Ieri sera ho avuto uno dei miei ormai rari shock durante la visione di quel cumulo di propaganda e baggianate che qualcuno ancora si ostina a chiamare telegiornale: si parlava - dopo settimane che sull'argomento è calato un pietoso silenzio, da parte di tutti i principali mezzi di disinformazione di massa - di Ukrajina e dell'ormai annoso e inconcludente conflitto che vi si sta combattendo.
Giro di camera e tra le varie, amene scenette, colgo un'immagine che mi ha veramente fatto dubitare delle mie facoltà mentali: in questa inquadratura si vedeva un omino in mimetica e con il tipico equipaggiamento raccogliticcio dei combattenti del dvce Volodomyr accanto ad un affusto a candeliere tubolare d'acciaio con su montati due ordigni dalla sagoma inconfondibile, almeno per il sottoscritto.
Non credendo ai miei occhi, mi sono lanciato sul web a caccia di ulteriori informazioni in merito - ovviamente non sulla stampa online eatalica di regime - e scopro che sì, nell'accozzato arsenale ukrajino hanno fatto la loro apparizione da qualche tempo le venerabili Pulemyot Maksima obraztsa 1910 cioè le - un tempo ubiquitarie - mitragliatrici Maxim!
Ora, potete immaginare il mio shock, per quanto ne so, le ultime armi di questo tipo erano state ritirate dal servizio - anche con la riserva - nei lontani anni '60 (pur essendo tuttora menzionate ancora nei sacri testi degli anni '70), tanto più che il macinino in oggetto è uscito di produzione dagli arsenali sovietici nel 1943 o giù di lì, quando cioè l'Armata Rossa cominciò a produrre ed impiegare come arma automatica media la Goryunov SG43.
Pensavo seriamente che ormai tutte le vecchie armi di impostazione Maxim fossero finite al macero ma è evidente che nelle repubbliche ex-sovietiche è stato mantenuto il mantra: fintanto che funge, nun se butta via gNente! e infatti...
Ora, sinceramente, da dove le abbiano riesumate non è dato sapere, ma viene fuori che - specialmente sul fronte orientale ukrajino - pare che ne stiano usando non dico a cataste ma parecchie sì.
Stiamo quindi parlando di giocattoli che - come minimo - hanno 80 (leggonsi: ottanta) anni sulla gobba ma sicuramente alcune di queste hanno un secolo e forse più. Eppure funzionano, eccome se funzionano, anzi: pare che funzionino di più e meglio dei fin troppi giocattoli hi-tech così generosamente forniti finora dalla NATO ai fantaccini di Zelen'skyj, il che è davvero tutto dire!
Impiegate per lo più in contesto di appoggio nei contrattacchi o difesa durante gli assalti, sono state ulteriormente adattate (da qui l'immagine di cui sopra) per il tiro contraereo per la difesa a bassa quota, si dice, contro gli onnipresenti droni, vera novità e flagello di questo conflitto per procura.
Non lo metto in dubbio, sinceramente, perché già i sovietici, durante la Grande Guerra Patriottica, le usavano su affusti multipli accoppiate o a quattro per volta, per questo scopo: la cadenza di tiro è bassa ma grazie al raffreddamento a liquido possono sparare lunghissime raffiche senza particolari problemi e l'impiego in multipli vuol dire ovviamente più piombo in volo per unità di tempo.
Resta solo una pregunta angosciosamente priva di risposta, almeno per il momento: passi per le armi ma dove cazzo sono andati a rimediarli i nastri - in tessuto! - per le munizioni?



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