Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!
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domenica 3 luglio 2016

Pessima idea...

...quella di aver scelto la più celebre anal queen del Belpaese come rappresentante dell'Itajia nella sfida calcistica con i krauti e infatti, come di prammatica, se la semo pigliata bellamente nel culo!!!


P.S. Tra l'altro, la scelta di Madison Ivy come rappresentante della Germania mi sembra abbastanza fuor di luogo, visto che la notoria brunetta fattona sarà pure nata a Monaco di Baviera ma è cittadina statunitense, sicché...

martedì 28 gennaio 2014

La più... occidentale delle Idol giapponesi...


OK, io sono sempre contento quando qualcuno che conosco o che apprezzo passa oltre, raggiungendo nuove vette professionali però, porco cane, ultimamente è in atto una vera e propria moria nell'ambito del adult entertainment con alcuni dei più bei nomi (diciamo così per carità di patria, va...) del panorama hard che stanno passando en masse al cinema mainstream.

Il primo caso (e il più noto) che ho riportato su questa pagina, qualche tempo fa se ricordate, è stato quello di Sasha Grey, passata ormai armi e bagagli al cinema di genere e ai serial TV, oggi voglio affrontare un nome forse meno famoso alle nostre latitudini ma che ha letteralmente spopolato... un po' più a oriente rispetto a noi, in Giappone, per la precisione.

La spettacolare starlette di oggi risponde al nome di Maria Ozawa, classe 1986 (poco più di una ragazzina, secondo i miei canoni attuali), ha cominciato a calcare le scene come AV Idol (lett. Adult Video Idol) nel 2005, appena diplomata, per la famigerata casa di produzione nipponica S1 dove riscuote un successo pressoché immediato grazie alla sua bellezza esotica (!?)... si, perché a differenza delle sue colleghe, Maria ha un fisico che assai poco richiama i canoni... classici della bellezza muliebre nipponica, in quanto – a differenza della collega americana di nascita ma etnicamente giapponese Asa Akira – la nostra bellezza di oggi è giapponese di nascita ma etnicamente mista, in quanto il padre è franco canadese.

È uno di quei tipici casi in cui l'ibrido è migliore del purosangue, in quanto Maria ha tutte le caratteristiche migliori di entrambe le razze, quella nipponica e quella occidentale/caucasica, con un fisico ben proporzionato e un viso dai lineamenti dolci ma con quegli occhioni da cerbiattona che, personalmente, mi fanno svalvolare.

Ora a differenza di quanto normalmente accade alle nostre latitudini, in Giappone la differenza tra un'attrice/modella mainstream ed una del adult entertainment è molto sottile e a volte confusa, tant'è che vi sono state moltissime attrici famose che sono transitate per il soft-core o per il porno tour court, così come c'è tutta una generazione di AV idols che passano tranquillamente nel mondo della TV o del cinema.

Da quelle parti, insomma, non stanno tanto a guardare il capello e aver fatto dei video hard non è qualcosa di cui vergognarsi, anzi: in molti casi è considerato un trampolino di lancio per farsi conoscere dal grande pubblico, lo stesso, cioè, che poi andrà a vedere i film al cinema o in TV... da questo punto di vista sono molto meno (falso)puritani e bigotti di noi occidentali.

Tra l'altro, se una è brava è brava e Maria Ozawa evidentemente le sue doti di attrice ce l'ha (dopotutto la sua carriera in video è cominciata in realtà nel 2002, quando – ancora studentessa – ha girato uno spot per la TV) ma ha abbracciato da subito la carriera di AV idol non per caso o perché è stata circuita da qualche vile mascalzone ma perché è stata sempre una... appassionata del genere, molto precoce, per di più: pare che amasse sollazzarsi davanti ad un bel filmetto o con qualche giornaletto... porcelloso già quando era al liceo, con le amichette ed è stata proprio una sua compagnuccia di scuola ad introdurla ai set a luci rosse (che per altro già praticava, anche se non è dato sapere chi fosse o con quale nome lavorasse).

Com'è, come non è, fatto sta che la Ozawa è passata tranquillamente dai set hard a quelli cinematografici e televisivi senza colpo ferire, dove ha guadagnato un buon successo, venendo richiesta anche all'estero, anche se proprio fuori dal Giappone ha avuto le sue belle grane, visto che gli altri paesi del sud-est asiatico non sono altrettanto tolleranti e larghi di manica, come in Indonesia (notorio feudo islamico – ed islamista – in Asia), dove la nostra ha lavorato in un film, salvo venire aggredita dall'equivalente del MOIGE nostrano per il fatto di essere una (ex) attrice porno.

Tornando a bomba, visti i suoi natali ed il fatto che (dicono) parla e scrive meglio in inglese che in giapponese, Maria ha espresso più volte il desiderio di... saltare al di là del Pacifico per... allargare i suoi orizzonti professionali, diciamo così, anche negli States e sul mercato occidentale in generale.

Peccato che abbia però espresso più volte la sua smaccata preferenza per i... pingoni made in Japan, rispetto a quelli nostrani.
Eppure – vedendo le sue... evoluzioni ginniche in video – non sembra affatto che la nostra mezza-giapponesina preferita abbia grossi problemi con le rande di grosso cabotaggio... che sia un velato caso di xenofobia?

mercoledì 1 maggio 2013

Cari amici ho tre notizie, una buona, una cattiva e una pessima... da quale vogliamo cominciare, dalla cattiva?

Sono tornato, spero di farlo anche più spesso di questi ultimi mesi ma ammetto che scazzo e inedia hanno dominato le mie giornate... è dura la vita dell'inoccupato, ancora di più quando non fai altro che sentire, tutti i santi giorni, anche più volte al giorno, che per te non c'è speranza né futuro, a quarantaquattro anni non ancora compiuti, tutto perché questo Paese sta andando allegramente a puttane, in senso tutt'altro che lato e metaforico tra l'altro, se la presenza di signore della notte (e anche del giorno, lasciatemelo dire) è un segnale dell'andamento... del mercato, visto che – almeno per quanto riguarda la piazza di Roma – la prostituzione di strada è letteralmente esplosa alla faccia di quella mezza cartuccia del nostro esimio sindaco-sceriffo de'noantri.

A questo proposito, si lega la notizia buona, nel senso che riguarda una delle starlette del adult entertainment che più stimo (o meglio, stimavo, di più su questo dopo) quella piccoletta con gli occhi da cerbiattona porcella, le tette piccole e un culetto da urlo che risponde al nome di Sasha Grey.

A quanto pare, la nostra ha accettato di partecipare al rally automobilistico Vladivostok-Mosca e per giunta pare che guiderà la macchina che fu di zio Vladimiro, Zar di tutte le Russie, nel percorso di 9.000 chilometri che dalla punta della Siberia la condurrà nel cuore della Russia europea.

Ed ora la pessima notizia, perché è stato definitivamente confermato ciò che si sospettava già da qualche anno, cioè che, dopo aver esordito (nel 2006) a soli 18 anni – veramente barely legal secondo gli standard ameridioti – nel mondo del hard ed essere stata osannata ed acclamata come erede della mitica Jenna Jameson, ed aver vinto una sfilza di premi dal 2007 al 2011, ha abbandonato la carriera di pornostar per dedicarsi al cinema mainstream.

Le avvisaglie, a dire il vero, c'erano state già nel 2009, quando Sasha era transitata per il mondo del adult modeling per alcuni tra i più osannati fotografi della scena californiana e aver partecipato a spettacoli televisivi di vario genere e natura, tra i quali quella discussa e controversa al Tyra Banks Show dove, approfittando del fatto che ha un fisico e una faccetta da ragazzina, cercarono di manipolare le risposte da lei date durante l'intervista televisiva come grimaldello con il quale scardinare il mondo del porno, con le accuse più abiette e infamanti (e ovviamente, non comprovate né dimostrabili), al che la nostra eroina, rigettò al mittente questo tentativo eclatante di mistificazione affermando pubblicamente e a chiare lettere che nessuno aveva mai costretto lei o qualunque altra delle sue colleghe, anche le più giovani, a partecipare a film porno contro la loro volontà, così come le starlette che invadono la California meridionale in cerca di fama e fortuna non sono prostitute né tossiche o ninfomani di cui si approfitterebbero legioni di magnaccia senza scrupoli, ma professioniste, libere e indipendenti (e ben pagate, tra l'altro, a differenza dei colleghi maschi).

Ovviamente questa affermazione ha scatenato un putiferio che ha messo però a tacere per parecchio tempo bacchettoni, baciapile e benpensanti nella terra dei liber(ticid)i e ben gli sta...

Nel frattempo la Grey ha partecipato ad alcuni film – ha recitato anche per Sodebergh, più mainstream di così... - continuato a fare la modella ed ha avuto un ruolo stabile in un serial TV americano.

È questa l'atroce notizia: praticamente non vedremo mai più – a meno di un drastico ripensamento – le grazie della nostra bambi porcella in azione, un vero peccato, lasciatemelo dire, perché Sasha era diventata celeberrima per una ragione: da vera amica e fan di Belladonna (la regina incontrastata del sesso estremo e del fetish più spinto) anche lei non si è mai fermata di fronte a nulla; non c'era scena o atto che si rifiutasse di interpretare, anche perché, parole sue, le piace praticare e sperimentare anche nella vita reale, fuori dal set... tanto perché era solo un lavoro, verrebbe da dire.

Peccato, però allo stesso tempo, spero che le qualità interpretative di Sasha (che ci sono, nonostante l'opinione male informata delle malelingue, dato che ho visto di persona alcune delle pellicole indipendenti e soft-core che ha interpretato di recente) vengano finalmente riconosciute come tali e che la sua nuova carriera sia altrettanto brillante e costellata di successi come quella che ha avuto nel mondo del hard core.


lunedì 10 dicembre 2012

Sono sempre i migliori che se ne vanno...


Due mostri sacri del Hard Made in Italy che non sono più tra noi:
Riccardo Schicchi e la mitica Moana Pozzi
In genere si dice così quando una personalità va all'altro mondo, anche quando detta personalità in vita è stata una pila semovente di escrementi, però, questa volta, intendo seriamente dire quel che ho scritto.

Se n'è andato – purtroppo anche in malo modo – il primo uomo in Italia che ha saputo smascherare baciapile e benpensanti, facendo si che anche nel Belpaese potesse sorgere quella che è una vera e propria industria che produce miliardi di fatturato, affrancando il Paese dallo strapotere delle multinazionali del sesso che da sempre l'avevano fatta da padrone anche qui da noi.

Uno dei primi, grandi successi di Schicchi: la
famigerata Malù/Ramba poi approdata al cinema
mainstream

In un'era in cui parlare di cinema hard o anche semplicemente di erotismo spinto era considerato tabù e tutto quel che girava nelle sale e nei locali proveniva dai paesi Scandinavi ovvero dai mercati mitteleuropei, Riccardo Schicchi ebbe il coraggio di lanciarsi in un'avventura che gli avrebbe procurato negli anni più di un grattacapo ma anche fama imperitura come il manager, produttore e regista più trasgressivo (ed innovativo) d'Italia, grazie anche ad una scuderia di personaggi – uomini e donne – che sono divenuti col tempo delle vere e proprie icone del sesso non solo qui da noi ma a livello internazionale, alcune delle quali – vedi come massimo esempio il Rocco Siffredi nazionale – sono riconosciute ovunque come capisaldi inamovibili del genere in tutto il mondo.

Solo che a differenza del summenzionato Rocco Tano (vero nome di Rocco Siffredi), Schicchi non ha mai abbandonato l'Italia, continuando la sua opera di talent scout e di impresario con la sua celeberrima agenzia Diva Futura, la stessa che nel corso di quasi 30 anni ha portato alla ribalta figure come quelle di Ilona Staller, sua prima scoperta e prima partner in affari, passando per le varie Ramba/Malù, Mercedes Ambrus, Barbarella e Rossana Doll, fino alla massima diva del genere nell'Italia degli anni '80, la compianta Moana Pozzi che ancora oggi è considerata la massima icona del proibito made in Italy, fino ad arrivare alle sue scoperte più recenti, Eva Henger (una vera e propria dea in terra a mio modestissimo parere) che fu poi sua compagna anche nella vita, per finire con la meravigliosa bambola venuta dal freddo, quella Edelweiss che ha turbato tante notti degli italici maschietti.

Baby Pozzi e il Rocco nazionale, un altro "colpo da maestro" del nostro:
siamo ancora negli anni '80, praticamente la preistoria del genere hard in Italia
Personalmente non sono mai stato un cultore del... cinema hard d'essay per così dire, sicché dei tanti exploit delle dive create dall'ex-fotoreporter (aveva cominciato la carriera addirittura con reportage dai teatri di guerra!) ho per la maggior parte dei vaghi ricordi di quand'ero ragazzo; ho però avuto tra le mani – e parliamo di un tempo lontano in cui questa roba girava ancora e solo in VHS – quelle che considero le sue produzioni migliori, i famigerati casting fatti per Diva Futura nei quali si vedeva veramente di tutto!

Mercedes Ambrus, siamo già negli anni '90
E anche se una buona parte di queste aspiranti starlettes del porno non hanno probabilmente mai fatto breccia nel circuito delle major del settore, relegate magari al più modesto circuito dei night club e dei locali di strip-tease su e giù per la penisola, le loro prime performance in video erano veramente qualcosa da vedere, anche perché il buon Riccardo si adoperava perché le ragazze venissero... messe alla prova, grazie anche ad un nutrito gruppo di... collaboratori (alcuni dei quali, come Francesco Malcolm assurgeranno poi di buon diritto ad esponenti di primo piano nell'empireo dei pornodivi) che non risparmiavano nulla alle povere ragazze – molte delle quali provenienti (anche allora) dai Paesi dell'Est – che con l'ausilio (o se vogliamo, la presenza confortante) di altre starlette della scuderia già attive – per così dire – nel settore (come, tanto per citarne una, la mitica Bambi – al secolo Suzana Hajek – una biondina tanto magra quanto porca) sottoponevano le aspiranti reclute a veri e propri tour de force che riguardavano ogni aspetto del... lavoro che le attendeva.

Scusate l'entusiasmo, mi sono lasciato trasportare.

La grandissima - anche in termini di umanità e generosità - Eva Henger,
compagna sul set e nella vita di Schicchi per molti anni...
Dicevo dunque che Schicchi, in qualità di vero e proprio pioniere del mercato del hard in Italia, nella sua lunga carriera ha avuto modo di lanciare moltissime delle icone – passate e presenti – che registi e produttori come Luca Damiano o il pluripremiato Mario Salieri hanno poi lanciato con i loro film anche (soprattutto) sul grande mercato internazionale, ricavandone, specie negli anni '80 e primi anni '90, quando il perbenismo ipocrita e falso puritano imperavano incontrastati qui in Italia, spesso e volentieri problemi con le autorità e vere e proprie cause penali, per alcune delle quali il nostro rischiò anche il gabbio, oltre a salatissime pene pecuniarie.

Tutte cose, queste, che lo portarono prima ad entrare nel Partito Radicale – con il quale lanciò con una mossa a sorpresa che lasciò di stucco il mondo intero la sua socia di sempre, Ilona Staller (Cicciolina per gli ignoranti) in Parlamento – salvo fondare poi il fallimentare Partito dell'Amore che partecipò – pur non vincendole – alle elezioni nazionali, durante le quali la summenzionata Moana Pozzi, in qualità di candidata alle politiche, mise in difficoltà, con la sua arguzia e la sua intelligenza, anche pezzi grossi della politica nostrana come i defunti Giorgio Almirante e Vittorio Spadolini... altro che pollastra ebete tutta culo e tette!!!

E l'ultima grande scoperta di Schicchi: la spettacolare Edelweiss!
In realtà dopo il volgere del secolo, di Schicchi non s'è più parlato poi molto; nuove leve si sono succedute ed hanno letteralmente preso d'assalto e travolto il mondo dell'Adult Entertainment grazie anche ai mezzi, pressoché illimitati, di majors come la Hustler e soprattutto la Private che hanno saputo accaparrarsi le migliori performers da ogni parte del mondo ed i migliori registi sulla piazza.
Se a questo aggiungiamo poi che il buon Riccardo era già malato di diabete mellito possiamo dire che il suo destino era praticamente già segnato: è infatti deceduto, ormai quasi cieco e ormai incapace perfino di reggersi in piedi questa mattina al Fate Bene Fratelli di Roma, amorevolmente accudito fino all'ultimo dalla sua ex-moglie e una delle sue più grandi scoperte, Eva Henger.

Una fine ben triste per chi del culto dell'immagine e della bellezza muliebre aveva fatto le sue fortune...

giovedì 27 settembre 2012

Dal Giappone con furore: Asa Akira

È una delle più acclamate star del momento ed ha tutte le carte in regola per esserlo.
In pochissimi anni di carriera (ha cominciato a... calcare le scene nella seconda metà dello scorso decennio) ha accumulato una serie impressionante di crediti, film, apparizioni e soprattutto premi, premi a non finire per le sue performances disinibite e al limite dell'acrobatico.

Per di più è una delle pochissime anal queen con un pedigree asiatico purosangue... con un palme res di questo calibro, come non potevo innamorarmene perdutamente?
Si, è vero, io in fatto di donne non faccio distinzioni: di qualunque razza o colore sia, una bella femmina è comunque una bella femmina... però, come tutti, ho i miei punti deboli e questi sono le ragazze dell'Est e le asiatiche, con una particolare predilezione per le giapponesi e le coreane.

Sarà anche vero che in genere le nipponiche non sono dei... fulmini di guerra in quanto a sex appeal (ma forse è anche questo che le rende – a me come a tanti altri otaku ossessionati dal paese del sol levante – così desiderabili) però quando se ne trova una bella (secondo i nostri canoni che non sono affatto simili a quelli dei maschi del Tennō) ti caccia letteralmente gli occhi dalle orbite per fascino e – perché no – per la mera carica sessuale che emanano.

Asa Akira è una di quelle tigri asiatiche mangiatrici di uomini dalla quale chiunque abbia un po' di sangue nelle vene vorrebbe farsi sbranare, io di sicuro!
Un fisico statuario, un volto da bambola, due occhi da cerbiatta ed una sessualità prorompente da far camminare i locomotori... per non parlare di cosa non è capace di fare davanti ad un obiettivo; non c'è corpo a corpo che la spaventi, sia che si tratti di incontri uno-contro-uno ovvero sola contro tutti, anche se non disdegna di avere come... compagne di giochi altre ragazze, possibilmente toste e ben disposte come lei.

E a differenza della stragrande maggioranza delle performers asiatiche del panorama hard statunitense, Asa non è la classica nippoamericana nata e cresciuta negli States, che quindi di asiatico ha ormai ben poco: è nata e cresciuta in Giappone e solo più tardi, da adolescente, si è trasferita aldilà dello stagno Pacifico negli Stati (dis)Uniti d'America.


Certo, un difettuccio – almeno per me – ce l'ha ed è la pessima abitudine che ha preso nella Terra dei Liber(ticid)i di coprirsi il corpo di tatuaggi... se ne contano almeno una mezza dozzina a... deturpare (pensatela come volete, a me tutto 'sto inchiostro sulla pelle da fastidio!) quello che è altrimenti un corpo da dea.

Spero solo che non arrivi agli eccessi che ho visto su altre sue colleghe, splendide femmine, vere e proprie macchine da sesso che il buon dio nella sua infinita saggezza ha voluto disseminare su questa valle di lacrime, che non hanno più un centimetro quadrato di pelle libera da questi invadenti disegni.

Per il resto va benissimo così.

sabato 25 agosto 2012

lunedì 25 gennaio 2010

La Regina delle Gang Bang: Annabel Chong




Non c'è dubbio che vi sono delle personalità che spiccano e fanno – letteralmente – la storia non importa di quale campo si tratti.
Così come tutti, cultori e non, conoscono Linda Lovelace per lo (allora) scandaloso “Gola Profonda”, sono certo che anche il nome di Annabel Chong, sexy diva degli anni '90 sia in qualche modo un nome “di casa” non fosse altro per la sua (allora) incredibile performance del 1995, nota come La più grande Gang Bang del Mondo in cui la nostra “eroina” prese di petto (si fa per dire) 70 cazzoni a più riprese, fino ad ottenere lo stupefacente totale di 251 amplessi completi nell'arco di 10 ore.
Di tentativi, veri o fasulli, di infrangere questo record ce ne sono stati vari, ma non è di questo che voglio parlare, bensì proprio della protagonista di questo primo exploit, la summenzionata Annabel Chong, personaggio quanto meno particolare ed affascinante, non fosse altro per la sua filosofia – che ha sempre difeso a spada tratta – che l'ha spinta ad entrare nel mondo dell'hard.
A ben vedere, la Chong non è certo una delle performer più longeve: ha iniziato la sua carriera nel 1994 ed è uscita definitivamente di scena nel 2003, girando poco più di una 50ina di film in totale.
Annabel Chong, al secolo Grace Quek, classe del 1972, nata a Singapore da una famiglia cattolica e benestante, si rivela fin da piccola una ragazza dall'intelligenza brillante e vivace, frequenta gli istituti più illustri del suo Paese fino al trasferimento a Londra, per perseguire gli studi in legge grazie ad una borsa di studio.
Fino ad allora, è solo Grace Quek; assumerà il suo nom de guerre come Annabel Chong solo nel 1994, dopo essersi trasferita negli States per seguire il corso di laurea in Studi di Genere presso la University of Southern California.
Annabel ha infatti abbandonato gli studi in legge a Londra senza dire niente a nessuno, molto probabilmente a causa dello stupro di gruppo di cui è stata vittima in quella città: una sera, mentre vaga per la città 'mbriega come 'na cucuzza, accetta di fare sesso con uno sconosciuto abbordato su un bus... il tizio si presenta invece con un nutrito gruppetto di “amici” e tutti insieme appassionatamente, le fanno la festa.

Ora, chiunque presumerebbe che – dopo un'esperienza del genere – la vittima si sarebbe ritirata in fortezza vita natural durante... invece Annabel decide di dare una svolta alla propria vita inseguendo la teoria, che le sta particolarmente a cuore, che i concetti di maschio = gallo e cacciatore così come quello di femmina = damigella in pericolo, succube preda sessuale non siano che dei costrutti; di fatto le femmine possono (e a mio modesto parere, sono) essere aggressive e vogliose quanto – se non più – dei maschi.
Non sta scritto perciò da nessuna parte che una donna che abbia più rapporti con più uomini debba necessariamente essere una vittima.
Tutto questo si traduce in una tesi di laurea, che le vale il diploma a pieni voti ed in una serie di prestazioni in video che stressano il rapporto multiplo e contemporaneo con più partner alla volta – la cosiddetta gang bang, appunto – dove però si vede che chi se la comanda è lei e non i tanti lui della situazione.
Scoperta (in tutti i casi) dal regista e produttore John T. Bone, considerato una leggenda del settore in quegli anni, che ne individua immediatamente le qualità e le asseconda in toto, Annabel scala in brevissimo tempo le vette delle classifiche hard, fino al tentativo di record del mondo di gang bang che diverrà poi uno dei best sellers in assoluto del genere hard, il summenzionato The World's Biggest Gang Bang.
La cosa più incredibile, a parte il dubbio record (così si espressero al tempo vari commentatori) della Cheng è, secondo me, è un'altra, cioè il fatto che – per cotanta epica impresa – la nostra “eroina” non abbia ricevuto il becco di un quattrino, nonostante le fossero stati promessi ben $ 10,000 che tra l'altro servivano all'allora 22enne per pagarsi gli studi, cosa che l'ha spinta così ad intensificare l'attività di pornostar negli anni 1995-99 per incrementare il budget.

Di fatto la sua carriera cessa nel 2000, dopo l'uscita, nel 1999 del film documentario Sex: The Annabel Chong Story nel quale l'attrice e ora regista e produttrice si rivela al mondo, comprese le sue idee e le sue tesi sulla sessualità umana e l'imposizione di ruoli preconcetti, che ottiene un enorme successo di pubblico e di critica, nonostante si tratti di un film decisamente “duro” che non risparmia niente e nessuno, compresa la stessa Chong.
Dal 2000 al 2003 Annabel Chong si dedica quasi completamente alle attività di produzione, regia e di webmaster per il suo sito, con pochissime performance a suo credito, fino all'annuncio che “Annabel è morta” dato dalla stessa Chong ai suoi fans.
A differenza di molte altre stelle dell'hard, Grace Quek ha tagliato i ponti una volta per tutte con il suo alter ego: in una intervista abbastanza recente si è detta estremamente sorpresa del fatto che Annabel possa “ancora destare interesse dopo tutti questi anni”.

Dulcis in fundo, l'epopea di questa schiva diva è tornata recentemente alla ribalta grazie a due opere, una letteraria, l'altra teatrale, ispirate direttamente al suo personaggio ed alla prestazione da record del 1995: lo scrittore noir statunitense Chuck Palahniuk ha infatti pubblicato nel 2008 il romanzo Snuff (in Italia Gang Bang), mentre l'autore singaporeno Ng Yi-Sheng ha portato sulle scene le sue vicende in 251, opera del 2007, per la regia di Loretta Chen.

martedì 12 gennaio 2010

Ode alla mia Diva, alla mia Musa...

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