Sì, avete capito
bene, perché bisogna avere davvero la faccia come il culo per
pretendere di mettersi a fare il Grande Fratello della grande rete
globale, il vigilante che castiga il malcostume altrui, quando hai le
chiappette chiacchierate, decine di migliaia di cause pendenti nelle
aule di giustizia di 7/8 dell’orbe terracqueo e – dulcis in fundo
– una denuncia da parte dei tuoi stessi azionisti per aver mentito
spudoratamente (fosse la prima
volta, tra l’altro) sull’andamento del lupanare che amministri,
sul costante calo di
utOnti e il conseguente crollo
dei ricavi, come potete voi
stessi verificare leggendo la notizia (che è già vecchia di qualche
giorno ma passata rigorosamente sotto silenzio sui media nazionali)
pubblicata da TGCom24:
http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/facebook-arriva-la-prima-causa-contro-la-societa-e-zuckerberg-per-il-tonfo-in-borsa_3154772-201802a.shtml
E
queste sono le parole d’ordine: calo
degli utenti (che
non vogliono più essere utOnti e come tali tartassati e presi
costantemente per il culo) e il crollo
del lucro
che da essi proviene.
Perché,
non smetterò mai di ripeterlo, c’è una ragione se c’è
quell’ameno pulsantino col fottuto pollicione sotto qualunque
puttanata venga postata su Facebook, così come c’è una ragione
per il clickbaiting
più
becero che da sempre impazza su questo cazzo di (dis)social e sono i
soldi:
più clicchi, più il sor Mark introita, più i suoi sciacal…
pardon, azionisti sono grassi, ricchi e contenti!
Peccato
che, da qualche tempo a questa parte (diciamo da che è scoppiato
negli States lo scandalo legato al Russiagate
da parte della ormai defunta Cambridge
Analytica)
Zuckerberg e i suoi sysop si siano messi in testa di diventare i
poliziotti del web, con conseguente censura
e messa al bando
di migliaia di utenti che – come il sottoscritto – stufi marci di
essere sottoposti al vaglio da parte di un fottuto algoritmo
(scritto coi piedi, tra l’altro e che non è in grado di
distinguere il contenuto di un post), hanno scelto di migrare verso
altri lidi dove non arriva la dittatura radical-chic fighetta e
(pseudo) buonista (ma real-fascista)
di questi ammassi semoventi di materia organica anfibia.
Sì,
avete capito bene: anche
il sottoscritto ha definitivamente mollato quella specie di lupanare
informatico di Facebook, l’ho fatto dopo essermi ritrovato, per
l’ennesima volta, il profilo bloccato
ad insindacabile giudizio di un robot
dopo aver subito per settimane le (nemmeno troppo sottili) minacce
da
parte del “team” della piattaforma concernenti alcuni miei post
che – a detta loro – violano
gli standard della comunità.
Dopo
aver visto di quali
post si trattava questa
volta,
mi ci sono fatta una risata e li ho ignorati platealmente ed è qui
che ho commesso il crimine
imperdonabile di lesa
maestà:
invece
di prostrarmi
e chiedere perdono in ginocchio (leggi: chiedere la revisione
del giudizio), ho preso atto dell’ennesima violenza imposta sul
sottoscritto e sono passato oltre.
In
men che non si dica, ho avuto prima post censurati
tout court, dopodiché
siamo passati alle (nemmeno troppo velate) minacce
di restrizioni sul profilo (puntualmente applicate, come ho poi
saputo da amici e contatti) con l’oscuramento
di ¾ dei post da me pubblicati nel corso dell’ultima
settimana/dieci giorni, fino al blocco
del profilo stesso, avvenuto proprio stamani, dopo esser stato
informato che sono un fascista,
razzista, xenofobo e
omofobo (oltre
che misogino,
misantropo sed
etiam licantropo)
per aver osato
scrivere
le parole
innominabili
come
negro, Hitler,
Mussolini, gay, extracomunitario, omosessuale ma
soprattutto frocio!
(ahò, che volete, m’è scappato!) e il bello è che questi
vocaboli facevano parte di post di denuncia
ovvero di sfottò tra
amici,
scritti quando ero giovane e ingenuo, credevo ancora nella santità
della libertà di
pensiero e
di libera
espressione dello
stesso, così come sancita dalla Costituzione vigente, soprattutto
prima che prendessi la sana
abitudine
di… modificare
talune parole proprio allo scopo di evitare contumelie e rotture di
coglioni da parte dei fin troppi tizi che non sanno distinguere una
battuta da un insulto.
Quel
che mi fa più (amaramente) ridere è che tutto questo bailamme è
iniziato quando ho avuto la pessima idea di iscrivermi ad un paio di
gruppi chiusi su Facebook ufficialmente dedicati allo studio della
storia militare.
Non
l’avessi mai fatto!
A
parte le continue contumelie, la gente che postava cose senza senso e
completamente fuori tema o contesto e le fin troppe apologie di tesi
quanto meno… controverse, diciamo così per carità di Patria, ho
realizzato (troppo tardi) che per uno o due membri veramente
interessati
alla materia, ce n’erano a decine che appartenevano alle perniciose
categorie dei revisionisti,
negazionisti, revanscisti e
puri e semplici nostalgici
(capisc’a’mme).
Praticamente
mi sono segato i coglioni da solo ed esposto evidentemente alle
antipatie dei tanti (diciamo pure troppi!) utOnti che ho segnalato in
due mesi di attività agli amministratori e moderatori del gruppo,
fino a che non ne ho avute davvero le scatole piene di fare lo sbirro
conto terzi e me ne sono andato.
Dopodiché
il resto lo conoscete anche voi: io
posso
benissimo fare a meno di Facebook e delle sue menate, mentre
Zuckerberg
non può fare a meno dei poveri fessi come noi, che di fatto gli riempiamo le tasche con la nostra mera presenza e dal momento che sono stufo marcio di farmi prendere per il culo, il buon (sì, arrosto con le patate) Mark può benissimo baciarmelo (anche se non è carino come questo...)















