Mi
piacerebbe sapere cosa ne pensa la (ex) ministro delle Pari
Opportunità Mara
Carfagna
paladina di qualunque minchiata discriminatoria e sessista – ogni
riferimento alle sue recenti uscite sul cosiddetto femminicidio
è puramente, volutamente
casuale
– riguardo questa notiziola uscita qualche tempo fa sul New
York Post
un quotidiano che – benché ameridiota – è piuttosto blasonato
anche qui da noi, riguardante un caso eclatante, questo si, di
discriminazione
sessuale avvenuto
niente meno che in uno dei magazzini della premiata ditta di lingerie
Native Intimate.
Pietra
dello scandalo, la... prorompente
femminilità della
dipendente incriminata, che è stata licenziata
in tronco per il suo
abbigliamento inadeguato, a detta della dirigenza, a coprire le
abbondanti forme della 29enne Lauren Odes la
protagonista di questa storia assai poco edificante.
Per
farvela breve, la Odes viene contattata dall'equivalente ameridiota
di una società interi(a)nale per prendere servizio, in qualità di
addetta al data entry, per la summenzionata ditta Native Intimate,
operante nell'area di New York, specializzata, manco a dirlo, in
intimo femminile del
tipo sexy nientemeno.
Lauren,
dal canto suo, pur non essendo a mio parere questo esemplare da urlo
ha parecchia mercanzia da mettere in mostra, specie ai... piani
alti ed è comunque
piuttosto caruccia in generale; probabilmente, se decidesse di
cambiare carriera, potrebbe trovare un posto assai ben remunerato nel
mondo del Adult
Entertainment ma dal
momento che è una ragazzona tutto sommato normale e con normalissime
aspirazioni, preferisce di gran lunga guadagnarsi da vivere svolgendo
una normalissima – se pur pallosa, credete a me che l'ho fatto per
anni – attività di inserimento dati/lavoro d'ufficio.
Il
bello poi è che la nostra bambolona bionda non sta
nemmeno a contatto col pubblico in quanto lavora negli uffici della
ditta.
Eppure,
dopo pochi giorni dal suo ingresso in servizio, comincia a subire
pesanti pressioni
specie da parte della dirigenza, riguardo il suo modo di vestire e la
prorompente abbondanza
del suo décolleté in
particolare.
Eppure,
si difende lei, non è che vada in giro in abiti particolarmente
succinti o discinti: indossa di solito abiti un po' attillati, questo
si, e stivaletti di cuoio ma niente di così provocante e comunque si
è perfettamente adeguata
al vestiario delle sue colleghe, così come le è stato
esplicitamente detto dal suo capo al momento dell'assunzione.
In
effetti, se le foto che la rappresentano assieme al suo avvocato sono
indicative del tipo di abbigliamento che la Odes indossa di solito (e
sentendo i commentatori americani, pare proprio che sia questo il
caso) io stesso non ci vedo nulla di particolarmente scandaloso,
anzi... mi sembra piuttosto castigata, anche se indubbiamente...
abbondante!
E
poi dico, santa miseria: ma se una c'ha una quinta di seno, che deve
fare? Tagliarsi una o entrambe le mammelle come usavano fare le
guerriere Amazzoni?
Fatto
sta che un bel giorno, dopo averle chiesto addirittura di (non
ridete, è tutto vero!) nastrarsi i seni per
comprimerli e renderli meno appariscenti, le impongono di indossare
un accappatoio in
ufficio, ergo, andarsi a procurare ipso facto qualcosa di più adatto
a coprire le sue forme.
A
parte l'umiliazione – che già di per sé a casa mia configurerebbe
il reato, assolutamente dimostrabile in questo caso, di mobbing
plateale – la nostra riceve
poi il benservito per
telefono (altra bella vigliaccata) proprio mentre è in giro per
ottemperare all'ennesima richiesta del dirigente.
A
questo punto, alla faccia di discriminati e discriminanti, vengono
fuori un bel po' di altarini, perché si scopre che la Odes è stata
eminentemente trombata per volere del proprietario della
Native Intimates, un ebreo ortodosso che
evidentemente, al pari degli ortodossi, oltranzisti e fondamentalisti
di ogni credo e latitudine, ritiene che l'unica forma di
abbigliamento possibile per una femmina sia il burqa o un suo stretto
equivalente.
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| Shoccata? Basita? E lo credo bene... QUESTE sono discriminazioni, cara la mia (ex) Ministro delle pari fregnacce! |
Che
poi mi domando e dico, va bene che gli ebrei – almeno a Roma – è
dal tempo dei papi che hanno fama di essere commercianti con pochi
scrupoli e soprattutto attaccati al soldo, però, porco cane, qui
rasentiamo la barzelletta: hai di questi pruriti riguardo il come una
donna dovrebbe
(condizionale quanto mai
obbligatorio) andare in giro e possiedi un notorio negozio
di intimo femminile vieppiù
conosciuto in quanto spaccia senza ritegno tanga,
minislip, giarrettiere e guepiere con
scritte e loghi del tipo “da questa parte”, “sexy”, cuoricini
e diavoletti stampati nei... punti strategici?!
Alla
faccia della coerenza... dire che ci troviamo di fronte ad un caso di
schizofrenia galoppante sarebbe
un eufemismo.
Per
finire, un consiglio spassionate ed amichevole per il nostro puritano
con la kippah: dal
momento che non è
obbligatorio
commerciare in determinati settori merceologici, fai un favore a te
stesso e al mondo: cambia mestiere!

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