Oggi vorrei ribadire un concetto a me
caro, in spregio alle farneticazioni del (neo)ministro Grilli che –
svergognando sé stesso ed il govern(icchi)o che rappresenta –
qualche tempo fa, durante una certa trasmissione in onda su RaiTre –
quindi coram populo ed in
prima serata – ammise candidamente che lo scopo dell'attuale
esecutivo è praticamente smantellare
l'apparato dello Stato a
partire, ovviamente, dalla pubblica
amministrazione
per sostituirla de
facto con
il privato.
BELLA
CAZZATA!
Qualcuno
ha idea del perché, nonostante le varie magagnuccie dovute ad una
burocrazia volutamente
farraginosa
ed insensibile, quello che viene erogato dall'amministrazione statale
si chiama servizio?
Perché
appunto è un servizio
e come tale viene erogato a
discapito dell'eventuale ritorno economico
per chi lo eroga.
Non
c'è bisogno di essere grandi economisti o diplomati in ragioneria
per comprendere che, a parità di prestazioni, il prezzo che di solito si paga è
assolutamente
inadeguato
rispetto alle medie di mercato.
Questo
perché se davvero il cittadino-utente dovesse pagare il prezzo
reale del
servizio che chiede, difficilmente riuscirebbe ad ottenere alcunché.
Adesso
provate solo un momento a pensare cosa vuol dire mettere un privato –
o meglio, una società
privata magari
di capitali – a svolgere le stesse mansioni che svolgono i tanto
vilipesi impiegati pubblici, tenendo presente un piccolo,
insignificante particolare: che il pubblico
opera
appunto per il bene
pubblico, anche
quando non sembra; se una cosa è possibile, a meno che non siate
così sfigati (e purtroppo ammetto che può succedere) da capitare
con un emerito imbecille (ma di questa gente è purtroppo piena il
mondo) ovvero di un fancazzista di lungo corso, la si farà comunque,
perché uno di solito sta lì in quell'ufficio o dietro quello
sportello per farla, non per negarne l'accesso agli utenti.
Il
privato, per contro, opera sempre
e solo Cicero pro domo sua,
bada soltanto ai cazzi suoi e al ritorno
economico che
una qualsivoglia operazione erogata può portare nelle sue avide
casse; opera solo per
lucro
non per bontà o senso del dovere e guai a chi, dei suoi dipendenti,
dovesse venir sorpreso a fare qualcosa che non porti soldi al
padrone: come minimo ci rimette di tasca sua, quando non ci rimette
il posto tout
court.
Il
caso più classico è quello del trasporto
pubblico
che si chiama così proprio perché è la
Cosa Pubblica che
in realtà paga, in quanto il costo
del biglietto non
arriva a coprire nemmeno la
metà delle
sole spese vive del trasporto, figuriamoci lo stipendio del
conduttore o del macchinista!
Purtroppo
credo che molti cittadini pendolari se ne accorgeranno presto
all'inizio della prossima stagione, quando riprenderanno i servizi
pendolari di Trenitalia... o meglio, quando i pendolari saranno
costretti a viaggiare a prezzo pieno sui
Freccia Argento e sui Freccia Rossa,
unici treni che la (ex)compagnia ferroviaria di Stato ha intenzione
di far viaggiare sulla rete nazionale, visto che il mancato
rinnovo delle convenzioni con
Province e Regioni metterà di fatto in deposito i carri bestiam...
scusate... i treni
pendolari attualmente
in servizio per ineconomicità
del
servizio da erogare.
Credetemi,
quello che dico lo dico per esperienza diretta e personale perché ho
operato (ed opero fortunatamente adesso anche se non so per quanto
tempo ancora) da entrambi i lati della barricata e so come funzionano
le cose.
Questa
feccia di ex-banchieri che si fanno passare per tecnici
illuminati,
insiste nel concetto, tutto berlusconiano, che il privato opera
meglio del pubblico: cazzate, grosse, belle e buone, perché la
famigerata efficienza
del privato si
ha solo in un caso ed in quello solo: quando cacci
il soldo per
avere quello che chiedi, altrimenti puoi anche bellamente crepare che
nessuno smuoverà un dito per te.
Non
solo: quando si lascia tutta la gestione di una qualsiasi cosa in
mani private, di fatto non
c'è
la tanto decantata concorrenza, tutt'altro: è ampiamente dimostrato,
specie in questo paese, che subito questi lupi famelici si riuniscono
in branco e fanno
cartello
in modo tale da potersi spartire più facilmente la torta senza che
l'utente abbia la minima possibilità di scelta – tanto l'uno vale
l'altro – ovvero imponendo prezzi e tariffe da monopolista.
Solo
che, quando il monopolio era dello Stato, tutti gridavano allo
scandalo; adesso che di monopoli ovvero di oligopoli
in
Italia ce ne sono un botto, tutti buoni, zitti, allineati e coperti
come tanti pecoroni.
È
stato dimostrato in ogni settore
strategico che
sia stato privatizzato
a
partire dalla luce al gas alle telecomunicazioni e adesso vorrebbero
estenderlo anche al pubblico servizio e all'acqua.
Si,
come no, così vivremo per sempre infelici
e scontenti con
le sole eccezioni degli azionisti
di maggioranza di
queste società a delinquere, che i servizi – quelli veri – ce li
hanno garantiti sempre e comunque.
Senza
andare tanto lontano, facciamo qualche esempio molto, molto pratico;
non credo che quello che è capitato (e purtroppo capita ancora) a me
ed alla mia famiglia sia molto lontano dalla media nazionale. So per
certo che le stesse traversie le hanno passate anche parecchi dei
miei amici, parenti e conoscenti, quindi direi che il campione al
riguardo è abbastanza significativo.
Cominciamo
dalle telecomunicazioni, primo settore ad essere liberalizzato
con la bufala della concorrenza che avrebbe dovuto erogare migliori
servizi ad un prezzo più conveniente.
Di
fatto, gli squali che controllavano Telecom
Italia –
scava che ti scava – li ritrovavamo tutti
nessuno
escluso, nei consigli di amministrazione di tutte le altre maggiori
compagnie.
Quindi,
gira che ti rigira, alla fine, invece di liberarti dalla schiavitù
alla Telecom di
fatto non avevi fatto altro che cambiare signoria di nome ma non di
fatto... esempio eclatante, al tempo in cui esisteva ancora la
famigerata Tele2
quando
chiamavi il call center ti rispondevano quelli di Telecom... non
solo: le poche compagnie cosiddette indipendenti
di fatto lo erano solo di nome, perché per i loro servizi
concorrenziali dovevano comunque appoggiarsi (pagando) alle
infrastrutture della summenzionata Telecom, col risultato che in
bolletta (forse) pagavi meno che con Telecom ma se c'era un qualsiasi
problema, te la pigliavi nel culo e stringevi forte, perché la tua
compagnia non
era in grado di erogare il servizio se prima la Telecom non
ripristinava la linea.
E
spesso e volentieri, per il ripristino ci volevano giorni,
addirittura settimane, perché, ovviamente, la compagnia non aveva
alcun interesse a che la concorrenza potesse erogare il servizio,
anche quando questa paga
per
l'utilizzo di quella linea.
Vuoi
mettere avere la rapa direttamente
alle tue dipendenze così
che puoi spremerla con comodo quando ti pare e piace?
Altro
esempio assai più recente, riguarda la fornitura di luce
e gas sul
cosiddetto libero
mercato che
poi tanto libero non è, visto che anche in questo caso si ripropone
lo stesso, identico problema che con i provider telefonici; di fatto
c'è un'unica
compagnia che
deteneva il monopolio
dell'erogazione
di gas e luce che è stata privatizzata
e smembrata
in una mezza dozzina di compagnie differenti che a loro volta si
scannano bellamente a vicenda per accaparrarsi i clienti.
E
anche in questo caso c'è stato un proliferare di varie compagnie
(pseudo) indipendenti i cui commerciali non fanno altro che
smantecare i coglioni alla popolazione residente per vendere servizi
che – in realtà – essi stessi comprano
direttamente
dall'ex monopolista che di fatto tuttora gestisce la rete di
distribuzione nazionale.
In
pratica, tu non sei altro che l'affittuario
conto terzi del servizio che prima acquistavi
direttamente dal
gestore.
A
noi è successo con quei banditi della Edison,
una banda di veri e propri grassatori con il passamontagna, che prima
ci hanno preso per il culo – tramite la solita ragazzina con gli
occhioni grandi e lucidi che fa tanta tenerezza ai vecchietti –
promettendo un servizio economico ed efficiente, tutto fatto
in casa,
senza intervento alcuno di compagnie terze.
Poi
però abbiamo scoperto (purtroppo a nostre spese) che:
a)
l'energia non era
affatto prodotta dalla Edison, che la acquista invece dai vari
gestori nazionali e/o dalle municipalizzate come ACEA per la piazza
di Roma;
b)
la tariffazione, ancorché a fasce
orarie
(con tutte le rotture di coglioni che queste comportano nella vita di
tutti i giorni) era fittizia
perché basata su consumi
presunti
anziché reali e
verificati.
Questo,
poi, mentendo spudoratamente, in quanto noialtri già si aveva i
contatori
elettronici con
lettura automatica e trasmissione telematica delle letture a suo
tempo installati dall'ACEA... solo che questi briganti non
sono
in grado di leggerli perché (giustamente) ACEA col cazzo che gli
fornisce i codici di accesso ai suoi
contatori.
Questo
vuol dire che – dopo aver fatto una verifica, insospettiti dalla
identicità dei
fatturati in bolletta bimestre dopo bimestre
– in realtà abbiamo sempre pagato una cifra forfettaria, in attesa
dell'eventuale conguaglio
di fine anno
dove poi sarebbe arrivata una mazzata da panico, col rischio di non
essere
in grado di pagare e rischiare addirittura il distacco dell'utenza.
E
vi assicuro che la cosa è
già successa,
non a me per fortuna, ma a gente che conosco bene e che – dopo
esser rimasta scottata (e derubata) dall'esperienza – è stata di
fatto costretta a tornare con le pive nel sacco tra le grinfie del
monopolista di turno, almeno così di sorprese (brutte e tristi) non
ne ha più avute... alla faccia della bolletta senza sorprese di
quell'imbonitore cialtrone nazionalpopolare di Gerry Scotti.
Che
poi, mi sa tanto che questo scherzo lo ha fatto anche al famigerato
Dottor Scotti della Scotti Riso, visto che è ormai un bel pezzo che
il buon (si, arrosto con le patate) Gerry è stato esautorato dalla
pubblicità dei suoi prodotti...
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