Post assolutamente personale questa
volta, anche perché se non mi sfogo finirò per esplodere con la
stessa potenza di una B-61 settata alla massima potenza e se non
posso sfogarmi qui, non vedo dove altro potrei.
Avete mai desiderato ardentemente di
andarvene da un posto, ben sapendo che l'alternativa che avete
davanti è il nulla,
pur di non dover più vedere o meglio, subire, una o più persone e/o
situazioni?
Vi è
mai venuta la voglia irrefrenabile, irresistibile, di prendere
a calci nelle palle qualcuno
fino a vederlo piegato in due a vomitarsi anche la colazione di
Natale del 2011?
Io si.
Mi è capitato più
di una volta, in realtà.
L'ultima
volta che mi è successo, l'ho pagata cara: ho effettivamente ceduto
alle pressioni del mio
stesso sindacato che
in combutta con la dirigenza dell'azienda presso la quale lavoravo,
aveva pensato bene di... risanare
le
dissestate finanze aziendali non impedendo a manager e direttori di
comprarsi l'ennesimo SUV a spese delle casse aziendali bensì
allontanando
coattivamente quasi
un terzo dei
dipendenti allora in forza per non pagare più stipendi ed
emolumenti; per evitare di farmi venire un'ulcera, visto che la
gastrite ormai già ce l'avevo mi sono lasciato
mettere in mobilità senza
reagire o colpo ferire, pur sapendo che le prospettive a breve
termine erano poche (si sarebbero in realtà dimostrate pari a zero
e per parecchio tempo, purtroppo...) rimanendo
così fregato fronte e retro, come si suol dire, dal punto di vista
economico e lavorativo ma almeno risanato nel fisico e soprattutto
nello spirito.
Anche
se ci sono voluti mesi di
cure per ottenere questo risultato, ma tant'è...
Come
dicevano gli antichi, c'è sempre da imparare e al peggio non c'è
mai fine ed è così che – negli ultimi 3 anni – ho potuto
assaporare le gioie e le delizie derivanti dall'essere impiegato (con
scadenza a termine, come le mozzarelle) presso una pubblica
amministrazione con tutto
quello che vuol dire – in questo particolare momento storico – in
termini di reddito,
prestigio e mole
di lavoro.
Così
com'è già accaduto in Grecia, Spagna ed Irlanda, anche qui nel
Belpaese ci siamo ritrovati – in qualità di dipendenti
pubblici –
ad essere considerati una sorta di culo
in
cui infilare il classico cetriolo
della
pubblica ira, parafulmine per gli strali di tutti quanti i quali –
ragionando con parti anatomiche non
preposte
a questo specifico scopo – non trovano niente di meglio da fare che
scaricare ire e frustrazioni (anche legittime, per carità) su chi,
di fatto, sta sputando
sangue ogni
santo giorno che ha fatto iddio per cercare di tirare avanti al
meglio la carretta sopperendo in
prima persona alle
carenze criminali
che i continui tagli
lineari che
il governo applica con grande generosità al comparto
pubblico,
hanno prodotto nel funzionamento della macchina dello Stato.
In
pratica, invece di tagliare le vere
fonti di spreco
– come le scandalose prebende e gli emolumenti a quattro
zeri che
questi loschi figuri che risiedono in via semipermanente in
Parlamento e ai piani alti della piramide dello Stato (magistrati,
manager e amministratori pubblici), percepiscono alla faccia nostra –
si sono tagliati mezzi, materiali e il capitale
umano della
PP.AA. ed il dipendente pubblico è divenuto l'ammortizzatore
sociale dello
Stato nonché capro
espiatorio del
pubblico malessere.
Mettiamoci
poi che i tanto vituperati dipendenti pubblici, specie quelli pro
tempore come
il sottoscritto, di fatto pagano questa situazione due
volte rispetto
a tutti gli altri cittadini, dato che le nostre retribuzioni sono
finite per risultare inferiori
al
netto in busta paga rispetto al comparto privato (ne ho le prove
provate in quanto i miei amici e conoscenti, che lavorano tutti nel
settore privato con contratti che vanno dal commercio ai servizi al
metalmeccanico, prendono tutti
indistintamente
dai 100 ai 300 euro in
più rispetto
al sottoscritto) con il taglio e/o la riduzione di ogni
tipo di benefit e
blocco del
contratto nazionale di lavoro
(che per quanto riguarda la PP.AA. è rimasto fermo a cinque
anni fa per
chi non lo sapesse) a data da destinarsi e comunque non
prima del
2014 per
non parlare del blocco e/o mancato pagamento degli straordinari che
pure sono richiesti per buona misura in quanto la mole di lavoro è
enorme ed
in costante
crescita a
fronte di risorse – umane e materiali – sempre più esigue grazie
anche al blocco del turn-over e dei concorsi pubblici, ultima
spiaggia ed unica speranza per tanti che – come me – non vedono
davanti a sé altrimenti alcuna prospettiva a medio-lungo termine.
A
questa bella situazione occorre poi aggiungere che delle tante
bestialità che si dicono riguardo i dipendenti delle PP.AA purtroppo
un fondo di verità
c'è:
c'è tanta, troppa gente che non
fa un cazzo dalla
mattina alla sera ovvero che come si muove fa
danno
non tanto per se – dopotutto se cagionassero un danno solo a loro
stessi, chi se l'inculerebbe più di tanto, anzi, tanto di guadagnato
– quanto per gli altri, i colleghi in primis e gli utenti in
seconda battuta, i primi perché sono quelli che – oltre a doversi
fare un culo
grosso così – sono
anche costretti a subirsi le contumelie del pubblico per le cazzate
fatte da queste merde in forma umanoide quando non sono costretti a
mettere mano di persona ai disastri da questi provocati; i secondi
perché sono quelli che ci vanno a rimettere in prima persona, magari
per errori non loro ma per disservizi cagionati altrove e che
giustamente s'incazzano come facoceri... spesse volte però con
le persone sbagliate.
Si,
perché questi pezzi
di materia anfibia comunemente
detta merda hanno
il carisma di riuscire sempre a sfangarla e non affrontare mai
le
conseguenze dei loro atti; sono sempre gli altri a doverci mettere la
faccia (e qualche volta anche il culo!) e subirsi strali e improperi
dell'utenza inferocita.
Io,
purtroppo, sono mesi che sono costretto a convivere con una di queste
merde umane, il prototipo del fancazzista imbelle e imbecille che
come si muove o meglio quando
si
muove, perché di solito non fa un cazzo dalla mattina alla sera, se
non parlare della stracazzo di Roma tutto il fottutissimo giorno, fa
solo danno; per non parlare del fatto che è un viscido, turpe figlio
di puttana, dedito solo a inseguire e molestare ogni gonnella che ha
la sventura di capitargli a tiro (se non si fosse capito, io opero a
diretto contatto col pubblico),
bestemmiare come un suino a voce alta davanti a tutti, facendoti fare
delle figure
invereconde
e che è il principe degli assenteisti, paraculati e figli di
puttana, rigorosamente iscritto al sindacato (vi lascio immaginare
quale ma vi do un indizio: l'imbecille ha come suoneria per il suo
stramaledetto cellulare – che tra l'altro squilla col volume a
mazzetta ogni cinque minuti – l'inno
della
(ex) Unione
Sovietica)
che – come è suo solito – non tutela chi lavora ma chi non fa un
cazzo.
Già una volta, in epoca più risalente, ha rischiato che gli
mettessi le mani addosso, ma negli ultimi tempi ne sta facendo tante
e di tale genere che anche la tregua – stabilita unilateralmente
dal sottoscritto e dalle colleghe – che finora ha tenuemente tenuto
se non altro per quieto vivere, sta andando bellamente a farsi
fottere, con buona pace di tutta la pazienza e la buona volontà
finora profuse.
Perché
a tutto c'è un limite, soprattutto alla pazienza e di questi tempi,
se non si fosse capito, proprio quest'ultima scarseggia già di per
sé... sono arrivato al punto che tante volte mi scopro a stringere i
pugni fino quasi a cacciarmi le unghie nel palmo delle mani e far
sbiancare le nocche, nel tentativo di costringermi
a restare calmo e impassibile,
perché mi manca solo di passare i guai per aver massacrato di botte
questa feccia umana.
Però
anche questo contratto si sta avviando alla scadenza, di fatto non ho
più nulla da perdere – non è che a star buono otterrò un
prolungamento del contratto manco a volerlo, visto che non
ci sono i fondi per
mantenere un contrattista in servizio – quindi mi sono ripromesso
che – a fine d'anno – potrei anche... lasciargli
un ricordino
sotto forma magari di una gamba spezzata in tre punti e di una
frattura scomposta alla mandibola, così, come buon augurio per il
prossimo anno... un anno che spero ricco di prospettive... come
quella di una lunga
degenza
in un nosocomio pubblico, così almeno per una volta, avrà avuto un
buon motivo per
non lavorare.

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