Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

domenica 14 maggio 2023

La guerr(icciol)a infinita e gli aiuti (pelosi e infingardi) €uropei

 Rompo un lunghissimo digiuno da questa pagina perché a tutto c'è un limite e dal momento che sono ormai due anni che mi trattengo e mi mordo le mani per non dire in faccia a fin troppa gente quel che penso davvero per amor di pace - e anche perché in questo ameno regime DemoKratico il dissenso (o il buon senso?) non è ammesso - e non dover litigare tutti i santi giorni.

Come dicevo: non ne posso più di sentire illazioni e falsità, prodotte sempre e solo dalla stessa campana, quella della disinformatia di regime ad uso e consumo del Nuovo Ordine Mondiale.

Non mi addentrerò in questioni socio-politiche perché tanto già so che sarebbe peggio che combattere contro i mulini a vento alla don Chisciotte ma per quanto attiene le questioni più propriamente tecnico-belliche, sì, con la sempreverde speranza che qualche €urostolto finalmente apra gli occhi e si renda finalmente conto di quanto questa tragica buffonata del conflitto ukrajino sia l'epitome della più becera e fedifraga guerra per procura dagli anni '50 ad oggi.

Come molti di voi forse sapranno, qui è tutto un sprecarsi di aiuti al prode dvce Zelen'skyj, strenuo difensore della civiltà occidentale (o presunta tale) contro le orde degli unni e dei cosacchi dell'est.

A parte gli americani - che è ormai palese che stanno "aiutando" le milizia nazionaliste ukrajine dal lontano 2012 - ci sono vari altri paesi in ambito NATO che si stanno "svenando" per supportare il summenzionato salvatore della patria in periglio ma tra tutti svettano i britoni e i crucchi.

Ora, se davvero qualcuno avesse voluto aiutare l'Ukrajina nella lotta, lo avrebbe fatto inviando materiale bellico se non stato dell'arte, quantomeno moderno e funzionante e almeno parzialmente per quanto concerne il settore armi d'appoggio e artiglierie, questo è stato anche fatto, specialmente dal Belpaese a guida dvce conte Drakulia e soprattutto da Giorgia Melenskyj anche se, pure qui, pare che non si sia fatta una bellissima figura con i nostri potentissimi obici campali FH-70 belli che vetusti ed usurati ma tant'è: in effetti (ed è una vergogna nazionale!) questo passa l'eatalico convento, c'è poco da dire o da fare.

L'artiglieria convenzionale a traino meccanico è ormai negletta da quel dì nel Belpaese e questi pezzi erano effettivamente in dotazione alle nostre forze (dis)armate.

Parlando invece dei crucchi e dei britoni, lì il discorso di fa decisamente più serio, perché a parte le teribbuli munizioni in uranio impoverito (ma qui ci starebbe benissimo la locuzione britone "esaurito" perché quei proietti sono talmente vetusti da farmi seriamente dubitare sulla loro reale efficacia) che non so se e come gli ukrajini potrebbero mai utilizzare, visto che sono state prodotte per armi standard NATO di cui non credo gli ukrajini siano stati (ancora) equipaggiati, è notizie di questi giorni che la perfida (e fedifraga) Albione sta fornendo/fornirà i missili stand-off Storm Shadow.

Ora, a parte che mi pareva di aver capito che dovessimo aiutare gli ukrajini a difendersi, già mi sembra fuori luogo inviargli missili a lunga gittata (e quindi notoriamente offensivi) tanto più che l'aviazione ukrajina non dispone di velivoli certificati per l'utilizzo di questi strumenti offensivi.

D'altronde perfino Giuseppe "bel addormentato" Biden si è ben guardato dal fornire a Zelen'skyj aviogetti da combattimento, come i tanto desiderati F-16 (che nonostante l'età sono ancora ottimi aerei), quindi con che cosa dovrebbero lanciare 'sti benedetti missili, con la fionda?

Tornando al discorso sulle munizioni all'uranio, che tanto scalpore hanno fatto e tanti strilli alla imminente guerra nucleare hanno prodotto - specialmente da parte di quel cialtrone impenitente di Medvedev, che davvero non perde occasione per tacere - a quanto pare nessuno si è reso conto del fatto che questa tipologia di munizionamento è stata de facto bandita da tutti gli arsenali dei paesi NATO ed era in via di smaltimento/dismissione. Quale occasione migliore, per i nostri cari amici aldilà della Manica, per fare un po’ di pulizia a costo zero, che scaricare tutta questa inutile morchia sugli “alleati” ukrajini?

E infatti.

Io sinceramente spero e prego che non siano così deficienti da voler davvero usare quella roba, perché rischiano di trasformare le fertili pianure e le verdi pasture ukrajine in un deserto post-apocalittico avvelenato dalla micidiale polvere di uranio.

Sì, perché il vero pericolo posto da queste munizioni non è dovuto al fatto che siano dirompenti o – come pensano e dicono un po’ troppi pennivendoli fregnacciari – armi atomiche (!) bensì per il fatto che una volta esplose, tendono a polverizzarsi, specialmente quando colpiscono bersagli “duri” (rocce comprese), avvelenando di fatto tutto ciò che entra in contatto con detta polvere.

Quando vennero impiegate durante la prima pagliacciata del Golfo (Persico), in ambiente quasi totalmente desertico, nessuno se ne rese conto più di tanto ma quando vennero poi utilizzate con grande larghezza di manica in Bosnia-Herzegovina e in Kosovo, i danni… collaterali divennero assai più evidenti, con intere regioni rese di fatto la brutta copia di Chernobyl!

Dulcis in fundo, i nostri Liebe Freunde tedeschi; ricordate tutta la pantomima sull’invio oppure no dei carri da battaglia Leopard, tanto invocati dal dvce Volodomyr come deus ex machina per risolvere il conflitto con i russki?

Alla fine glieli daranno solo che, ahimè!, non si tratta dei tanto agognati Leopard 2 (magari gli A6 di ultima generazione) bensì dei Leopard 1, cioè di carri obsoleti dismessi da quasi tutti i loro utenti e che la Grosse Deutschland custodisce a migliaia nei suoi cimiteri degli elefanti.

Praticamente sarebbe come se l’Eatalia di Giorgia Melensky decidesse di spedirgli gli M47 o gli M60 ex-EI, dei rottami dismessi ormai da decenni e che stanno a far ruggine in Friuli (e in qualche altro posto che non ricordo).

Quale valenza possa avere un “aiuto” siffatto, credo sia facilmente intuibile: non è altro che l’ennesimo scaricabarile €uroatlantico per sbarazzarsi di tanta morchia che andrebbe altrimenti smaltita.

Quel che dovevo dire, l’ho detto. Lascio ad altri trarre le (logiche) conclusioni, sperando di non dover assistere nel prossimo futuro ad ulteriori scempi simili che nulla possono fare realisticamente per aumentare le possibilità di concludere il conflitto ma che stanno evidentemente facendo molto comodo ai mandanti del dvce ukrajino e dei suoi sodali!


giovedì 2 febbraio 2023

Sono stato turlupinato!

L'originale Made in Britain
Sì, sono stato brutalmente preso per i fondelli e per di più nel fiore della mia fanciullezza ed insieme a me lo sono stati diverse migliaia di eatalioti che, al pari del sottoscritto, sborsarono i loro sudati quattrini per acquistare questi cafolavori dell'eatalica editoria a dispense - e quindi, a conti fatti, spendendo un patrimonio! - che, nella seconda metà degli anni '80 andavano per la maggiore.

Lo spacciatore era sempre lo stesso, il famigerato Alberto Peruzzo Editore, che, nel giro di un lustro o poco più, diede alle stampe una catasta di volumi di argomento tecnico-storico-militare, per lo più sotto gli altisonanti titoli: Enciclopedia delle Armi Moderne e Le Armi del 2000.

Si trattava - abbastanza ovviamente - di opere di divulgazione, edite per lo più dalla britannica Salamander Books (e quindi in origine rigorosamente nella lingua di Shakespeare) tradotte nella lingua di Dante e - per l'appunto - riadattate per la pubblicazione a dispense nelle edicole nostrane.

...e la versione eatalica
inopportunamente "revisionata"
La parola magica qui è proprio: adattate, perché, circa 40 anni dopo (eh sì, come passa il tempo quando ci si diverte) ho scoperto che questi figli di donna ignota dedita al meretricio più turpe, avevano rimaneggiato non solo il format dei volumi bensì anche i contenuti degli stessi, rimuovendo ad capocchiam quelle parti che, secondo il loro insindacabile e truffaldino giudizio, avrebbero potuto inficiare la vendita degli altri volumi della serie.Per capire meglio di cosa sto parlando, credo sia il caso di fare un passo indietro: alcuni mesi fa, dopo aver constatato con raccapriccio che all'interno del mio antro ormai le pile di libri erano accatastate alla cazzomannaggia praticamente ovunque (ed intendo veramente ovunque, persino sul letto!), ho deciso di fare un po' di repulisti e di... rimettere in circolazione sul libero mercato una buona parte della mia collezione, quella, ovviamente divenuta troppo vetusta per essere utile o ridondante.

Come sopra: questa è la
versione originale...
Tra le prime cose che sono andate via, c'erano per l'appunto questi volumi, risalenti alla fine degli anni '80, che avevo raccolto e fatto rilegare con tanto ammmore (e un notevole sforzo economico, per quei tempi e per le assai magre finanze del sottoscritto ai tempi) e devo dire che alcuni di questi volumi li ho piazzati anche bene, perché, diciamocelo, di roba decente in eataliano sono letteralmente decenni che non si sente manco l'odore e questi libri, oltre ad essere ben tradotti, erano stati scritti originariamente da specialisti di settore come Bill Gunston, Christopher F. Foss, David Miller e compagnia cantante.

Col senno di poi, mi sono reso conto che - nonostante la vetustà dei testi - c'erano comunque delle informazioni introvabili in altri testi in mio possesso, coevi o posteriori, sicché, facendo il classico percorso del gambero, mi sono (ri)procurato i due volumi che più mi interessavano scoprendo, con mia grande sorpresa, che non solo sono ancora disponibili ma che vengono smerciati anche a prezzi molto convenienti (spese di spedizione e altre infamate governative a parte) ed in condizioni che vanno dal buono al pressoché nuovo!

...e questa quella taglia-e-cuci
nostrana...
Infatti ho ottenuto le mie copie per un prezzo inferiore alla decina di euro cadauno ed entrambe in condizioni eccellenti.

È stato così che ho fatto l'amara scoperta di cui vi dicevo sopra: chi curò l'adattamento dei testi originali, si cimentò anche in una bella operazione di sforbiciamento selvaggio (un po' alla Valeri Manera, quella che segava intere sequenze dagli anime mandati in onda sulle reti Mediaset negli anni '90) eliminando dal testo interi paragrafi quando non schede e capitoli tout court!

Per fare gli esempi più clamorosi, nel volume Armi e Tattiche della Guerra Terrestre (in originale: Modern Land Combat) si parla di tecnologie costruttive dei moderni veicoli da combattimento e delle tattiche aero-terrestri, specialmente riguardo i moderni elicotteri d'assalto/anticarro ma chiunque abbia posseduto quel volume, sa benissimo che le informazioni sul primo argomento erano piuttosto scarne, mentre mancavano assolutamente informazioni o schede illustrative sugli aeromobili. Casualmente, sul volume originale, non solo ogni argomento è trattato molto più approfonditamente (per quanto possibile per un'opera di divulgazione destinata al grande pubblico) ma - guarda un po' - ci sono le schede di una pletora di elicotteri di cui nel testo eataliano si parla ma non c'è una riga ulteriore di informazioni in merito.


Peggio mi sento per il volume Navi da Guerra e Strategie Navali (in originale: Modern Naval Combat) dove - tra le schede riguardanti le varie unità da guerra - sono presenti i menzionati ma mai altrimenti proposti sottomarini mentre nel volume eataliano ci sono soltanto le unità di superficie!

...se non è una PRESA PER IL CULO questa...
Il motivo di queste grossolane recisioni? A mio modestissimo parere, la volontà, da parte dell'editore, di spingere il lettore ad acquistare tutta la collana, anche i volumi (abbastanza specialistici ed in qualche misura, ridondanti) su Sottomarini ed Elicotteri per l'appunto, visto che tutte le informazioni di massima erano già presenti sui due volumi precedenti.

IO questa la definisco una porcata bella e buona, loro evidentemente una "scelta editoriale"...

sabato 10 settembre 2022

Veramente ingredibbuli! (?)

 Se la cosa non fosse tragica, ci sarebbe davvero da farsi una grassa risata, perché va bene la propaganda, va bene tutto ma che la TV del Regime continui a spacciare panzane senza alcuna verifica o contraddittorio, solo perché lo dicono gli amichi (del giaguaro) ukraijni da veramente il senso del ridicolo in cui è scaduta la disinformatia eataliana, che può fare del facile sensazioAnalismo giusto con l'utOntO medio che di militaria capisce poco o niente.

Nello specifico, faccio riferimento a questo articolo corredato da tanto di video, postato da RaiNews in data 01 settembre.

Ora, con gran fanfara, si annuncia al mondo lo sconvolgente successo bellico dei nuovi idoli del Nuovo Ordine Mondiale a stAlle e strisce e degli €urostolti di Bruxelles: l'abbattimento di un carro armato russki dall'ingredibbuli distanza di 10 e passa chilometri, grazie ad un nuovo, sofisticatissimo software di comando e controllo made in Ukrajina etc. etc. (non stiamo qui a ripetere quel che potete leggere tranquillamente da voi).

Fin qui, tutto molto bello e in effetti c'è anche il video a testimoniarlo (sempre e solo però, secondo il comando ukrajino, che non è proprio proprio imparziale, neh!?).

Ora, ammesso e non concesso che sia tutto vero, da quel che ho letto e/o sentito, non c'è stato UN cane che sia uno che si sia fermato un momento a ragionarci su, perché se qualcuno lo avesse fatto, forse qualche ragionato dubbio sui potenti mezzi di Volodomyr e sulla loro efficacia se lo sarebbe fatto venire e invece nulla.

Non voglio dire ma centrare un carro armato e metterlo fuori combattimento sparandogli la bellezza di venti granate a me pare una classica vittoria di Pirro.

Avrei capito se avessero detto (e dimostrato) di aver centrato e distrutto un mezzo nemico dalla rispettabile distanza di 10 chilometri con un colpo ben piazzato ma di fatto, hanno consumato metà della dotazione di colpi di cannone (un T-64BV ne imbarca circa 40) per eliminare un solo mezzo nemico; avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato più semplicemente ed economicamente dirigendo una salva di artiglieria sul bersaglio, utilizzando il medesimo software summenzionato.

Tra l'altro, nessuno ha rilevato un altro, insignificante dettaglio: per poter tirare 20 colpi, il carro ukrajino ha praticamente sparato per almeno 3 minuti consecutivamente (la cadenza di tiro di un carro armato di quel tipo si aggira intorno ai 6-8 colpi/minuto) senza che il bersaglio dicesse "ah!" o intraprendesse alcun tipo di manovra evasiva.

Dal momento che sempre gli ukrajini affermano di aver usato granate HE-FRAG (cioè esplosive/a frammentazione, munizione tipicamente antiuomo/per uso generale) anziché le più consone granate HEAT (esplosive/anticarro) o perforanti, vorrebbe dire che l'equipaggio russki era cieco e sordo per non essersi reso conto di essere sotto attacco ed esser rimasto lì a far da bersaglio.

Personalmente e molto più prosaicamente, ritengo che anche questa notizia debba essere annoverata tra quelle di spudorata propaganda; con ogni probabilità, il carro russo era lì immobile e privo di equipaggio, da qui la mancanza di un qualsivoglia tentativo di sottrarsi alla minaccia.

Praticamente siamo al livello dell'amena storiella del contadino che si è incollato un "carro armato" (in realtà un trattore semovente d'artiglieria) col trattore "rubandolo" ai russi, quando molto semplicemente si è portato via un mezzo con ogni probabilità immobilizzato a seguito di danni in combattimento o altra avaria e che era stato evidentemente abbandonato dall'equipaggio.

In tempo di guerra, si sa, la propaganda è pressoché d'obbligo.

Altrettanto obbligatorio, però, dal momento che - tecnicamente - noi non facciamo parte dei belligeranti, è verificare quel che si intende pubblicare, specialmente se si vuole continuare a parlare di libertà e indipendenza dell'informazione.

mercoledì 27 aprile 2022

Amazon Is the New LaMMerda!

Vi prego di osservare l’immagine qui a lato; come potete facilmente intuire, si tratta della videata, ripresa dal mio laptop, della prima pagina del motore di ricerca del più grande spacciatore online del mondo occidentale.

Il più grande spacciatore di morchia online del mondo occidentale, se mi permettete.

Sì, perché, con poche, dovute eccezioni, ormai l’andazzo della piattaforma che fu dell’uomo più ricco del mondo è questo: monnezza venduta a prezzi da antiquariato Ming e per meglio agevolare l’Inc. Kool 8 dell’utOntO ignaro, questi sesquipedali ammassi di materia organica anfibia ora approfittano pressoché tutti dei servizi di gestione offerti da Amazon, così l’utOntO di cui sopra si fida, acquista e paga, pensando magari di aver anche fatto – se non un affare – almeno un acquisto garantito.

E invece?

Invece, 9 volte su 10, hai comprato merda, puteolente ma soprattutto costosa.

L’ultimo caso, in ordine di tempo, concerne proprio uno dei simpatici ammennicoli di cui sopra; avendo scoperto che – ingredibbuli ma vero – le cassette porta-munizioni usate non sono più considerate “equipaggiamento militare” o peggio ancora “parti di armi comuni da sparo” il cui possesso è quindi vietato per legge a meno di possedere apposite licenze e permessi, bensì oggetti comuni di cui è assolutamente libera la vendita, mi sono fatto partire un embolo ed ho deciso di acquistarne una.

Certo, il prezzo, come potete vedere, non è proprio un cotillon ma per una volta mi sono detto ‘STICAZZI ed ho proceduto all’acquisto, tanto più che c’era la garanzia sul prodotto del servizio Prime di Amazon.

Aspetto pure la bellezza di cinque giorni per farmela recapitare – da bravo cittadino responsabile ho chiesto di incorporare quanti più ordini possibili in un unico invio per risparmiare imballaggi, carburante e CO2 - ed oggi infine me l’hanno consegnata.

Peccato che io mi aspettavo una cassetta porta-munizioni vera come quelle presentate in fotografia, con tutti i marchi e le etichette originali perché senza di quelle, non è altro che un dozzinale pezzo di lamiera stampata e smaltata in grigioverde.

Quel che ho ricevuto, invece è stato proprio un pezzo di ferraglia rivestito di enamel ordinance green, come lo chiamano li ‘merrikani, dal quale il rivenditore – credo – ha grossolanamente rimosso ogni etichetta o marchio.

Adesso, se avessi voluto un semplice contenitore metallico, mi bastava andare in ferramenta e ne trovo a due spicci quanti ne voglio e magari pure meno pesanti, che dite?

Quindi, così com’è arrivata, questa roba è stata prontamente re-inscatolata, pronta per il ritiro da parte della SDA (sì, faccio passare il corriere perché non ho voglia di sciropparmi pure l’amena passeggiata con 5 chili di roba dietro fino alla posta o al punto di ritiro) e ridatemi i soldi, tutti e subito!

Come potete facilmente intuire, non sono un tipo che molla facilmente, specialmente dopo che gli è sbollita l’incazzatura, sicché mi è sorto un sottilissimo dubbio – sottile come una sequoia secolare – ed ho voluto verificare. 

Stai a vedere – mi sono detto – che se vado a cercare dalla concorrenza trovo quel che sto cercando e magari pure di meglio?

Detto, fatto.

Il risultato lo vedete qui di fianco: praticamente, ad un prezzo inferiore al più basso proposto su Amazon per una singola cassetta, ne ho prese ben tre (viva l’abbondanza) tutte originali perché vendute da una ditta che si occupa di… riciclare il materiale via via dismesso dalle nostre FF.AA. Non per niente, parecchia di questa roba riporta i marchi della Fiocchiil principale produttore di munizioni italiano – ma la cosa più bella è che tutte le cassette sono trattate con olio da fucili proprio per preservarne l’integrità, altro che grattar via alla cazzomannaggia le etichette originali!

Adesso aspetto solo che mi arrivino, dopodiché già so cosa metterci dentro, una sciccheria proprio!


sabato 2 aprile 2022

Altro giro, altro regalo...

 ...ma almeno questa volta, s'è rivelato di una qualche utilità, ancorché da gun-otaku senza speranza di redenzione, come il sottoscritto.

Anche questo ameno volume che qui vedete fa parte dell'ultimo embolo, in ordine di tempo, che mi sono fatto partire, spinto dalla assoluta carenza di qualsivoglia informazione sulle artiglierie manesche pre-era delle cartucce metalliche, visto che volumi più blasonati - come la famigerata Guida alla ricarica che vi ho presentato la volta scorsa - si sono dimostrati piuttosto carenti proprio riguardo la ferramenta di cui teoricamente stavano trattando e dopo aver preso un'altra, incommensurabile sòla, con il consimile The Blue Book of Modern Black Powder Arms che mi ha fatto solo girare ulteriormente le palle, visto che si è rivelato essere solo un catalogo - nemmeno troppo illustrato, se non in tavole fuori testo - di una scarsità di informazioni unica e sì che trattava di roba ancora sul mercato, con informazioni facilmente reperibili da un qualsivoglia redattore che valga il suo peso in sale, semplicemente chiedendo alle aziende produttrici, che notoriamente si fanno in quattro, quando si tratta di ottenere pubblicità gratuita e invece niente di niente: solo un guazzabuglio di cifre di nomi e di prezzi.

Quest'altro Antique Guns - The Collector's Guide invece si è rivelato un po' (diciamo pure parecchio) più utile, tanto per cominciare, perché tratta davvero una pletora vastissima di armi da collezionismo - anche se accentrata principalmente sul mondo anglosassone - sia originali, antiche per davvero che le moderne repliche e mentre per le prime alcuni dettagli sfuggono (ma si può anche capire, trattandosi di roba che si trova essenzialmente presso raccolte museali e/o collezionisti privati), per le seconde le informazioni sono assai più abbondanti.

Difetti? Parecchi, anche qui, primo fra tutti l'annoso problema dei dati forniti in sole misure imperiali, soprattutto - cosa che odio visceralmente - i pesi, forniti rigorosamente (specie per le armi corte) in once, la misura più stronza e inutile dell'universo conosciuto!

Questo vuol dire che per ogni pezzo più interessante, tocca mettersi lì con taccuino e calcolatrice ovvero con una qualche app di conversione e tradursi tutti i pesi direttamente in once o libbre e poi in chilogrammi.

Questa cosa mi manda al manicomio, esattamente come la perniciosa abitudine di vari autori nostrani, di riportare la potenza delle varie combinazioni arma/munizione in chilogrammetri, roba ottocentesca che non usa più nessuno sull'orbe terracqueo. Si tratta di quei... vezzi letterari di cui si può fare decisamente a meno perché di fatto rompono solo le palle senza portare alcun vantaggio, né apparente né sostanziale.

Anche questa "guida" è lungi dall'essere completa, probabilmente le edizioni successive riporteranno ulteriori pezzi ma sinceramente sono capricci che si possono soddisfare solo quando questi tomi li si recuperano a prezzi di assoluto realizzo e anche allora ci sono da considerare la pletora di dazi e balzelli che ormai vengono applicati ad ogni piè sospinto e strafregandosene altamente della franchigia dogANALE per non parlare delle spese di spedizione che hanno ormai raggiunto livelli difficilmente tollerabili e visto che qualunque edizione più recente, viene prezzata come se si trattasse di antiquariato Ming, sta bene dove sta, abbiamo già abbondantemente dato!

venerdì 18 marzo 2022

A che pro tutto ciò?


Pregunta tutt'altro che peregrina, la mia, concernente l'ultima, ma solo in ordine di tempo, disavventura libraria per il sottoscritto, che per essere andato in fissa con le spingarde antiche – ancorché estremamente contemporanee – ha pensato bene di affidarsi al sacro testo di quello che è universalmente (?) riconosciuto come il Grande Guru del settore, tale Sam Fadala, autore, nella sua lunga carriera, di cataste di volumi esclusivamente dedicati a due temi: il tiro con l’arco e le armi a polvere da sparo o polvere nera che dir si voglia.

Questo tizio, nel corso della sua carriera ed in modo non dissimile dalle sue controparti John Weeks e Ian V. Hogg per quanto concerne le armi moderne (o presunte tali), ha sparato di tutto e di più: dai fucili a pietra focaia ai moschetti rigati a percussione, dalle pistole alle rivoltelle tipo cap’n ball (a capsula e palla, le tipiche armi del West) per finire con armi a cartucce ma sempre a polvere nera e risalenti al XIX secolo.

E fin qui, nulla di male, anzi.

Il problema è che i suoi libri, specialmente quelli sul caricamento e le relative prestazioni di questo genere di spingarde, sono diventati una specie di Santo Graal: di difficile reperibilità e a prezzi da rapina a mano armata, specialmente oggi che vige il Regime del Dvce Conte Drakulia, per cui ogni motivo è buono per succhiare il sangue agli italici sudditi.


Dal momento che non sono uno che si arrende facilmente, ho perseverato fino a che non sono riuscito a procurarmi una copia di questi Sacri Testi… anzi, due perché non mi è bastato aver fatto una mezza cazzata: ne ho dovuta fare una completa per cui, una volta esaminato il primo volume – una prima edizione del Blackpowder Loading Manual ho pensato bene di procurarmene una più recente ed “evoluta” sotto forma della quarta edizione dello stesso volume, un bel mattone ampliato, riveduto e corretto e per di più – udite udite – riportante anche un catalogo delle armi a polvere da sparo attualmente (2004, anno della pubblicazione) sul mercato.

Evvai! Ho trovato la mecca, anche se questo scherzo m’è costato 40 dollari (più altri 35 di dazi e spedizione) finalmente ho svoltato!

E invece no, manco per il cazzo.

Perché anche questa nuova edizione ha gli stessi, identici difetti della prima: presuppone che il lettore sia in possesso degli archibugi ivi illustrati ergo, che abbia a disposizione brochure, cataloghi o qualche altra fonte che riporti quelle insignificanti sciocchezzuole come la lunghezza totale dell’arma, il suo peso e magari – per le armi più “evolute” (come carabine a leva et similia) – la capacità del serbatoio perché in nessuno dei due volumi c’è nulla di tutto questo.

Intendiamoci, dal punto di vista dei dati balistici è veramente quanto di più completo si possa immaginare ma le informazioni sulle armi si limitano al calibro – nominale e reale – la lunghezza della canna, il passo di rigatura e il numero e la profondità delle rigature stesse.

Se questo potrebbe anche non essere un grosso problema per la classiche armi a colpo singolo come i moschetti o i fucili ad avancarica, come dicevo sopra, lo diventa per tutte quelle armi che invece hanno un qualche tipo di serbatoio, che sia il tamburo rotante di una rivoltella ovvero il serbatoio tubolare di una carabina tipo-Winchester.

Ah, però, un momento: in nostro soccorso, in quest’ultima, gloriosa edizione, viene il favoloso catalogo a corredo del volume, giusto?

E invece no, manco per il cazzo (bis)!

Perché non c’è corrispondenza se non in rari casi, tra le armi esaminate nel testo e quelle riportante nel famigerato catalogo, che, per altro, è parecchio carente in quanto a modelli ed illustrazioni, così che – anche ad occhio – diventa veramente difficile riuscire a capire se sotto una certa denominazione della parte A ci sia effettivamente un modello nella parte B.

Come forse saprete, infatti, la stragrande maggioranza delle repliche di queste armi utilizzate dai tiratori e dai collezionisti, viene commercializzata sotto i marchi più diversi ma in realtà è prodotta da una manciata di aziende, molte delle quali sono nostrane, nel senso che si trovano quasi tutte nella notoria Val Trompia nel bresciano, da sempre il cuore della produzione armiera nel Belpaese.

Per motivi prettamente di opportunità commerciale, molte di queste ditte hanno finito per aprire delle succursali negli States ma il grosso della produzione è fatto ancora in loco ed esportato urbi et orbi.

Può quindi capitare che sono più svariate denominazioni commerciali, in realtà ci sia lo stesso, identico implemento fabbricato dalla stessa ditta ma vallo a capire!

Un vero peccato, specialmente considerando quanto cacchio ti scuciono per questi volumi ed io sono stato molto fortunato, credetemi, perché i miei li ho avuti per l’equivalente del classico piatto di lenticchie, rispetto alle pretese che si trovano comunemente in giro.

Altro aspetto che non mi soddisfa del tutto è che il Fadala ed i suoi sodali, a mio modesto parere e per motivi a me incomprensibili, hanno snobbato tutta una serie di armi classiche a solo favore di quelle utilizzabili principalmente a scopo venatorio.

Posso capire che il loro scopo fosse l’utilizzo sul campo e non l’analisi delle capacità storicamente effettive di determinati schioppi ma – tanto per fare un esempio – limitarsi a testare armi storiche come i moschetti rigati Springfield della Guerra Civile americana ovvero i moschetti a canna liscia Brown Bess solo per la loro capacità di fare fumo e fiamme perché (cito): essenzialmente armi dedicate ai rievocatori storici secondo me non ha senso.

Che cazzo! Analizzale esattamente come le altre, facci vedere di cosa sono veramente capaci, perché con quella roba ci hanno accoppato un sacco di gente nel corso di un paio di secoli (parlo soprattutto dei moschetti a pietra focaia) così come un sacco di gente, specie nel Nuovo Mondo, ci si è procurata il cibo e ci ha difeso la famiglia, con quelle spingarde, non me le puoi liquidare come semplici giocattoli in grado di infliggere punture di spillo solo perché amano usarle quattro(mila) fessacchiotti appassionati della Guerra d’Indipendenza!

mercoledì 1 luglio 2020

Quando l'elefante partorisce un (costoso) sorcio.

È proprio il caso di dirlo, riguardo l'ultima pubblicazione, in ordine di tempo, della (a questo punto dis)pregiatissima ditta Magic Press, casa editrice di quelle che, fino a non troppo tempo fa, era l'unica, vera, seria collana a carattere Ecchi/Hentai del Belpaese, la Black Magic.

Questa volta hanno deciso di lanciarsi su di un terreno a dir poco scivoloso, proponendo, anziché i soliti tankobon made in Japan, addirittura uno dei mostri sacri - universalmente riconosciuto - del manga e dell'illustrazione del Sol Levante, quel Masamune Shirow che ha assunto fama internazioAnale con opere come Appleseed e Ghost in the Shell ma che, sconosciuto ai più, ha una discreta verve come autore (a tempo perso, come sempre, tanto la gente aspetta e sbava) di dojinshi (sì, ma di lusso) a carattere decisamente adulto quando non hard tout court.

Sono numerosi, in questo senso, i volumi di illustrazioni che ha prodotto, sia per il mercato interno che estero (il professor Shirow viene pubblicato pressoché da sempre in contemporanea anche negli States, dov'è considerato un feticcio), i suoi eleganti, giganteschi, volumi di illustrazione bilingue (nipponico e inglese) ma se la celeberrima collana Intro Depot  la conoscono praticamente tutti, un po' meno note sono le sue collane... secondarie, come, per l'appunto, questa W-TAILS CAT che la summenzionata Black Magic ha tentato di proporre.

Per quanto mi concerne, il tentativo è spettacolarmente fallito, perché a fronte di un prezzo di 18 pleure (leggonsi: diciotto carte), non proprio un cotillon, anziché l'edizione in italiano pedissequa all'originale (formato XL, copertina in cartone lucido e spesso e s/c laminata, carta extra-lusso) mi sono ritrovato tra le mani l'equivalente, per fattura, dimensioni e materiali impiegati, di uno special di Play-Boy di quelli che andavano in giro negli anni '90 per intenderci: formato A-4 ridotto, carta patinata da rivista, accessori pressoché inconsistenti, roba che se non lo maneggi con le pinze, rischi di ridurlo un cencio in quattro e quattr'otto!

Ora, considerando che gli originali sfogano tra i 20 e i 25 pleuri per tutto quel popò di roba, pagarne 18 per la versione striminzita e fatta male, sinceramente fa girare un po' tanto i coglioni, di più se si considera che - a differenza di tutte le altre pubblicazioni della ditta (ragione unica per la sua esistenza in vita, diciamocelo) - questo volume riporta pedissequamente tutte le fottutissime censure applicate solitamente all'edizione nihonjin di questi volumi.

Di fronte ad una zozzeria siffatta, dal momento che - con antica, inveterata prudenza - l'ho acquistato dal sor Bezos anziché direttamente dal produttore o peggio ancora, in fumetteria, l'ho bellamente re-impacchettato e sto aspettando che il corriere se lo venga a riprendere, per renderlo a chi di dovere.

Porcate del genere non vanno mai avallate in alcun modo e spero di non essere l'unico a pensarla così e che anzi, siano in molti ad agire come ho fatto io, tutti quelli, cioè, che non hanno avuto la fortuna di avere qualcuno che li avvisi prima di prendere l'ennesima, costosa cantonata.