Dicono che certe cose non dovrebbero
essere affidate al web, che qualcuno potrebbe leggerle e ricollegare
i fatti e poi chissà che succede...
MAGARI FOSSE, mi piacerebbe che chi
dico io leggesse queste parole e si facesse – se ha ancora un
briciolo di cervello – un bell'esame di coscienza ed
un bel dietrofront rispetto ad un atteggiamento che comincia
seriamente a configurarsi come mobbing verso
il sottoscritto, cosa vieppiù ingiustificata a fronte del bucio
de culo che sto facendo da che
ho (ri)preso servizio presso la PP.AA. Romana.
Voglio
dire, qui l'unica parte lesa, fino ad indimostrabile
prova contraria sono
solo io!
Abbiamo
cominciato subito male, il primo giorno di lavoro, quando – dopo
essermi stato formalmente promesso un
contratto di un
anno questo
è stato progressivamente
ridotto a
undici mesi,
divenuti poi – al momento della firma – otto
con
un probabile
rinnovo
fino a fine anno,
tutto questo a fronte di vere e proprie porcate – diciamo pure
illeciti amministrativi – che hanno visto gente in scadenza di
contratto che, nonostante avesse già
avuto il
fatidico rinnovo
nell'ambito
del triennio, ne ha avuto un
altro
nientemeno che di un
anno in
barba a tutte le normative vigenti.
Che
poi voglio dire: che ci fa uno con un
trimestre di
prolungamento, a parte superare la soglia
di esenzione fiscale e
quindi pagarci
sopra le tasse l'anno
prossimo?
A
casa mia questa si chiama presa
per il culo,
ma come se questo non fosse già abbastanza, si vocifera di ulteriori
tagli al personale anche in quegli enti nei quali invece si è già
sotto organico
costringendo il poco personale a disposizione (uno a caso?) a fare
turni massacranti
mentre
in altri reparti ci sono dozzine
di persone che
si grattano bellamente i coglioni dalla mattina alla sera perché non
hanno un cazzo da fare.
Ma
si sa che anche nell'amministrazione dello Stato (e del parastato) ci
sono figli, figliastri e figli
di puttana
tra i quali a questo punto mi annovero.
In
questo bel panorama, si inserisce, da qualche mese a questa parte,
una vera e propria campagna
di diffamazione nei
miei confronti da parte di chi, invece, dovrebbe baciare
la terra dove cammino
per quello che faccio, ho fatto e probabilmente farò fino a quando
non mi manderanno via.
Come
si fa a stare sereni quando un giorno si e l'altro pure arriva il tuo
capo, guarda un po' una donna, tanto perché stanno sempre tutti a
piagne sulla disoccupazione femminile e sul fatto che le donne –
poverine – sono discriminate e non fanno carriera; peccato che –
in qualunque posto dove abbia mai lavorato, sia nel privato che nel
pubblico – fossero sempre e solo loro a fare la parte del leone.
Uomini
pochi, sfruttati e maltrattati, donne in stragrande maggioranza e
tutte ad occupare posizioni di comando anche – anzi, soprattutto –
quando dimostravano di non
capire un cazzo,
ma prontissime a comandare a bacchetta e a fare disastri
inenarrabili, tanto, alla fine, indovinato un po' chi
era
l'ortolano nel deretano del quale finiva immancabilmente il
proverbiale cetriolo?
Mi
dispiace dirlo ma a questo punto sono costretto a dire che anche
questo caso non fa eccezione: il mio capo sarà pure dottoressa, avrà
anche un'esperienza decennale come capo reparto ma questo
evidentemente era prima
che
assumesse il comando dell'attuale.
E
non sono io a dirlo ma tutti i vecchi, cioè quelli che in questo
lavoro ci sono nati e cresciuti fino ad arrivarci quasi alla
pensione.
La
signora arriva, spara due cazzate, spariglia equilibri e ritmi
lavorativi per... perché cosa? Per dimostrare che è lei che
comanda?
Lo
dimostrasse in qualche altra maniera, meno perniciosa magari, oppure
– meglio ancora – se ne stesse serena e tranquilla a fare quello
che le riesce meglio (andare al bar con le amichette e intavolare
summit inutili e dannosi nel suo ufficio a disquisire del sesso degli
angeli per ore di
fila).
Invece
sono settimane che non perde occasione per scendere da basso, dove si
trova chi sgobba sul serio e non ha nessuna possibilità d'imboscarsi
come fanno invece ai piani alti, gettare un'occhiata in giro, sparare
due cazzate ribadendo cose platealmente evidenti e dare il suo
illuminato parere tanto per gettare ulteriore scompiglio in una
situazione che è già sull'orlo del disastro.
Alla
fine non resta che fare una cosa ed una sola: lasciarla parlare,
piegarsi rispettosamente a pi
greco mezzi dopodiché,
non appena volta le spalle e torna nel suo regno incantato si procede
esattamente come
prima fottendosene
di tutto e tutti.
Perché
se dovessimo darle davvero ascolto – cosa che abbiamo
(ingenuamente) fatto in più occasioni nei mesi scorsi con i
brillanti
risultati che
vi lascio immaginare – tutto il servizio andrebbe bellamente a
puttane!
Purtroppo,
come se questo già non bastasse, qualcuno
(uno
a caso, come sempre) si deve pure sorbire battutine e domande oziose
e tendenziose del tipo: che
stai facendo? Dove stai andando? Chi ti ha detto di
fare/dire/promettere/baciare/lettera e testamento?
Vado
a fare quello che non fate né tu né gli altri fancazzisti
di lungo corso che ti ronzano
intorno, vado dove tu e gli altri “pezzi grossi” NON
OSATE andare, cioè in pasto ad
un pubblico sempre più ignorante, becero e belligerante e in quanto
a chi mi ha detto di farlo, me l'ha detto una cosa che si chiama
senso del dovere concetto
assolutamente sconosciuto nella
stragrande maggioranza dei dipendenti di questa parrocchia, il tutto
– a conti fatti – ad assoluto discapito del mio stesso
interesse visto che non
mi paga nessuno gli
straordinari (anzi, mi cagano anche il cazzo perché faccio più
ore del dovuto), che non
ho diritto a gratifiche e premi
e che il mio contratto prevede espressamente il lavoro da
terminalista non da
manovale a tirar su scatoloni pesanti come pietre, mansione che
invece svolgo solo saltuariamente praticamente da settimane, visto
che se non ci fosse un certo stronzo (uno a caso, sempre...) a
sgobbare davanti a quella cazzo di bollatrice, a quest'ora avremmo
già avuto una bella visita dei carabinieri per interruzione
di pubblico servizio e
una valanga di ricorsi e carte bollate da parte dei legali
rappresentanti delle aziende di mezza Roma.
Vado
a lavorare come un
deportato di Mathausen, chiuso in un deposito stracolmo
di morchia, a premere un
fottuto pedale tutto il
santo giorno, salvo correre da uno sportello all'altro a dare
manforte quando la marea avanza ovvero a sostituire
i colleghi che – loro
si, invece – hanno tutti i sacrosanti diritti di andarsene a
spasso, a fumare, a far colazione, a fare, insomma, quel cazzo che
più gli pare.
E
io, a parte tornare a casa sfatto e dolorante (provateci voi a stare
5 ore su 7 in piedi ad azionare una macchina, poi mi dite) e
rovinarmi la salute, a cosa ho diritto io?
A
crepare per un posto di lavoro che è pure a tempo
determinato?
L'unica
consolazione ce l'ho dalla stima e dal supporto dei colleghi che
contano, quelli cioè che sono universalmente riconosciuti come i
grandi vecchi del
servizio, che invece sembrano essere gli unici a considerarmi come
uno di loro
anche a dispetto delle belle uscite del boss.
Se
oggi, infatti, non ho dovuto subire, per l'ennesima volta, le
contumelie del capo è stato grazie a loro, che – me assente,
ovviamente, non sia mai! - dopo l'ennesimo, sgradevole episodio
accaduto l'altro giorno davanti a tutti i colleghi
e soprattutto davanti al pubblico
– le hanno detto chiaro e tondo di smetterla di
rompere i coglioni al
sottoscritto, che ha ormai cagato fuori del vasetto e tirato troppo
la corda ricordandole che se disgraziatamente il sottoscritto dovesse
veramente dare di matto o più semplicemente decidere di tirare i
remi in barca e 'sticazzi del servizio, allora si che qualcuno
potrebbe avere qualcosa da ridire sul
modo in cui viene diretto il reparto,
visto che lo stronzo qui presente sta di fatto tenendo
in piedi due servizi in
contemporanea saltando
da un cazzo all'altro tutti i santi giorni che ha fatto Dio e –
nonostante tutto – riuscendo ad erogare comunque le prestazioni
richieste.
A
questo punto deve averla capita anche lei, perché sono due giorni
che non si fa vedere... speriamo solo che la tregua duri.

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