Secondo me, no, perché in qualunque
altro paese civile degno di questo nome, una merda d'uomo come
il (spero fu) assistente capo di polizia Massimo Luigi
Pigozzi, da quel di che l'avrebbero messo dietro le sbarre, dopo
esser stato riconosciuto come uno dei più feroci aguzzini della
caserma di Bolzaneto, durante l'infausto G8 del 2001, invece gli è
stato criminalmente permesso di continuare a delinquere nello stesso
lager di cui era indiscusso signore e padrone, fino ai fatti
conclamati avvenuti nel 2005, quando il nostro ero(t)ico tutore del
(dis)ordine costituito ha pensato bene di stuprare ben quattro
donne (quattro, cazzo, mica una!) poste sotto la sua custodia in
altrettante occasioni.
Oggi è stata data la notizia che - a
ben 8 anni di distanza dai fatti - Pigozzi è stato riconosciuto, con
sentenza passata in giudicato, colpevole di violenza carnale e
condannato a 12 anni e mezzo di carcere.
Per prima cosa, voglio proprio vedere
se adesso questo bel tomo in galera ci andrà e soprattutto
quanto ci resterà, visto come si risolvono in genere questo
genere di cose nel Belpaese.
In secondo luogo, mi chiedo come sia
possibile che per un reato reiterato ed aggravato dal fatto che il
responsabile fosse un (chiamiamolo così per carità di patria)
servitore dello Stato, si sia comminato l'equivalente di uno
scappellotto a chi si era già reso responsabile di fatti gravissimi,
in circostanze analoghe e per altro già condannato per lesioni e
violenza privata nei confronti dei fermati della Scuola Diaz di
Genova.
Per la cronaca, fu proprio Pigozzi ad
aprire la mano come una cozza a Giuseppe Azzolina, uno dei
pericolosissimi sovversivi arrestato alla Diaz dove,
nonostante la coscienza sporca, riposava pacificamente (questo
secondo le immonde giustificazioni fornite dagli sgherri della
questura di Genova, quasi che il fatto di avere a che fare con
manifestanti riottosi sia causa sufficiente e necessaria perché la
sbirraglia di ogni ordine e grado sia autorizzata a comportarsi come
gli squadroni della morte cileni) che dalla vicenda è uscito
menomato a vita.
Eppure, nonostante questo spettacolare
curriculum, questo stronzo in divisa non solo non è stato cacciato a
pedate dal corpo e spedito direttamente a Gaeta ma i suoi superiori
si sono premurati di mantenerlo saldamente al suo posto, nel luogo
stesso del misfatto fino praticamente all'altro ieri.
A casa mia, ad uno così, gli dai
l'ergastolo al carcere duro, magari rinchiuso in una cella con
quattro mandinghi nerboruti condannati per stupro che così potranno
chiamarlo Luigina ogni notte per i prossimi trent'anni!
Ah, ma la chicca è un'altra: la
suprema corte ha condannato anche il Viminale, in quanto
diretto superiore del Pigozzi, a risarcire una delle sue vittime,
l'unica che ha osato fare causa allo Stato per il... cortese
trattamento che le è stato riservato nei patri commissariati.
E anche se mi rode che altri soldi
pubblici se ne vadano così, nella canna del cesso, ammetto che la
sentenza è sacrosante, perché il primo responsabile di questo
scempio è proprio il Ministero dell'Interno, che non ha fatto
nulla per prevenire questi crimini, anzi, se ben ricordo, fu proprio
quello stronzo sesquipedale ed eminente farabutto di Claudio
Scajola, il responsabile del Viminale ai tempi del G8, a fare
pressioni sui suoi scherani - compreso il decuius Antonio
Manganelli che proprio per osservanza dimostrata agli ordini
impartiti dal podere politico pedissequamente eseguiti, ottenne come
premio di diventare il capo della polizia - perché "prendessero
a calci sui denti" la massa di "zecche ribelli e
anarcoinsurrezionaliste" (altra sesquipedale cazzata
inventata di sana pianta da quel cialtrone di Beppe Pisanu,
suo predecessore, per giustificare qualunque porcata contro
chiunque si schieri contro il suo (ex) padrone, il beato Al
Tappone da Arcore) che diede il placet agli scagnozzi del
governo Berlusconi per l'azione repressiva da Junta argentina contro
i manifestanti.
Non voglio entrare ulteriormente nel
merito, perché in realtà chi mi conosce sa benissimo come la penso
sulle manifestazioni e le sommosse in occasione dei vari consessi
internazioAnali, dove i veri responsabili delle violenze e delle
devastazioni non vengono mai ricercati o perseguiti, con le forze del
(dis)ordine che scatenano la loro ferocia sempre e solo contro chi
non reagisce e spesso non c'entra una beatissima mazza con gli
insorti che mettono a ferro e fuoco le città.
Quel che voglio ribadire è che, negli
ultimi venti anni, troppe volte abbiamo assistito alle imprese di
squadristi prezzolati, armati dallo Stato e foraggiati
con i nostri soldi e troppe poche volte questi criminali
vengono assicurati alla giustizia o condannati a scontare il giusto
prezzo per i loro misfatti.
Quindi, la notizia di questa condanna è
ancora una volta una mezza soluzione, perché si sarebbe potuto
benissimo evitare tutto questo, eliminando in primo luogo alla radice
il problema (togliendo di mezzo i tanti Pigozzi che ancora pascolano
nelle italiche forze dell'ordine) ovvero comminando una pena degna di
questo nome ai tanti traditori dello Stato, quando e
se vengono condannati.



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