Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

mercoledì 2 luglio 2014

Va bene che bisogna fare di necessità virtù...

...ma a tutto c'è un limite, sant'iddio!

Questo limite non venne però minimamente preso in considerazione dai britannici nell'estate del 1940, altrimenti certe... amenità non le avrebbero mai partorite... credo.

Tra le tante stramberie ideate in quel fatidico periodo, quando si aspettavano la famigerata invasione un giorno si e l'altro pure e la bestia nera delle FF.AA. di Sua Maestà erano le “orde” degli “unni” germanici e soprattutto i loro panzer, ce ne furono un paio di veramente notevoli, più che altro perché pare ci sia stato anche qualcuno che abbia avuto il coraggio civico di usarle per davvero, pur appartenendo entrambe alla categoria fanno più male a me che a te.

Questi ordigni furono nominatamente la bomba a mano, anticarro, 74 detta anche granata ST o più semplicemente bomba appiccicosa e il proiettore, 2,5 pollici ovvero proiettore Northover con annessa la granata incendiaria speciale 76 o SIP (al fosforo ad accensione spontanea).

Nel caso delle due bombe, la prima definizione che mi viene alla mente è arma per suicidi, perché solo un suicida se ne sarebbe andato a spasso per il campo di battaglia portandosi addosso praticamente due bocce di vetro riempite di nitroglicerina ovvero di fosforo e benzina, figuriamoci lanciarle con quella specie di cerbottana che era il “proiettore” Northover.

Quest'ultimo infatti consisteva in poco più di un tubo da grondaia montato su un cavalletto di ghisa (tutta roba leggerina, insomma) caricato da una culatta rudimentale con una carica di polvere nera che sparava per mezzo di una capsula a percussione del tipo in uso per i fucili ad avancarica del XIX secolo.

Benché ne siano stati costruiti qualcosa come 19000 esemplari tra il 1940 e il 1943, è piuttosto difficile trovare dati attendibili su questo ordigno.
Quel che si sa per certo è che consisteva nel summenzionato tubo di ferro del diametro di 63,5mm e che l'intero apparato pesava circa 27 chilogrammi scarico.
La gittata, a seconda del munizionamento impiegato, andava dai 50 ai 300 metri scarsi anche se la portata efficace accreditata era intorno ai 150.

Viene definito proiettore in quanto si trattava praticamente di un grosso lanciagranate, che venivano in genere caricate con l'ausilio di una piastra di ferro avvitata alla base, allo stesso modo degli scaricatori a coppa allora in uso per i fucili della fanteria.

La munizione predefinita era però la summenzionata granata 76 (SIP) praticamente poco più di una bottiglia Molotov, costituita da una bottiglietta da mezza pinta, riempita con fosforo giallo (126cc), acqua (21cc) ed etere di petrolio (110cc); in questa soluzione era immerso un pezzo di gomma grezza lungo 9 cm che – dissolvendosi – rendeva il tutto appiccicoso, permettendo al composto di aderire alle superfici al momento dello scoppio, il tutto chiuso con un normalissimo tappo a corona!

Poteva essere lanciata a mano o col proiettore (avvolta ulteriormente in un involucro di carta o cartone colorato) e ne vennero prodotte ben sei milioni di pezzi, anche se non è dato sapere quante ne siano state effettivamente impiegate.

Ovviamente, andarsene in giro (o peggio, tenersi in casa, visto che era l'arma predefinita della Home Guard britannica e non dell'esercito regolare) con degli ordigni in grado di esplodere accidentalmente semplicemente perché urtati e/o fatti cadere in terra non era proprio il massimo della vita, sicché tutte queste bombe incendiarie venivano rigorosamente stoccate in recipienti pieni d'acqua per diluire in qualche modo la mistura incendiaria in caso di rottura accidentale.

Il problema è che 'ste cazzo di bombe avevano la spiacevole tendenza a scocciarsi al momento dello sparo, quando si trovavano ancora dentro il proiettore, con conseguenze facilmente immaginabili.

L'altro ordigno del demonio, frutto della mente malata di un tale chiamato Stuart Macrae, era appunto la famigerata sticky bomb, in pratica una boccia di vetro di 10 cm di diametro riempita con 570 grammi di nitroglicerina; sarà pure stata gelatificata con l'aggiunta di cere e altri eccipienti, ma pur sempre di uno degli esplosivi più potenti ed instabili del mondo si trattava... il tutto avvolto in una... maglia di lana imbevuta di un potente adesivo mutuato dal vischio da uccellagione, il tutto rivestito da una coppiglia di lamierino metallico e attaccato ad un manico contenente la spoletta e il detonatore, mutuati dalle normali bombe a mano di tipo Mills allora in uso nelle FF.AA. britanniche; il tutto lungo 23 cm e pesante circa 1 kg.

In pratica l'utente doveva togliere le coppiglie scoprendo la parte appiccicosa all'interno, tirare la sicura e lanciare (o posizionare manualmente) l'ordigno che – dopo un ritardo di circa 5 secondi dal momento in cui si lasciava andare il manico – si spiaccicava sul bersaglio ed esplodeva.

Ora, a parte che è stato ampiamente dimostrato sul campo che gli esplosivi nudi e crudi difficilmente producono danni seri su un mezzo corazzato – a meno che non si tratti di un blindato leggero – così come che i carri armati più grossi sono virtualmente immuni dal fuoco (a meno che non li si annaffi di napalm o altra sostanza similare) va da sé che adoperare delle fiale di vetro a maggior ragione se hanno la spiacevole tendenza ad... appiccicarsi a chi le sta lanciando, è uno dei tanti modi per aderire al Manuale per il Perfetto Morto per la Patria come ebbero a dimostrare i numerosi incidenti (quasi tutti avvenuti in addestramento, tra l'altro) di cui furono protagonisti questi ammennicoli.

Di fatto l'unico, vero pericolo dalla bomba incendiaria era costituito dalla possibilità di farsi venire un tumore, dopo aver inalato i vapori della mistura, composti da anidride fosforica e diossido di zolfo...

Se la granata 76 aveva la sgradevole tendenza a scocciarsi durante l'uso, la 74 aveva invece la spiacevole abitudine di appiccicarsi agli elmetti, alle maniche delle giacche e alle buffetterie (quando non direttamente alle mani!) del lanciatore e non c'era verso di scollarsele di dosso, con risultati facilmente prevedibili (pensate alla scena dell'attacco contro il Tigre con le bombe pedalino in Salvate il Soldato Ryan).

Eppure, anche di quest'ordigno ne vennero fabbricati più di due milioni e mezzo di esemplari e pare che furono anche adoperati in combattimento, specialmente in Medio Oriente e nel Pacifico, dagli australiani, anche se non è dato sapere quanto e in che modo siano stati efficaci.

Come a dire che se non so' matti...

martedì 24 giugno 2014

Quando è proprio il caso di dire: "Piove, governo ladro!"

È vero, è una vita che non mi faccio vivo su questa pagina, ma vi assicuro che ho avuto la mia (abbondante) parte di guai che mi ha tenuto lontano... intendo però rimediare con una ripartenza col botto, esaminando un argomento che è stato portato alla mia attenzione mentre leggevo l'eccellente volume Future Weapons di Kevin Dockery.

Nello specifico, si parlava di flechettes per il defunto programma SPIW delle FF.AA. Statunitensi degli anni '60... ad un certo punto sono stato colpito da un riferimento sull'uso di dardi o freccette aeree niente meno che durante la Grande Guerra, cosa di cui – ammetto la mia sesquipedale ignoranza – non sapevo nulla, nemmeno per sentito dire.

Ho così compiuto le mie brave ricerche sui... sacri testi in mio possesso, oltreché online e quanto ne ho ricavato mi ha lasciato a dir poco basito.
Lungi dall'essere state inventate e/o utilizzate per la prima volta – come asserito da più parti – nelle cosiddette munizioni beehive dagli americani durante la guerra del Vietnam, le freccette erano state abbondantemente impiegate dai maggiori belligeranti sul fronte occidentale (e non solo, stando a quanto ho letto su un sito dedicato ai combattenti del Commonwealth nella prima guerra mondiale) con una particolare predilezione da parte dei francesi, seguiti a ruota dai tedeschi e in ultima battuta, dai britannici.

Solo che al tempo le flechettes non venivano sparate dai tubi dell'artiglieria campale (che al tempo preferivano di gran lunga le granate Shrapnel prima dell'introduzione generalizzata delle granate esplosive/dirompenti) ma... sganciate – diciamo così – dagli aerei, montate in contenitori agganciati sotto le ali ovvero direttamente dalla fusoliera; in pratica il pilota sorvolava il bersaglio (di solito una trincea o un concentramento di truppe allo scoperto) e tirava un cordino, che liberava il tappo del contenitore delle freccette, che così piovevano dall'aereo disperdendosi su un'ampia area.

L'idea era che l'altitudine e la forza di gravità avrebbero impartito una velocità terminale sufficientemente elevata a queste specie di... chiodi d'acciaio da infliggere ferite piuttosto gravi ai... recipienti a terra, trapassando coperture ed elmetti d'acciaio con conseguenze facilmente immaginabili.

A quanto pare ci furono numerosissime varianti, progettate ed impiegate da tutti i contendenti ma la forma più comune era quella di una corta asta d'acciaio dalla punta acuminata, dotata di alette all'altro capo, che garantivano che il dardo scendesse a piombo, punta in avanti.

Incredibile ma vero, (quasi) tutte le fonti da me esaminate affermano che gli inventori di cotanta... genialata siano stati proprio gli italiani, il che vorrebbe dire che non solo abbiamo ideato, teorizzato (ed applicato) per primi la guerra aerea ma anche le prime armi aviolanciate della storia, quando gli altri usavano gli aeroplani essenzialmente per divertirsi ovvero per la ricognizione aerea, ruolo che era stato svolto sin dall'era napoleonica (con alterne (s)fortune, diciamocelo) dai palloni aerostatici e dalle mongolfiere.

Il primo utilizzo accertato della novella arma sarebbe dunque avvenuto per mano italica durante la guerra di Libia (1911-12) dopodiché l'idea sarebbe stata adottata, raffinata ed impiegata già nel 1914 dai francesi contro gli invasori crucchi, con grande scorno di questi ultimi, probabilmente per il fatto di non essere stati loro per primi ad ideare codesta amena carognata, visto che tutte le altre – lanciafiamme, gas velenosi, pallottole esplosive etc. -
sono state ideate e introdotte dai sudditi del Kaiser durante il conflitto.

Fatto sta che – sempre rapidi nell'adottare una buona idea quando ne vedono una – i tedeschi resero immediatamente pan per focaccia agli odiati mangia-baguette tempestandoli di flechettes sulle quali riportavano, come potete vedere, a chiare lettere (e in francese, in modo che il nemico potesse capire) che il... regaluccio che stavano ricevendo era “invenzione francese/fabbricato in Germania”.

Chi ha detto che ai crucchi manca il senso dell'umorismo?

Parlando invece dell'effettiva efficacia dei dardi aerei, non ci sono – come molto spesso accade in questi casi – pareri concordi; c'è chi li esalta, come i francesi e i tedeschi (che furono più spesso che no vittime degli attacchi con flechettes) e chi invece li riteneva assai poco efficaci, oltreché subdoli e poco cavallereschi, come gli inglesi.

A tal proposito pare che gli aviatori del Royal Flying Corps rifiutassero di usarle perché pensavano che “fosse un lavoro sporco... perché il nemico non può sentirle arrivare e perché infliggono ferite disgustose... oltretutto non è possibile sganciarle con sufficiente precisione” la stessa fonte però attesta che “contro la cavalleria o la fanteria in formazione chiusa sono indubbiamente efficaci, come hanno dimostrato i francesi”

Da parte tedesca, pare che già nel 1915 ci fossero dei rapporti ufficiali sull'efficacia di questi strumenti da parte del corpo della sanità militare, che indicavano come i dardi (che erano lunghi in media 15 centimetri, fatti d'acciaio e piuttosto pesanti evidentemente) potessero trapassare gli elmetti d'acciaio e raggiungere senza problemi il cervello, così come, colpendo dall'alto, per esempio dalla spalla, potevano di fatto attraversare completamente un corpo umano, trafiggendo nel processo numerosi organi.

Un soldato tedesco rimasto anonimo afferma al riguardo che “se si vedevano arrivare le frecce era meglio piuttosto gettarsi a terra, perché anche se uno così copriva un area maggiore, la freccia che dovesse colpirti ha minori possibilità di trafiggere più organi”.

Oltre all'uso antiuomo, pare che i britannici abbiano adoperato (o almeno tentato) le flechettes contro quella che ritenevano una vera e propria piaga: gli Zeppelin che i tedeschi adoperavano per i bombardamenti sulla Gran Bretagna.
L'idea era di sorvolare le aeronavi per sganciarci i dardi in modo da bucarne l'involucro.

Da quel che mi risulta, l'idea fu assolutamente fallimentare, in primo luogo perché gli aerei del tempo difficilmente avevano la tangenza per agguantare uno Zeppelin ad alta quota, figuriamoci sorvolarlo, così come anche un numero elevato di flechettes a segno non sarebbe stato comunque in grado di infliggere danni critici all'aeronave.
Non per niente, le uniche armi in grado di infliggere danni devastanti ai dirigibili, portando così al loro abbandono come arma da parte delle potenze centrali, fu l'invenzione delle pallottole incendiarie dal momento che gli Zeppelin erano riempiti di idrogeno, gas notoriamente volatile e facilmente infiammabile.

Tornando a bomba, l'idea delle flechettes non venne mai realmente accantonata, come ben sappiamo; dopo due guerre mondiali e tutta una serie di studi per renderle un'arma antiuomo ad uso della fanteria sotto forma di proiettili per una nuova generazione di armi leggere ad alta velocità, vennero alla fine impiegate più prosaicamente dalle artiglierie campali e sui carri armati, in luogo delle antiquate cariche a mitraglia, dei colpi a grappolo e delle ormai desuete granate Shrapnel contro formazioni di fanteria attaccanti, anche se – in epoca molto più recente – ci sono stati rapporti di un uso di dardi o freccette in conflitti come quello afghano e siriano... da cosa siano però state esplose queste flechettes non è dato sapere, mentre è fatto accertato che gli israeliani abbiano usato granate di tipo Beehive da 105mm contro i palestinesi e i militanti di Hamas ed Hezbollah esplose con grande liberalità in aree edificate dai pezzi dei loro carri armati Merkava con numerose vittime tra i "terroristi" ivi compresi un paio di giornalisti e cameraman stranieri...

martedì 27 maggio 2014

Cos'è "potente"? ovvero "Non è tutto oro quel che luce"


E' un po' che latito da queste pagine... non è che non avrei qualcosa da dire, anzi: Dio solo sa se che - se mi pagassero un tanto a riga - potrei guadagnarmi tranquillamente da vivere, invece di languire come un povero coglione nell'attesa che finalmente si smuova qualcosa e anch'io possa tornare ad essere un membro produttivo di questo paese, anziché un membro e basta.

La situazione purtroppo è quella che è, quindi mi tocca far buon viso a cattivo gioco e trovarmi qualcosa di costruttivo (o meno distruttivo, fate voi) da fare per impegnare il mio tempo.

Ho così ripreso, continuato ed ampliato i miei studi leggiadri sulle "artiglierie manesche" dei bei tempi andati (!) e un rivolo di diaccio sudore scorre lungo la mia schiena... alla faccia delle beate cazzate che ci hanno sempre raccontato, sulla "potenza" delle armi moderne, quelle (cosiddette) antiche e/o antiquate erano molto, ma molto peggio!

E' il solito problema, quello che da decenni - nella letteratura ufficiale - confonde la potenza (in termini di energia erogata) di un'arma con la sua capacità meccanica di eseguire il lavoro per il quale è stata fabbricata.
E per i tanti appassionati sostenitori dell'energia quale valore assoluto di misura, faccio notare che le pallottole non si usano per lavori di riqualificazione urbana, né per spostare oggetti o azionare un motore (anche se so che in epoca più risalente c'è stato qualche mentecatto che ci ha pensato e anche provato a farlo, con risultati facilmente immaginabili) ma per sdraiare in modo più o meno permanente uno dei perniciosi bipedi che infestano questa palla di fango.

Quando giungi a questa felice illuminazione, ti rendi conto - con un po' di studio e di ricerca - di quante fregnacce c'hanno fatto digerire in termini di storia (per non parlare delle fiction) e soprattutto di quante stupide diatribe tra esperti che si possono vedere, ascoltare o leggere in giro.

Tanto per fare un esempio molto calzante, oggi - con decine di conflitti più o meno sanguinosi in buona parte del mondo - si guarda con orrore alle decine di morti e/o feriti... morti e feriti prodotti da armi moderne e tecnicamente "potenti"... centinaia, a volte migliaia di colpi esplosi per ferire/uccidere un cristiano, che viene colpito spesso e volentieri due, tre, cinque, dieci volte prima di lasciarci la ghirba.

Poi fai un piccolo "passo indietro", senza andare troppo lontano - nel XIX secolo, inizio del XX - e ti rendi conto che ogni scontro produceva cifre doppie, triple o anche quintuple di vittime, sparando 1/10 o 1/100 dei colpi... certo, le tattiche errate rispetto alle armi moderne introdotte dopo l'era napoleonica hanno molto a che fare con questi numeri ma resta il fatto che le armi utilizzate erano comunque primitive e sottopotenziate rispetto a quelle che abbiamo noi oggi... soprattutto non sparavano quantitativi industriali di piombo per unità di tempo.

Solo che questi miseri schioppi quel che non possedevano in termini di potenza lo avevano in fatto di capacità di compiere il lavoro per il quele erano stati costruiti.
Spari a un cristiano con un M16 e gli devi scaricare addosso un caricatore... gli spari un colpo solo con un moschetto rigato calibro .58 e se appena appena lo prendi, difficilmente ne sentirai più parlare, perché seppure non crepa all'istante, lo riduci in condizioni tali che non può più nuocere a nessuno per molto, moltissimo tempo, sempre se si riprende, cioè!

Eppure le pallottole da 5,56mm del M16 sono molto più... "potenti" della palla Miniè da 15mm, ben 1800 joules contro 1300 scarsi... solo che - ditemi quel cazzo che vi pare - 32 grammi di piombo equivalgono a ben otto proiettili da 5,56mm tutti in una botta!

Certo, se riesci a piazzare 8 pallottole di M16 in un tizio, probabilmente ci lascia le penne all'istante ma la vedo abbastanza difficile, ma se riesci a fargli incassare una singola palla di 32 grammi per 15mm di diametro, mi sa che la sfanga col cazzo!

Questo vuol dire che - anche a livello di fiction - occorre rifarsi per bene due conti prima di scrivere qualcosa, a meno che non si voglia fare la figura del solito peracottaro che va dietro alle stronzate di Hollywood, cosa che - personalmente - mi ripugna!

martedì 29 aprile 2014

Ma non si stufano mai?

Ecco un altro mistero insondabile che mi assilla... come fa certa gente ad avere il mio numero di casa, dal momento che non siamo nemmeno nell'elenco abbonati e gli unici che lo conoscono sono i nostri parenti e familiari ergo la compagnia del telefono?

Glielo hanno fornito loro? Perché non credo proprio che - conoscendomi - qualcuno dei miei amici o dei miei parenti possa averlo dato in giro, men che meno ad una cazzo di compagnia di "intermediazione commerciale", dato che TUTTI sanno in che considerazione ho questa gente.

Invece, stamattina, puntualmente mentre mi trovavo... in altre faccende affaccendato, diciamo così, arriva 'sta telefonata con la fatidica domanda che di solito sottintende l'inculata ma che - per le ragioni su esposte - non ho immediatamente recepito: "buongiorno sono I****a della MG e la sto contattando per sapere se conosce qualcuno che sta cercando lavoro..."
Per farvela molto breve, le rispondo che si, potrei essere anche interessato ma vorrei sapere di che si tratta... al che arriva la solita (preventivata) risposta ciclostile: "mi spiace mi occupo solo dei contatti telefonici per fissare i colloqui, non sono autorizzata a parlare del lavoro..."

Immediatamente scatta l'allarme sòla ma l'operatrice si offre di inviarmi tutti i dati pertinenti per il colloquio via SMS e io accetto... ovviamente, una volta ricevuto il messaggio (e uscito dalla... impasse) mi sono lanciato sulla grande rete globale onniscente per capire chi cazzo sono questi... la risposta è arrivata in meno di un nanosecondo mentre ancora digitavo su Google... si tratta della MG di tale Marcelli Gianluca che si occupa di... indovinate un po'... intermediazione commerciale, sviluppo e mantenimento portafogli clienti.
In altre parole, la solita società di procacciatori d'affari e venditori porta a porta che lavora conto terzi... fino a qualche tempo fa (immagino) lavoravano per la Hoover (il link però stranamente non è più attivo) oggi posso solo immaginare per chi lavorano (Amway? Kirby? Voerwerk?)... in pratica, la solita inculata a provvigione.

No, grazie, ho già (abbondantemente) dato in tempi non sospetti, io passo...

Però non mi sembrava corretto pisciare alla grande l'appuntamento, sicché mi sono prodotto in quello che - credo - ad oggi sia il mio capolavoro: (cito) "Gentilissima I****a, mi sono permesso di prendere qualche informazione sulla sua azienda.
Per correttezza, le comunico che non verrò al colloquio perché sono allergico alle società di intermediazione e rappresentanza commerciale.
Grazie e arrivederci."


Che dite, sarà arrivato a destino?

lunedì 28 aprile 2014

E' sempre stata una guerra però...

Non so se sono più basito o più avvilito... lasciamo perdere la solita presa per il culo, che tanto ormai c'ho fatto l'abitudine, ogni volta che MiP me chiede qualcosa, ma quello che ho visto in questi due giorni davvero mi ha spossato spiritualmente parlando; non c'ho nemmeno la forza di incazzarmi, perché tanto, alla fine, che soluzione mi resta?

Ammazzarlo!?

Si perché MiP - quello che scassa il cazzo un giorno si e l'altro pure, perché c'è troppa roba in giro per casa e che quindi ficca tutto in cantina, specialmente la roba che non gli appartiene ovvero che prende apparecchi ed elettrodomestici perfettamente funzionanti e li caccia sul balcone, così dopo puoi stare certo che nel momento del bisogno funzioneranno perfettamente... però ha conservato per anni - forse lustri - metri cubi di spazzatura!

Non sto parlando in senso figurato, parlo di monnezza, vera e propria, perché in genere si definisce così la roba che decidi di buttare al cassonetto, vero?
No, non lui: invece di buttarla, l'ha recuperata e stoccata certosinamente, conservandola dentro ripostigli e armadi... mentre la roba utile, quella da conservare, perché adesso magari non serve ma, col volgere degli eoni, chissà... quella può stare tranquillamente buttata a cazzo giù in cantina, anzi, nelle cantine (altrui) così, se per caso se la inculano, pazienza...

Ed è proprio questo il destino che è capitato a tanta della mia roba... perché delle due l'una: o questo mentecatto l'ha buttata per tenersi la monnezza ovvero i legittimi propietari delle cantine hanno visto qualcosa che gli serviva e non si sono fatti scrupoli... dopotutto, "checcazzo, sta nella cantina mia, sicché..."
Non parliamo poi della sua insindacabile scala di valori, quella che fa si che conservi gelosamente la morchia (come ad esempio i mer(d)avigliosi libri di testo di quando facevi le medie oppure il liceo, utilissimi soprattutto oggi che l'ultimo di casa che è andato a scuola l'ha fatto quindici anni fa) salvo poi sorprenderlo con le mani nel sacco mentre cerca proditoriamente di buttare la tua roba quella che prima ti ha fatto sparire quando guardavi dall'altra parte perché "tanto è robaccia inutile, che ci fai?" (ogni riferimento alla mia collezione di figurini militari scala 1:35 o ai libri di mio nonno buon'anima, nelle edizioni originali del Doré è assolutamente, volutamente casuale).

Che ci faccio? Vediamo... magari - vista l'aria che tira - potrei provare a farci dei bei soldi visto che - per come erano conservati - sul mercato del collezionismo valgono un fracco di soldi.

In compenso, sono almeno cinque fottutissimi anni che gli ho detto che - se proprio c'ha tanta ansia di fare spazio - può buttare i due metri cubi di morchia informatica obsoleta e non più utilizzabile, come i vecchi cabinet e gli impianti audio per PC, che invece sono ancora tutti là...

Invece quello che mi serviva come il pane e che andava gelosamente custodito, come i rack o le tower per CD e DVD, quelli no... spariti tutti, dal primo all'ultimo... cioè, non tutti, perché in un angolo, ben stipati e conservati, c'erano una mezza dozzina di relitti di plastica opaca e consunta, dei cazzo di rack per musicassette risalenti al secolo scorso...

"E questa roba!? Che cazzo ci fa ANCORA qui!?"
"Eh... ma sono di TuS..."

Peccato che MiS non viva più qui... anzi, per dirla tutta non vive più nemmeno in questa città o in questa regione, e questo da quasi venticinque anni... il che vuol dire che hai certosinamente conservato per quasi cinque lustri della spazzatura inutilizzabile... però, meno di 5 giorni fa, abbiamo rischiato di arrivare alle mani quando è tornato alla carica perché l'ho beccato che voleva buttare gli "inutili scatoloni" pieni di custodie originali di film in DVD e le "inutili scatole" delle "inutili pupazze" che colleziono...

Si, bravo, come no... così poi i dischi e le figure, in caso di necessità, invece di rivenderli me le do in faccia oppure li regalo, perché un CD/DVD senza custodia (o una figure senza box), non sono commerciabili manco se li porti al Mercatino dell'usato!

Ve l'ho detto... questo non solo non ci sta con la testa ma come volto gli occhi continua a farmi decine, quando non centinaia, di euro di danni, come quando ha buttato (o ha dato via o fatto portar via, il risultato non cambia) la scatola del soundbar wireles della Samsung con tutti i gusci e soprattutto i pezzi per montarlo a parete... un danno - solo quello - di 450 euro (leggonsi: quattrocentocinquanta) visto che - senza scatola e senza rack, pur avendo un disperato bisogno di quattrini (e soprattutto un compratore) me lo sono dato tranquillamente in faccia, tant'è che - ancora adesso - sta qui: lo uso anche se non ne ho bisogno perché altrimenti l'unica altra soluzione sarebbe di fare quello che ho fatto negli ultimi cinque anni: tenere tutta la roba da buttare stipata da qualche parte in attesa che MiP si levi dal cazzo un paio di giorni e poi sudare come un mulo per buttare via tutto nel cassonetto senza rischiare che arrivi lui a metterci le mani o peggio, che vada a riprendersi qualche pezzo...

Che cazzo di vita che faccio...

martedì 1 aprile 2014

Quando la Patria chiama...

In Danimarca staranno anche messi bene dal punto di vista economico ma a quanto pare dal punto di vista demografico stanno alla canna del gas, così, mentre il governo del Paese annaspa e brancola nel tentativo di frenare il fenomeno della natalità zero, qualcun altro, molto più prosaicamente, ha deciso di prendere di petto il problema con una campagna pubblicitaria cum concorsone allegato per invitare i danesi a... farsi un giro – magari in qualche romantica capitale o città d'arte della vecchia Europa – e, visto che ci sono, farsi pure qualche sana ciullata con la speranza di tornare a casa col pancotto!

L'idea è di un consorzio di tour operator Danesi, che ha messo su un sito (http://do-it-for-denmark.dk/) appositamente per spiegare qual'è la soluzione (antica come il mondo ma evidentemente non considerata dagli algidi danesi, cioè trombare!) e propone anche i mezzi per far si che si possa arrivare all'agognato risultato, in una serie di quattro semplici step opportunamente e approfonditamente illustrati e con la diffusione di uno spot pubblicitario realizzato ad hoc che sta facendo il giro del mondo.



Fatto salvo il principio che la maggior parte delle coppie da... sfogo alla passione principalmente quando si trova in vacanza o comunque in una situazione rilassata, al riparo dagli stress di tutti i giorni, i patriottici tour operator danesi, se una coppia decide di partire per una vacanza nel periodo in cui lei è fertile, offrono un congruo sconto sul pacchetto vacanze e se al ritorno i nostri aspiranti genitori possono dimostrare di aver... fatto canestro, possono partecipare al relativo concorso a premi allegando quale prova di partecipazione il test di gravidanza positivo.

Premio in palio: una fornitura triennale di pannolini, pappe, latte e quant'altro serve per crescere il pargolo senza che i genitori debbano rimetterci un rene.

Si, perché, come troppo spesso accade nei paesi cosiddetti civili e avanzati, il problema non è tanto il non voler mettere al mondo dei figli ma mantenerli, dato che lo sport internazio(a)nale alle nostre latitudini sembra piuttosto di mettere i bastoni tra le ruote a chi una famiglia la vuole... fino a che non si arriva ad un punto in cui ci si rende conto che si è tirata troppo la corda e che non c'è più trippa per gatti.

Proprio come sta accadendo qui da noi ormai da svariati decenni, anche in Danimarca si stanno rendendo improvvisamente conto che la popolazione è invecchiata ma non ha nessunissima intenzione di abbandonare codesta valle di lacrime; in compenso non c'è più nessuno che possa badare ai dinosauri né soprattutto pagare loro pensioni e vitalizi... e qui casca l'asino, perché il nocciolo della vicenda è proprio questo: senza nuovo sangue, niente forza lavoro e quindi niente contributi.

La Danimarca rischia seriamente di passare da paese del bengodi ad avere un'economia depressa fino alla bancarotta, perché gran parte della ricchezza nazionale finirà ben presto per venire assorbita e dissipata in pensioni e assistenza agli anziani, né più e né meno di quanto è accaduto nel Belpaese, grazie anche alle politiche a dir poco dissennate dei governi di democristiana memoria in tema di previdenza sociale, che hanno portato a quelle aberrazioni di centenari che non hanno mai versato un centesimo di contributi ma che godono di pensioni milionarie grazie al fatto che le spettanze sono state calcolate sulle ultime retribuzioni che – rispetto ad oggi – erano assai più elevate!

E qui mi fermo perché altrimenti il discorso diventa troppo lungo e complesso...

Tornando a bomba, questi... incentivi propagandati, in realtà si estendono paradossalmente a tutta la popolazione... sessualmente attiva, ivi compresi quelli che hanno... già dato e le nuove coppie (quelle omosessuali, se non si fosse capito); certo, a fine vacanza difficilmente potranno accedere al concorso-bebè ma – come viene detto giustamente a fine spot – l'importante è partecipare!

mercoledì 26 marzo 2014

Da Scafati con furore: l'urlo di Valentina conquista (anche) l'Occidente...


Erano eoni che il Belpaese non esprimeva una qualche... personalità nel mondo del adult entertainment a livello internazionale.


Le (già piuttosto poche) starlettes made in Italy (o presunte tali, visto che in molti casi si sono spacciate come italiane pornodive che italiane non erano, vedi Edelweiss e Brigitta Bui (ex) Bulgari per i casi più recenti) infatti è dai tempi di Moana Pozzi e delle sue colleghe Ramba/Malù e Cicciolina che non andavano al di fuori dei patri confini, come nel caso della Michelle Hunziker-lookalike Michelle Ferrari o delle più recenti Sara Tommasi e Asia Morante che di fatto non sono mai uscite dal circuito del hard nostrano.


È perciò quale fulmine a ciel sereno che ho... scoperto, diciamo così, l'ultimo fenomeno a luci rosse uscito dalle scuderie del mitologico Rocco (Siffredi) nazio(a)nale, che invece che in terra d'Ungheria o in qualche altro paese dell'est, è stato scovato nelle italiche terre di Campania, un bel boccone, succulento come una mozzarella di bufala DOP: Valentina Nappi.



Dire che sia un fenomeno sarebbe in effetti riduttivo; a nemmeno 24 anni ha già all'attivo oltre sessanta produzioni, tra video e film, realizzati per le maggiori compagnie del settore, tra cui Private, Elegant Angel, Evil Angel, Jules Jordan, Penthouse, Brazzers e altri... altro che la Ferrari, che sta in giro da quasi due lustri ed ha nel suo palma res una ventina di film a dir tanto!

 
Una lancia però devo spezzarla anche a favore delle sue colleghe contemporanee, le sunnominate Tommasi e Morante, in quanto questa... nouvelle generation di pornodive italiote in effetti non si risparmia affatto sul set: da quel che ho potuto constatare, non c'è nulla che non abbiano fatto o provato, specialmente per quanto riguarda le attività col... secondo canale, ecco, dove si mostrano tutte e tre piuttosto ardite, anche se la Salernitana batte di gran lunga la calabrese e l'umbra, rivelandosi per una vera e propria anal queen, tanto che si può finalmente dire – anche nel campo del hard – che Italians Do it Better!!!



Oddio, ripensandoci come i cervidi, non so se il fatto che gli italiani siano bravi a prenderlo in culo possa essere considerato un asset, sta di fatto però che quando queste... abilità vengono manifestate fuori dell'agone economico/politico internazionale, a maggior ragione se in un settore manifestamente... competitivo come quello del adult entertainment, non posso che essere orgoglione di essere Italiano!