Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

lunedì 17 dicembre 2012

Gore, sex and violence... ovvero: io e gli anime


Un classico del Sexploitation made in Japan: A Kite
ovvero: sesso e pallottole!
Forse a qualcuno l'argomento di oggi sembrerà un po' strano, viste le tematiche che tratto di solito ma è vero che – da cinefilo appassionato quale io sono, soprattutto per quanto riguarda produzioni di genere ovvero di nicchia – nemmeno io sono sfuggito al fascino degli anime ovvero dei famigerati cartoni animati giapponesi che dalla fine degli anni '70 in poi hanno invaso anche le nostre latitudini, con alterne fortune e scatenando valanghe di polemiche – le più delle quali assolutamente pretestuose – per i contenuti ritenuti violenti e diseducativi di queste produzioni animate.

Questo perché le tante, troppe associazioni di benpensanti, bacchettoni, baciapile e di sociologi della domenica, ignorano (o fingono di ignorare, il tutto rigorosamente Cicero pro domo sua) che solo in Itajia le produzioni animate sono considerate sempre e solo prodotti per bambini.

Negli altri Paesi, specie in quelli un tantino più civili del nostro (e non pervasi pervicacemente dalla nefasta influenza del Vaticano e dei suoi scherani) invece si distingue benissimo ciò che è per bambini da ciò che per bambini non è.

Perché oggi come oggi, il 70% (diciamo pure l'80...) delle produzioni animate made in Japan non sono dedicate ad un pubblico di mocciosi, ma sono suddivise per fasce d'età e di genere (nel senso di maschile e femminile) non è tutto un calderone unico in cui gettare tutto e il suo contrario.

Un tipico manga Yaoi. Non so cosa ci
trovino le ragazze ma tant'è...



È così che abbiamo animazione per bambini, adolescenti, giovani adulti e adulti tout court, per maschi (shounen) e femmine (shoujo) e per tutti i gusti: drammatico, commedia, fantascienza (un classico), horror e hard e proprio a riguardo di quest'ultimo, la panoplia di produzioni in animazione comprende veramente di tutto ivi compresi i famigerati Yaoi e Yuri ovvero storie scritte e prodotte da donne e rivolte ad un pubblico di donne rigorosamente a sfondo omosessuale... e non crediate che siano produzioni poi così di nicchia; nei miei trascorsi ho conosciuto frotte di ragazze che – più o meno esplicitamente – seguivano questi due generi con una passione ed una dedizione che – se si fosse trattato di un maschietto nei riguardi delle classiche produzioni XXX – avrebbero fatto gridare al pervertito!

Col senno di poi, essendo uno che è cresciuto fino ad una certa età a pane e film di guerra, tanto per citare un altro genere tanto blasonato quanto malvisto nel Belpaese dai soliti noti di cui sopra, in quanto assolutamente diseducativo per i teneri virgulti nazionali, posso tranquillamente affermare che le tante boiate che si sono lette e sentite in proposito sono appunto queste: boiate, non suffragate da alcuna prova se non da articoli di (pseudo) giornalisti prezzolati in cerca di facili scoop quando – sempre i soliti noti e gli aventi interesse – ricollegavano, dopo estenuanti ricerche le origini del comportamento deviante o criminale a questa o quella causa, quasi sempre cartoni animati violenti, film violenti, videogiochi violenti ovvero la causa prima di tutti i mali: la pornografia.

Mai che abbiano relazionato i comportamenti psicopatologici e/o delinquenziali con cause come: noia, mancanza di valori o di ideali, malattie mentali e disturbi pregressi, famiglie disfunzionali o altro.
No, perché altrimenti la cosa si che si farebbe seria e pericolosa, perché di frustrati, spostati, scoppiati e disadattati nella nostra civilissima e cattolicissima società ce ne sono a mucchi e sarebbe impossibile individuarli tutti e tenerli sotto controllo.

Già questo lo trovo più accettabile... e comunque è un'altra cosa
per la quale stravede il gentil sesso... in questo caso parliamo di Yuri...


Meglio quindi dare la colpa a qualcos'altro, qualcosa di già individuato come immorale, turpe o sconveniente, secondo i dettami della (pseudo)moralità imperante, quella del si fa ma non si dice e del tutto va bene, basta che non si venga a sapere, quella cioè dove si censurano e castigano i comportamenti lesivi della moralità purché il contravventore non appartenga alla cricca dei ricchi e dei potenti; quelli possono impunemente sodomizzare bambini e stuprare prostitute minorenni che nessuno gli dirà mai niente, men che meno gli inappuntabili tutori del (dis)ordine costituito.

Dicevo dunque che leggere, vedere o ascoltare opere di fantasia per quanto condite di sesso e/o violenza, non trasforma il fruitore delle stesse in un criminale sociopatico.
Se così non fosse, sempre per restare dalle mie parti, invece di scrivere in questo blog o sbattermi alla ricerca dell'ultimo cult movie di serie B, in questo momento sarei altrimenti impegnato, che so io, a massacrare donne e bambini come mercenario al soldo di qualche multinazionale nel terzo mondo o del classico governo da repubblica delle banane ovvero a commettere violenze, stupri ed omicidi in giro per la città o per il Paese.

E invece, guarda un po', pur possedendo una cultura enciclopedica su armi, mezzi ed esplosivi ovvero essendo appassionato di film a base di sex & violence, non ho mai in vita mia ammazzato o violentato nessuno, né tanto meno ho mai imbracciato un'arma se non in difesa della Patria, quando indossavo l'uniforme.

Lo stesso dicasi per i tanto bistrattati cartoni japanzi che tanti dolori di panza fanno venire, per esempio, alle esimie teste di minchia del MOIGE, quell'efferato consesso di cerebrolesi sempre pronto a strillare allo scandalo per qualunque cazzata, specie quando dietro le loro affermazioni c'è il vuoto pneumatico (la stessa condizione esistente nei loro crani bacati, ovviamente) e che – loro si! - finiscono solamente per produrre pargoli esasperati e sessorepressi che con ogni probabilità sono poi quelli che finiamo per ritrovare in cronaca, strafatti, bevuti, fumati e coinvolti in ogni nefandezza, ivi compresi stupri di gruppo, aggressioni brutali e gratuite e anche qualche omicidio.
Altro cult-movie made in Japan a base di sesso, pallottole e violenza:
MezzoForte


Certe produzioni, non mi stancherò mai di dirlo, non servono a sollazzare le menti malate di psicopatici, sociopatici ed assassini seriali; servono semmai ad esorcizzare e sublimare gli istinti più bassi presenti in tutti gli appartenenti alla specie umana, in modo che il loro cervello possa scaricarsi per procura; servono in pratica a sedare, attraverso la rappresentazione grafica ed esplicita di azioni volutamente esagerate e sopra le righe, lo stress e la violenza che si accumulano inevitabilmente nella vita – caotica e frenetica – di tutti i giorni, evitando che possano esplodere nel mondo reale con gli effetti che tutti ben conosciamo.

Certo, ci sono e ci sono sempre stati degli individui malati di mente o seriamente disturbati che possono prendere a pretesto (o che usano come scusante per i loro comportamenti devianti) questo o quel film o libro o quel che volete, ma sono appunto solo questo: psicopatici/sociopatici pericolosi che anche senza aver visto/letto/sentito nulla prima o poi danno libero sfogo ai loro istinti bestiali.

Chi conosce benissimo questo meccanismo sono proprio i nostri amici giapponesi che – vivendo da sempre a strettissimo contatto di gomito in un territorio risicatissimo in cui la possibilità di avere un po' di privacy o starsene semplicemente per i cazzi propri è assai remota – hanno da sempre sublimato istinti e comportamenti violenti o antisociali attraverso la rappresentazione grafica degli stessi, dapprima con i famigerati manga e poi, con lo sviluppo del mezzo visivo/cinematografico, attraverso film e anime.

Un classico tra i classici del genere: belle pupattole e tentacoli
cazzuti e arrapati che s'infilano per ogni dove... c'è a chi piace..

Non per niente i giapponesi sono famigerati anche per l'estrema violenza, brutalità e perversione delle loro produzioni in video live – quelle cioè con attori in carne ed ossa – che sono considerate eccessive perfino in ambiti e contesti considerati assai più permissivi e libertari (o libertini) come p.es. in Germania o nei Paesi Scandinavi, che non sono secondi a nessuno in quanto a perversioni in video, specie se parliamo di pornografia in generale e di quella fetish/hardcore in particolare.

Eppure il Giappone è uno dei paesi al mondo con il più basso tasso di criminalità esistente, mentre, secondo l'illuminato (si, con la 220V!) parere dei tanti sociologi e psicologi de'noantri, dovrebbe essere un'unica, grande bolgia infernale dove stupratori, assassini, sodomiti, torturatori e pervertiti di ogni genere e natura, commettono ogni genere di abominio contro il prossimo!

Invece niente. Nisba. Nada. Rién de rién...

Caso strano, invece, la stragrande maggioranza di scoppiati, cerebrolesi e violenti li vediamo proprio nel Belpaese, specialmente tra quei bravi giovani cresciuti a reality show, culto dell'apparenza, del soldo e di Berlusconi... di questi ne ho conosciuti a pacchi, mentre tra le mie conoscenze, diciamo più nerd e meno trendy, non ce n'è uno che sia uno che sia mai stato coinvolto in atti di violenza di alcuna natura (se non come vittime dei summenzionati bravi ragazzi di cui sopra) o che si sia dato a comportamenti lesivi della dignità, della legalità o della persona altrui.

Detto questo, e accidenti a me e ai miei sproloqui, volevo con questo informarvi che ho deciso di aggiungere – al già corposo calderone di letteratura e cinematografia di genere e di nicchia – anche queste... new entry diciamo così, per rendervi edotti e partecipi di quanto di buono (in senso lato, ovviamente) il mercato ha da offrire anche da questo punto di vista.

Forse il meglio del meglio dell'animazione nipponica per adulti (o meglio: per GIOVANI ADULTI), il famigerato
BIBLE BLACK ovvero: quando sesso e horror si uniscono ad una trama avvincente e convincente.

Sono certo che, se siete appassionati come il sottoscritto delle famigerate 3 G da cui il titolo di questa pagina ed amate condire le vostre serate anche con un po' di sesso e violenza – e magari tanta artiglieria in azione – non potrete non apprezzare alcune delle perle che ho intenzione di presentarvi che – benché realizzate con disegni in movimento anziché con attrici in carne ed ossa (degli attori in questo caso possiamo anche farne a meno, nevvero!?) sono altrettanto coinvolgenti e divertenti (si, certo, assolutamente) delle produzioni dal vero con il valore aggiunto di essere spesso più credibili (o meglio recitate) rispetto a tanti film che presentano, si, tanta carne alla vista ma che non si possono guardare o sentire per quanto sono mal interpretati.

lunedì 10 dicembre 2012

Sono sempre i migliori che se ne vanno...


Due mostri sacri del Hard Made in Italy che non sono più tra noi:
Riccardo Schicchi e la mitica Moana Pozzi
In genere si dice così quando una personalità va all'altro mondo, anche quando detta personalità in vita è stata una pila semovente di escrementi, però, questa volta, intendo seriamente dire quel che ho scritto.

Se n'è andato – purtroppo anche in malo modo – il primo uomo in Italia che ha saputo smascherare baciapile e benpensanti, facendo si che anche nel Belpaese potesse sorgere quella che è una vera e propria industria che produce miliardi di fatturato, affrancando il Paese dallo strapotere delle multinazionali del sesso che da sempre l'avevano fatta da padrone anche qui da noi.

Uno dei primi, grandi successi di Schicchi: la
famigerata Malù/Ramba poi approdata al cinema
mainstream

In un'era in cui parlare di cinema hard o anche semplicemente di erotismo spinto era considerato tabù e tutto quel che girava nelle sale e nei locali proveniva dai paesi Scandinavi ovvero dai mercati mitteleuropei, Riccardo Schicchi ebbe il coraggio di lanciarsi in un'avventura che gli avrebbe procurato negli anni più di un grattacapo ma anche fama imperitura come il manager, produttore e regista più trasgressivo (ed innovativo) d'Italia, grazie anche ad una scuderia di personaggi – uomini e donne – che sono divenuti col tempo delle vere e proprie icone del sesso non solo qui da noi ma a livello internazionale, alcune delle quali – vedi come massimo esempio il Rocco Siffredi nazionale – sono riconosciute ovunque come capisaldi inamovibili del genere in tutto il mondo.

Solo che a differenza del summenzionato Rocco Tano (vero nome di Rocco Siffredi), Schicchi non ha mai abbandonato l'Italia, continuando la sua opera di talent scout e di impresario con la sua celeberrima agenzia Diva Futura, la stessa che nel corso di quasi 30 anni ha portato alla ribalta figure come quelle di Ilona Staller, sua prima scoperta e prima partner in affari, passando per le varie Ramba/Malù, Mercedes Ambrus, Barbarella e Rossana Doll, fino alla massima diva del genere nell'Italia degli anni '80, la compianta Moana Pozzi che ancora oggi è considerata la massima icona del proibito made in Italy, fino ad arrivare alle sue scoperte più recenti, Eva Henger (una vera e propria dea in terra a mio modestissimo parere) che fu poi sua compagna anche nella vita, per finire con la meravigliosa bambola venuta dal freddo, quella Edelweiss che ha turbato tante notti degli italici maschietti.

Baby Pozzi e il Rocco nazionale, un altro "colpo da maestro" del nostro:
siamo ancora negli anni '80, praticamente la preistoria del genere hard in Italia
Personalmente non sono mai stato un cultore del... cinema hard d'essay per così dire, sicché dei tanti exploit delle dive create dall'ex-fotoreporter (aveva cominciato la carriera addirittura con reportage dai teatri di guerra!) ho per la maggior parte dei vaghi ricordi di quand'ero ragazzo; ho però avuto tra le mani – e parliamo di un tempo lontano in cui questa roba girava ancora e solo in VHS – quelle che considero le sue produzioni migliori, i famigerati casting fatti per Diva Futura nei quali si vedeva veramente di tutto!

Mercedes Ambrus, siamo già negli anni '90
E anche se una buona parte di queste aspiranti starlettes del porno non hanno probabilmente mai fatto breccia nel circuito delle major del settore, relegate magari al più modesto circuito dei night club e dei locali di strip-tease su e giù per la penisola, le loro prime performance in video erano veramente qualcosa da vedere, anche perché il buon Riccardo si adoperava perché le ragazze venissero... messe alla prova, grazie anche ad un nutrito gruppo di... collaboratori (alcuni dei quali, come Francesco Malcolm assurgeranno poi di buon diritto ad esponenti di primo piano nell'empireo dei pornodivi) che non risparmiavano nulla alle povere ragazze – molte delle quali provenienti (anche allora) dai Paesi dell'Est – che con l'ausilio (o se vogliamo, la presenza confortante) di altre starlette della scuderia già attive – per così dire – nel settore (come, tanto per citarne una, la mitica Bambi – al secolo Suzana Hajek – una biondina tanto magra quanto porca) sottoponevano le aspiranti reclute a veri e propri tour de force che riguardavano ogni aspetto del... lavoro che le attendeva.

Scusate l'entusiasmo, mi sono lasciato trasportare.

La grandissima - anche in termini di umanità e generosità - Eva Henger,
compagna sul set e nella vita di Schicchi per molti anni...
Dicevo dunque che Schicchi, in qualità di vero e proprio pioniere del mercato del hard in Italia, nella sua lunga carriera ha avuto modo di lanciare moltissime delle icone – passate e presenti – che registi e produttori come Luca Damiano o il pluripremiato Mario Salieri hanno poi lanciato con i loro film anche (soprattutto) sul grande mercato internazionale, ricavandone, specie negli anni '80 e primi anni '90, quando il perbenismo ipocrita e falso puritano imperavano incontrastati qui in Italia, spesso e volentieri problemi con le autorità e vere e proprie cause penali, per alcune delle quali il nostro rischiò anche il gabbio, oltre a salatissime pene pecuniarie.

Tutte cose, queste, che lo portarono prima ad entrare nel Partito Radicale – con il quale lanciò con una mossa a sorpresa che lasciò di stucco il mondo intero la sua socia di sempre, Ilona Staller (Cicciolina per gli ignoranti) in Parlamento – salvo fondare poi il fallimentare Partito dell'Amore che partecipò – pur non vincendole – alle elezioni nazionali, durante le quali la summenzionata Moana Pozzi, in qualità di candidata alle politiche, mise in difficoltà, con la sua arguzia e la sua intelligenza, anche pezzi grossi della politica nostrana come i defunti Giorgio Almirante e Vittorio Spadolini... altro che pollastra ebete tutta culo e tette!!!

E l'ultima grande scoperta di Schicchi: la spettacolare Edelweiss!
In realtà dopo il volgere del secolo, di Schicchi non s'è più parlato poi molto; nuove leve si sono succedute ed hanno letteralmente preso d'assalto e travolto il mondo dell'Adult Entertainment grazie anche ai mezzi, pressoché illimitati, di majors come la Hustler e soprattutto la Private che hanno saputo accaparrarsi le migliori performers da ogni parte del mondo ed i migliori registi sulla piazza.
Se a questo aggiungiamo poi che il buon Riccardo era già malato di diabete mellito possiamo dire che il suo destino era praticamente già segnato: è infatti deceduto, ormai quasi cieco e ormai incapace perfino di reggersi in piedi questa mattina al Fate Bene Fratelli di Roma, amorevolmente accudito fino all'ultimo dalla sua ex-moglie e una delle sue più grandi scoperte, Eva Henger.

Una fine ben triste per chi del culto dell'immagine e della bellezza muliebre aveva fatto le sue fortune...

domenica 9 dicembre 2012

Per fortuna che il 21 dicembre è vicino...

...e no, non intendo dire con questo che finalmente s'avvicina il pagamento della tanto sospirata (e assai decurtata) tredicesima, ma la data stabilita dalle profezie Maya come scadenza ultima per la definitiva dipartita dell'umanità da questa valle di lacrime, alla faccia dell'Apocalisse di San Giovanni e delle profezie di Nostradamus che per tanti decenni hanno turbato i sonni di tanti studiosi e cabalisti.

Si, perché per quanto mi riguarda, comincio seriamente a credere che i Maya avessero fottutamente ragione: non so se ci sarà l'evoluzione della civiltà umana verso uno stadio superiore ovvero se avverrà il classico trapasso e tanti saluti al secchio; è però certo che l'apocalisse è a portata di mano, almeno per quanto riguarda il Belpaese e sue immediate adiacenze, il tutto grazie all'ennesima sparata del dittatorello di Arcore che – pur di salvarsi le chiappe dalla carcerazione imminente e dalla sfilza di condanne che lo stanno aspettando a braccia aperte – ha preferito far saltare per aria la nazione per l'ennesima volta, non appena ha sentito puzza di rinnovamento nell'ambito delle disastrate istituzioni politiche nazio(a)nali con il temutissimo (ed attesissimo, almeno da chi, come me e – spero – voi, ne ha avuto più che abbastanza di questa banda di banditi e grassatori che da vent'anni magna a quattro ganasse e ingrassa a spese dei cittadini contribuenti onesti) decreto sulla incandidabilità dei condannati.

Che poi, diciamocela tutta, anche questa è una specie di barzelletta che non fa ridere: che cazzo mi significa che uno non può candidarsi ad una carica pubblica se ha avuto una condanna in via definitiva?
Ma stiamo scherzando?
A casa mia, per reati di mafia, contro la pubblica amministrazione e non solo, c'è già una pena accessoria che di fatto sega le gambe al cittadino condannato che anche solo volesse presentarsi alle urne (e non solo, a qualunque selezione per un lavoro o incarico pubblico) e si chiama interdizione dai pubblici uffici.

Solo che – come al solito – siamo nel Paese dei Balocchi per cui anche questa pena non viene minimamente presa in considerazione, tant'è che abbiamo legioni di condannati per reati contro il patrimonio piuttosto che per corruzione, concussione ovvero per peculato e via discorrendo che siedono tranquilli e paciosi sugli scranni del Parlamento da quasi quattro lustri.

Le pene in Italia si applicano sempre e comunque solo a chi non conta un cazzo (secondo questa gentaglia, ovviamente), cioè ai poveracci; se – per esempio – una condanna anche minima l'avessi rimediata io con la summenzionata pena accessoria dell'interdizione, potete stare tranquilli che non avrei più potuto, non dico mettere piede, ma nemmeno partecipare ad una qualunque selezione pubblica per entrare in una amministrazione dello Stato... e probabilmente manco in un qualsiasi posto presso una qualunque istituzione privata a livello di grande azienda italiana o multinazionale che sia.

Se però hai il soldo e soprattutto l'appoggio del potente di turno, voilà!, della pena te ne sbatti allegramente le balle e voli direttamente a Montecitorio senza nemmeno passare dal via.
Eppure il principio su cui si basa questo provvedimento di legge serve appunto a tenere lontana dai luoghi del potere proprio la feccia d'alto bordo, quella che commette i summenzionati reati di frode ai danni dello Stato, peculato, corruzione, concussione e via discorrendo.

O credete davvero che sia stata creata perché si applichi solo al fruttarolo che passa la mazzetta al vigile urbano per farsi lasciare in pace?

Dicevo all'inizio che l'apocalisse bussa alle porte; la mia non è una boutade buttata là così ma è basata su quello che vedo ogni santo giorno.

Abbiamo un'economia che si trova sull'orlo del baratro, da quando a causa di un branco di speculatori senza scrupoli, si è operata l'empia commistione tra finanza e economia: come dire che abbiamo confuso la merda col cioccolato, mandando a puttane non la merda (la finanza e tutti i grassatori che con questa hanno fatto miliardi rovinando intere economie nazionali) ma il cioccolato (l'economia nazionale, quella che si basa sulla produzione e sul lavoro della popolazione, il reddito prodotto sgobbando giorno dopo giorno e non speculando su transazioni di borsa e quotazioni fittizie di beni immateriali) con il risultato finale che adesso stiamo pagando per colpe che non ci appartengono, per danni prodotti da gente che non ha mai lavorato un giorno in vita sua ma ha sempre campato in modo parassitario sulle spalle di chi la vera ricchezza la produce col suo lavoro.

E a proposito di parassiti ce n'è uno, bello grosso, al centro dell'Europa, che sulla famigerata crisi finanziaria globale ci ha campato allegramente, affossando le economie reali dei paesi che erano in lizza per divenire i nuovi protagonisti dell'Europa Unita e che adesso sono ridotti al rango di zimbello per la panoplia di paesetti da quattro soldi che devono la loro ricchezza ed il loro benessere al fatto di avere una popolazione ridotta al lumicino e di conseguenza grandi risorse disponibili; quelli come il Lussemburgo, la Danimarca o gli stati scandinavi, che adesso stanno facendo la voce grossa, dicendo continuamente NO a qualsiasi ipotesi che possa impedire ai Paesi in difficoltà di finire di svenarsi.

Perché un conto è parlare di paesi come la Grecia, che se adesso naviga nella merda a vista lo deve al fatto di aver mentito spudoratamente per anni sullo stato reale della sua economia, con spese folli e fuori controllo per assicurarsi, tanto per dirne una, il prestigio internazionale con le (inutili) olimpiadi di Atene – costate alla fine quanto il PIL nazionale senza alcun vero ritorno economico – ovvero per le spese militari sproporzionate per una nazione relativamente piccola e strategicamente minoritaria, volte non ad assicurare la difesa del paese ovvero del fronte meridionale della NATO – anche perché la Grecia non ha partecipato di fatto ad alcuna delle operazioni internazionali maggiori intraprese dall'Alleanza – ma solo per mostrare i muscoli davanti al nemico di sempre: la Turchia.

È dalla dichiarazione di indipendenza greca che va avanti questa storia, con due dei principali alleati in ambito NATO che sono sempre stati preparatissimi a combattere non il nemico dall'altra parte della Cortina di Ferro bensì il vicino della porta accanto!

Quindi, se la Grecia è un caso a parte, così non si può dire di paesi come la Spagna, l'Irlanda o la Francia; paesi che hanno mostrato iniziativa e vitalità per tutti gli anni 90 del secolo scorso e nei primi anni del XXI, con una crescita enorme in termini di PIL e di reale ricchezza dei cittadini ma che proprio per questo sono stati tra i più esposti (come l'Itajia che però di crescita e sviluppo ne ha vista ed avuta ben poco, e chissà perché...) alle mire degli speculatori d'oltreoceano e dell'Asia, che hanno portato al tracollo delle loro economie; ancora una volta, una crisi fittizia ha massacrato una economia reale.

A queste è seguita la tanto grandiosa (a parole) Francia, proprio i nostri cari cuginetti (stronzi) d'oltralpe, quelli che ridacchiavano sotto i baffi dell'italietta con i loro (nuovi) amici tedeschi... e che oggi hanno scoperto amaramente di essere stati usati come grimaldello per scardinare l'economia della zona Euro a tutto vantaggio dei veri autori dello stato di cose in cui versa in questo momento l'Unione.

Già, vedo che ci state arrivando anche voi.

Chi è che – nonostante la crisi globale – non ha fatto che prosperare ed ingrassare, alla faccia della concorrenza e mandando a vacche qualunque opposizione con i suoi nein reiterati a qualunque proposta tesa ad impedire il dissanguamento dei paesi in difficoltà?

Proprio loro, i nostri cari amici tedeschi... solo loro tra tutti gli altri europei hanno continuato a crescere mentre gli altri deperivano; solo loro hanno la (quasi) piena occupazione di tutta l'area Euro e le aziende che producono a rotta di collo.
Solo le loro industrie vantano crediti nei confronti di tutte le aziende ed imprese del vecchio continente.

Solo loro, in definitiva, la crisi non l'hanno vista manco col binocolo, mentre tutti gli altri paesi – chi più, chi meno – annaspavano in cerca di un po' di ossigeno.

Solo che nella loro tracotanza, anche i crucchi hanno dimenticato un principio fondamentale e cioè che la ruota gira e che se le varie Atene e Tebe adesso piangono lacrime amare, la loro Sparta già non ride più mentre si prospettano scenari da tregenda anche per la tanto declamata locomotiva tedesca.

Perché – ed è notizia di oggi – mentre lo stato tedesco e la sua durissima, purissima ed intransigente cancelliera continuano ad opporre il veto a qualunque iniziativa volta ad alleggerire la devastante crisi che si è ormai incancrenita producendo come prodotto collaterale recessione e crollo della produzione e dei consumi in tutto il resto d'Europa, adesso sono proprio le famigerate aziende tedesche a piangere miseria e a cercare un modo per non affogare.

Perché tutte le maggiori aziende germaniche vantano crediti miliardari nei confronti delle vituperate imprese europee, crediti che non riescono ad esigere in quanto i loro clienti sono tutti o quasi sull'orlo della bancarotta, proprio per l'intransigenza teutonica.

Hanno fatto di tutto per salvare la loro moneta, perché l'Euro di fatto non è che il vecchio marco camuffato, in modo da salvare la loro potenza ed influenza economica a spese di tutto il resto del continente, dimenticando però che l'economia, quella vera, la fanno le aziende, quando producono beni e servizi che possono vendere e la gente che per queste lavora, creando ricchezza.
Ma per farlo, devono essere in grado di pagare emolumenti e stipendi ma soprattutto i fornitori delle materie prime e le aziende che lavorano nell'indotto, così come devono poter incassare i proventi della vendita dei loro prodotti, altrimenti il meccanismo si blocca e la ruota non gira più.
E dal momento che non viviamo più in un mondo dominato dall'autarchia ma in una economia fortemente globalizzata, va da sé che se tu mandi a puttane me, io poi mando a pascere anche te e senza nemmeno dovermi sforzare più di tanto.
Anche perché non puoi scorticare la pecora se vuoi che ti dia ancora la lana e se estirpi il grano, invece di raccoglierlo, cosa ti aspetti che ti dia ancora il terreno l'anno prossimo?

E adesso sono proprio le aziende che stanno con l'acqua alla gola, non le istituzioni finanziarie e le borse – per tenere a galla le quali tutti i paesi europei si sono svenati – mentre l'economia reale comincia a segnare il passo per mancanza di ritorno da vendite ed investimenti.

Anche perché se è possibile per gli stati far valere le loro pretese nei confronti di altri stati, come fai a costringere un'azienda o un privato ad ottemperare ai suoi obblighi, specie se questi non si trovano sul tuo territorio?
Non puoi certo mobilitare le Forze Armate perché vadano – che so – dalla Cirio o dalla Finmeccanica ad esigere i crediti vantati dalla Wurth o dalla Krupp... quindi, te la pigli bellamente in saccoccia!

Banche, borsa e finanza non producono niente di concreto: con azioni e titoli al massimo ti ci puoi pulire il culo; di certo non ti ci puoi riempire lo stomaco, né riscaldare quando fa freddo.

sabato 8 dicembre 2012

Dagli e dagli...


Panoramica di tutto quel che riguarda il genere Exploitation tout court...
Finalmente, l'amato bene è nelle mie mani.
M'è costato lacrime, sudore e sangue (si, vabbé... diciamo piuttosto, molto, tanto tempo, denaro e una bella doccia gelata!) ma alla fine è MIO!

Tralascio volentieri la nuova tornata di porcate di cui la famigerata piattaforma ebay s'è resa responsabile, doverosamente descrittemi dal tizio che mi ha venduto la cassetta, che hanno fatto si che la stragrande maggioranza dei beni che sto cercando sia divenuta irreperibile dal tramonto all'alba per non si sa ancora bene quale ragione, fatto sta che – almeno per una volta – tutto è andato a buon fine... almeno fino a quando non avrò preso una decisione riguardo il da farsi per mettere al sicuro in formato digitale quello che – al momento – ho disponibile tra le mie mani su nastro magnetico in formato analogico.
...e del genere Nazisploitation in particolare...

Sto parlando del famigerato La Svastica nel Ventre del quale vi ho già detto negli scorsi interventi; finalmente, dopo tante tribolazioni, ho preso il coraggio a due mani e mi sono fatto questa... salutare passeggiata dall'altra parte della città, sotto un'acqua gelida e torrenziale, per recuperarlo una volta per tutte.

A ripensarci come i cervidi, quando si trattò di acquistare il notorio libello di Yehel De Nur La Casa delle Bambole – per di più in edizione Oscar Mondadori – mi sciroppai la bellezza di 25 kilometri in condizioni meteo da tregenda, sicché la storia si ripete...

Senza dimenticare il fondamentale sottogenere delle Donne in Gabbia!
Tornando a noi, adesso posso dire, con pochi timori di smentita, di essere in possesso di quasi tutti i film che costituiscono i capisaldi del genere Nazisploitation, con la sola, notevole eccezione di due titoli: Slave Girls of the S.S. e il famigerato Le Deportate della Sezione Speciale delle S.S. di cui ebbi modo di parlarvi un po' (tanto) di tempo fa e che ho potuto reperire solo come .iso del DVD saltuariamente in vendita negli States.

Il primo titolo, invece, per me una new entry assoluta, sembra essere invece un film prettamente hardcore con i bravacci in uniforme nera come cattivi, risalente ai primi anni '60 ma dal momento che viene proposto essenzialmente su Amazon, sospetto che sia una versione abbondantemente edulcorata e visti i prezzi tutt'altro che popolari, almeno per il momento sta bene lì dove si trova.

Ordunque, dicevo che dei due generi del cinema exploitation che più andavano per la maggiore, quello nazi, appunto e quello cosiddetto delle Women in Prison posseggo ad oggi una cineteca di tutto rispetto, grazie anche al fatto che di queste... opere immortali vengono proposte al giorno d'oggi intere raccolte in DVD ad un prezzo tutto sommato irrisorio, quasi sempre, almeno, perché ci sono anche pezzi che continuano a costare un occhio della testa, dal momento che non sono stati più ristampati e che stanno continuando a sparire dal mercato diventando ogni giorno più rari.
L'ultimo acquisto, in tutto il suo (analogico) splendore... mi sa che mi costerà tempo e fatica ottenere una copia digitale
da questo "master" ma è l'unico modo per conservare l'opera per i posteri, sicché...

Unica altra, grande pecca, della quale mi ero comunque già lagnato, è che nonostante una buona parte di questi titoli siano di produzione eminentemente italica, è difficilissimo, se non impossibile, procurarseli nella lingua di Dante: la maggioranza delle nuove edizioni sono infatti di origine scandinava, dove questi film non hanno mai suscitato particolare scalpore e sono stati distribuiti (e ristampati) in lungo ed in largo... magari in inglese (o altra lingua europea) e sottotitolati in danese, svedese o ugro-finnico, il che non li rende normalmente particolarmente appetibili per il sottoscritto ma tant'è... in casi come questi occorre bere o affogare ed io ho deciso di... bere l'amaro calice, per mettere su questa collezione.
Dulcis in fundo: il resto della collezione in DVD... purtroppo stivati dentro un
raccoglitore privi delle custodie originali per mancanza di spazio...
Almeno, sono tutti in versione uncensored ed uncut così come il regista li ha girati, per così dire, senza i tanti, pruriginosi tagli applicati dalla fottuta censura italica (e non solo) al momento della loro uscita e fino a pochi anni fa.

Per la cronaca: le foto a corredo di questo post sono mie originali del materiale che ho a disposizione, tanto perché qualcuno non se ne esca come i dolori dicendo che millanto crediti che non ho!

martedì 4 dicembre 2012

Cosa non si fa per avere un'istruzione...



Mi piace come vengono date certe notizie in Itajia, specie da parte di taluni organi di (dis)informazione che pensano seriamente di fare opinione con le loro bestialità propinate a piene mani e senza il minimo controllo o riscontro.

O almeno, senza riportare il cuore della notizia, specie quando l'argomento risulta porcelloso; si attengono al solo carattere pecoreccio della notizia, glissando con non-chalance sulla realtà, spesso tutt'altro che idilliaca o edificante, che dietro la notizia si nasconde.

È stato così anche per questo caso: la notizia, data dalla versione online di Libero (che ritengo fermamente essere un infame fogliaccio al pari del tanto blasonato La Repubblica o de Il Foglio di Ferrara – Giuliano, non la città) sembrerebbe di quelle atte ad incuriosire e a solleticare i pruriti altrui, per come è stata posta.

In pratica, ci informano che in Gran Bretagna un gran numero – si parla addirittura di 1400 iscritte – di studentesse tra i 17 ed i 24 anni concederebbero i propri favori sessuali a ricchi patroni in cambio di un finanziamento in danaro la cui cifra varia tra le 5.000 e le 15.000 sterline annue con il quale la compagnia che gestisce il giro di giovani (anzi, giovanissime) escort si impegna a pagare la retta per l'università e le spese varie ed eventuali.

Una specie di... borsa di studio sui generis che le ragazze acquisiscono non tanto per meriti di studio bensì per... meriti di letto, se mi si passa l'espressione.

Oddio, il giornale ci tiene a sottolineare che gli incontri promossi dal sito SponsorAScholar.co.uk hanno natura puramente di intrattenimento: trattandosi di persone adulte e consenzienti quel che dovesse accadere a seguito dell'incontro (e qui parliamo praticamente di alberghi, garçonnieres ovvero altro luogo appartato atto allo svolgimento di... attività riproduttive di varia natura) esula completamente dalle responsabilità del sito e di chi lo gestisce.

Si, come se uno, dopo che si appresta a staccare un assegno con 3 o 4 zeri si accontentasse poi di trastullarsi per un aperitivo o una cena con una fanciulla giovane e disponibile...

Dov'è il problema? direte voi.

Il problema risiede nel fatto che tutta questa scollacciata storiella – ancorché sottolineare surrettiziamente la... dubbia moralità delle studentesse d'oltremanica (come se quelle che pascolano alle nostre latitudini fossero invece tutte esemplari di modestia e rettitudine – vedi ad esempio quanto ho scritto in proposito un paio di post fa) è in realtà la triste storia di quella che i nostri amici anglofoni definiscono scam, cioè una truffa organizzata a tavolino dai soliti (ig)noti per fottere allegramente con ragazzotte ansiose di guadagnarsi i mezzi per portare avanti i propri studi, cosa che – nei paesi anglosassoni, dove l'università pubblica è solo un miraggio – è tutt'altro che scontata viste le rette astronomiche che gli istituti di apprendimento superiore richiedono per le quali, negli Stati (dis)Uniti d'America, tanto per fare un esempio, le famiglie accendono mutui ventennali per mandare i propri figli al college.

Dal momento che tutto il mondo è veramente paese in questo particolare frangente economico e che la crisi morde ferocemente le tasche dei comuni cittadini, è giocoforza che molte aspiranti studentesse si ritrovino nell'impossibilità di proseguire gli studi, a meno di trovare uno sponsor che paghi al posto loro le salatissime rette.

Ed è altrettanto naturale che molte ragazze, le cosiddette belle ma povere di Dinorisiana memoria, trovino accattivante l'idea di... concedersi per alcune ore nel corso dell'anno solare ad uno o più ricchi signori che in cambio della loro compagnia sborsino un fottio di quattrini, piuttosto che finire per spaccarsi la schiena lavorando come cameriera in un pub o in un fast-food ovvero come commessa in qualche negozio al minimo sindacale.

Su questo... nobile principio lavora il summenzionato SponsoAScholar.co.uk; quello che Libero non dice però è che questa storia è stata platealmente smascherata dal quotidiano britannico The Independent da sempre in prima linea con inchieste giornalistiche condotte con tutti i mezzi, leciti e meno leciti, per portare agli occhi dell'opinione pubblica britannica – e non solo – casi come questo.

È stato così che due reporter del giornale – un uomo ed una giovane donna – si sono finti rispettivamente un prospettivo sponsor ed una aspirante escort, recandosi ad un appuntamento con un agente della compagnia incaricato di... vagliare le candidature, per così dire e svolgere dei... test preliminari sulle ragazze.

La scusa, in questo caso, è che il novello talent scout deve verificare con mano l'effettiva capacità e volontà delle candidate di voler partecipare alle “sessioni” con gli sponsor per vedere fino a dove sono disposte a spingersi.
In pratica, un sistema ingegnoso e quasi sicuro per portarsi a letto le ragazze, che sperano in un approccio al più presto con uno sponsor – magari molto ricco e ben disposto a scucire in cambio delle performances dell'accompagnatrice – in quanto maggiore il grado di soddisfazione manifestato dallo sponsor alla fine dell'incontro, più alto è il budget annuale che verrà messo a disposizione della ragazza.

Invece, come hanno testimoniato alcune giovani donne che si sono lasciate attrarre dall'annuncio, finisce tutto con il più classico dei “Le faremo sapere” ovvero con l'ancor più classico “Al momento non abbiamo posizioni aperte per il suo livello di prestazione... riprovi a candidarsi fra un paio di mesi”.

Guardate che non mi sto inventando niente, è scritto tutto, nero su bianco, in un paio di articoli inchiesta pubblicati online sul sito de L'Independent.

Per contro, il giornalista che ha avvicinato la struttura come... aspirante benefattore, millantando di essere un professionista pieno di soldi, è stato bellamente respinto dallo stesso talent scout, sulla base che la lista degli sponsor è al momento al completo e che avrebbero potuto vagliare la sua posizione solo l'anno prossimo.
A questo punto, come si fa a non subodorare l'inculata dietro l'angolo?

Infatti l'Independent ha verificato che nessuna delle tante affermazioni fatte sul sito corrisponde a verità. In primo luogo, il sito, che vanta di essere in attività almeno dal 2006 è stato in realtà registrato solo nel 2012, così come gli equivalenti del codice fiscale e della partita IVA appartengono in realtà ad un noto sito di incontri online britannico.

Non solo: il testimonial dell'attività, un noto professore universitario inglese, è letteralmente caduto dal pero quando gli è stato notificato dai giornalisti che il suo nome viene sfruttato dal sito per – praticamente – adescare giovani vittime di quello che – al meglio – può essere identificato come un maldestro tentativo di approfittare sessualmente dello stato di necessità delle ragazze e – al peggio – come un sistema per indurre alla prostituzione quelle stesse ragazze che – prese per la gola – dovessero comunque decidere che una scopata, se non allunga la vita, quantomeno paga le bollette...