Mi
piace come vengono date certe notizie in Itajia, specie da parte di
taluni organi di
(dis)informazione che
pensano seriamente di fare opinione con le loro bestialità propinate
a piene mani e senza il minimo controllo o riscontro.
O
almeno, senza riportare il cuore della notizia, specie quando
l'argomento risulta porcelloso; si attengono al solo carattere
pecoreccio della notizia, glissando con non-chalance sulla realtà,
spesso tutt'altro che idilliaca o edificante, che dietro la notizia
si nasconde.
È
stato così anche per questo caso: la notizia, data dalla versione
online di Libero
(che ritengo fermamente essere un infame
fogliaccio
al pari del tanto blasonato La
Repubblica
o de Il Foglio di
Ferrara – Giuliano, non la città) sembrerebbe di quelle atte ad
incuriosire e a solleticare i pruriti altrui, per come è stata
posta.
In
pratica, ci informano che in Gran Bretagna un gran numero – si
parla addirittura di 1400 iscritte – di studentesse tra i 17 ed i
24 anni concederebbero i propri favori sessuali a ricchi patroni in
cambio di un finanziamento
in danaro la
cui cifra varia tra le 5.000 e le 15.000 sterline annue con il quale
la compagnia che gestisce il giro di giovani (anzi, giovanissime)
escort si
impegna a pagare la retta per l'università e le spese varie ed
eventuali.
Una
specie di... borsa
di studio sui generis
che le ragazze acquisiscono non tanto per meriti di studio bensì
per... meriti di
letto,
se mi si passa l'espressione.
Oddio,
il giornale ci tiene a sottolineare che gli incontri promossi dal
sito SponsorAScholar.co.uk
hanno
natura puramente di intrattenimento: trattandosi di persone adulte
e
consenzienti
quel che dovesse accadere a seguito dell'incontro (e qui parliamo
praticamente di alberghi, garçonnieres ovvero altro luogo appartato
atto allo svolgimento di...
attività riproduttive
di varia natura) esula completamente dalle responsabilità del sito e
di chi lo gestisce.
Si,
come se uno, dopo che si appresta a staccare un assegno con 3 o 4
zeri si accontentasse poi di trastullarsi per un aperitivo o una cena
con una fanciulla giovane e disponibile...
Dov'è
il problema? direte voi.
Il
problema risiede nel fatto che tutta questa scollacciata storiella –
ancorché sottolineare surrettiziamente la... dubbia
moralità delle
studentesse d'oltremanica (come se quelle che pascolano alle nostre
latitudini fossero invece tutte esemplari di modestia e rettitudine –
vedi ad esempio quanto ho scritto in proposito un paio di post fa) è
in realtà la triste storia di quella che i nostri amici anglofoni
definiscono scam,
cioè una truffa
organizzata
a tavolino dai soliti (ig)noti per fottere
allegramente con
ragazzotte ansiose di guadagnarsi i mezzi per portare avanti i propri
studi, cosa che – nei paesi anglosassoni, dove l'università
pubblica è solo un miraggio – è tutt'altro
che
scontata
viste le rette astronomiche che gli istituti di apprendimento
superiore richiedono per le quali, negli Stati (dis)Uniti d'America,
tanto per fare un esempio, le famiglie accendono
mutui ventennali
per mandare i propri figli al college.
Dal
momento che tutto il mondo è veramente paese in questo particolare
frangente economico e che la crisi morde ferocemente le tasche dei
comuni cittadini, è giocoforza che molte aspiranti studentesse si
ritrovino nell'impossibilità di proseguire gli studi, a meno di
trovare uno sponsor che paghi al posto loro le salatissime rette.
Ed
è altrettanto naturale che molte ragazze, le cosiddette belle
ma povere di
Dinorisiana memoria, trovino accattivante l'idea di... concedersi per
alcune ore nel corso dell'anno solare ad uno o più ricchi signori
che in cambio della loro compagnia sborsino un fottio di quattrini,
piuttosto che finire per spaccarsi la schiena lavorando come
cameriera in un pub o in un fast-food ovvero come commessa in qualche
negozio al minimo sindacale.
Su
questo... nobile
principio lavora
il summenzionato SponsoAScholar.co.uk; quello che Libero non dice
però è che questa storia è stata platealmente
smascherata dal
quotidiano britannico The Independent da
sempre in prima linea con inchieste giornalistiche condotte con tutti
i mezzi, leciti e meno leciti, per portare agli occhi dell'opinione
pubblica britannica – e non solo – casi come questo.
È
stato così che due reporter del giornale – un uomo ed una giovane
donna – si sono finti rispettivamente un prospettivo sponsor ed una
aspirante escort, recandosi ad un appuntamento con un agente della
compagnia incaricato di... vagliare le candidature, per così dire e
svolgere dei... test
preliminari sulle
ragazze.
La
scusa, in questo caso, è che il novello talent
scout deve
verificare
con mano l'effettiva
capacità e volontà delle candidate di voler partecipare alle
“sessioni” con gli sponsor per vedere fino a dove sono disposte a
spingersi.
In
pratica, un sistema ingegnoso e quasi
sicuro
per portarsi a letto le ragazze, che sperano in un approccio al più
presto con uno sponsor – magari molto ricco e ben disposto a
scucire in cambio delle performances
dell'accompagnatrice
– in quanto maggiore
il
grado di soddisfazione manifestato dallo sponsor alla fine
dell'incontro, più
alto è
il budget annuale che verrà messo a disposizione della ragazza.
Invece,
come hanno testimoniato alcune giovani donne che si sono lasciate
attrarre dall'annuncio, finisce tutto con il più classico dei “Le
faremo sapere”
ovvero con l'ancor più classico “Al
momento non abbiamo posizioni aperte per il suo livello di
prestazione... riprovi a candidarsi fra un paio di mesi”.
Guardate
che non mi sto inventando niente, è scritto tutto, nero su bianco,
in un paio di articoli inchiesta pubblicati online sul sito de
L'Independent.
Per
contro, il giornalista che ha avvicinato la struttura come...
aspirante
benefattore,
millantando di essere un professionista pieno di soldi, è stato
bellamente
respinto dallo
stesso talent scout, sulla base che la
lista degli sponsor è al momento al completo e
che avrebbero potuto vagliare la sua posizione solo l'anno prossimo.
A
questo punto, come si fa a non subodorare l'inculata dietro l'angolo?
Infatti
l'Independent ha verificato che nessuna
delle
tante affermazioni fatte sul sito corrisponde
a verità.
In primo luogo, il sito, che vanta di essere in attività almeno
dal 2006 è stato in realtà registrato solo nel 2012, così come gli
equivalenti del codice
fiscale
e della partita
IVA
appartengono in realtà ad un noto sito di incontri online
britannico.
Non
solo: il testimonial dell'attività, un noto professore
universitario inglese,
è letteralmente caduto dal pero quando gli è stato notificato dai
giornalisti che il suo nome viene sfruttato dal sito per –
praticamente – adescare
giovani
vittime di quello che – al meglio – può essere identificato come
un maldestro tentativo di approfittare
sessualmente dello
stato di necessità delle ragazze e – al peggio – come un sistema
per indurre
alla prostituzione quelle
stesse ragazze che – prese per la gola – dovessero comunque
decidere che una scopata, se non allunga la vita, quantomeno paga
le bollette...
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