Dopo una lunga assenza dovuta
principalmente a superlavoro, stanchezza e – diciamolo pure – un
po' di apatia da parte del sottoscritto, torniamo a parlare del
discorso cominciato ma mai portato a termine, riguardante quel
settore dell'adult entertainment che
va sotto il nome di explotation,
con un occhio in particolare, in questo caso, alla versione...
cartacea di uno dei filoni più prolifici del genere, quello detto
NaziXploitation
cioè legato agli exploit
della
feccia al soldo della cricca dello zio Adolf, in arte Führer
– come recitava il titolo di una nota commedia del Molleggiato del
1978 – della Grande Germania (si, nei suoi sogni più remoti!...)
dal 1933 al 1945.
Se
è vero che il cinema con i nazisti c'è sempre andato a nozze,
specie quando si trattava di mostrarne le nefandezze allo scopo di
giustificare scene di stupri, torture e depravazioni d'ogni genere
nei confronti di indifese e discinte fanciulle, a partire dal
celeberrimo Ilsa, She-Wolf of the SS
passando per cult
movies come
Le Deportate della Sezione Speciale SS e
La Svastica nel Ventre del
quale abbiamo per altro già parlato riguardo la carriera della
protagonista, Sirpa
Lane,
è vero anche che – a partire dal romanzo-scandalo La
Casa delle Bambole passando
per una panoplia di giornaletti
pulp editi
in Israele (!?) e nei paesi di lingua inglese – anche i nazisti di
carta hanno avuto il loro posto al sole.
Dal
momento che in Italia non ci facciamo mancare niente, nel 1970 Renzo
Barbieri,
prolifico scrittore/sceneggiatore milanese nonché fondatore della
casa editrice ErreGi
(poi
Ediperiodici)
intuì che – nell'immane calderone delle proposte a fumetti neri
ovvero erotici che
andavano per la maggiore nel periodo che va dagli anni '60 ai
primissimi anni '80 – non poteva mancare all'appello delle tante
eroine nere una
esponente della razza padrona... è così che diede alla luce HEϟϟA
eroina
del Terzo Reich, nazista convinta nonché comandante del
distaccamento di Forze Speciali all-female
delle SS Sex
Sonder Sturmtruppen
per le quali l'antico adagio “in
amore e in guerra tutto è lecito”
è una regola ferrea ed il sesso è un'arma (ah! Pat Benatar dove sei
tu adesso?), né più e né meno di un mitra Schmeisser,
una
pistola Luger
o una mitragliatrice Spandau.
La
serie si è protratta per soli 47 numeri, tutto sommato una carriera
modesta, visto che altri classici
del
genere hanno tirato avanti per centinaia di numeri, come le ben più
note Zora,
Jakula, Sukia, Jolanda, Lucifera etc. etc., dal
1970 al 1972, dopodiché è praticamente finita nel dimenticatoio e
non se ne è più parlato.
Ne
ho scoperto io stesso l'esistenza poco meno di un anno fa, quando ho
acquistato il saggio Vietato
ai Minori della
Rizzoli, che propone, assieme ad alcuni episodi delle
eroine/vampirette più famose, una carrellata storica sul fumetto
erotico all'italiana degli anni '70, tra cui, appunto, la nostra
ferocissima Ausfeherin
in desabillé.
Ammetto
che la cosa ha talmente stuzzicato la mia curiosità, che ho fatto
letteralmente fuoco e fiamme – girando come un matto (spesso a
vuoto) per fiere, mercatini, rigattieri e ovviamente sul web – fino
a che sono riuscito, in occasione dell'ultima kermesse
ludico-fumettistica di Romics, a mettere le zampe – ad un prezzo
tutto sommato accettabile – su qualche numero della serie.
Dovete
sapere, infatti, che è un'impresa veramente ardua riuscire a trovare
qualche informazione su questo fumetto: potete trovare interi siti
dedicati a questa o quella eroina del fumetto sexy o erotico nostrano
ma sembra quasi che la nostra nazista in gonnella sia stata
ostracizzata.
Alla
fine, come si suol dire, chi la dura la vince e quindi eccomi qui
pronto a rendervi edotti sulla storia e gli exploit di Heϟϟa.
In
due parole, la saga di Heϟϟa
comincia quando lei – poco più di una bambina – viene circuita
dal suo stesso padre nel più classico dei casi di incesto,
allontanata dalla madre, che la spedisce in una specie di collegio
femminile, che si rivela essere un tempio del lesbismo sadico e della
depravazione più bieca, da cui la nostra eroina scappa non prima
però di aver dato
fuoco all'edificio
ed essersi assicurata (personalmente, come nel caso della direttrice)
di aver fatto
fuori tutte le
sue compagniucce ed il corpo insegnante al gran completo.
Per
un'impresa del genere la logica prevederebbe un castigo
esemplare ergo
un lungo periodo di reclusione ovvero di degenza in un ospedale
psichiatrico, visto il tempo e il luogo della vicenda (la Germania
nazista degli anni '30), invece la giovane Heϟϟa
finisce (non chiedetemi come perché non lo so...) per essere presa
in simpatia dallo stesso Adolf
Hitler che
la mette addirittura a capo di uno speciale kommando delle SS (le
summenzionate Sex
Truppen)
una unità che riceve ordini e direttive direttamente dalla
Cancelleria di Berlino e che risponde solo al führer.
Da
questo incipit si dipanano tutta una serie di avventure che vedranno
la nostra eroina affrontare di volta in volta le minacce più
svariate, praticamente in ogni parte del mondo, un buon numero delle
quali di chiara origine
soprannaturale
come vampiri, spettri, lupi mannari e quant'altro, nonché – in
varie occasioni – i suoi stessi kameraden
ed
alleati della Germania nazista.
Si,
perché Heϟϟa,
pur mostrandosi di una fedeltà cieca – per non dire ottusa – al
credo nazista, tende però spesso e volentieri a combattere contro
gli stessi sgherri e sicari della cricca nazista al potere,
caratterizzati da ogni possibile stereotipo e cliché negativo tipico
appunto del nazixploitation
più
becero; una dicotomia insanabile, a maggior ragione in quanto la
nostra eroina è perennemente seguita (e concupita) dall'amica Frida
–
membro della nobiltà germanica e lesbica conclamata e per questo,
secondo l' “etica” nazista (quella reale, cioè), nemica
dichiarata dello
Stato e del Popolo tedesco e che dovrebbe a buon diritto trovarsi
rinchiusa nel lager di Ravensbrüch
– che la ama alla follia e non vorrebbe altro che vederla
finalmente nel suo letto.
Che
poi sembra essere lo scopo primo ed ultimo di quasi tutti gli
avversari – dell'Asse o Alleati poco importa – di Hessa: la
bionda Valchiria in uniforme infatti trascorre buona parte delle sue
storie in abiti estremamente
succinti
ovvero nuda come mamma l'ha fatta, cosa che non fa nulla per frenare
gli ardori – spesso sadici e violenti – dei suoi... spasimanti.
La
cosa più curiosa di questo fumetto, però è che – nonostante sia
targato come Noir,
Erotico,
Per
Adulti,
con tutte le connotazioni che tale etichetta comporta – a parte la
nudità della protagonista (e talvolta delle comprimarie) e le
situazioni al limite del grandguignolesco,
Heϟϟa
riesce
perennemente a sfuggire alle rapaci attenzioni di tutti i personaggi
maschili, restando incredibilmente vergine
fino alla fine della serie, per quanto mi è dato sapere.
In
pratica la belva
in uniforme si
dimostra – per tutta la sua ostentata sensualità e procacità
delle forme, generosamente messe in mostra – l'eroina più casta
della storia del fumetto, una vera educanda
col mitra
com'è possibile vedere in buona parte delle copertine edite dalla
ErreGi
per
gli albi del fumetto, che sono – per la maggior parte –
magnifiche, a dispetto del disegno delle tavole interne che – pur
realizzato con mestiere – a volte risulta dozzinale e tirato via,
specie quando la scena non prevede la presenza della nostra eroina.
Certo,
considerando il periodo e la tipologia di pubblicazione la cosa non
deve sorprendere più di tanto: spesso i disegnatori erano alle prime
armi ovvero professionisti che lavoravano a ritmi forsennati per
tirare la carretta e che solo dopo molti anni hanno poi raggiunto
l'empireo dei grandi del fumetto... evitando per la maggior parte
anche solo di menzionare la loro gavetta, quando lavoravano per i
fumetti
zozzi che
tanta diffusione avevano nei negozi di barbiere, tra i camionisti e
nelle caserme.



Nessun commento:
Posta un commento