
Non ci smentiamo mai, semmai
peggioriamo ogni anno che passa.
Non sono solito fare il moralista de
noantri, sono l'ultima persona che
possa (o voglia) insegnare qualcosa a qualcuno riguardo a morale e
buoncostume, anche perché sono il primo ad essere
intollerante nei riguardi di
qualsiasi forma di intolleranza, specialmente riguardo quelli che si
ergono a castigatori dei costumi altrui
salvo poi dimostrare che sono una banda di ipocriti, di quelli che
predicano bene e razzolano male;
fatto sta che anche per quest'anno si è assistito alla solita,
classica serrata
ferragostana alla
faccia della tanto lamentata crisi economica e dei continui
piagnistei degli italici bottegai.
Caso
strano, hanno tutti
indistintamente
(salvo poche, rarissime eccezioni) chiuso
i battenti per
ferie, per periodi che vanno dai 10
giorni alle
tre settimane,
tanto perché se morono tutti de fame e non c'hanno 'na lira pe' pagà
le tasse.
Le
tasse no, ma le ferie al mare o in montagna, o magari in barchetta,
quelle si.
La
serata dello scorso 14
agosto è
stata indicativa: alla faccia del tanto decantato piano
di turnazione del
Comune di Roma, erano praticamente tutti
chiusi,
compresi (primo caso in assoluto che io ricordi) i tanto contestati
fast-food;
una cosa che rasenta lo scandalo, vista la presenza in città di
legioni di turisti
e di residenti
che le ferie se le sono dovute scordate per motivi economici o di
opportunità - emblematico a questo scopo l'ennesimo disastro
annunciato
della compagnia aerea catanese Wind Jet che
ha lasciato letteralmente a terra migliaia di passeggeri molti dei
quali, a causa dello sciacallaggio
operato
dagli altri vettori (Alimerd...
pardon... Alitalia in
testa) hanno dovuto rinunciare
alle
ferie visti i limiti di tempo e di budget – ai quali dovrebbero
essere comunque assicurati perlomeno i servizi essenziali.
E
quale servizio è più
essenziale che
dare da mangiare
ai pellegrini stanchi ed affamati?
Fatto
sta che ho dovuto
girare come uno stronzo la
bellezza di due ore
attraverso
quattro quartieri,
prima di poter finalmente trovare uno straccio di locale in cui
posare le stanche membra.
Fortunatamente,
nella sfiga m'ha detto bene, perché il posto si è dimostrato un
signor locale con
una cucina degna di questo nome, porzioni abbondanti e prezzi se non
proprio modici, abbordabili.
Ma
quello che mi ha colpito di più, sono stati gli avventori, specie le
femmine: posso capire che fa un caldo da jungla
sudamericana,
posso capire che ti va di metterti in mostra – magari dopo una
stagione di sacrifici alimentari per poter riacquistare la tanto
agognata forma
bikini
– però, sant'iddio, a tutto
c'è
un limite
e questo limite è imposto dalle norme (non scritte) della decenza
e
da quelle (scritte e previste) del Testo
Unico di Polizia Urbana
che prevedono di avere un
abbigliamento nei limiti della decenza,
se non proprio del buon gusto.
Invece
tutte le
femmine presenti erano conciate come se si trovassero
in spiaggia:
shorts e toppini ridottissimi ovvero miniabiti con scollature
vertiginose e trasparenze che nulla
lasciavano
all'immaginazione, roba da attenuanti
specifiche in
una causa per reati sessuali in tribunale!
Perfino
nelle località balneari di buona parte della penisola i sindaci
hanno dato un deciso giro
di vite al
nude look
imperante
e noi dobbiamo sorbirci certi atteggiamenti addirittura in città!?
Voglio
dire, lungi da me lamentarmi quando c'è tanta grazia di dio in bella
mostra, però, non sulla pubblica
via e
soprattutto non in
un locale pubblico!
C'è
luogo, modo e maniera per fare tutte
le
cose e quelli non erano decisamente né il momento né il luogo.
Oltretutto,
per poter andare
in giro in
un certo modo occorre avere
anche il fisico per
poterselo permettere e – mi dispiace fortemente dirlo – non
tutte le...
dame presenti erano in condizioni tali da poter impunemente mettere
la mercanzia in mostra.
Sento
già le voci che gridano alla limitazione della libertà... carissimi
(e carissime), vorrei ricordarvi che la vostra supposta
libertà
non vuol dire essere autorizzati a fare quel
cazzo che più vi pare fregandovene
di tutto e tutti, in quanto la libertà personale
finisce nel
momento stesso in cui va ad invadere
e/o
ledere la
libertà altrui.
Perché
se è vero – com'è vero – che uno a casa sua ovvero sulla
spiaggia (e solamente ove
espressamente consentito)
può anche girare in costume adamitico, lo stesso non
vale in
presenza di altri che potrebbero non condividere le nostre velleità
naturiste, ergo sulla pubblica via o nei locali pubblici.
Perché
nessuno
può o deve essere costretto ad assistere a certi sfoggi di
strafottenza specie quando sta mangiando.
Io
stesso – quando la necessità lo esige e mi trovo entro le mura
domestiche – giro spesso e volentieri con il batacchio al vento ma
mai e
poi mai mi
vedrete girare per le vie delle città (o al mare, lago o montagna
per quel che conta) in una tenuta che non comprenda come minimo
pantaloni (rigorosamente lunghi, che odio
visceralmente
shorts e bermuda), t-shirt e scarpe chiuse.
Perché andare in giro a mostrare il petto villoso potrà anche fare
figo per qualcuno, ma molto più probabilmente potrebbe dare fastidio
a chi non condivide, diciamo così, i nostri stessi canoni estetici.

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