Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

sabato 17 novembre 2012

Resto basito, non c'è che dire...



Il motto di TUTTI gli scherani in divisa di tutto il mondo:
IO posso farti il culo e NESSUNO può farmi NIENTE!
E si che ce ne vuole per ridurre al silenzio uno come me ma di fronte a certi spettacoli inverecondi veramente non si sa più cosa dire... o fare, a parte cioè prendere a parolacce l'infame di turno o meglio ancora fargli assaggiare in prima persona la medicina che troppo spesso – e con grande abbondanza – propinano agli altri.

Non si è ancora spenta l'eco – che anzi in queste ultime ore, con l'ampia pubblicazione di materiale filmato da giornalisti indipendenti e privati cittadini, si è rinnovata ed ampliata – per i nuovi eccessi da dittatura sudamericana da parte delle italiche forze del (dis)ordine nei confronti dei manifestanti – specie di quelli più giovani e/o inermi – a pochi giorni, tra l'altro, dell'epocale sentenza di condanna da parte della Magistratura per i fatti di Genova del 2001, che ci ritroviamo da capo a fare i conti con una realtà che – rifacimento mediatico della verginità nonostante – non è mai mutata non dico nel corso degli ultimi dieci anni ma nel corso dell'ultimo secolo e mezzo, visto che gli scherani del governo – qualunque governo: da quello Sabaudo a quello (cosiddetto) Repubblicano passando per la parentesi Fascista – hanno da sempre esercitato l'oppressione del popolo, specie quando il popolo protesta non per cazzate politiche ma perché non riesce più a mettere insieme il pranzo con la cena e a dare un'esistenza dignitosa ai propri figli.
Tutto questo, cioè, fino a che la mannaia non cala anche sulle loro teste, perché allora si che sono dolori per tutti; di punto in bianco la loro (cosiddetta) incrollabile fedeltà alle istituzioni diventa carta straccia con tutte le conseguenze del caso.
È sempre accaduto, nel Belpaese, dai tempi dell'Impero Romano in poi, con l'istituzione delle coorti pretoriane che di fatto non sono altro che gli antenati degli odierni puffi e gargamella... scusate... poliziotti e carabinieri che adempiono indefessamente al loro dovere proteggendo... no, non la legge e la cittadinanza, come prevederebbe il loro statuto giuridico e costituzionale, bensì l'interesse costituito della classe politica ed economica, i veri padroni di questa panoplia di mercenari.

Va bene, diciamola tutta: c'è anche gente con due palle grosse così che davvero si sbatte tutti i giorni per il trionfo della Giustizia e per il mantenimento dell'ordine, però, purtroppo per loro, i loro benefici exploit vengono continuamente subissati e messi in ombra dalle tante, troppe e reiterate vigliaccate dei loro colleghi nei confronti in special modo di quello che loro percepiscono come deboli e perciò inoffensivi.

Zerbini coi potenti e gradassi con i deboli... fino a che uno (o più) dei cosiddetti deboli non si fa saltare la mosca al naso e ne spedisce qualcuno al craniolesi.

Tornando a bomba, dicevo che per mettermi il bavaglio, anche nella cosiddetta vita reale, ce ne vuole eppure sono rimasto letteralmente basito rispetto alla scena di cui sono stato protagonista ieri pomeriggio al lavoro.

A differenza dei summenzionati tutori dell'ordine infatti, come forse già saprete, il sottoscritto davvero si sbatte presso la Pubblica Amministrazione, con riconoscimenti pari a zero tra l'altro, per erogare beni e servizi alla comunità, ricevendone in cambio, spesso e volentieri, atteggiamenti sprezzanti quando non si passa ai veri e propri insulti e qualche volta anche ad aggressioni, verbali per lo più, fisiche qualche volta... in pratica, io ed i miei colleghi, che a differenza di tanti altri ci spendiamo in prima persona in prima linea tutti i santi giorni, mettendoci la faccia (e qualche volta anche il culo!) davanti alle ire – qualche volta giustificate, il più delle volte meramente pretestuose – del pubblico, siamo sempre cornuti e mazziati ma soprattutto non abbiamo alcun modo per sfogare il nostro malcontento, chiamiamolo così per amor di Patria: a noi non è permesso prendere a parolacce (o a bastonate!) le tante merde che infestano i pubblici uffici e che spesso e volentieri vengono già armati della volontà di scatenare bagarre e litigi.
Perché se disgraziatamente qualcuno di noi prova anche solo a reagire di fronte ai soprusi di questi pezzi di materia organica anfibia, rischia pure di beccarsi un provvedimento disciplinare o – nei casi più gravi – una denuncia penale.

Gli altri hanno sempre il diritto ovvero se lo prendono, di insultare e aggredire, i tutori dell'ordine hanno dietro l'apparato repressivo dello Stato a proteggere ogni loro nefandezza, noialtri invece abbiamo solo il diritto di prendercela nel culo dagli uni e dagli altri.

Molto giusto, molto democratico...

tornando a bomba, dicevo che ieri pomeriggio – nonostante la mia pluriennale esperienza in fatto di stronzi mi faccia pensare di avere ormai visto e sentito di tutto e anche di più – ne ho vista un'altra che mi ha lasciato senza parole.

In breve, sto sostituendo una collega malata (un'altra povera crista a scadenza predeterminata come il sottoscritto) ad un servizio diverso da quello di cui mi occupo di solito; si, la flessibilità esiste, specie quando si parla di contrattisti a tempo determinato.
Noi siamo gli unici che non possono ma devono sapersi occupare di tutto e di tutti e farlo anche bene a differenza dei tanti fancazzisti che stanno lì col culo bello al caldo e al coperto da vent'anni e che da che sono entrati, si occupano sempre e solo delle stesse menate.

Dire che questo è un servizio iniquo, per la qualità della clientela piuttosto che per le beghe – amministrative ma anche legali – che si è costretti ad affrontare ogni santo giorno, sarebbe un eufemismo: di fatto è un tipo di lavoro che sopporto a fatica, proprio perché si ha spesso a che fare con vera e propria gentaglia senza avere la possibilità di rispondergli per le rime.
Mi si presenta dunque un tizio in preda alle smanie che – con un'arroganza più unica che rara, tipica di chi è abituato a fare il grosso senza subirne le conseguenze – mi chiede l'erogazione del servizio senza presentare nemmeno una delle documentazioni richieste dalla Legge.

C'è voluta tutta la mia pazienza e professionalità per cercare di capire cosa cazzo volesse 'sto tizio, fino a che questo non caccia dalla tasca il portadocumenti – di un tipo che conosco molto bene – e mi sbatte sotto il naso la patacca della Polizia di Stato come a dire: mo' sai chi sono, vedi che puoi fa'...

Mi ci è voluto tutto il mio self-control per non mandarlo affanculo lì e subito: cosa ci fa un poliziotto con una carta che autorizza i conducenti di autobus e camion ad operare trasporti conto terzi?

Lui un lavoro ce l'ha già ed è pure – istituzionalmente parlando – un lavoro che impegna h24... al pari di qualunque altro dipendente pubblico non può semplicemente svolgere un'altra attività.
Ma così come ai dipendenti pubblici può essere concessa la facoltà di svolgere un secondo lavoro semplicemente rinunciando al lavoro a tempo pieno presso la PP.AA, questa facoltà, per quando ne so, non è concessa al personale militare o paramilitare nei cui ranghi milita anche il tizio che ho davanti.

Perché questo vorrebbe dire semplicemente che l'amico svolge un secondo lavoro in maniera illegale ovvero in nero, evadendo quindi il fisco ovvero tramite un prestanome per evitare bellamente gli adempimenti di legge e introitare guadagni a questo punto illeciti due volte.

Per di più, vengo a sapere, il casino per il quale adesso ce l'ho davanti io, è dovuto al fatto che i suoi stessi colleghi hanno fermato un tizio – che secondo le sue testuali parole è un suo dipendente – che stava andando in giro per Roma con la sua carta che è un documento assolutamente personale e quindi incedibile al pari della Carta d'Identità, della Patente di Guida o della Carta di Credito e gliel'hanno (giustamente) sequestrata.

Ora, a parte che l'ero(t)ico tutore del (dis)ordine pretendeva che gliela restituissi io manco fossi un agente della Stradale ovvero al Commissariato di zona, la cosa ha preso connotazioni a dir poco ridicole: ma come? Sei un pulotto e non conosci nemmeno la legge e le procedure che dovresti applicare?

Da quando in qua, in caso di ritiro e/o sequestro di documenti, mezzi e/o beni, ci si rivolge ai pubblici uffici per riaverli?
Semmai, dovrai rivolgerti – previo iter burocratico – alla forza pubblica che ha operato il sequestro ovvero alla magistratura, se pensi di aver subito un sopruso.

Ma nel caso specifico, il fatto di avere un lavorante che va in giro con la documentazione attestante l'autorizzazione specifica ad una data mansione assegnata ad un altro costituisce un illecito nemmeno civile ma penale; e proprio tu non lo sai!?

Ma quello che mi ha lasciato letteralmente di stucco è che proprio i suoi colleghi non hanno preso alcun provvedimento in proposito.
Ma come? Non hanno controllato – così come prevede espressamente la Legge – a chi appartenesse l'autorizzazione confiscata?
E se l'hanno fatto, perché questo tizio – che pure si è recato alla Polizia Stradale per riavere la tessera (e che l'hanno bellamente preso per il culo, spedendolo da me pur sapendo benissimo che io con queste cose non c'entro niente e non posso fare un bel niente) – non è stato arrestato per aver platealmente confessato di essere un delinquente ed un evasore fiscale?

Ah, già, giusto: dimenticavo che tra cani nun se mozzicano e poi per queste cose c'è la Guardia di Finanza, giusto?

No, non pensate che queste cose succedano solo presso gli AmeriCANI: queste MERDE UMANE fanno le stesse cose
ad OGNI LATITUDINE, come hanno dimostrato gli eventi di Spagna, Grecia e Portogallo!

giovedì 15 novembre 2012

Adesso glieLA FACCIO VEDERE IO!!!...


è quello che deve aver pensato - e che ha fatto! - Gypsy Taub  (non so se sia il suo vero nome o un nom de guerre ma tant'è...) nota attivista d'origine russa, naturalizzata statunitense e residente nella Bay Area che da sempre si batte per i diritti dei naturisti che – a quanto pare – prosperano nella ridente San Francisco, città notoriamente tra le più tolleranti e libertarie al di là dello Stagno Atlantico.

O forse sarebbe il caso di dire che prosperavano in quanto Scott Wiener, consigliere presso la municipalità di San Francisco ha di recente avanzato una proposta di legge per porre il bando alla nudità in pubblico nel territorio sottoposto alla giurisdizione dell'amministrazione metropolitana.

Vedo che la cosa vi lascia perplessi e ad onor del vero, sono rimasto abbastanza basito anch'io: da che mondo è mondo, andare in giro in costume adamitico sulla pubblica via non è proprio un atteggiamento tollerato, almeno non alle nostre pudicissime e cattolicissime latitudini e, per quel che ne so, nemmeno tra gli anglosassoni, notoriamente puritani in pubblico (e altrettanto notoriamente puttanieri in privato) è stato mai considerato cosa buona e giusta.
È stato semmai da sempre considerato un comportamento moralmente censurabile quando non criminale, specie in alcune parti del pianeta dove anche i più basilari concetti di diritti e libertà civili sono regolarmente ignorati, quando non impunemente calpestati.

Eppure, asseriscono gli adepti del naturismo, Dio e la mamma così c'hanno fatti, tutto il resto sono solo costrutti imposti dalla cultura e dalla società.

Ad onor del vero, il discorso ha una sua logica e pur non essendo un sostenitore del diritto della gente di andare in giro nuda in pubblico (basta che ricordiate cos'ho scritto in proposito dell'ostentazione di sé nei locali pubblici, negli uffici e sulla strada qualche mese fa) va comunque da sé che non trovo nulla di scandaloso e/o riprovevole nella nudità del corpo umano.

Anzi, se ben ricordate, mi fa decisamente meno effetto vedere un nudo integrale ancorché non ostentato, piuttosto che vedere – per esempio – una femmina in tenuta d'acchiappo per meglio mettere in mostra la mercanzia.

E non dico così, tanto per dire: mi è capitato in passato di vedere gente girare nuda – soprattutto omarini (Ovvove!) - per... cause di servizio, così come – le rare volte che mi reco al mare – tante fanciulle, ragazze, donne e (purtroppo) matrone in... libertà, per così dire, ma a meno di non avere comportamenti equivoci ovvero che richiamano esplicitamente a comportamenti sessuali, non ho mai avuto particolari turbamenti... almeno non da che ho raggiunto l'età adulta, cioè.

A quanto pare, invece, nella città di San Francisco andare in giro nudi per strada e nelle piazze è considerato normale, con capannelli di naturisti o presunti tali che sostano in piena vista e lontano dalle aree altrimenti considerate loro naturale appannaggio come le spiagge, per esempio.

Almeno fino a che qualche casaling(u)a frustrata e/o sessorepressa non ha espresso il suo... disappunto con le forze del (dis)ordine e l'amministrazione comunale per il comportamento a dir loro vessatorio nei confronti della popolazione residente; da qui è scaturita tutta la bagarre che ha portato il summenzionato consigliere Wiener a presentare un disegno di legge per porre un freno alla dilagante – a suo dire – ostentazione della nudità in pubblico, legge che prevede, tra l'altro, l'arresto in flagrante del trasgressore e commina sanzioni pecuniarie piuttosto pesanti, nell'ordine dei 500 dollari a botta.

Dal momento che negli States chi non paga le multe finisce direttamente al gabbio, è giocoforza immaginare che – a legge approvata – legioni di nudisti andranno ben presto ad ingrossare le fila dei detenuti nelle patrie galere, vista la situazione economica non proprio florida anche nella Terra dei Coraggiosi (se lo dicono loro, ovviamente!).

Ammetto che sarebbe interessante vedere come se la caverebbero le autorità di fronte al primo carcere nudista della storia a livello mondiale ma tant'è...

Tornando a bomba, la nostra suffragetta nature, per così dire, si è recata nell'aula consiliare davanti alla commissione che aveva all'ordine del giorno proprio l'approvazione del discusso provvedimento repressivo, ha chiesto la parola, s'è avvicinata al podio dei relatori ed ha pronunciato la seguente orazione a perorazione della causa del popolo naturista di San Francisco:

la nudità non ferisce i bambini. Avete mai visto un bimbo piangere perché ha visto una persona nuda? Cosa fanno i bambini quando vedono delle persone nude?
Ridono.
La cosa li rende felici, non li traumatizza.
La nudità è naturale e innocua.
I nostri corpi sono un dono di Dio e Dio non commette errori.
Attaccare il nostro diritto ad essere nudi è un'aggressione sulla sacralità, la bellezza, la libertà dell'amore, l'arte e l'auto-espressione creativa.

La nudità non fa del male a nessuno. Sono le azioni delle persone, non i loro corpi, che feriscono le altre persone.
I vestiti non hanno mai impedito a qualcuno di molestare sessualmente, né hanno mai impedito a qualcuno di usare violenza, né i vestiti hanno mai impedito a chiunque di essere violentata.
Non ha nulla a che fare con l'abbigliamento, ha a che fare con le azioni delle persone!”

a questo punto la Taut ha rimosso la palandrana con la quale s'era presentata in aula e Oplà! S'è mostrata agli occhi della commissione, nonché del suo avversario, il consigliere Wiener (che per altro non ha battuto ciglio) come mamma l'ha fatta, ed ha concluso con le parole: “Gli attacchi contro la libertà del corpo sono incostituzionali e anti-americani.”

Purtroppo l'uscita non è piaciuta agli eroici paladini del (dis)ordine costituito presenti in aula che si sono precipitati (in tre e grossi come bulldozer contro uno scricciolo di femmina) per afferrare la trasgressiva oratrice e l'hanno condotta di peso fuori dall'aula per contestarle la violazione di legge, il tutto ripreso in video integralmente e proposto su tutti i maggiori media nazionali e non.

Che dire?

Da un punto di vista prettamente personale, come ho più volte ribadito in passato, sono un convinto sostenitore del fatto che ciascuno è libero di fare ciò che più gli aggrada, purché non leda o offenda le sensibilità e/o le libertà altrui, perché altrimenti si passa dalla libera espressione alla prevaricazione più bieca.

D'altro canto, cassare così, quale fulmine a ciel sereno, un comportamento che è stato tollerato ovvero considerato ormai un diritto acquisito della cittadinanza, solo perché qualcuno s'alza una mattina con il culo girato, è a mio modesto parere altrettanto censurabile.

A questo proposito, credo che anche negli States esista la fattispecie di reato nota come atti osceni in luogo pubblico, sicché inasprire con un'ulteriore intervento legislativo una normativa già esistente allargando la tipologia di comportamenti considerati delinquenziali anche alla pubblica nudità mi sembra quantomeno eccessivo.

Quindi, se qualcuno gira in costume adamitico in quel di San Francisco ma non commette atti impuri, per così dire, chissenefrega?!

Ammetto che mi piacerebbe assistere ad un bel raduno di naturisti in quel di Piazza San Pietro magari durante l'adunanza papale del mercoledì... dopotutto, come ha (giustamente) detto Gypsy, non siamo forse tutti figli di Dio e non siamo venuti tutti al mondo nudi?

Questo, cioè, come diceva l'Albertone nazionale in Il Comune Senso del Pudore (1976), prima che arrivasse il prete e dicesse: “Adamo, tié! Mettite le mutande!

martedì 13 novembre 2012

Il Valore della Memoria...

Sono trascorsi ormai 94 anni dalla fine del più spaventoso bagno di sangue che abbia mai piagato l'Europa, un conflitto tanto devastante e foriero di funesti presagi per il futuro, nonostante gli anglosassoni l'avessero battezzato la guerra per porre fine a tutte le guerre punto di svolta nella storia europea e di ribaltamento di tutti gli equilibri geopolitici che ruotavano attorno al Vecchio Continente, che porterà alla ribalta quelle che diverranno, nei decenni a venire, le due maggiori Superpotenze del pianeta a discapito di tutti gli altri Paesi un tempo fautori dei destini del mondo.

Per quanto ci riguarda più da vicino, la prima conseguenza di quel conflitto sarà la nascita del primo regime totalitario europeo, quel fascismo capeggiato dall'ex-socialista Benito Mussolini che tanti epigoni genererà negli anni '20 e '30, ultimo tra i quali ma primo per influenza storica e ferocia, proprio quel nazismo hitleriano – che del Benito nazionale era ardente seguace e sostenitore – che sconvolgerà ulteriormente e definitivamente, con la sua dipartita dopo una seconda e più violenta guerra mondiale, i già precari equilibri planetari, sancendo la fine definitiva della politica eurocentrica a favore del nuovo equilibrio – del terrore – basato su Stati (dis)Uniti d'America da una parte e (dis)Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dall'altra.

Parlo ovviamente della Grande Guerra il Primo Conflitto Mondiale, nel quale anche l'Italietta neonata e con velleità di grandezza si gettò a corpo morto, per rivendicare quel posto tra le grandi potenze europee che per troppo tempo gli era stato negato e pareggiare i conti con il nemico di sempre: l'Impero Austro-Ungarico che ancora deteneva tra i suoi domini buona parte del nord-est d'Italia.

Certo, gli eventi le distruzioni massicce e le barbarie che verranno perpetrate – specie contro le popolazioni civili, con l'uso dei bombardamenti aerei indiscriminati, le rappresaglie e le deportazioni nazi-fasciste – durante il Secondo Conflitto Mondiale hanno lasciato il segno in tutto il Belpaese ma da che ho memoria, la guerra che tutti ricordavano, specie tra i grandi vecchi, era sempre e solo la prima, non fosse altro perché fu uno shock assoluto per eserciti composti essenzialmente da popolani e contadini semi-analfabeti che magari non avevano mai visto in vita loro un aeroplano o un'automobile e che si ritrovarono all'improvviso a subire sulla loro pelle gli effetti letali di armi fino ad allora inaudite come le mitragliatrici, i lanciafiamme, le bombe dirompenti e i gas asfissianti.

Eppure, oggi come oggi, se si chiede ad un qualunque studente del liceo cosa sa di quel periodo e di quel conflitto, se ne sentono di tutti i colori... che la storia sia materia da sempre presa sottogamba o platealmente ignorata nel Belpaese, è cosa nota.

Quello che mi ha invece sorpreso è stato scoprire che evidentemente tutto il mondo è paese e che le stesse condizioni si applicano anche in altre nazioni che pure parteciparono al conflitto versando un generoso, doloroso tributo di sangue nelle trincee che caratterizzarono quella guerra, specie qui, sul Fronte Occidentale caratterizzato dall'infame guerra di posizione, dai bombardamenti preparatori d'artiglieria e gli assalti all'arma bianca, allo scoperto, attraverso la terra di nessuno flagellata dalle mitragliatrici.

Perché dico questo?

Perché nel Regno (dis)Unito c'è un vecchio professore di storia che – rendendosi conto della sesquipedale ignoranza ovvero dell'assoluta mancanza di memoria delle nuove generazioni nei confronti della guerra che – se pure non pose fine a tutte le guerre, anzi, ne generò un'altra ben più disastrosa meno di vent'anni dopo – segnò comunque il punto di svolta decisivo nel corso della storia così com'era conosciuta fino ad allora ed ha pensato bene di... dare un assaggio di quello che ha voluto dire la guerra per i milioni di giovani britannici che da tutto il Commonwealth vennero a farsi bucare la pancia nelle luride e fangose trincee della Marna e delle Fiandre in nome di Sua Maestà al fianco dei francesi (e degli italiani, non dimentichiamolo) contro i terribili Unni del kaiser Guglielmo II.

Ha perciò ricostruito una vera e propria trincea sul modello esatto di quelle in uso presso l'esercito britannico durante la Grande Guerra, scavandola assieme ad adepti ed assistenti praticamente nel giardino di casa, così che chiunque lo voglia può... assaporare cosa vuol dire vivere in quelle condizioni che di umano avevano ben poco, anche se – ad onor del vero – manca la parte più importante della messinscena, cioè il profondo terrore dovuto ad un'atmosfera di morte onnipresente, che poteva assumere l'aspetto di un assalto nemico o di una incursione di commando, piuttosto che di un bombardamento d'artiglieria ovvero di un lancio di gas o – più temuto di tutti – dei tiri di un cecchino, sempre pronto a cogliere ogni attimo di distrazione per mietere vittime.

Questo perché – a suo dire – nessuno, tra le nuove generazioni, si rende minimamente conto di cosa abbia voluto dire per legioni di giovani inglesi in termini di sacrificio, fisico e mentale (non dimentichiamo che alla fine del conflitto saranno milioni i cosiddetti scemi di guerra, i poveracci rimasti vittime di quello che verrà battezzato dai medici militari shock da granata e che solo ai giorni nostri è conosciuto come Sindrome da Stress Post-Traumatico) e un popolo che non conosce né considera queste cose è destinato ad involversi, decadere e perire.

Mi sembra inutile dire che sono assolutamente d'accordo con lui...
http://video.gelocal.it/ilpiccolo/divertimento/gran-bretagna-la-trincea-di-guerra-e-nel-giardino-di-casa/4373/4376

domenica 11 novembre 2012

Li mortacci dell'Effetto Coolidge...


Per anni me lo sono chiesto, da quando cioè, nell'ormai lontano 2007, ho perso l'occasione per mettere su un qualcosa che fosse più stabile della solita relazione mordi e fuggi con una donna a causa di questo qualcosa indefinibile che mi ha fatto produrre in una clamorosa figura da mandrillo, rovinando sul nascere ogni velleità di tenermi la mia lei vicino.

Oggi so di che cosa si tratta.

L'illuminazione mi è arrivata leggendo un racconto di fantascienza pubblicato nell'omnibus della Mondadori Alien Sex: in questo racconto, una creatura aliena – identificata alla fine come una delle leggendarie Lamie greco-romane – irretiva un professore di letteratura dell'università, grazie alla sua innata capacità di mutare continuamente il proprio aspetto, fino a renderlo suo succube e a... prosciugarlo, letteralmente, di ogni sua forza.

L'autrice del racconto introduceva come Effetto Coolidge il fenomeno che spinge un maschio a copulare fino allo sfinimento (ed in alcuni casi, alla morte) fin tanto che vi sono femmine diverse e disponibili per l'accoppiamento.

Ho fatto qualche ricerca ed ho scoperto che è tutto vero: l'Effetto Coolidge – così chiamato, per via aneddotica, dall'omonimo ex-presidente degli Stati Uniti – è un fenomeno riproducibile in laboratorio e studiato sin dagli anni '50 del secolo scorso e riguarda principalmente i mammiferi (dei quali facciamo parte anche noi) anche se studi più recenti hanno allargato la platea ad altre specie e soprattutto alle femmine delle stesse.

Per farla breve, mettendo un maschio in un ambiente chiuso in compagnia di un certo numero di femmine disponibili all'accoppiamento, si ottiene che il maschio si lancia invariabilmente all'assalto e si accoppierà più e più volte con tutte le femmine a disposizione, salvo poi crollare per sfinimento; le femmine possono fare quello che vogliono ma al povero maschietto esausto non gli tirerà più manco usando una gru.

Adesso, introducete nell'equazione un nuovo elemento: una (o più) femmine nuove anch'esse disponibili ad accoppiarsi; il maschio resusciterà invariabilmente a nuova vita e riprenderà l'attività fino a che:

a) non esaurisce tutte le femmine e si stufa di nuovo ovvero
b) non si esaurisce lui e stende gli zoccoli, talvolta in maniera definitiva!

Che cosa c'entra tutto questo discorso scientifico-biologico con il sottoscritto e con gli altri membri della specie umana?

Sapete cos'è il periodo refrattario in un uomo?
È quel fenomeno per il quale – a differenza di quanto ci danno ad intendere cinema e letteratura erotica/pornografica – un maschio, per quanto giovane, gagliardo e tosto, difficilmente può lanciarsi in imprese amorose che lo vedano protagonista per intere nottate di folle passione, ergo – a differenza delle femmine della specie – non può sperimentare orgasmi multipli in stretta vicinanza.

Ha bisogno, per così dire, di ricaricare il pezzo perché possa sparare di nuovo.

Certo, si sono quelli che sono pronti all'uso molto rapidamente e quelli che ci mettono un po' di più ma tutto ha a che fare col fatto che qualunque maschio per quanto arrapato e/o dotato, al massimo dopo una botta, due o anche tre se è proprio un fenomeno e si chiama Rocco Siffredi, diventa refrattario ad ulteriori accoppiamenti... con la stessa femmina.

Se introducete infatti nell'equazione un nuovo elemento, sotto forma di una nuova partner disponibile, è stato accertato che il periodo refrattario si accorcia di parecchio, in alcuni casi riducendosi praticamente a zero, così che si possono riaprire le danze con la nuova compagnia di giochi e ballare la rumba per un altro po'.

Personalmente, non posso dire (magari fosse) di aver mai sperimentato una notte di ardente passione con due o più femmine contemporaneamente... è uno dei miei sogni proibiti, così come credo lo sia di quasi tutti gli esponenti di questa metà del cielo.

Ho però sperimentato il famigerato Effetto Coolidge proprio nell'occasione che vi accennavo in apertura di post: avevo messo su una mezza tresca con una ragazzotta italo-brasiliana conosciuta ad una festa tempo prima; allora usciva con un tipo che conoscevo e pur non essendo particolarmente amici, nonostante avessi percepito dell'interesse da parte sua, mi ero ripromesso di... farmi un nodo all'uccello onde evitare la tentazione di farlo becco.

La cosa vi shocca?
Pensavate davvero che fossi un cinghiale impenitente sempre pronto a saltare su con la baionetta inastata alla prima occasione propizia?
E invece – sorpresa! - non è così: forse sono l'unico facocero sesso-dipendente sul pianeta ad avere la sua commissione di censura interna che fa si che il sottoscritto non prenda mai in considerazione relazioni, anche se passeggere, avventurose, da una botta e via, insomma, con donne sposate ovvero con “amiche” o fidanzate di parenti, amici e/o conoscenti.

Semplicemente anche la scopata migliore del mondo non vale il vespaio nel quale si rischia di infilarsi... oddio, nella vita non si può mai dire e c'è sempre la possibilità di perdere la brocca per quella che potremmo individuare come la donna della nostra vita ma fino ad ora la linea di principio ha tenuto.

Ovviamente, una volta che la supposta moglie, ragazza, fidanzata non è più... accompagnata, ritorna automaticamente a far parte del parco della cacciagione disponibile, sicché non ho nessuna remora, specie se percepisco un qualche interesse, a farmi avanti.

Fu questo il caso: lei lasciò lui (in malomodo, tra l'altro) e capitò di rincontrarci; non mi va in questo momento di scendere nei dettagli, vi basti sapere che lavoravamo entrambi in una certa zona di Roma e di lì a poco, abbiamo cominciato ad uscire insieme, solo durante il giorno, però, perché lei faceva parecchi turni e spesso e volentieri lavorava di notte.

Dal momento che eravamo entrambi adulti e vaccinati, nonché – lasciatemelo dire – infoiati come due tigri in calore, non c'è voluto molto perché si finisse a copulare come due ricci... tra l'altro a casa di lei, visto che da me incombeva sempre e comunque l'ingombrante presenza dei miei vecchi.

Dov'è il problema? direte voi, mi sembra che le cose vadano divinamente.

Il problema o meglio, l'elemento aggiuntivo dell'equazione che ha mandato a puttane una situazione altrimenti molto promettente, è un'altra lei... la cuginetta, arrivata fresca fresca dal Brasile per passare un periodo di vacanza-studio nel Belpaese.

Cuginetta che – purtroppo – era parecchio più giovane della mia lei e soprattutto parecchio più gnocca!!!

Fatidico fu l'incontro – assolutamente inaspettato e a sorpresa – che ebbi con la ragazza; avevamo appena finito di fare cose ed io, ignaro di tutto ed in costume adamitico, sono uscito dalla camera da letto per andare a cambiare l'acqua al pesce... ed è così che – entrato in bagno – me la sono trovata là, nuda come mamma l'ha fatta, che si accingeva a fare una doccia.

Una situazione al limite del paradossale, quasi da filmetto hard di quart'ordine... solo che era vero!
Purtroppo, però, non è finita come in un film hard, non c'è stato un nuovo corpo a corpo con la bellezza esotica e sconosciuta sotto la doccia calda e scrosciante... c'è stato solo un repentino, imbarazzante alzabandiera da parte del mio fratellino minore che – fino a due secondi prima – era semplicemente kaputt... una cosa che ha sorpreso tanto me quanto la fringuellina brasilera... e che ha mandato su tutte le furie la mia lei, che ricordatasi all'improvviso del fatto che la cuginetta era in casa, era partita al mio inseguimento per dirmi quantomeno di mettermi qualcosa addosso.

Troppo tardi, il disastro era ormai fatto e tutto sotto gli occhi della mia fiamma...

Dire che si sia incazzata sarebbe un eufemismo; la temperatura è scesa di parecchi gradi sotto lo zero e mi sono ritrovato fuori di casa alla velocità del lampo.

Dopotutto, come dicono gli anglofoni, La Furia degli Inferi scompare davanti all'Ira di una Donna Ferita... e lei dell'Effetto Coolidge non aveva mai sentito parlare.


mercoledì 7 novembre 2012

I dolori della Pubblica Amministrazione...






Post assolutamente personale questa volta, anche perché se non mi sfogo finirò per esplodere con la stessa potenza di una B-61 settata alla massima potenza e se non posso sfogarmi qui, non vedo dove altro potrei.

Avete mai desiderato ardentemente di andarvene da un posto, ben sapendo che l'alternativa che avete davanti è il nulla, pur di non dover più vedere o meglio, subire, una o più persone e/o situazioni?

Vi è mai venuta la voglia irrefrenabile, irresistibile, di prendere a calci nelle palle qualcuno fino a vederlo piegato in due a vomitarsi anche la colazione di Natale del 2011?

Io si.

Mi è capitato più di una volta, in realtà.

L'ultima volta che mi è successo, l'ho pagata cara: ho effettivamente ceduto alle pressioni del mio stesso sindacato che in combutta con la dirigenza dell'azienda presso la quale lavoravo, aveva pensato bene di... risanare le dissestate finanze aziendali non impedendo a manager e direttori di comprarsi l'ennesimo SUV a spese delle casse aziendali bensì allontanando coattivamente quasi un terzo dei dipendenti allora in forza per non pagare più stipendi ed emolumenti; per evitare di farmi venire un'ulcera, visto che la gastrite ormai già ce l'avevo mi sono lasciato mettere in mobilità senza reagire o colpo ferire, pur sapendo che le prospettive a breve termine erano poche (si sarebbero in realtà dimostrate pari a zero e per parecchio tempo, purtroppo...) rimanendo così fregato fronte e retro, come si suol dire, dal punto di vista economico e lavorativo ma almeno risanato nel fisico e soprattutto nello spirito.

Anche se ci sono voluti mesi di cure per ottenere questo risultato, ma tant'è...

Come dicevano gli antichi, c'è sempre da imparare e al peggio non c'è mai fine ed è così che – negli ultimi 3 anni – ho potuto assaporare le gioie e le delizie derivanti dall'essere impiegato (con scadenza a termine, come le mozzarelle) presso una pubblica amministrazione con tutto quello che vuol dire – in questo particolare momento storico – in termini di reddito, prestigio e mole di lavoro.

Così com'è già accaduto in Grecia, Spagna ed Irlanda, anche qui nel Belpaese ci siamo ritrovati – in qualità di dipendenti pubblici – ad essere considerati una sorta di culo in cui infilare il classico cetriolo della pubblica ira, parafulmine per gli strali di tutti quanti i quali – ragionando con parti anatomiche non preposte a questo specifico scopo – non trovano niente di meglio da fare che scaricare ire e frustrazioni (anche legittime, per carità) su chi, di fatto, sta sputando sangue ogni santo giorno che ha fatto iddio per cercare di tirare avanti al meglio la carretta sopperendo in prima persona alle carenze criminali che i continui tagli lineari che il governo applica con grande generosità al comparto pubblico, hanno prodotto nel funzionamento della macchina dello Stato.

In pratica, invece di tagliare le vere fonti di spreco – come le scandalose prebende e gli emolumenti a quattro zeri che questi loschi figuri che risiedono in via semipermanente in Parlamento e ai piani alti della piramide dello Stato (magistrati, manager e amministratori pubblici), percepiscono alla faccia nostra – si sono tagliati mezzi, materiali e il capitale umano della PP.AA. ed il dipendente pubblico è divenuto l'ammortizzatore sociale dello Stato nonché capro espiatorio del pubblico malessere.
Mettiamoci poi che i tanto vituperati dipendenti pubblici, specie quelli pro tempore come il sottoscritto, di fatto pagano questa situazione due volte rispetto a tutti gli altri cittadini, dato che le nostre retribuzioni sono finite per risultare inferiori al netto in busta paga rispetto al comparto privato (ne ho le prove provate in quanto i miei amici e conoscenti, che lavorano tutti nel settore privato con contratti che vanno dal commercio ai servizi al metalmeccanico, prendono tutti indistintamente dai 100 ai 300 euro in più rispetto al sottoscritto) con il taglio e/o la riduzione di ogni tipo di benefit e blocco del contratto nazionale di lavoro (che per quanto riguarda la PP.AA. è rimasto fermo a cinque anni fa per chi non lo sapesse) a data da destinarsi e comunque non prima del 2014 per non parlare del blocco e/o mancato pagamento degli straordinari che pure sono richiesti per buona misura in quanto la mole di lavoro è enorme ed in costante crescita a fronte di risorse – umane e materiali – sempre più esigue grazie anche al blocco del turn-over e dei concorsi pubblici, ultima spiaggia ed unica speranza per tanti che – come me – non vedono davanti a sé altrimenti alcuna prospettiva a medio-lungo termine.

A questa bella situazione occorre poi aggiungere che delle tante bestialità che si dicono riguardo i dipendenti delle PP.AA purtroppo un fondo di verità c'è: c'è tanta, troppa gente che non fa un cazzo dalla mattina alla sera ovvero che come si muove fa danno non tanto per se – dopotutto se cagionassero un danno solo a loro stessi, chi se l'inculerebbe più di tanto, anzi, tanto di guadagnato – quanto per gli altri, i colleghi in primis e gli utenti in seconda battuta, i primi perché sono quelli che – oltre a doversi fare un culo grosso così – sono anche costretti a subirsi le contumelie del pubblico per le cazzate fatte da queste merde in forma umanoide quando non sono costretti a mettere mano di persona ai disastri da questi provocati; i secondi perché sono quelli che ci vanno a rimettere in prima persona, magari per errori non loro ma per disservizi cagionati altrove e che giustamente s'incazzano come facoceri... spesse volte però con le persone sbagliate.
Si, perché questi pezzi di materia anfibia comunemente detta merda hanno il carisma di riuscire sempre a sfangarla e non affrontare mai le conseguenze dei loro atti; sono sempre gli altri a doverci mettere la faccia (e qualche volta anche il culo!) e subirsi strali e improperi dell'utenza inferocita.

Io, purtroppo, sono mesi che sono costretto a convivere con una di queste merde umane, il prototipo del fancazzista imbelle e imbecille che come si muove o meglio quando si muove, perché di solito non fa un cazzo dalla mattina alla sera, se non parlare della stracazzo di Roma tutto il fottutissimo giorno, fa solo danno; per non parlare del fatto che è un viscido, turpe figlio di puttana, dedito solo a inseguire e molestare ogni gonnella che ha la sventura di capitargli a tiro (se non si fosse capito, io opero a diretto contatto col pubblico), bestemmiare come un suino a voce alta davanti a tutti, facendoti fare delle figure invereconde e che è il principe degli assenteisti, paraculati e figli di puttana, rigorosamente iscritto al sindacato (vi lascio immaginare quale ma vi do un indizio: l'imbecille ha come suoneria per il suo stramaledetto cellulare – che tra l'altro squilla col volume a mazzetta ogni cinque minuti – l'inno della (ex) Unione Sovietica) che – come è suo solito – non tutela chi lavora ma chi non fa un cazzo.

Già una volta, in epoca più risalente, ha rischiato che gli mettessi le mani addosso, ma negli ultimi tempi ne sta facendo tante e di tale genere che anche la tregua – stabilita unilateralmente dal sottoscritto e dalle colleghe – che finora ha tenuemente tenuto se non altro per quieto vivere, sta andando bellamente a farsi fottere, con buona pace di tutta la pazienza e la buona volontà finora profuse.

Perché a tutto c'è un limite, soprattutto alla pazienza e di questi tempi, se non si fosse capito, proprio quest'ultima scarseggia già di per sé... sono arrivato al punto che tante volte mi scopro a stringere i pugni fino quasi a cacciarmi le unghie nel palmo delle mani e far sbiancare le nocche, nel tentativo di costringermi a restare calmo e impassibile, perché mi manca solo di passare i guai per aver massacrato di botte questa feccia umana.

Però anche questo contratto si sta avviando alla scadenza, di fatto non ho più nulla da perdere – non è che a star buono otterrò un prolungamento del contratto manco a volerlo, visto che non ci sono i fondi per mantenere un contrattista in servizio – quindi mi sono ripromesso che – a fine d'anno – potrei anche... lasciargli un ricordino sotto forma magari di una gamba spezzata in tre punti e di una frattura scomposta alla mandibola, così, come buon augurio per il prossimo anno... un anno che spero ricco di prospettive... come quella di una lunga degenza in un nosocomio pubblico, così almeno per una volta, avrà avuto un buon motivo per non lavorare.