Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

mercoledì 2 novembre 2011

Diobbono, in mano a chi stamo...

Non so se sono solo io a vederle così, ma ogni volta che in TV appaiono o peggio, parlano le... signore ministro del govern(icchi)o Berlusconi, mi chiedo regolarmente quali sostanze psicotrope assumono ovvero che cosa gli mettono nel cibo o nell'acqua a loro insaputa, visto che tutte regolarmente hanno lo stesso sguardo allucinato, occhioni sbarrati, lineamenti irrigiditi, come se qualcuno avesse loro infilato il classico dito in culo.



Ma il peggio è quando aprono bocca, una tragedia... non che parlino male – a parte la Meloni che non sa' parla' e non sa' sta' zitta e che tra l'altro pare la brutta copia al femminile di Carlo Verdone con buona pace di tutta la romanità che di certo non si riconosce in tipi del genere – il problema è in quello che dicono: parlano tutte come nastri registrati, dicono tutte le stesse, identiche cose (al 90% fregnacce), così come dettate dal loro deus ex machina, il divetto di Arcore o uno dei suoi fedelissimi scherani.

Di solito funziona così: il portavoce ufficiale di turno, intervistato, spara una valanga di cazzate – di solito made in Ghedini o di qualche altro scherano del premier – cazzate che vengono poi ripetute pedissequamente ad libitum da tutte le signore ministro che – per un motivo o per un altro – compaiano nelle 48/72 ore seguenti all'evento in TV a qualunque titolo.

Al che la domanda è d'uopo: ma queste... brave ragazze ce l'hanno un'idea, almeno una, che sia loro e loro soltanto? È mai possibile che siano le uniche creature presenti in Parlamento che sono sempre, assolutamente d'accordo con le stronzate del Premier?
Perfino Bondi qualche volta se ne esce con qualche minchiata che però è farina del suo sacco, loro no.

Da qui la mia profonda convinzione che tutte le cosiddette donne del premier siano in realtà dei robot programmati con l'uso di sostanze psicotrope ovvero tecniche subliminali in puro stile sovietico, da qui lo scatto in automatico alla fatidica inevitabile domanda sul divo di Arcore ovvero sull'azione del momento del governicchio: occhi fissi e vitrei, tono monocorde, lineamenti bloccati manco fossero state colpite da aggressivi chimici della famiglia del Sarin.

Visto l'andazzo e la valanga di merda che sta per sommergerci, ad avere gente così sugli scranni del potere c'è davvero da aver paura... speriamo solo di riuscire a liberarcene prima che le cose ci sfuggano davvero di mano.

lunedì 24 ottobre 2011

Quando il troppo stroppia...

Posso capire che a qualcuno piacciano;

posso capire che qualcuno li trovi eccitanti;

posso anche arrivare a capire che sono trendy e che in quest'epoca dove l'apparire conta più dell'essere tutti i fighetti (soprattutto le fighette) di questo mondo si precipitino a farsene fare uno, ma comincio seriamente a detestare i tatuaggi, specie quando ricoprono da testa a piedi il corpo di una donna.


Intendiamoci, non sono contrario tout court ed ammetto che – in alcuni casi – si tratta di vere e proprie piccole opere d'arte... dovrete però concedermi che quando la superficie tatuata comincia a prevalere su quella libera, nature, di un corpo umano, la cosa è decisamente preoccupante...


che poi, per la serie al peggio non c'è mai fine, quello che è cominciato come un fenomeno di personalizzazione del proprio corpo, una piccola trasgressione, è finito per diventare una specie di mania autolesionista: che bisogno hai, specie se sei figa di tuo, di coprirti di disegni – spesso dal dubbio valore artistico e/o espressivo – su tutto il corpo?

La cosa si nota ancora di più nel campo dell'hard: sembra non esserci più una modella, starlette o pornodiva che non abbia addosso mezza dozzina di tatuaggi, ovviamente nei posti più visibili, grossi come fogli A4... posso trovare sexy un piccolo tatuaggio sulla caviglia, sul polpaccio o su una natica; trovo invitante un tatuaggio ben fatto su una spalla o sulla schiena – specie tra le scapole – e decisamente provocante un tatuaggio sull'area appena al di sopra delle natiche... purché non sia un Picasso scala 1:1 che ricopre l'intera area!

Invece, sempre più spesso assisto al fenomeno di debuttanti, dilettanti e/o ragazze assolutamente comuni con avambracci interamente decorati (diciamo così) manco fossero guerrieri Maori, sottospecie di insegne al neon che sembrano indicare la strada – casomai non sapessimo dove si trovano i nostri oggetti del desiderio – verso la vagina e/o l'ano.


Per non parlare poi della nuova moda di tatuarsi in stile yakuza tutta la spalla, fino al seno o l'intera parte inferiore della gamba, come fosse uno schiniere d'armatura...


Dite quello che vi pare ma lo trovo decisamente brutto al limite dell'imbarazzo... cos'hai da nascondere di così orrendo da dover attirare l'attenzione su di un disegno grosso come un campo di calcio?

Una volta il tatuaggio si usava proprio per catturare l'attenzione e mettere in risalto la mercanzia, proprio perché erano in genere molto ben fatti e assolutamente incospicui; oggi sembrano essere diventati veramente una specie di trompe l'oeil ovvero delle grosse insegne tipo neon di Las Vegas.


Per dirla tutta, infine, trovo molto più arrapante una femmina acqua e sapone che dimostra coi fatti di sapere il fatto suo e di essere una vera macchina da sesso che non vedere le evoluzioni di queste specie di... tabelloni ambulanti dove ancora un po' e non se ne distingue nemmeno più l'anatomia.

domenica 29 maggio 2011

Come rischiare il gabbio e vivere felici...


Rompo il mio lunghissimo digiuno da queste pagine perché se non mi sfogo in qualche modo, scoppio!
Che uno possa mettersi nei casini per un nonnulla è cosa nota, che lo si possa fare comodamente da soli e senza partecipazione altrui è palese ma che uno rischi di finire nella merda per il pressappochismo di chi - a ben vedere - dovrebbe (il condizionale è senz'ombra di dubbio d'obbligo in questo caso, come vedrete) saper fare il proprio mestiere trattandosi di organizzazione di vendita a livello internazionale di oggettistica/equipaggiamenti legati al mercato della sicurezza e difesa... bhé, no, è meno che accettabile.

Almeno per me.

I fatti in poche parole; stiamo vivendo in quelli che il buon Confucio avrebbe definito senz'altro tempi interessanti, nel senso che non ci si capisce più una beatissima mazza di quello che ci accade intorno, si rischia ogni giorno di rimanere coinvolti in atti di violenza spesso assolutamente gratuito, è stato accertato che nella amena cittadina nella quale risiedo (la Capitale, tanto per capirci) viene commesso un crimine violento ogni 5 minuti e un residente su cinque dovrebbe essere legittimamente ricoverato in un'istituzione psichiatrica perché più o meno fuori di testa (non me lo sto inventando: sono fonti tratte dalle inchieste di trasmissioni TV degne di fede come Report et similia).

Io stesso, abbastanza di recente, ho avuto a che fare con squilibrati pronti a saltarti addosso al cadere di una foglia, specie quando si è impacchettati nel traffico ovvero la sera, sabato e festivi in particolare, quando sembra che la gente faccia a gare a fare cazzate, calarsi l'universo, pipparsi l'infinito e bersi pure il barman... e andare a cercare rogne in giro per Roma in macchina.

Finora me la sono sempre cavata egregiamente perché:

a) conosco le zone che frequento (quelle che chiamo il my own turf) come le mie tasche e riesco abbastanza agevolmente a sfuggire alla eventuale caccia e

b) giro quasi sempre in compagnia e quasi tutti i miei amici sono grossi quanto il sottoscritto, ragion per cui a meno che l'eventuale aggressore non abbia istinti suicidi, ci pensa in genere due volte prima di attaccare briga;

inutile dire che i più deleteri/pericolosi sono i bambocci under 25 in compagnia femminile: se sentono tutti leoni, specie quando hanno torto marcio e sono ripieni di birra o altra sostanza eccitante/dopante.
Per farsi belli con le loro ladies non trovano niente di meglio da fare che attaccare pippa con chi se ne sta invece andando bellamente per i cazzi suoi.

Ordunque, come chi mi segue già sa, sono un tipo abbastanza... come dire... conscio riguardo quello che attiene la difesa e la sicurezza in generale, solo che - come al solito - a voler legittimamente soddisfare le proprie esigenze di sicurezza in questo Paese si rischia sempre di incorrere in esborsi al limite della rapina per attrezzature sub-standard ovvero di imbattersi negli strali degli scherani in divisa del governicchio che - incuranti del fatto che la loro presenza sulle strade è pari a zero (fuorché ovviamente, per le consolari, i raccordi e - in minima parte - nel centro cittadino, dove i più sono attivamente impegnati a garantire la nostra sicurezza... dando la caccia a travoni e mignotte in strada, reale pericolo sociale individuato da impeccabili servitori dello Stato come Maroni e Carfagna) si ostinano a massacrare i cittadini che osino alzare a loro volta le mani per difendersi da detti aggressori, comminando sanzioni pesantissime e denunce all'Autorità Giudiziaria per rissa, lesioni, disturbo della quiete pubblica e quant'altro.

Io personalmente finora l'ho sempre sfangata ma ho amici personali che ci hanno passato i loro guai, solo perché hanno reagito ad un'aggressione - essendo anche in netta minoranza - senza farsi massacrare di botte.
In questo cazzo di Paese infatti, ha ragione sempre e solo chi resta sanguinante a terra, non importa che fino a due minuti prima abbia sodomizzato bambini, stuprato vecchiette e rapinato tutti i commercianti del quartiere: basta che trovi qualcuno più ignorante di lui ed ecco che il criminale inveterato (magari pluri-pregiudicato) diventa un agnellino sacrificale condotto al macello dal cittadino bruto di turno.

Scusate l'ampia digressione ma altrimenti non ci si capisce niente.

Tornando a bomba, dicevo che ho deciso di darmi un'occhiata in giro alla ricerca di qualche strumento legale per tutelare la mia incolumità e la mia salute, senza dover scatenare un putiferio tale da attrarre l'attenzione - tutt'altro che benvenuta - delle forze del (dis)ordine.

L'ho trovata presso una grossa ditta tedesca che vende - a prezzi decisamente popolari - ogni tipo di strumento non-letale per autodifesa.
Passi per manganelli animati e bastoni telescopici (che intuitivamente so far parte delle dotazioni delle forze dell'ordine e quindi difficilmente giustificabili ai loro occhi) ce n'è per tutti i gusti: spray antiaggressione, pistole a gas lacrimogeno, kubotan, TASER e storditori elettrici.

Si, esattamente; avete presente i cretini integrali che su Youtube postano le loro insensate imprese goliardiche, che consistono nello zapparsi a tradimento con queste "pistole" ad alto voltaggio per "sentire l'effetto che fa"?

Sono legali nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali (e non solo) in quanto di libera vendita, non letali e di facile utilizzo anche per un cretino; soprattutto, sono efficaci nel 90-95% dei casi, a meno che l'aggressore non sia talmente strafatto di roba da non sapere più nemmeno come si chiama.

A questo punto, certo della serietà dell'impresa commerciale, che di norma, trattando articoli particolari destinati alla difesa, dovrebbe bloccare a monte l'acquisto di determinati articoli se illegali o illeciti in altri paesi, ho acquistato, tra le altre cose, un modello di storditore elettrico non troppo spinto e non troppo ingombrante, da tenere rigorosamente in auto in caso di bisogno.

Nessuno ha obbiettato alcunché ed io sono andato sul sicuro fidandomi della serietà del venditore, lo ribadisco ancora una volta.

Qualche giorno fa, ho letto un articolo di cronaca online dove si parlava di un sedicente commerciante d'auto romeno, sorpreso dai carabinieri con uno di questi aggeggi nella tasca della giacca durante un normalissimo controllo sulla strada.
Manco a farlo apposta, se lo sono immediatamente bevuto con l'accusa di detenzione e porto d'arma abusivo!!!

Macheccazz'....!?!?

Preso da giustificato allarme, ho cercato informazioni presso alcuni amici - legulei licenziati anche se operanti nell'ambito della Pubblica Amministrazione - che dopo alcune ricerche (non è affatto facile trovare notizie in quest'ambito in questo accidenti di Paese) hanno scoperto che esiste un vuoto legislativo riguardante l'acquisto, la detenzione, il porto e l'uso di questo tipo di congegni per autodifesa nel nostro Belpaese, perciò, con salomonica sentenza si è deciso di... non decidere, facendo così rientrare questi attrezzi (che ribadisco, sono legali, anche senza alcun tipo di licenza, in quasi tutta Europa) nella categoria delle Armi Comuni da Sparo, come se si trattasse di una pistola o di un fucile!

Pertanto, per alcuni giorni, il sottoscritto, senza saperlo, ha commesso un illecito che avrebbe potuto avere conseguenze molto pesanti se fosse stato scoperto ovvero mi avrebbe acquistato un biglietto per il gabbio, nel malaugurato caso in cui fossi stato costretto ad usare il suddetto ordigno!

Ora facendo un po' di mea culpa, so che la legge non ammette ignoranza perciò è in buona parte colpa mia il fatto di non essermi informato preventivamente prima di acquistare questo attrezzo; è anche vero però che uno non può campare diffidando sempre di tutto e tutti e per esperienza so che quando acquisti qualcosa di particolare all'estero, il commerciante sta lì pronto come un falco, impedendoti l'acquisto se minimamente sospetta che possa cagionare problemi legali anche all'acquirente.

Così l'ho fatto presente alla ditta germanica - prima di rispedirgli il tutto indietro, ovviamente - che invece mi ha risposto, con una sfacciataggine più unica che rara, che non hanno tempo da perdere, loro, per informarsi di cosa sia lecito vendere dove e a chi...

Comodo, molto comodo... se tanto mi da tanto, capisco adesso benissimo come mai tanti paesi, come dire... chiacchierati dispongano di armamenti stato dell'arte di provenienza teutonica, alla faccia dell'Italietta, della sua annaspante industria nazionale e del buonismo prodiano (o meglio, D'Alemiano) che ci impedisce di fare i veri affari alla faccia della concorrenza, specie quella franco-tedesca.

martedì 9 marzo 2010

Per la serie: A me Ken il Guerriero me fa 'na...

Qualcuno un tempo disse che “non di solo pane vive l'uomo...” e qualcun altro aggiunse: “posso fare a meno di tutto, fuorché del superfluo...” e ad esser sinceri, ritengo che avessero entrambi fottutamente ragione, anzi, di più, i due concetti si completano vicendevolmente, in quanto – da che ho l'età della ragione (o dell'irragionevolezza, fate vobis) – ho sempre ritenuto che se la vita di un essere umano dovesse basarsi solo su mangiare, bene, dormire e – una tantum – fornicare (al solo scopo riproduttivo, badate bene, che altrimenti i preti di ogni rango, fede e religione s'incazzano come coguari) e soprattutto sgobbare per procurarsi quanto sopra, tanto varrebbe spararsi un colpo prima della maggiore età e lasciare agli altri anche la fatica di portarci al cimitero.
Intendiamoci, con questo non voglio fare certo l'apologia di Michelaccio, bensì affermare che c'è di più e di meglio nella vita di un essere umano che preoccuparsi della mera sussistenza; è proprio questa ricerca del superfluo, diciamo così, che ci rende dissimili dalle bestie, che – altrimenti – ci sarebbero di gran lunga superiori in tutto il resto, visto che sono maestre nell'arte della sopravvivenza e che lo fanno da ancor prima che l'uomo comparisse sulla faccia della Terra.
Ora, dopo questo breve excursus gualkon-filosofico, passiamo all'argomento della giornata, vale a dire l'ultima botta da matto del sottoscritto, in senso buono, ovviamente.
Come i più sagaci tra i miei 2 lettori abituali avranno intuito già dall'immagine di testa, ho aggiunto un nuovo pezzo – anzi, tre – alla mia collezione di lame da combattimento.
Che c'è? Sorpresi? Delusi?
E che avevate capito, che collezionassi femmine desnude?
Magari fosse, ma co'sti chiari de luna, come farei a mantenerle e a dargli da mangiare, povere bestie!?
Scusate la boutade... ordunque dicevo che questa collezione è iniziata parecchi anni fa, quando ho cominciato ad acquistare quei classici coltelli da collezione nelle bancarelle alle fiere e mercatini di tutta la penisola, ad imperituro ricordo del mio passaggio in questo o quel paese.
Il primo pezzo, che conservo – ed uso – ancora con grande affetto, fu una pattada originale sarda, acquistata – manco a dirlo – in una coltelleria di Macomer quando servivo la Patria in terra di Sardegna.
A quel primo coltello, un pezzo assolutamente utilitaristico, ne sono seguiti nel corso degli anni molti altri, passando per i coltelli da caccia e per uso promiscuo, ai multiuso fino ad arrivare al mio primo vero pezzo da combattimento, un coltello da lancio ed infine al mio primo Ka-Bar vero e proprio, un bel pezzo di acciaio al carbonio brunito, modello usato dagli Incursori dei Marines durante la Guerra nel Pacifico.
Quello che mi ha però sempre affascinato sono le lame lunghe prima fra tutte la mitologica Katana, arma principale e simbolo stesso dei Samurai nipponici; meglio ancora, sarebbe stato poter mettere le mani sul classico Daisho – cioè l'insieme di spada lunga (Katana) e corta (Wakizashi) – che era il vero simbolo della classe sociale dei Samurai.
In realtà, non è difficile procurarsi delle repliche anche nel Belpaese (tentare di procurarsi un pezzo originale equivarrebbe ad un suicidio, economico e soprattutto legale, visto che anche il solo possesso di una lama lunga, specie se storica, prevede tante di quelle beghe, licenze e cavilli da riempire un volume) solo che il problema, almeno nelle grandi città, risiede nei venditori, come al solito, che su questo genere di articoli lucrano in maniera schifosa.
Ordunque, per poter acquistare/vendere una lama superiore ai 30 cm questa deve necessariamente essere priva di filo... badate bene, non di taglio, altrimenti non sarebbe manco una lama, ma di filo: non dev'essere cioè in grado di offendere al contatto.
Sembrerebbe questa una classica questione di lana caprina, ma vi assicuro che non lo è affatto, perché, come spiegava bene il mio vecchio maestro di Karate, prima di rincoglionirsi del tutto, ci si può fare seriamente del male anche adoperando una Shinai (la classica spada di bambù usata dai praticanti di kendo) per non parlare del Bokken – la tipica “katana di legno” rigida che pur essendo di liberissima vendita anche per i minorenni come “articolo sportivo” fa veramente i bozzi!!! - figuriamoci quindi cosa potrebbe accadere a chi dovesse sorbirsi sulla capoccia 1 chilo e mezzo di acciaio inox 440 dato, per l'appunto, di taglio.
Potrà anche non essere affilato, ma vi assicuro che sull'ossa fa tanto, tanto male!
Dopotutto è una fola bella e buona che le tanto decantate spade dei cavalieri medioevali nostrani fossero affilate: con l'uso di armature metalliche tipiche delle nostre latitudini, una lama siffatta avrebbe perso il filo al primo assalto; le spade erano quindi armi da botta, che concentravano sul taglio l'energia cinetica accumulata nel fendente; erano anche spesso smussate in punta, visto che solo un malato di mente (o Errol Flynn nei suoi film di cappa e spada) avrebbe mai cercato di infilzare un guerriero corazzato nel bel mezzo di una mischia.
Tornando a bomba, il mio set – completato ed impreziosito anche dalla presenza di una lama in stile Tanto per fare pendant con le due spade – l'ho invece trovato durante una delle mie occasionali ricerche su eBay... stavo cercando un pezzo che manca da troppo tempo alla mia collezione, il coltello denominato Black Tanto, fusione tra una lama in stile Tanto giapponese con l'impugnatura ergonomica del Ka-Bar statunitense, il tutto realizzato in acciaio al carbonio tagliato a laser, molato a diamante e brunito a freddo, un piccolo capolavoro per il quale, nel lontano 2004 spesi una 70ina di euro per farmelo spedire direttamente dalla fabbrica negli States ma che invece – complice il famigerato Patriot Act di Giorgino Boscaglia – alla fine non mi fu mai consegnato.

Certo, avrei potuto comprarlo in una qualunque armeria di Roma, solo che i cani che le gestiscono pretendono fino al triplo del suo controvalore in dollari, così come le varie coltellerie capitoline sono capaci di chiedere anche 70-80 euro per la singola Katana made in China realizzata per giunta in acciaio tenero, che pesa un accidente e si piega all'impatto come uno stuzzicadenti.
Ovviamente c'era un solo luogo in cui poter trovare queste lame ad un prezzo veramente stracciato e questo è – come al solito – San Marino dove, paradiso fiscale a parte, la vendita di certi articoli, anche “veri” e perfettamente funzionanti, è assolutamente libera e soprattutto a buon mercato.
Tanto perché i sanmarinesi sono si italiani, ma non italioti, il servizio reso, a fronte di un prezzo comparativamente ridicolo, è stato di primissima classe ed anche il prodotto, come avete potuto vedere, è di prim'ordine... non vedo l'ora di farlo... vedere al prossimo rompicoglioni che osa penetrarmi in casa per piazzarci l'ennesima, inutile (e costosissima) porcheria approfittando della dabbenaggine dei miei vecchi...

domenica 7 marzo 2010

La fine di un mito (che non c'era mai salito)...


è notizia di questi giorni, ormai ampiamente confermata, che la statunitense GM chiuderà definitivamente la sussidiaria Hummer compagnia fondata nel 1992 per sfruttare lo straordinario successo presso il pubblico ameridiota (e non solo) del Mezzo Ruotato Multiuso ad Elevata Mobilità dopo aver inutilmente cercato di cederla a destra e a manca e perfino ai cinesi che – com'è loro solito – hanno invece approfittato dell'occasione per venire, vedere, copiare e mettere in vendita la loro brutta copia made in China.

Prodotto a partire dai primi anni '80 come successore della famosissima Jeep della Seconda Guerra Mondiale e rivelato al grande pubblico durante l'invasione di Panama del 1989, questo autocarro tattico leggero colpì immediatamente l'immaginario (bacato) dei nostri amici al di là dello stagno che cominciarono da subito a fare clamore per ottenerne uno.
Era quella, negli States, l'epoca delle station wagon e dei pick-up e i fuoristrada puri li usavano solo vaccari e contadini... ma l'Hummer (come venne battezzato ufficiosamente il nuovo veicolo) era semplicemente... troppo tanto per essere ignorato e fu così che un mezzo militare – rivelatosi tra l'altro nel corso degli anni di assai dubbia utilità, specie sul moderno campo di battaglia – fu trasformato nell'ennesimo, costoso giocattolo, per la gioia dei frustrati e dei castrati di tutto il mondo che, in groppa al loro poderoso (o meglio ponderoso visto quant'è grosso e ingombrante) destriero, potevano finalmente vendicare il loro ego malato.
Di lì a poco si sarebbe scatenata la SUVmania che ha invaso le strade di tutto il mondo e sfondato le gonadi di tutti quegli automobilisti e pedoni ancora sani di mente che hanno quotidianamente a che fare con la SUVerbia dei possessori di questi inutili (oltreché dannosi) bidoni a quattro ruote (motrici).
La GM, invece, vide solo l'opportunità di fare soldi a palate e – complici non da poco la TV ed il cinema ameridioti, che in mille e un serial lo proponevano come “cavalcatura preferita” di questo o quel personaggio – ne ha smerciati in quantità industriale, con il placet dello Zio Sam che – da Giorgio Boscaglia padre a Giorgino Boscaglia figlio, passando per il trombeur de femmes Clinton – ha continuato ad acquistarne a carrettate per le forze armate, garantendo commesse e fiumi di danaro alla casa madre, né più e né meno di quanto hanno fatto i vari governicchi di (pseudo)centrodestra e di (pseudo)centrosinistra con i mezzi ruotati made in FIAT per le nostre gloriose forze (dis)armate, veicoli a malapena adeguati alla bisogna, com'è stato poi dolorosamente dimostrato all'atto pratico nelle recenti campagne in Iraq e Afghanistan.

Già, perché il maggior pregio dei veicoli “tipo Jeep” come le nostrana Matta o gli M151 MUTT americani (i successori della vecchia GP/Jeep della Willys del tempo di guerra) era proprio nella incospicuità del mezzo sul campo di battaglia: erano veicoli estremamente leggeri, dotati di grande mobilità, soprattutto di dimensioni contenute.
Niente a che fare con i mostruosi HUMVEE/Hummer americani o le loro controparti italiote, i VM90 che di fatto sono solo facili bersagli grosse e ingombranti come sono.

Tornando a bomba, in molti si sono chiesti come mai la principale casa automobilistica statunitense abbia optato per questa dolorosa operazione di dismissione; è vero che la GM naviga già da un po' in cattive acque, ma rinunciare addirittura all'autovettura (chiamiamola così per amor di patria) più rappresentativa (e meglio pubblicizzata) del settore dei SUV è cosa che non si spiega... o meglio, non si spiega finché non si da un'occhiata alle caratteristiche tecniche dell'odioso bidone semovente.

Già, perché in tempi di crisi nera a livello internazionale e privati del magna-magna garantito dall'ormai defunta Amministrazione Bush, e con in più alle spalle il più grande bagno di sangue americano dai tempi del Vietnam, solo per garantirsi la broda per far andare in giro felici e contenti coi loro bestioni da 5000 cc di cilindrata un branco di cerebrolesi, perfino gli ameridioti si sono resi conto che non è più possibile andare in giro con un mostro che fa 6 km/litro...

In tutto l'orbe terracqueo le vendite di queste aberrazioni su ruote calano vistosamente, con gli ordinativi scesi anche del 30-40%... dappertutto fuorché in un paese, dove il calo delle vendite di auto è arrivato a toccare il 25%, ma la vendita e l'immatricolazione dei SUV ha raggiunto un +20% alla faccia della crisi e del prezzo della broda in costante rialzo.

Indovinate un po' di che paese si tratta?

venerdì 19 febbraio 2010

La Migliore di Tutte (almeno finora...)



È un bel pezzo che non mi faccio vivo su queste pagine, quindi credo sia il caso di rompere il lungo digiuno con una breve disquisizione su quella che – a ben vedere – può essere considerata l'antenata par excellence della moderna mitragliatrice per uso generale (o GPMG che dir si voglia) l'eccellente e – anche se ampiamente riveduta e corretta – tutt'ora in uso MG42.
La sigla, arcinota a chiunque si occupi di armi leggere da guerra in generale e – privata del numero 42 – a chiunque abbia servito la Patria nelle FFAA, sta molto semplicemente per Maschinen Gewehr (Modell) 42 cioè Mitragliatrice (modello) 42 dove il quarantadue indica l'anno di adozione (1942 appunto) dell'arma.
La Germania nazista era infatti entrata in guerra armata dell'eccellente, ma complessa, costosa e difficile da produrre MG34 che pur rendendo un servizio superlativo aveva non poche pecche, la più vistosa delle quali era l'eccessiva precisione della sua costruzione, che la rendeva poco adatta ad ambienti polverosi come per esempio le sabbie del deserto nordafricano, dove il meccanismo tendeva a sporcarsi provocando immancabilmente inceppamenti e malfunzionamenti vari.
Non solo, ma si era ormai giunti al punto in cui il Reich – combattendo su più fronti – cominciava a sentire il peso della superiorità industriale e produttiva degli Alleati, ottimizzata per la produzione di massa, che tra USA e URSS sfornavano materiale bellico a rotta di collo.
Quel che era necessario era dunque un'arma efficiente ed efficace come la MG34 ma più semplice ed economica da produrre, adatta per la produzione seriale di massa.
Lo stesso staff che aveva progettato sotto Louis Stange della Rheinmetall la precedente mitragliatrice si mise all'opera per progettare il suo successore, ottenendo un'arma che – sin dal momento della sua introduzione – venne giudicata universalmente come la migliore nel suo genere ed un vero castigo di Dio da quanti se la trovarono di fronte.
Costruita interamente con metallo stampato, rivettato e saldato a punti, la nuova arma era esternamente assai simile alla precedente ma adottava un nuovo sistema di alimentazione, più efficiente e funzionale, il meccanismo era stato alleggerito e semplificato, cosa che portò la già elevata celerità di tiro della MG34 (900 colpi/min) a quota 1200 colpi/minuto ovvero una cadenza di tiro di ben 20 colpi al secondo!!!
Se da una parte questo voleva dire un elevato consumo di munizioni, forti vibrazioni durante il fuoco a raffica libera – che tendeva a rovinare la precisione del tiro – e un usura elevata della canna, che necessitava di essere cambiata ogni 150 colpi, il tutto era compensato dall'immenso volume di fuoco che una singola arma poteva produrre, che si traduceva, secondo gli esperti tedeschi, anche in un marcato effetto psicologico dovuto al fortissimo rumore, descritto da più parti come quello di una pezza di tessuto strappata violentemente ma amplificato di 100 volte.
Fortunatamente, la migliore (e più apprezzata) caratteristica della MG42 era proprio la rapida sostituzione della canna, operazione così semplice ed immediata che non risultò mai in uno svantaggio, nemmeno nel bel mezzo di uno scontro a fuoco.

L'arma, nella sua forma originaria, servì le forze dell'Asse in tutti i teatri di guerra con onore e dopo la fine della guerra, venne adottata da numerosi paesi, tra cui la Francia che la adoperò per parecchi anni, fino alla fine del conflitto indocinese, mentre venne studiata dalla maggior parte degli ex-contendenti, che ne copiarono le caratteristiche più peculiari nelle loro “nuove” armi, come fecero i belgi per la loro famosissima MAG e gli statunitensi per la famigerata M60, arma infame e malriuscita nonostante impieghi il siste
ma di alimentazione ed il pacchetto di scatto della MG42.
La stessa Germania Federale, quando ricostituì le proprie forze armate negli anni '50, dopo essersi guardata un po' in giro, preferì riesumare la “vecchia” MG42 che – modificata dalla Rheinmetall per impiegare la nuova munizione standard NATO 7,62x51mm venne adottata come MG1 dalla Bundeswehr, mentre con la denominazione di MG42/59 venne offerta commercialmente ai paesi alleati ed adottata da numerosi eserciti, compreso il nostro, dove viene fabbricata su licenza ed è ancora ampiamente in uso, nonostante l'introduzione in tempi recenti della Minimi belga.
Ulteriori varianti furono la MG2 (cioè le MG42 del tempo di guerra modificate per impiegare le nuove cartucce) e la definitiva MG3 tuttora in dotazione alla Bundeswehr e in numerosi altri paesi tra cui Grecia, Turchia, Spagna, Pakistan (dov'è prodotta su licenza), Portogallo, Austria, Cile, Danimarca, Iran, Norvegia e Sudan.

Attualmente solo un paese al mondo impiega ancora la MG42 originale in calibro 7,92x57mm Mauser, la ex-Jugoslavia, dove veniva prodotta per le Forze Federali come SARAC M53.


mercoledì 3 febbraio 2010

GUARDIE INFAMI!!!

Ce voleva il mensile automobilistico più sputtanato d'Europa per scoprire l'acqua calda, lo sanno anche i sassi che in Itajia siamo un popolo di automobilisti frustrati, castrati e soprattutto bastonati tutti i santi giorni e abbiamo avuto nel tempo già più di una prova che tutti i Comuni italioti, chi più chi meno, usano lo strumento delle contravvenzioni semplicemente per fare cassa alla faccia dei cittadini buoi.

Hanno un bel parlare di “giri di vite”, “sicurezza” e tutte 'ste menate, fatto sta che gli scherani del Comune sono gli unici tra tutte le forze del (dis)ordine, a non contestare mai una violazione a chicchessia, in pieno spregio della normativa vigente – che col passare degli anni è stata sempre più generosamente addomesticata a favore, guarda caso, di enti e comuni – inventando le scuse più becere e plateali che nascondono una unica, incontrovertibile verità: che i pizzardoni di ogni latitudine si cagano addosso al solo pensiero di fare il loro dovere, perché sanno di essere considerati dalla popolazione generale utili quanto i sassi.

A loro parziale discolpa occorre dire che in effetti spesso e volentieri i pizzardoni che hanno a che fare coi cittadini finiscono per prenderle di santa ragione, ma nessuno ha mai cercato la causa di questi comportamenti, causa che in una recente sentenza della Cassazione, quella che afferma che è lecito mandare a'fanculo il pizzardone troppo tracotante o che abusa della sua posizione per “fare il grosso”, è venuta fuori pubblicamente... come se ci fosse bisogno di ulteriori conferme del fatto che la stragrande maggioranza degli “operatori di Polizia Municipale” sono una massa di infami, che hanno atteggiamenti spesso offensivi quando non apertamente ingiuriosi, nei confronti dei cittadini e che sanno fare i duri solo in due occasioni: al cesso e con chi glielo permette perché troppo timido, debole o semplicemente troppo civile per dirgliene quattro come si meritano.

In compenso, come leccaculo verso chi credono sia più potente di loro, sono impareggiabili, così com'è impareggiabile la loro viltà in barba – anche qui – delle normative vigenti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, nel mio caso, è una contravvenzione di appena (si fa per dire) DUECENTOCINQUANTA PLEURI (si, avete capito bene, 250 fischi e spicci) per eccesso di velocità.

Quello che contesto non è la violazione in sé; è possibile, ancorché probabile che il sottoscritto stesse “sfrecciando” all'uscita della Tangenziale... si, ma all'una del mattino di un sabato, quando in zona non c'è anima viva!
Considerando poi che – per la natura stessa della strada, un vialone in forte pendenza – è impossibile non superare i 50 all'ora se non frenando di brutto o camminando col freno a mano tirato, mi sembra lapalissiano che l'hai fatto apposta solo per alzare un po' di quattrini per le casse del comune.

Anche perché, lo ribadisco, la sanzione comminata così, a cazzo, senza contestazione della stessa e – se vogliamo – una reprimenda (avete presente, una cosa all'americana, per capirci) è assolutamente inutile, serve solo a far girare i coglioni al cittadino senza che ne abbia ricavato nulla se non la voglia, casomai gli capiti l'occasione, di arrotare il primo pizzardone che gli capita davanti e ungere le ruote con la sua carcassa, magari accoppando l'unico buono in mezzo ad un'armata di mezze seghe.

Ma quello che mi ha mandato letteralmente in bestia è la vigliaccheria di questi bastardi in divisa: non solo non mi hai fermato adducendo un pretesto a dir poco inesistente, vista l'ora e il luogo, no, mi multi a tradimento stando ben nascosto quando la Legge ti obbliga a posizionarti in un luogo ben visibile – in quanto l'autovelox non è un bancomat, dovrebbe servire come deterrente per le esimie teste di cazzo (vigili in primis) che i limiti di velocità li bruciano regolarmente e sul serio – proprio perché devi poter fermare gli automobilisti così idioti da sfrecciarti davanti nonostante la tua presenza.

È ovvio che se stai nascosto in agguato dietro un muretto o dei cartelloni 6x4 ti è impossibile fermare chicchessia, figuriamoci corrergli appresso.
Ma dal momento che sono dei vili e che il loro scopo non è la deterrenza ma solo estorcere soldi ai cittadini, questo scempio continua... e i giornali di settore ci lucrano sopra dicendoci quello che sappiamo già e montando uno “scandalo” per vendere più copie, uno scandalo talmente palese che la maggioranza dei cittadini vi si è rassegnata da tempo.

La maggior parte, forse, ma non io e un modo per fargliela rimangiare potete star certi che prima o poi lo trovo!