...e no, non intendo dire con questo
che finalmente s'avvicina il pagamento della tanto sospirata (e assai
decurtata) tredicesima, ma la data stabilita dalle profezie Maya
come scadenza ultima per la
definitiva dipartita dell'umanità da questa valle di lacrime, alla
faccia dell'Apocalisse di San Giovanni e delle profezie di
Nostradamus che per tanti decenni hanno turbato i sonni di tanti
studiosi e cabalisti.
Si,
perché per quanto mi riguarda, comincio seriamente a credere che i
Maya avessero fottutamente ragione: non so se ci sarà l'evoluzione
della civiltà umana verso uno stadio superiore ovvero se avverrà il
classico trapasso e tanti saluti al secchio; è però certo che
l'apocalisse è a portata di mano, almeno per quanto riguarda il
Belpaese e sue immediate adiacenze, il tutto grazie all'ennesima
sparata del dittatorello di Arcore che – pur di salvarsi le chiappe
dalla carcerazione imminente e dalla sfilza di condanne che lo stanno
aspettando a braccia aperte – ha preferito far saltare per aria la
nazione per l'ennesima volta, non appena ha sentito puzza di
rinnovamento
nell'ambito delle disastrate istituzioni politiche nazio(a)nali con
il temutissimo (ed attesissimo, almeno da chi, come me e – spero –
voi, ne ha avuto più
che abbastanza di
questa banda di banditi e grassatori che da vent'anni magna a quattro
ganasse e ingrassa a spese dei cittadini contribuenti onesti) decreto
sulla incandidabilità
dei condannati.
Che
poi, diciamocela tutta, anche questa è una specie di barzelletta che
non fa ridere: che cazzo mi significa che uno non può candidarsi ad
una carica pubblica se ha avuto una condanna in
via definitiva?
Ma
stiamo scherzando?
A
casa mia, per reati di mafia, contro la pubblica amministrazione e
non solo, c'è già una pena
accessoria
che di fatto sega
le gambe
al cittadino condannato che anche solo volesse presentarsi alle urne
(e non solo, a qualunque selezione per un lavoro o incarico pubblico)
e si chiama interdizione dai pubblici uffici.
Solo
che – come al solito – siamo nel Paese dei Balocchi per cui anche
questa
pena non viene
minimamente presa in considerazione, tant'è che abbiamo legioni di
condannati per reati contro il patrimonio piuttosto che per
corruzione, concussione ovvero per peculato e via discorrendo che
siedono tranquilli e paciosi sugli scranni del Parlamento da quasi
quattro lustri.
Le
pene in Italia si applicano sempre
e comunque solo
a chi non conta un cazzo (secondo questa gentaglia, ovviamente), cioè
ai poveracci; se – per esempio – una condanna anche minima
l'avessi rimediata io con la summenzionata pena accessoria
dell'interdizione, potete stare tranquilli che non
avrei
più potuto,
non dico mettere piede, ma nemmeno partecipare ad una qualunque
selezione pubblica
per
entrare in una amministrazione dello Stato... e probabilmente manco
in un qualsiasi posto presso una qualunque istituzione privata a
livello di grande azienda italiana o multinazionale che sia.
Se
però hai il soldo e soprattutto l'appoggio del potente di turno,
voilà!,
della pena te ne sbatti allegramente le balle e voli direttamente a
Montecitorio senza nemmeno passare dal via.
Eppure
il principio su cui si basa questo provvedimento di legge serve
appunto a tenere
lontana dai
luoghi del potere proprio la feccia d'alto bordo, quella che commette
i summenzionati reati di frode ai danni dello Stato, peculato,
corruzione, concussione e via discorrendo.
O
credete davvero che sia stata creata perché si applichi solo al
fruttarolo che passa la mazzetta al vigile urbano per farsi lasciare
in pace?
Dicevo
all'inizio che l'apocalisse bussa alle porte; la mia non è una
boutade buttata là così ma è basata su quello che vedo ogni santo
giorno.
Abbiamo
un'economia che si trova sull'orlo del baratro, da quando a causa di
un branco di speculatori senza scrupoli, si è operata l'empia
commistione tra
finanza e
economia:
come dire che abbiamo confuso la merda
col cioccolato,
mandando a puttane non la merda (la finanza e tutti i grassatori che
con questa hanno fatto miliardi rovinando intere economie nazionali)
ma il cioccolato (l'economia nazionale, quella che si basa sulla
produzione e sul lavoro della popolazione, il reddito
prodotto sgobbando
giorno
dopo giorno e non speculando su transazioni di borsa e quotazioni
fittizie di beni immateriali) con il risultato finale che adesso
stiamo pagando per colpe che non ci appartengono, per danni prodotti
da gente che non ha
mai lavorato un giorno in
vita sua ma ha sempre campato in modo parassitario sulle spalle di
chi la vera
ricchezza la
produce col suo lavoro.
E
a proposito di parassiti
ce n'è uno, bello grosso, al centro dell'Europa, che sulla
famigerata crisi
finanziaria globale
ci ha campato allegramente, affossando le economie
reali
dei paesi che erano in lizza per divenire i nuovi protagonisti
dell'Europa Unita e che adesso sono ridotti al rango di zimbello per
la panoplia di paesetti da quattro soldi che devono la loro ricchezza
ed il loro benessere al fatto di avere una popolazione ridotta al
lumicino e di conseguenza grandi risorse disponibili; quelli come il
Lussemburgo, la Danimarca o gli stati scandinavi, che adesso stanno
facendo la voce grossa, dicendo continuamente NO
a qualsiasi ipotesi che possa impedire ai Paesi in difficoltà di
finire di svenarsi.
Perché
un conto è parlare di paesi come la Grecia,
che se adesso naviga nella merda a vista lo deve al fatto di aver
mentito
spudoratamente per anni
sullo
stato reale della sua economia, con spese folli e fuori
controllo
per assicurarsi, tanto per dirne una, il prestigio internazionale con
le (inutili) olimpiadi di Atene – costate alla fine quanto il PIL
nazionale senza alcun vero ritorno economico – ovvero per le spese
militari
sproporzionate per una nazione relativamente piccola e
strategicamente minoritaria, volte non ad assicurare la difesa del
paese ovvero del fronte meridionale della NATO – anche perché la
Grecia non ha
partecipato di fatto ad alcuna
delle
operazioni internazionali maggiori intraprese dall'Alleanza – ma
solo per mostrare
i muscoli davanti
al nemico di sempre: la Turchia.
È
dalla dichiarazione di indipendenza greca che va avanti questa
storia, con due dei principali alleati in ambito NATO che sono sempre
stati preparatissimi a combattere non il nemico dall'altra parte
della Cortina di
Ferro bensì
il vicino della
porta accanto!
Quindi,
se la Grecia è un caso a parte, così non si può dire di paesi come
la Spagna, l'Irlanda o la Francia; paesi che hanno mostrato
iniziativa e vitalità per tutti gli anni 90 del secolo scorso e nei
primi anni del XXI, con una crescita enorme in termini di PIL e di
reale ricchezza dei
cittadini ma che proprio per questo sono stati tra i più esposti
(come l'Itajia che però di crescita e sviluppo ne ha vista ed avuta
ben poco, e chissà perché...) alle mire degli speculatori
d'oltreoceano e dell'Asia, che hanno portato al tracollo delle loro
economie; ancora una volta, una crisi fittizia
ha massacrato
una economia
reale.
A
queste è seguita la tanto grandiosa (a parole) Francia, proprio i
nostri cari cuginetti (stronzi) d'oltralpe, quelli che ridacchiavano
sotto i baffi dell'italietta con i loro (nuovi) amici tedeschi... e
che oggi hanno scoperto amaramente di essere stati usati come
grimaldello per scardinare l'economia della zona Euro a tutto
vantaggio dei veri
autori
dello stato di cose in cui versa in questo momento l'Unione.
Già,
vedo che ci state arrivando anche voi.
Chi
è
che – nonostante la crisi globale – non ha fatto che prosperare
ed ingrassare, alla faccia della concorrenza e mandando a vacche
qualunque opposizione con i suoi nein reiterati
a qualunque proposta tesa ad impedire il dissanguamento dei paesi in
difficoltà?
Proprio
loro, i nostri cari amici tedeschi...
solo loro
tra tutti gli altri europei hanno continuato a crescere mentre gli
altri deperivano; solo loro hanno la (quasi) piena occupazione di
tutta l'area Euro e le aziende che producono a rotta di collo.
Solo
le loro industrie vantano crediti
nei
confronti di tutte le aziende ed imprese del vecchio continente.
Solo
loro, in definitiva, la crisi non l'hanno vista manco col binocolo,
mentre tutti gli
altri paesi – chi più, chi meno – annaspavano in cerca di un po'
di ossigeno.
Solo
che nella loro tracotanza, anche i crucchi hanno dimenticato un
principio fondamentale e cioè che la
ruota gira
e che se le varie Atene e Tebe adesso piangono lacrime amare, la loro
Sparta già non
ride più mentre si prospettano scenari da tregenda anche per la
tanto declamata locomotiva tedesca.
Perché
– ed è notizia di oggi – mentre lo stato tedesco e la sua
durissima, purissima ed intransigente cancelliera continuano ad
opporre il veto a qualunque iniziativa volta ad alleggerire la
devastante crisi che si è ormai incancrenita producendo come
prodotto collaterale recessione
e
crollo della produzione e dei consumi in tutto il resto d'Europa,
adesso sono proprio le famigerate aziende
tedesche a
piangere miseria e a cercare un modo per non affogare.
Perché
tutte le maggiori aziende germaniche vantano crediti
miliardari
nei confronti delle vituperate imprese europee, crediti che non
riescono
ad esigere in quanto i loro clienti sono tutti o quasi sull'orlo
della bancarotta, proprio per l'intransigenza teutonica.
Hanno
fatto di tutto per salvare la loro
moneta,
perché l'Euro di fatto non è che il vecchio marco
camuffato,
in modo da salvare la loro potenza ed influenza economica a spese di
tutto il resto del continente, dimenticando però che l'economia,
quella vera, la fanno le aziende, quando producono beni e servizi che
possono vendere e la gente che per queste lavora, creando ricchezza.
Ma
per farlo, devono essere in grado di pagare
emolumenti
e stipendi ma soprattutto i fornitori
delle materie prime e le aziende che lavorano nell'indotto, così
come devono poter incassare
i
proventi della vendita dei loro prodotti, altrimenti il meccanismo si
blocca e la ruota non
gira più.
E
dal momento che non
viviamo
più in un mondo dominato dall'autarchia
ma in una economia fortemente globalizzata,
va da sé che se tu mandi a puttane me, io poi mando a pascere anche
te e senza nemmeno dovermi sforzare più di tanto.
Anche
perché non puoi scorticare la pecora se vuoi che ti dia ancora la
lana e se estirpi il grano, invece di raccoglierlo, cosa ti aspetti
che ti dia ancora il terreno l'anno prossimo?
E
adesso sono proprio le aziende che stanno con l'acqua alla gola, non
le istituzioni
finanziarie e
le borse – per tenere a galla le quali tutti
i
paesi europei si sono svenati – mentre l'economia reale comincia a
segnare il passo per mancanza di ritorno da vendite ed investimenti.
Anche
perché se è possibile per gli stati far valere le loro pretese nei
confronti di altri stati, come
fai
a costringere
un'azienda
o un privato ad ottemperare ai suoi obblighi, specie se questi non
si
trovano sul tuo
territorio?
Non
puoi certo mobilitare
le
Forze Armate perché vadano – che so – dalla Cirio o dalla
Finmeccanica ad esigere i crediti vantati dalla Wurth o dalla
Krupp... quindi, te la pigli bellamente in saccoccia!
Banche,
borsa e finanza non
producono
niente
di concreto: con azioni e titoli al massimo ti ci puoi pulire il
culo; di certo non ti ci puoi riempire lo stomaco, né riscaldare
quando fa freddo.
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