Visto che non c'ho
un cavolo di meglio da fare al momento e che ci sto rimuginando su da
ieri sera, vorrei fare un paio di considerazioni sul filmone col
castone di ieri sera: Agente 007: l'uomo con la pistola d'oro
(007 – The Man with
the Golden Gun ©1974)
Fermo restando che
l'ho trovato abbastanza divertente per passarci la serata, devo però
dire che - a parte l'interpretazione, secondo me particolarmente
riuscita, di Christopher Lee (un nome, una garanzia) - nel
film c'è evidentemente un'ora di troppo di girato, nel senso che ci
sono scene e situazioni che sembrano quasi incastrate a forza nella
trama, altrimenti piuttosto lineare, quasi scarna (non che uno si
aspetti Guerra e Pace da un film di Bond, intendiamoci) anche per un
film di 007.
Dove invece casca
l'asino (e pure pesantemente, tanto che si fa male!) è in alcuni
aspetti... tecnici che mi sono saltati agli occhi nel momento stesso
in cui sono stati esposti dai protagonisti del film e riguardano
principalmente uno degli "attrezzi di scena" più
immaginifici di sempre, la famigerata pistola d'oro
dell'antagonista, Francisco Scaramanga.
Spettacolare l'idea
di un'arma componibile mediante la combinazione di oggetti di per sé
innocenti, già vista e sfruttata quella della pallottola fusa in
metallo prezioso (qualcuno si ricorda The Lone Ranger e il suo
marchio di fabbrica, le pallottole d'argento?) però, dove il tutto
cozza violentemente con la sospensione dell'incredulità (o almeno
immagino che capiti con chiunque mastici, anche solo da lontano, di
armi da fuoco e munizioni) è proprio lì, nelle famigerate
pallottole d’oro, che poi dovrebbero essere definite cartucce
d’oro, perché anche il bossolo è di quel metallo.
Sinceramente, non so
nemmeno da dove cominciare, perché sono tanti gli argomenti che
contrastano duramente con la realtà.
Cominciamo quindi
dal più semplice: il calibro.
Ci viene detto da Q
– esaminando il proiettile fortunosamente “recuperato” da Bond
in quel di Beirut – che si tratta di una pallottola dum-dum
calibro 4,2mm… se così fosse,
sarebbe il proiettile meno efficace della
storia, poco più di una scacciacani, figuriamoci se potrebbe mai
accoppare un essere umano adulto!
O
meglio: potrebbe essere letale, se si trattasse di una munizione per
carabina, ad alta velocità ma dal momento che viene sparata da una
pistola dobbiamo ritenere che si tratti di una munizione adeguata
all’arma.
Per
questa ragione il calibro è
ridicolmente piccolo, per una cartuccia da pistola; secondo, non ha
senso realizzare una pallottola espansiva
di quel calibro (perché in definitiva, una dum-dum questo
è: una forma abbastanza primitiva di pallottola soft-point
cioè a
piombo nudo sulla punta di un
normale proiettile incamiciato) perché pallottole
di piccolissimo calibro come queste, a meno di essere sparate ad
altissima velocità, difficilmente si espandono; tra l’altro, vista
la malleabilità dell’oro è pressoché assicurato lo
schiacciamento della
pallottola all’impatto, che
avrebbe quindi più
o meno lo stesso effetto… sempre se riesce a penetrare l’osso,
come accade nella scena dell’assassinio dello scienziato ad Hong
Kong, con il proiettile dritto in fronte al tizio pur essendo stato
sparato da quasi una cinquantina di metri, cosa
tutt’altro che scontata!
Per
l’appunto, seconda grossa castroneria della sceMeggiatura, l’uso
previsto per una pistola tascabile
come quella che stiamo esaminando, priva tra l’altro di organi di
mira, è il tiro a distanza ravvicinata (come insegna Leon
nell’omonimo film “l’unico modo per essere sicuro di aver
portato a termine l’incarico”)… voglio capire che il
personaggio di Scaramanga sia un fenomeno, però così scadiamo nel
ridicolo, peggio di Pecos Bill e Davy Crockett messi insieme e loro
usavano ben altre armi, tra l’altro!
ordunque,
è ovvio che ad insindacabile
giudizio degli sceMeggiatori, tutta ‘sta manfrina ha lo scopo di
introdurre l’ambientazione esotica
ed orientaleggiante per la
storia, visto che Lazar l’armaiolo
portoghese che rifornisce Scaramanga si trova – caso
strano – a Macao ma a ben
vedere è molto tirata per i capelli, perché, viste le particolari
richieste del cliente, qualsiasi munizione di calibro più
convenzionale, avrebbe potuto essere tranquillamente realizzata in
oro, senza necessariamente inventarsi un calibro personalizzato.
Dulcis
in fundo, mi sono andato a vedere cosa prevedesse il soggetto
originale per questo
film, il dodicesimo romanzo – uscito tra l’altro postumo – di
007 scritto da Ian Fleming, ed ho così scoperto che non
c’entra una benemerita mazza
con il film.
Di
fatto hanno solo preso il personaggio di Scaramanga, del quale hanno
tra l’altro stravolto il background, e la sua ormai celeberrima
pistola d’oro,
gettando praticamente alle ortiche tutto il resto, che è reinventato
di sana pianta.
E
qui viene fuori che – molto più realisticamente – il Francisco
Scaramanga originale
di Fleming usa una Colt
SAA 1873,
la mitica “.45” dell’epopea western americana, placcata
in oro (e
non fatta
d’oro, che tra l’altro – a meno di usarlo in lega – è un
pessimo metallo
per realizzare una qualsivoglia
arma da fuoco a meno di voler rischiare che ti scoppi in mano, ergo,
non usi cartucce estremamente fiacche, tipo Flobert
o
Velodog)
le
cui cartucce – altrimenti assolutamente
normali
– hanno pallottole
d’oro
incamiciate d’argento a punta esposta, ovvero delle dum-dum
vere
e proprie che in questo calibro hanno un senso: una palla grossa
e pesante,
in
materiale tenero
rivestita con la punta esposta, esplosa a velocità medio-alta, che
ne garantisce l’espansione e ne aumenta smodatamente la letalità.
Tra l’altro, le pistole d’oro sono per l’appunto due: la summenzionata Colt .45 e una Derringer a due colpi, anch’essa placcata interamente in oro e sparante cartucce con le pallottole d’oro…
A
questo punto viene da chiedersi perché diavolo non si siano attenuti
alla trama e ai personaggi originali, anziché inventarsi la solita
storia in salsa quasi-fantascientifica
(ricordate
tutta la pippa sul Solex?)
infarcita poi di elementi tipici dei kung-fu
movie,
che nei primi anni ‘70 andavano per la maggiore, con tanto di
siparietti comici che davvero ci stanno come i cavoli a merenda in un
film di James Bond.





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