...e cioè che tutta l'attuale situazione non sia altro che la logica conseguenza di tutta una serie di eventi, ergo che si tratti di un messaggio - a questo punto inequivocabile - di Gaia nei confronti del pernicioso bipede che infesta la sua superficie.
Faccio riferimento, ovviamente, alla attuale "crisi globale" dovuta all'epidemia di Coronavirus (così chiamato, sospetto, perché chiamarlo chiaro e tondo morbo cinese pareva brutto, nel mondo imbambolato del politically correct radical-chic-fighetto ad ogni costo, visto soprattutto che siamo de facto sudditi del rinato Impero Han) che - probabilmente - deriva, oltreché da pratiche alimentari più che disdicevoli, dall'Ecocalisse di cui tanto cianciano oggidì i tanti juvani emuli della "geniale" (e diciamocelo, insopportabile) Aspergen svedese.
Oddio, per dirla tutta, a voler dar retta alle voci (tra l'altro anche piuttosto bene informate) dei gombloddisti che girano per il web, c'è ancora il sospetto, tutt'altro che fugato, che questa novella mutazione del virus sia tutto fuorché naturale ma per ora atteniamoci ai fatti, così come "acclarati" dalle autorità mondiali.
Ordunque, dicevo che comincio a sospettare seriamente che tutta questa storia non sia che il messaggio che Madre Natura sta insistentemente comunicando già dagli inizi di questo malaugurato secolo XXI dell'Era Cristiana e cioè che siamo troppi su questo cazzo di sasso lanciato nell'estrema periferia della Via Lattea e dopotutto le malattie sono da sempre il modo con cui la natura riporta l'equilibrio quando le creature che la abitano non sono apparentemente più in grado di badare a sé stesse senza devastare il loro ambiente, un po' come accade coi lemming, quelle bestiole che, periodicamente, vanno a... farsi una passeggiata al mare (capisc'a'mme) salvo tornare indietro dopo che una congrua fetta della popolazione in eccesso è finita ammollo.
Certamente, qualcuno potrebbe obiettare che se così fosse, come mai queste nuove pestilenze non colpiscono paesi come il novello Impero Hindù, dove stanno diventando più dei cinesi?
Però le condizioni sanitarie in India e Cina sono molto differenti: mentre gli indù schiattano a mucchi motu proprio tutti i santi giorni, gli Han hanno una medicina molto più avanzata, checché se ne dica, cosa che li porta, apparentemente, ad indulgere in pratiche - specialmente alimentari - che definire opinabili (per non dire abominevoli, agli occhi di un occidentale) sarebbe una grossa sottovalutazione, come testimoniano i video che periodicamente vengono diffusi in rete, sulle condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie dei loro mercati rionali dai quali pare si siano diffuse tutte le recenti crisi sanitarie, esportate poi urbi et orbi dai sempre troppo... riservati (qualcuno ha detto: reticenti?) Han.
E così, mentre una parte del globo schiatta di caldo per le temperature innaturali che stanno de facto inaugurando un'era di siccità e carestia come non se ne sono mai viste prima, dall'altra parte insorgono malattie (semi)sconosciute, che falcidiano la popolazione.
Ah, dimenticavo: in tutto questo, c'è quasi 1/5 del pianeta che è costantemente coinvolto in un conflitto che non fa che allargarsi, giorno dopo giorno, coinvolgendo sempre nuovi protagonisti e dislocando masse di gente che non fanno che esacerbare le situazioni, già precarie, di cui abbiamo testé parlato.
Al momento non è ancora così evidente, ma fate che qualche altro milioncino di profughi (e/o mikranti) raggiunga i nostri lidi e vedrete come faremo a botte se non per l'acqua (sempre più scarsa) o il cibo, quanto meno per lo spazio fisico, vitale, specialmente qui, nella ridente ed accogliente Europa post-brexit, dove lo spazio è sempre lo stesso ma ben tre continenti pretendono di entrare a forza perché QUI CI À IL BENGODY!1!!!
Quindi Fame, Pestilenza e Guerra già ce li abbiamo: mo' manca solo Morte e l'Apocalisse (quella biblica, profetizzata da San Giovanni) è bella che servita!
Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!
Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!
WELCOME TO THE MAYEM!
Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!
WELCOME TO THE MAYEM!
lunedì 3 febbraio 2020
venerdì 22 marzo 2019
Davvero non c'è più religione...
...se adesso non ci si può fidare nemmeno delle mignotte, notoriamente tra tutti quanti... passeggiano ai limiti della legalità le più oneste, quasi per statuto.
Invece, stando a quanto ci dice quest'oggi la pregiatissima testata online RomaToday non ci si può più fidare nemmeno di loro.
È proprio il caso di dire che mala tempora currunt: non solo le... passeggiatrici so' diventate merce assai rara, adesso si mettono anche a fare comunella con i comuni delinquenti; tanto vale, allora, che vengano davvero braccate, segnalate e rispedite al mittente, che di ammassi di materia organica anfibia dediti al ladrocinio abbiamo già i nostri da tenere a bada.
Quello che mi fa più specie (per non dire che mi irrita profondamente) è che, fino a non troppo tempo fa, erano le stesse "associazioni" delle meretrici a chiedere a gran voce il riconoscimento professionale ed anche la tassazione - magari a partita Iva - poi arrivano 'ste tre battone e mandano... a puttane tutto in un colpo solo.
Come dicevo più sopra: non c'è proprio più religione...
Invece, stando a quanto ci dice quest'oggi la pregiatissima testata online RomaToday non ci si può più fidare nemmeno di loro.
È proprio il caso di dire che mala tempora currunt: non solo le... passeggiatrici so' diventate merce assai rara, adesso si mettono anche a fare comunella con i comuni delinquenti; tanto vale, allora, che vengano davvero braccate, segnalate e rispedite al mittente, che di ammassi di materia organica anfibia dediti al ladrocinio abbiamo già i nostri da tenere a bada.
Quello che mi fa più specie (per non dire che mi irrita profondamente) è che, fino a non troppo tempo fa, erano le stesse "associazioni" delle meretrici a chiedere a gran voce il riconoscimento professionale ed anche la tassazione - magari a partita Iva - poi arrivano 'ste tre battone e mandano... a puttane tutto in un colpo solo.
Come dicevo più sopra: non c'è proprio più religione...
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domenica 17 marzo 2019
L'epidemia delle coguare in camice bianco?
Viste le notizie di oggi la pregunta sorge spontanea, perché difficilmente, a mia memoria, s'è vista un caso-fotocopia simile a così breve distanza, sia in termini di tempo che spaziali.
Certo, anche in questo caso, devo dire che voglio sperare che l'arresto di questo angelo delle giovani minchie sia dovuto essenzialmente al fatto che avrebbe ceduto e consumato mariagiovanna coi teneri virgulti, perché - a norma di legge - la boutade del sesso con minor(at)i non regge, in quanto i putti hanno l'età del consenso e dal momento che la coguara in questione non è un'ascendente... ci siamo capiti, spero.
A parte questo, resta lo sconcerto (ancorché temporaneo e passeggero) per questa recrudescenza di episodi pecorecci che vedono coinvolti paramedici e bimbiminkya, roba che gente del calibro di Barbieri e Cavedon, che con questo genere di storie ci campava, manco dopo una sessione intensiva di sceneggiatura se la sarebbero potuta immaginare con questo genere di dettaglio.
Certo, anche in questo caso, devo dire che voglio sperare che l'arresto di questo angelo delle giovani minchie sia dovuto essenzialmente al fatto che avrebbe ceduto e consumato mariagiovanna coi teneri virgulti, perché - a norma di legge - la boutade del sesso con minor(at)i non regge, in quanto i putti hanno l'età del consenso e dal momento che la coguara in questione non è un'ascendente... ci siamo capiti, spero.
A parte questo, resta lo sconcerto (ancorché temporaneo e passeggero) per questa recrudescenza di episodi pecorecci che vedono coinvolti paramedici e bimbiminkya, roba che gente del calibro di Barbieri e Cavedon, che con questo genere di storie ci campava, manco dopo una sessione intensiva di sceneggiatura se la sarebbero potuta immaginare con questo genere di dettaglio.
domenica 10 marzo 2019
Cielo, ke skòndolo!
...e io che pensavo che certe novelle pecorecce fossero appannaggio dei paesi anglosassoni e/o dei fumetti zozzi anni '60 e '70 tipo Provincia Proibita, Corna Vissute e tutta la panoplia di testate ubiquitarie nelle italiche caserme e presso le botteghe di barbiere e invece, eccola qui, nell'Anno Domini 2019, la skòndolosa notizia che viene dal pratese: Insegnante resta incinta dell'allievo con tutto quel che ne è conseguito, mediaticamente e giuridicamente.
Anche in questo caso, però, sono costretto a segnalare come non tutti la contino giusta, questa vicenda, tanto per cominciare - e come è ben riportato nell'articolo di cui sopra - perché la vicenda non vede protagonista un'insegnante ma solo una brava casalingUa che ha fornito gratis et amor profani lezioni di lingue ad un bamboccio col quale è finita per giocare al dottore (paragone vieppiù calzante, dal momento che si tratta di un'infermiera), così come il povero putto, lungi dall'essere uno sprovveduto ignaro, non credo proprio sia stato poi così costretto a subire cotanta vviulenza, altrimenti cor'ca' che ci sarebbe andato a fare su-e-giù per un anno e mezzo di fila, vero.
Tra l'altro, anche tutti gli strilli da parte degli ssiokkati genitori del virgineo fanciullo non sono giustificati, così come la loro denuncia per abuso di minore perché, innanzitutto, dovranno dimostrare che il loro rampollo sia stato circuito e vittimizzato da questa coguara in camice bianco, sia perché - per la Legge italiana (questa sconosciuta, come sempre) - la famigerata età del consenso nel Belpaese è proprio di 14 anni, salvo che il partner non sia un congiunto o un ascendente del minore, ovvero che l'atto sia avvenuto dietro dazione di denaro e sic stantibus rebus, di queste condizioni ostative non v'è traccia alcuna, almeno allo stato attuale delle conoscenze in nostro possesso, sicché...
Anche in questo caso, però, sono costretto a segnalare come non tutti la contino giusta, questa vicenda, tanto per cominciare - e come è ben riportato nell'articolo di cui sopra - perché la vicenda non vede protagonista un'insegnante ma solo una brava casalingUa che ha fornito gratis et amor profani lezioni di lingue ad un bamboccio col quale è finita per giocare al dottore (paragone vieppiù calzante, dal momento che si tratta di un'infermiera), così come il povero putto, lungi dall'essere uno sprovveduto ignaro, non credo proprio sia stato poi così costretto a subire cotanta vviulenza, altrimenti cor'ca' che ci sarebbe andato a fare su-e-giù per un anno e mezzo di fila, vero.
Tra l'altro, anche tutti gli strilli da parte degli ssiokkati genitori del virgineo fanciullo non sono giustificati, così come la loro denuncia per abuso di minore perché, innanzitutto, dovranno dimostrare che il loro rampollo sia stato circuito e vittimizzato da questa coguara in camice bianco, sia perché - per la Legge italiana (questa sconosciuta, come sempre) - la famigerata età del consenso nel Belpaese è proprio di 14 anni, salvo che il partner non sia un congiunto o un ascendente del minore, ovvero che l'atto sia avvenuto dietro dazione di denaro e sic stantibus rebus, di queste condizioni ostative non v'è traccia alcuna, almeno allo stato attuale delle conoscenze in nostro possesso, sicché...
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lunedì 17 dicembre 2018
Per la serie: a volte ritornano...
...quando meno te lo aspetti ed in genere fuori tempo massimo, ma come dicevano i nostri avi: meglio tardi che mai.
Quello che vedete qui a lato è il bottino della mia ultima incursione libraria su ebay: un lotto di volumi (compresa un po' di morchia aggiunta che verrà presto riciclata) appartenenti alle (allora) disprezzatissime enciclopedie militari edite dalla Peruzzo Editoriale che credo sia pressoché scomparsa oggi e che negli ormai lontani anni '80 fecero la fortuna dell'editore omonimo.
Come è facile intuire, questi volumi, spesso proposti in edicola a dispense, non erano altro che riproposizioni in lingua italiana - ancorché spesso rivedute, aggiunte e corrette - di coevi volumi in lingua inglese ma per decenni sono state, assieme ad alcune opere (sempre a dispense) della Fabbri e di pochissimi altri, l'unica fonte di informazioni per chi fosse interessato ad armi, tattiche, strategie ed equipaggiamenti, sia storici che contemporanei.
Si trattava di corposi volumi di grande formato - stile enciclopedia nel vero senso della parola - riccamente illustrati e - come buona parte delle opere di divulgazione dedicate al grande pubblico - comprensibili anche per l'uomo della strada altrimenti digiuno della materia.
Personalmente, quand'ero ragazzo, raccolsi l'opera chiamata Le Armi del 2000 (che tuttora conservo gelosamente), che era in realtà una raccolta di volumi, scritti da alcuni dei nomi più noti del panorama britannico, più che sulle armi tout court, sull'impiego tattico e strategico delle stesse e sulle tecnologie alla base dei sistemi d'arma via via presentati, tant'è che fornivano in realtà solo una panoramica di quanto era disponibile, anziché una trattazione puntuale e certosina di tutto quanto circolava nel mondo in quegli anni.
Questi volumi, invece, fanno parte per lo più di altre due opere dell'editore summenzionato: la Enciclopedia Illustrata delle Guerre Moderne e la Grande Enciclopedia delle Armi Moderne.
Ora, mentre la prima mi è rimasta fino a tempi molto recenti pressoché sconosciuta, della seconda mi era capitato - eoni fa - di trovarne un paio di volumi in quelle miniere d'oro che erano le librerie remainders ergo le bancarelle dei mercati rionali.
Oggi, spendendo una somma tutto sommato estremamente ragionevole, sono riuscito a procurarmi la serie quasi completa di entrambe.
Certo, in realtà, non mi interessavano tutti i volumi ma l'inserzione era per l'acquisto del lotto completo e dal momento che l'acquisto dei soli volumi che stavo cercando avrebbe comportato altrimenti - presso i soliti noti col passamontagna che infestano il web - cifre ben più cospicue, mi sono lanciato all'acquisto all'insegna del più classico dello 'sticazzi! tanto poi un modo per... smaltire le eccedenze comunque lo trovo.
Uno dei volumi che più mi interessavano è quello la cui copertina vedete qui riprodotta: Armi e Armamenti dell'Unione Sovietica ed è proprio di questo che intendo parlare.
Ci troviamo di fronte ad un volume già di per sé interessante, visto l'argomento ma che - alla luce delle informazioni evidentemente disponibili agli autori originali dell'opera (perché, come accennavo sopra, questi volumi sono corredati di numerosi addenda che correggevano il testo riportandolo alla situazione attuale al momento della pubblicazione) - risulta piuttosto carente proprio alle voci armi, mezzi ed equipaggiamenti dove solo alcuni sistemi, tra quelli più noti ovvero che l'intelligence occidentale aveva avuto modo di esaminare di prima mano, grazie soprattutto alle tante guerre di prossimità che vedevano coinvolte le due maggiori superpotenze, durante le quali le due parti venivano in possesso, spesso fortunosamente, di esemplari ancora perfettamente funzionanti di velivoli, corazzati, armi leggere e artiglierie/missili, sono riportati con dovizia di particolare e con le specifiche tecniche abbastanza complete.
Diciamo che per essere completa, l'esposizione lo è in quanto c'è veramente tutto lo scibile in possesso dell'URSS ma quello in cui il volume è deficitario sono le informazioni, puntuali e precise, anziché presunte o desunte, sulle specifiche tecniche e prestazionali dei vari armamenti presentati, con la parte più carente in assoluto che è quella riguardante i missili di ogni ordine e grado impiegati dalle armate sovietiche, e sì che, già allora si sapeva, per esempio, che l'ubiquitario missile aria-aria K-13 (per la NATO AA-2 Atoll) era effettivamente una copia spudorata frutto di ingegneria inversa del notorio AIM-9B Sidewinder americano, che i russky avevano ottenuto dai cinesi dopo che uno di questi ordigni era rimasto incastrato (inesploso!) nella fusoliera di uno dei loro MiG-17 durante una delle tante battaglie aeree tra l'aviazione della PRC e quella della ROC (Taiwan, per chi non lo sapesse), mentre in questo volume si accenna solamente alla somiglianza tra questo diffusissimo ordigno aviolanciato e il corrispettivo a stelle e strisce.
Non è ovviamente l'unico esempio, perché gli americani conoscevano piuttosto bene (per averli subiti, più che altro) i vari SAM come l'allora ubiquitario SA-2 Guideline - ampiamente impiegato dal Vietnam del Nord - mentre già all'indomani della Guerra dello Yom-Kippur erano in possesso delle informazioni pertinenti gli recenti SA-6 Gainful, cortesia di Tsahal che ne aveva recuperato, sottraendola agli egiziani, una batteria al completo!
Eppure anche questi noti sistemi d'arma sono trattati con molti si dice, si presume e via discorrendo.
D'altronde, le parti più interessanti sono i capitoli sull'organizzazione dei vari aspetti e delle varie specialità delle FF.AA. sovietiche e sulla loro disposizione sullo scacchiere geopolitico globale, così come l'esposizione dei mezzi aerei e navali, che comprendono una panoplia di apparecchi e natanti menzionati più e più volte anche dalla stampa specializzata ma di cui poco o nulla si sapeva ovvero che già nella seconda metà degli anni '80 ed i primi anni '90 sono stati negletti in quanto in buona parte considerati ormai desueti.
Velivoli come i vari MiG-15, 17, 19 ergo i Su-7/9/11 e 15 o gli intercettori Tupolev e Yakovlev ovvero i vari bombardieri Tu-95, 16, 22 etc. che di solito ricevono poca copertura dalle pubblicazioni "specializzate" che preferiscono dedicarsi ai velivoli tattici e da caccia qui ci sono e sono trattati anche (abbastanza) approfonditamente.
Allo stesso modo sono presentate tutte quelle classi di bagnarole - alcune delle quali, lo ammetto, mi assolutamente sconosciute - come le motocannoniere, motosiluranti e motomissilistiche oltreché le varie navi appoggio e/o da sbarco/trasporto truppe (anche qui, la stragrande maggioranza delle pubblicazioni, coeve e successive, preferisce di gran lunga dedicarsi alle unità maggiori come cacciatorpediniere, incrociatori e porta-aeromobili) tra i quali svariate unità come cacciatorpediniere e fregate al tempo ubiquitarie ma che già all'indomani della caduta del muro (di Berlino, ovviamente) erano sparite dagli arsenali.
erano
Diciamo che solo per questo è valso la pena acquistare questo volume, anche se mi aspettavo decisamente qualcosa di più e di meglio per quanto riguardava l'armamento di fanteria ed i mezzi di terra, le cui descrizioni sono invece per lo più lacunose o frettolose, come se non componessero la stragrande massa d'urto che - nel caso della tanto temuta invasione dell'Europa Occidentale - avremmo dovuto affrontare up close and personal come dicono gli anglofoni.
Quello che vedete qui a lato è il bottino della mia ultima incursione libraria su ebay: un lotto di volumi (compresa un po' di morchia aggiunta che verrà presto riciclata) appartenenti alle (allora) disprezzatissime enciclopedie militari edite dalla Peruzzo Editoriale che credo sia pressoché scomparsa oggi e che negli ormai lontani anni '80 fecero la fortuna dell'editore omonimo.
Come è facile intuire, questi volumi, spesso proposti in edicola a dispense, non erano altro che riproposizioni in lingua italiana - ancorché spesso rivedute, aggiunte e corrette - di coevi volumi in lingua inglese ma per decenni sono state, assieme ad alcune opere (sempre a dispense) della Fabbri e di pochissimi altri, l'unica fonte di informazioni per chi fosse interessato ad armi, tattiche, strategie ed equipaggiamenti, sia storici che contemporanei.
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| Uno dei classici della Guerra Fredda: il T-62 |
Personalmente, quand'ero ragazzo, raccolsi l'opera chiamata Le Armi del 2000 (che tuttora conservo gelosamente), che era in realtà una raccolta di volumi, scritti da alcuni dei nomi più noti del panorama britannico, più che sulle armi tout court, sull'impiego tattico e strategico delle stesse e sulle tecnologie alla base dei sistemi d'arma via via presentati, tant'è che fornivano in realtà solo una panoramica di quanto era disponibile, anziché una trattazione puntuale e certosina di tutto quanto circolava nel mondo in quegli anni.
Questi volumi, invece, fanno parte per lo più di altre due opere dell'editore summenzionato: la Enciclopedia Illustrata delle Guerre Moderne e la Grande Enciclopedia delle Armi Moderne.
Ora, mentre la prima mi è rimasta fino a tempi molto recenti pressoché sconosciuta, della seconda mi era capitato - eoni fa - di trovarne un paio di volumi in quelle miniere d'oro che erano le librerie remainders ergo le bancarelle dei mercati rionali.
Oggi, spendendo una somma tutto sommato estremamente ragionevole, sono riuscito a procurarmi la serie quasi completa di entrambe.Certo, in realtà, non mi interessavano tutti i volumi ma l'inserzione era per l'acquisto del lotto completo e dal momento che l'acquisto dei soli volumi che stavo cercando avrebbe comportato altrimenti - presso i soliti noti col passamontagna che infestano il web - cifre ben più cospicue, mi sono lanciato all'acquisto all'insegna del più classico dello 'sticazzi! tanto poi un modo per... smaltire le eccedenze comunque lo trovo.
Uno dei volumi che più mi interessavano è quello la cui copertina vedete qui riprodotta: Armi e Armamenti dell'Unione Sovietica ed è proprio di questo che intendo parlare.
Ci troviamo di fronte ad un volume già di per sé interessante, visto l'argomento ma che - alla luce delle informazioni evidentemente disponibili agli autori originali dell'opera (perché, come accennavo sopra, questi volumi sono corredati di numerosi addenda che correggevano il testo riportandolo alla situazione attuale al momento della pubblicazione) - risulta piuttosto carente proprio alle voci armi, mezzi ed equipaggiamenti dove solo alcuni sistemi, tra quelli più noti ovvero che l'intelligence occidentale aveva avuto modo di esaminare di prima mano, grazie soprattutto alle tante guerre di prossimità che vedevano coinvolte le due maggiori superpotenze, durante le quali le due parti venivano in possesso, spesso fortunosamente, di esemplari ancora perfettamente funzionanti di velivoli, corazzati, armi leggere e artiglierie/missili, sono riportati con dovizia di particolare e con le specifiche tecniche abbastanza complete.
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| L'intercettore ognitempo Sukhoi Su-11 questo sconosciuto! |
Non è ovviamente l'unico esempio, perché gli americani conoscevano piuttosto bene (per averli subiti, più che altro) i vari SAM come l'allora ubiquitario SA-2 Guideline - ampiamente impiegato dal Vietnam del Nord - mentre già all'indomani della Guerra dello Yom-Kippur erano in possesso delle informazioni pertinenti gli recenti SA-6 Gainful, cortesia di Tsahal che ne aveva recuperato, sottraendola agli egiziani, una batteria al completo!
Eppure anche questi noti sistemi d'arma sono trattati con molti si dice, si presume e via discorrendo.
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| La negletta motosilurante classe Shershen: chi mai ne ha vista una in un libro recente? |
Velivoli come i vari MiG-15, 17, 19 ergo i Su-7/9/11 e 15 o gli intercettori Tupolev e Yakovlev ovvero i vari bombardieri Tu-95, 16, 22 etc. che di solito ricevono poca copertura dalle pubblicazioni "specializzate" che preferiscono dedicarsi ai velivoli tattici e da caccia qui ci sono e sono trattati anche (abbastanza) approfonditamente.
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| L'arma definitiva E della Krasnaya Armiya così come delle FF.AA. federali Russky: LA GNOKKA CORAZZATA! |
erano
Diciamo che solo per questo è valso la pena acquistare questo volume, anche se mi aspettavo decisamente qualcosa di più e di meglio per quanto riguardava l'armamento di fanteria ed i mezzi di terra, le cui descrizioni sono invece per lo più lacunose o frettolose, come se non componessero la stragrande massa d'urto che - nel caso della tanto temuta invasione dell'Europa Occidentale - avremmo dovuto affrontare up close and personal come dicono gli anglofoni.
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sabato 8 dicembre 2018
Avete mai avuto l'impressione di sentirvi, come dire... un po' (tanto) coglione?
Io sì, decisamente, soprattutto oggi, dopo aver dato una (seppur breve) revisionata alla biblioteca della Fortezza della Solitudine nella quale trascorro gran parte delle mie giornate ad elucubrare sulle glorie del tempo che fu e portare avanti - quando e se mi sorge vaghezza - i miei... studi leggiadri, specialmente per quanto concerne la famigerata robbakefailbotto alla base di questa paginetta.
Ordunque, da questa prima indagine mi sono reso conto di essermi letteralmente infognato di libri in questi ultimi 12 mesi, impressione confermata da un breve riepilogo della lista dei miei incauti acquisti - principalmente su ebay ed in seconda battuta su Amazon (e già questa è una grossa rivoluzione rispetto al passato, quando oltre l'80% dei miei acquisti avveniva sulla piattaforma di Bezos) - tra i quali spiccano anche pezzi non ancora consegnati (e che in realtà spero di vedere presto).
Quello che però mi ha colpito è constatare come abbia finito per acquistare, in una specie di circolo vizioso, un sacco di roba che ho letto già ovvero che ho poi scoperto di avere avuto, nel passato più o meno remoto e che non ricordo più che fine abbia fatto, anche se sospetto che sia finita in qualche modo riciclata in uno dei miei periodici svuotatutto, che avvengono di solito in due occasioni: quando non ho più lo spazio fisico per stoccare tutta 'sta roba ovvero quando sono completamente in bolletta e mi servono soldi, in genere pochi, maledetti e subito.
È stato così per alcuni volumi di una serie classica che più classica che si può, edita nei lontani anni '80 niente meno che dalla Peruzzo, casa specializzata al tempo nelle pubblicazioni a dispense nelle edicole (salvo poi pubblicare in libreria, spesso presso le - allora tante - remainder, l'intera collana già bella che rilegata!) di argomentazione storico-militare e che sono state dei veri e propri trampolini di lancio per chiunque (come il sottoscritto) abbia poi cominciato a coltivare seriamente una passione per questi argomenti.
Infatti, oltre al già citato (era nel post scorso, se non ricordo troppo male) Aerei Moderni da Combattimento, mi ritrovo oggi per le mani anche volumi come Armi Leggere da Guerra e I Mezzi Corazzati (entrambi opera di sir Ian V. Hogg, tra l'altro), che - semplicemente sfogliandoli - mi sono reso conto di aver già avuto nella mia biblioteca e probabilmente scartato all'alba del mio periodo esterofilo quando cioè ritenevo degni di esser conservati solo quei testi in lingua originale sui quali cominciavo a mettere faticosamente le mani (qualcuno ha detto Jane's?) salvo rendermi poi conto di una grande, incontrovertibile verità: che i tomi più sono enciclopedici, strutturati ed (apparentemente) esaustivi, meno sono pratici e di facile consultazione, soprattutto se ne hai bisogno per un'occhiata al volo.
Ed è così che alla fine ti ritrovi ad avere un sacco di roba ridondante, sottoforma di tascabili o altre edizioni meno voluminose, senza contare che, spesso, le enciclopedie non sono che fredde esposizioni di dati e fatti, mentre le monografie sono in genere scritte in maniera più... personale e spesso corredate di aneddoti e/o esperienze dirette (che siano di prima mano dell'autore ergo resoconti riportati dallo stesso) che gettano a volte maggiore luce sulle capacità e sulle prestazioni di un dato pezzo di ferramenta rispetto ai freddi numeri, che sono troppo spesso dati prodotti da chi ha un vestito interesse nella questione, come enti governativi e fabbricanti e che non rispettano la realtà sul campo.
È un po' come accade per le riviste di settore automobilistico, tipo la famigerata Quattroruote che riporta pedissequamente le specifiche fornite dal costruttore del bidone di turno, che sulla carta è figherrimo, il non-plus-ultra sul mercato, salvo poi tirar fuori tante di quelle magagne - una volta messo su strada - che contraddicono platealmente le altisonanti affermazioni della casa.
Tornando a bomba, oggi mi è arrivato un altro volume che ho realizzato essere la versione contemporanea, riveduta e corretta di quei due classici di Christopher Chant: Modern Air Weapons e Modern Aircraft Armaments in un solo volume, scritto da questo Martin J. Dougherty nella prima edizione del 2010, che - copertina a parte - non si discosta praticamente se non nei dettagli dalle nuoverrime, figherrime edizioni successive, ivi compresa quella in uscita agli inizi del prossimo anno.
Anche questo mi sono accorto di averlo già avuto/letto - segno questo, tra l'altro, del fatto che mi sto rapidamente rincojonendo - salvo dismetterlo un paio di anni dopo per i motivi già citati, così come è avvenuto per il saggio del prolifico Yefim Gordon: Soviet/Russian Aircraft Weapons che ho riciclato una decina di anni fa, salvo poi doverlo recuperare di corsa quando mi sono reso conto che - nonostante i suoi tecnicismi quasi da corso di ingegneria, anziché da testo di divulgazione - è IL libro per chiunque voglia ottenere informazioni precise, di prima mano e soprattutto non rimaneggiate dai tanti (sedicenti) esperti a stAlle e strisce, sugli armamenti della ex-Unione dei Soviet e sulla rinata Veliky Rossiya e che infatti ha raggiunto quotazioni da antiquariato MEng, visto che non è più stato ristampato.
In tutto questo, resta l'amara constatazione di esser stati piuttosto cojoni in passato, di aver avuto tante perle per le mani ma averle regolarmente gettate ai porci (e spesso nemmeno poi troppo metaforicamente, visto che tanta roba l'ho di fatto svenduta) salvo agognarle, anni, lustri o decenni più tardi e doversele andare poi a (ri)cercare per mari e per monti.
Ordunque, da questa prima indagine mi sono reso conto di essermi letteralmente infognato di libri in questi ultimi 12 mesi, impressione confermata da un breve riepilogo della lista dei miei incauti acquisti - principalmente su ebay ed in seconda battuta su Amazon (e già questa è una grossa rivoluzione rispetto al passato, quando oltre l'80% dei miei acquisti avveniva sulla piattaforma di Bezos) - tra i quali spiccano anche pezzi non ancora consegnati (e che in realtà spero di vedere presto).
Quello che però mi ha colpito è constatare come abbia finito per acquistare, in una specie di circolo vizioso, un sacco di roba che ho letto già ovvero che ho poi scoperto di avere avuto, nel passato più o meno remoto e che non ricordo più che fine abbia fatto, anche se sospetto che sia finita in qualche modo riciclata in uno dei miei periodici svuotatutto, che avvengono di solito in due occasioni: quando non ho più lo spazio fisico per stoccare tutta 'sta roba ovvero quando sono completamente in bolletta e mi servono soldi, in genere pochi, maledetti e subito.
È stato così per alcuni volumi di una serie classica che più classica che si può, edita nei lontani anni '80 niente meno che dalla Peruzzo, casa specializzata al tempo nelle pubblicazioni a dispense nelle edicole (salvo poi pubblicare in libreria, spesso presso le - allora tante - remainder, l'intera collana già bella che rilegata!) di argomentazione storico-militare e che sono state dei veri e propri trampolini di lancio per chiunque (come il sottoscritto) abbia poi cominciato a coltivare seriamente una passione per questi argomenti.
Infatti, oltre al già citato (era nel post scorso, se non ricordo troppo male) Aerei Moderni da Combattimento, mi ritrovo oggi per le mani anche volumi come Armi Leggere da Guerra e I Mezzi Corazzati (entrambi opera di sir Ian V. Hogg, tra l'altro), che - semplicemente sfogliandoli - mi sono reso conto di aver già avuto nella mia biblioteca e probabilmente scartato all'alba del mio periodo esterofilo quando cioè ritenevo degni di esser conservati solo quei testi in lingua originale sui quali cominciavo a mettere faticosamente le mani (qualcuno ha detto Jane's?) salvo rendermi poi conto di una grande, incontrovertibile verità: che i tomi più sono enciclopedici, strutturati ed (apparentemente) esaustivi, meno sono pratici e di facile consultazione, soprattutto se ne hai bisogno per un'occhiata al volo.
Ed è così che alla fine ti ritrovi ad avere un sacco di roba ridondante, sottoforma di tascabili o altre edizioni meno voluminose, senza contare che, spesso, le enciclopedie non sono che fredde esposizioni di dati e fatti, mentre le monografie sono in genere scritte in maniera più... personale e spesso corredate di aneddoti e/o esperienze dirette (che siano di prima mano dell'autore ergo resoconti riportati dallo stesso) che gettano a volte maggiore luce sulle capacità e sulle prestazioni di un dato pezzo di ferramenta rispetto ai freddi numeri, che sono troppo spesso dati prodotti da chi ha un vestito interesse nella questione, come enti governativi e fabbricanti e che non rispettano la realtà sul campo.
È un po' come accade per le riviste di settore automobilistico, tipo la famigerata Quattroruote che riporta pedissequamente le specifiche fornite dal costruttore del bidone di turno, che sulla carta è figherrimo, il non-plus-ultra sul mercato, salvo poi tirar fuori tante di quelle magagne - una volta messo su strada - che contraddicono platealmente le altisonanti affermazioni della casa.
Tornando a bomba, oggi mi è arrivato un altro volume che ho realizzato essere la versione contemporanea, riveduta e corretta di quei due classici di Christopher Chant: Modern Air Weapons e Modern Aircraft Armaments in un solo volume, scritto da questo Martin J. Dougherty nella prima edizione del 2010, che - copertina a parte - non si discosta praticamente se non nei dettagli dalle nuoverrime, figherrime edizioni successive, ivi compresa quella in uscita agli inizi del prossimo anno.
Anche questo mi sono accorto di averlo già avuto/letto - segno questo, tra l'altro, del fatto che mi sto rapidamente rincojonendo - salvo dismetterlo un paio di anni dopo per i motivi già citati, così come è avvenuto per il saggio del prolifico Yefim Gordon: Soviet/Russian Aircraft Weapons che ho riciclato una decina di anni fa, salvo poi doverlo recuperare di corsa quando mi sono reso conto che - nonostante i suoi tecnicismi quasi da corso di ingegneria, anziché da testo di divulgazione - è IL libro per chiunque voglia ottenere informazioni precise, di prima mano e soprattutto non rimaneggiate dai tanti (sedicenti) esperti a stAlle e strisce, sugli armamenti della ex-Unione dei Soviet e sulla rinata Veliky Rossiya e che infatti ha raggiunto quotazioni da antiquariato MEng, visto che non è più stato ristampato.
In tutto questo, resta l'amara constatazione di esser stati piuttosto cojoni in passato, di aver avuto tante perle per le mani ma averle regolarmente gettate ai porci (e spesso nemmeno poi troppo metaforicamente, visto che tanta roba l'ho di fatto svenduta) salvo agognarle, anni, lustri o decenni più tardi e doversele andare poi a (ri)cercare per mari e per monti.
giovedì 29 novembre 2018
Quando NON è proprio il caso di dire "W l'Italia"
Come potrete apprezzare dal meme qui a fianco, anche questa volta si tratta dell'ennesimo caso di inc... auto acquisto del sottoscritto, stavolta alla voce roba che vola.
Dopo eoni trascorsi a leggere sacri testi pressoché esclusivamente nella lingua di Shakespeare, mi sono fatto tentare dall'acquisto di una terna di volumi, editi nella lingue di Dante, un paio dei quali pubblicati in epoca più risalente (anni '80 e '90), ovviamente riedizioni in italiano di altrettante opere in lingua inglese, tra l'altro di autori piuttosto blasonati (Christopher Chant e Bill Gunston, niente meno) mentre il terzo è un volume edito di recente (2012) e scritto da un certo Riccardo Niccoli, da quel che mi è dato sapere un autore piuttosto attivo nell'ambito della divulgazione aeronautica.
Ora, mentre uno dei 3 volumi - Moderni Aerei da Combattimento - mi è già noto in quanto ne possiedo l'originale inglese, gli altri due - Aerei e Aerei Moderni da Combattimento - mi erano assolutamente sconosciuti, praticamente un acquisto a scatola chiusa; d'altronde anche il prezzo era invitante, sicché la tentazione si è concretizzata con l'acquisto.
Oggi ho ricevuto due dei summenzionati volumi e dire che sono rimasto... contrariato sarebbe un grossolano eufemismo, perché mi sono trovato di fronte a due libri che parevano la copia carbone l'uno dell'altro, con le uniche differenze del formato (poco più grande di un tascabile il primo, formato A4 il secondo) e del contenuto - una cronistoria dell'aviazione dagli esordi ai giorni nostri, suddivisa per periodi storici il primo, una disamina delle varie tattiche e tipologie d'impiego della "moderna" aviazione militare il secondo - per il resto, degli aerei promessi non v'è traccia alcuna: non c'è una scheda tecnica, un diagramma, un trittico che sia uno, solo una dotta disquisizione lunga svariate pagine dove i velivoli sono ovviamente menzionati in abbondanza ma mai esaminati.
Tra l'altro, cosa che mi ha dato ulteriormente fastidio, incentrate pressoché esclusivamente sul punto di vista occidentale, soprattutto il volume di Chant, manco fosse stato scritto negli anni della Guerra Fredda, anziché dopo il crollo del Muro, quando hanno cominciato ad affluire informazioni (finalmente) puntuali ed attendibili anche dall'altra parte della cortina di ferro, che sfatavano buona parte dei rassicuranti miti circa l'inconsistenza delle aviazioni sovietica ed orientali.
Quindi, a parte il terzo volume (che tra l'altro mi deve ancora arrivare) di cui già so di cosa parla e com'è fatto (e che ho acquistato per completare la raccolta della Enciclopedia delle Armi Moderne marcata Peruzzo da me certosinamente raccolta a dispense ormai 35 anni fa e poter finalmente leggere ed apprezzare i concetti in esso riportati in una lingua che mi è più comoda) per gli altri due posso affermare di aver veramente preso delle sonore inculate.
A corollario di tutto questo, posso riportare questa chicca: onde non ritrovarmi sommerso per l'ennesima volta di una massa di carta inutilizzabile (e tra l'altro difficilmente riciclabile, se capite cosa intendo), ho contattato il venditore del volume di Niccoli per chiedere di avviare il reso per rimborso.
Mi è stato risposto, a tamburo battente, che il rimborso era già stato avviato, mentre per quanto riguarda il reso... non c'era alcun bisogno di rendere alcunché, segno evidente che anche per chi questo pamphlet lo vende è più la spesa che l'impresa.
Va be' meglio così, almeno questa impresa non è stata un (costoso) fallimento totale, come buona parte dei miei ultimi acquisti in salsa britone che si trovano ora a far polvere nella mia biblioteca.
Andiamo avanti così, che va benissimo e W l'editoria itajiana!
Dopo eoni trascorsi a leggere sacri testi pressoché esclusivamente nella lingua di Shakespeare, mi sono fatto tentare dall'acquisto di una terna di volumi, editi nella lingue di Dante, un paio dei quali pubblicati in epoca più risalente (anni '80 e '90), ovviamente riedizioni in italiano di altrettante opere in lingua inglese, tra l'altro di autori piuttosto blasonati (Christopher Chant e Bill Gunston, niente meno) mentre il terzo è un volume edito di recente (2012) e scritto da un certo Riccardo Niccoli, da quel che mi è dato sapere un autore piuttosto attivo nell'ambito della divulgazione aeronautica.
Ora, mentre uno dei 3 volumi - Moderni Aerei da Combattimento - mi è già noto in quanto ne possiedo l'originale inglese, gli altri due - Aerei e Aerei Moderni da Combattimento - mi erano assolutamente sconosciuti, praticamente un acquisto a scatola chiusa; d'altronde anche il prezzo era invitante, sicché la tentazione si è concretizzata con l'acquisto.
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| L'ennesima disquisizione sulla storia degli aeroplanini Made in Italy... |
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| ...e l'ennesima sAga mentale dell'esperto britone di turno. |
Quindi, a parte il terzo volume (che tra l'altro mi deve ancora arrivare) di cui già so di cosa parla e com'è fatto (e che ho acquistato per completare la raccolta della Enciclopedia delle Armi Moderne marcata Peruzzo da me certosinamente raccolta a dispense ormai 35 anni fa e poter finalmente leggere ed apprezzare i concetti in esso riportati in una lingua che mi è più comoda) per gli altri due posso affermare di aver veramente preso delle sonore inculate.
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| L'unico volume della triade che abbia un po' di senso, sperando che sia stato tradotto degnamente! |
Mi è stato risposto, a tamburo battente, che il rimborso era già stato avviato, mentre per quanto riguarda il reso... non c'era alcun bisogno di rendere alcunché, segno evidente che anche per chi questo pamphlet lo vende è più la spesa che l'impresa.
Va be' meglio così, almeno questa impresa non è stata un (costoso) fallimento totale, come buona parte dei miei ultimi acquisti in salsa britone che si trovano ora a far polvere nella mia biblioteca.
Andiamo avanti così, che va benissimo e W l'editoria itajiana!
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