzzurri guerrafondai, sessuofobici e bigotti del (neonato) Grande Califfato Islamico.

L'alpino e il suo mulo, che immagine poetica... ecco la sua
versione futura: il mulo robot in grado anche di... prendere
a calci il nemico AL POSTO del suo fantaccino...
Invece, per quanto mi riguarda, se hai certi pruriti o ti senti tanto il campione della giustizia e della libertà, tanto da impicciarti costantemente dei cazzi degli altri, devi avere la decenza di farlo di persona e rischiare anche di restarci scottato.

È troppo comodo fare il paciere per interposta persona, specie quando la persona in oggetto è un androide alto due metri corazzato e armato come un tank.