Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

venerdì 15 febbraio 2013

Cosa succede quando si concentra in un solo personaggio la Lega dei Gentiluomini Straordinari...

Sinceramente c'ho pensato un bel po' prima di decidermi a scrivere qualcosa su questo libro, perché per parecchio tempo, dopo averlo finito, mi sono chiesto non tanto se mi fosse piaciuto o meno ma soprattutto che senso avesse o dove volesse andare a parare l'autore con questo romanzo.

Posso capire che si tratti di un thriller/noir sulla falsariga dei romanzi alla Segretissimo, ma alla fine ho stabilito che si tratta essenzialmente di un lavoro che si basa quasi esclusivamente su tre fattori: un protagonista assolutamente fuori le righe, sensazionalismo e pugni nello stomaco, con una buona dose di scene di sesso e violenza (dove la componente violenza, brutale e gratuita prevale decisamente), che procede per esaurimento protagonisti, fino a lasciare solo lui, l'eroe solitario senza macchia e senza paura, che si allontana nel tramonto.

O almeno questa è stata l'impressione che mi ha lasciato questo La Legione delle Bambole, ennesimo thriller made in France dato alle stampe dal "pluripremiato" (da chi? Boh!?) Philip Le Roy tradotto anche nella lingua di Dante.

Cominciamo col dire che già da principio non condivido la scelta dell'editore italiano di cambiare il titolo – come troppo spesso accade nel Belpaese, del resto – del romanzo: il titolo originale - La dernière arme (letteralmente: L'arma finale) – rende molto meglio l'idea, una volta che si comincia ad addentrarsi nella trama, rispetto a La legione delle Bambole, che da invece la sensazione di voler puntare tutto sugli aspetti più pruriginosi della vicenda.

Perché a mio modesto parere, il primo e maggiore problema di questo thriller è che, specie nella seconda parte, vira decisamente al raccapricciante, cozzando però violentemente con la sospensione dell'incredulità.

Già il protagonista non si riesce a capire che razza di bestia sia: una specie di incrocio tra Sherlock Holmes e Bruce Lee ma che, tanto perché è l'eroe del bene che lotta per la salvezza degli innocenti, si comporta più come Rambo e Attila messi insieme, in quanto, picchia, tortura e ammazza, gratuitamente chiunque gli intralci il cammino, senza ritegno e senza mostrare la benché minima ombra di pietà e misericordia, spianando la... strada della giustizia come un rullo compressore strafatto di steroidi.

Non parliamo poi delle sue... capacita atletiche che sbordano nel sovrumano; a questo il superuomo di Nietzsche gli fa una pippa!

Posso capire che l'autore abbia in grande considerazione la pratica delle arti marziali, ma qui scadiamo nel ridicolo: nemmeno nei film di Jackie Chan si assiste a prodezze come quelle nelle quali si esibisce il protagonista, per non parlare del fatto che maneggia qualsiasi arma come un gunslinger dei film di John Woo.

Tanto poi perché non ci facciamo mancare niente, il nostro eroe è peggio di James Bond e del Capitano Kirk messi insieme, un vero trombeur de femmes, visto che sta a fare un'arte ad ogni piè sospinto: ovunque si gira, trova frotte di Bond Girls estremamente disponibili che gli si concedono senza starci a pensare su troppo; peccato che poi facciano (quasi) tutte una fine invereconda, finendo per lo più morte ammazzate – alcune con modalità da slasher movie di quart'ordine – e sempre a causa delle prodezze del nostro eroe.

Ma quello che mi ha dato più fastidio di tutto è stato l'approccio sensazionalistico con il quale l'autore affronta il tema (lo ammetto, a me particolarmente caro) della tratta delle schiave dell'est destinate al mercato clandestino e illegale del sesso, a mio modesto avviso nient'altro che un mero pretesto per giustificare scene di una brutalità gratuita al limite del raccapricciante, con l'unico scopo apparente di far rivoltare lo stomaco ai lettori più sensibili o meno avvezzi al genere sex and violence più hardcore.
In quanto a questo, ammetto però che raggiunge perfettamente lo scopo e lo dico io che sono – per certi aspetti – un cultore del genere...

Pur ammettendo che ha fatto i suoi compitini per benino, Le Roy ha tratto dall'argomento della prostituzione forzata solo gli aspetti più morbosi della questione, frutto più a mio avviso delle tante, troppe leggende metropolitane e del giornalismo scandalistico più becero che su queste cose ci campa, che non affidandosi ad una seria indagine, dimostrando superficialità e ignoranza pratica in materia... eppure, se voleva scrivere qualcosa di appena appena più realistico, gli bastava semplicemente mettersi a fare due chiacchiere con una qualunque delle tante ragazze di strada presenti anche sulle vie e per le strade del paese transalpino, per farsi un'idea.

In particolare ho trovato assai inverosimile, per non dire incredibile, l'escamotage per cui tutti i traffici e le attività criminali del mondo – ivi compreso lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù di donne e ragazzine – sono legati all'esistenza di una specie di Spectre James Bond style (e di cui il nostro supereroe, tra l'altro, liquida la dirigenza in solitaria, senza colpo ferire e soprattutto senza battere ciglio) così come trovo inverosimile la triste sorte cui sono destinate le bambole della legione, che finiscono tutte concentrate in una specie di enclave del sesso nei Balcani, dominata dal cattivissimo signorotto della guerra di turno, con tanto di esercito personale armato fino ai denti al seguito.

Tutto molto pratico per l'eroe, in vista del finale col botto ma abbastanza irreale, visto che lo scopo dei cattivi in finale è quello di far sparire dalla circolazione le pericolosissime armi finali da cui il titolo, sulla falsariga di quanto ha fatto l'amministrazione Bush con i (sospetti) attivisti di Al Qaeda, prelevati ai quattro angoli del globo e lasciati poi alle amichevoli attenzioni di stati amici, complici e satelliti degli States.

Ma quello che mi ha fatto veramente uscire fuori dai gangheri è proprio la conclusione del romanzo.

Voglio dire: mi trascini letteralmente ai quattro angoli dell'orbe terracqueo, con una girandola di salti mortali, agguati, tradimenti e depistaggi (cosa che, dopo la terza o quarta volta, diventa abbastanza noiosa, oltreché ripetitiva) per qualcosa come 400 pagine e poi tutto quello che sai fare è condensare in una cinquantina scarsa di paginette d'azione caotica, frenetica e al limite del credibile, l'intera vicenda per poi concludere tutto con il più spaventoso massacro dai tempi della caduta di Costantinopoli!?

In pratica cominciamo con una indagine di polizia su un caso di persona scomparsa, da cui si passa, non si sa come né perché, all'intrigo internazionale per poi virare al hard-boiled cum hardcore più spinto per finire in un'operazione di salvataggio in perfetto stile Missing in Action che però, a differenza di un qualsiasi action-movie che si rispetti, si conclude con un bagno di sangue peggiore di quello conseguito al blitz delle Forze di (in)Sicurezza Algerine all'indomani dell'occupazione del sito petrolifero da parte delle forze jihadiste magrebbine di qualche settimana fa...

Non voglio dire, non mi aspetto certo una storiella a lieto fine, visti i presupposti ma nemmeno la versione brutta, triste e stupida di Delta Force (intendo il film, ovviamente).

Decisamente troppa insalata per un po' di zuppa e tutta insieme, troppe pagine, troppo inverosimile, troppo tutto...

giovedì 14 febbraio 2013

Vogliamo vedere chi si stufa prima?...


Come molti di voi già sapranno o avranno intuito, per il sottoscritto questo periodo non è proprio uno dei migliori, anzi.

Il problema sta anche nel fatto che non riesco ad ottenere un minimo di soddisfazione nemmeno dai miei hobby e dai miei interessi di sempre.

Mi spiego meglio: come immagino avrete capito da un pezzo, sono uno di quegli italiani (per la verità, pochi) considerati lettori abituali dagli esperti di statistica, in quanto sono solito acquistare più di dodici libri in un anno solare.

Se questa affermazione era una decisa sottovalutazione in passato, possiamo dire che – per quanto riguarda il presente – ci stiamo avvicinando molto al campione statistico.
Questo perché, negli ultimi mesi, non ho fatto altro che acquistare libri e contestualmente rispedirli al mittente dopo pochi giorni, spesso dopo solo poche ore, dalla ricezione del... incauto acquisto.

Uno dei maggiori vantaggi di acquistare online specie presso le maggiori piattaforme di e-commerce del Belpaese (e non solo, anche se devo dire di avere drasticamente ridotto gli acquisti operati all'estero) sta proprio nel fatto che si usufruisce della garanzia soddisfatti o rimborsati e coi tempi che corrono, vi posso assicurare che una cosa del genere non è più solo un'utile opzione ma una vera e propria necessità, visti soprattutto i prezzi che abbiamo raggiunto, in particolar modo per quanto riguarda l'editoria multimediale e la carta stampata.

Se poi discutiamo dei miei...amati beni, specie quelli riguardanti le mie famigerate 3G, anche i sassi sanno che – essendo considerate produzioni di nicchia ovvero specializzate e/o di divulgazione – costano regolarmente un botto.
Se poi, disgraziatamente, gli oggetti in questione risultano essere particolarmente appetiti e/o poco diffusi, apriti cielo! Bisogna accendere un mutuo per procurarsene uno, sempre se si vuole arrivare a tanto...

Tanto per dirvene una, ho alcuni libri, talmente specialistici e a bassa tiratura, acquistati anni fa per il classico pezzo di pane – si fa per dire, vista la provenienza (gli USA) e le spese (spropositate) di spedizione – e che oggi vengono proposti a prezzi che superano abbondantemente i 100 euro!

Il fatto è che mentre una volta, quando la mia fonte di approvvigionamento era relegata quasi esclusivamente agli States o al Regno (dis)Unito era assolutamente antieconomico usufruire del cosiddetto diritto di recesso tant'è che spesso e volentieri i venditori stessi mi rimborsavano lo stesso pregandomi però di non rimandargli indietro l'oggetto; adesso che la stragrande maggioranza dei miei acquisti li faccio in loco, ho preso la buona abitudine di rispedire al mittente (a sue spese ovviamente) tutto quel materiale che reputo non dico inguardabile, ma anche solo inadeguato, anche perché, nelle mie attuali condizioni, non ho né la voglia né i mezzi, né tanto meno l'intenzione o lo spazio per essere disposto a farmi prendere per il culo e tenermi questa immondizia sulla groppa.

Se posso, sul principio che quello che è spazzatura per qualcuno è un tesoro per qualcun altro, rivendo o riciclo quello che non mi sta bene o che semplicemente non risponde più alle mie esigenze.

In tutti gli altri casi, molto più semplicemente, impacchetto il tutto per benino, compilo la modulistica apposita e chiamo il corriere perché si venga a riprendere l'incomodo e me lo tolga dalle palle il prima possibile.

Tra l'altro, questa è una delle ragioni per le quali ho assai diradato negli ultimi mesi i miei... incauti acquisti su eBay.
Dal momento che su quella piattaforma mancano strumenti certi per far si che il venditore ottemperi ai suoi doveri e si riprenda indietro il prodotto difettoso/non voluto ovvero non rispondente ai requisiti, è sempre buona cosa, per evitare stupidi, lunghissimi e spesso inutili contenziosi, essere assolutamente sicuri di quel che si acquista prima di schiacciare il fatidico pulsante acquista.

Tornando a noi, da 3 mesi a questa parte, non passa settimana che non riceva la visita (sollecitata) di un corriere, proprio perché non passa settimana senza che non abbia qualcosa da riconsegnare.
Ammetto che questa storia mi sta costando un patrimonio in carta e toner ma preferisco comunque spendere qualche centesimo in più per questo piuttosto che dovermi tenere sulla groppa tanta inutile morchia, pagata magari decine di euro.

Tutto questo, poi, a causa dell'ignavia di tutte quelle persone che non fanno il loro dovere e/o lavorano a cazzo di cane.
Parlo del personale incaricato di preparare e postare le schede dei prodotti sui vari siti di e-commerce.

Dire che le presentazioni dei prodotti sono fatte col culo, anziché con la testa, sarebbe un eufemismo; di fatto, spesso e volentieri non sono solo scarne di informazioni, molte volte risultano errate e/o fuorvianti.
È vero che è tipico dei commercianti cercare di tirare l'acqua al proprio mulino ma, porco mondaccio infame, questi siti non sono (a parte InMondadori...) emanazioni dirette delle varie aziende produttrici ma delle specie di... supermercati online che vendono i prodotti di tutti.

Quindi perché cazzo non si decidono a fare un lavoro fatto bene, visto che non è che abbiano poi tutte 'ste cose da fare (le procedure sono automatizzate); ma non si annoiano, dico io, a non fare una cippa tutto il santo giorno?!

Boutade a parte, mi piacerebbe molto che anche qui da noi venisse adottata, come accade già nella versione a stelle e strisce di Amazon, la buona abitudine – almeno per quanto riguarda i prodotti librari – di proporre una preview del prodotto.

È vero che anche queste presentazioni virtuali non sono ancora perfette ma almeno uno ha modo di farsi un'idea, ancorché generale, di quello che sta per acquistare.

Qui da noi, invece, niente... hai solo due scelte: leggere – sempre se ci sono – i commenti e le recensioni degli utenti, sperando di non incappare in una delle tante perle del tipo: prodotto molto bello, è arrivato intatto e l'ho regalato a mio marito che ad un potenziale acquirente non dicono un cazzo (e che tra l'altro andrebbero postate alla voce: feedback, sottospecie di deficienti, visto che sono commenti riferiti al servizio e non al prodotto) oppure farsi una bella sgroppata sul web alla ricerca di qualche informazione un po' più attendibile e – si spera – non troppo partigiana.
E anche così facendo, come ho già testimoniato in alcuni dei miei ultimi (e più critici) post, il rischio di beccare delle sonore inculate è costantemente in agguato.

Se poi, come mi è purtroppo capitato, specie in quest'ultimo anno, vieni scientemente tratto in inganno da recensioni e commenti postati in assoluta malafede, c'è poco da fare; non sei certo tu il responsabile della cazzata che hai fatto, quindi chissenefotte!?
Vi riprendete la vostra morchia e mi ridate indietro i miei sudati quattrini.

Che dite, a furia di vedersi tornare indietro tutta questa roba, ci sarà qualcuno che si prenda la briga di chiedersi il perché e pensi di prendere provvedimenti?
Per quanto mi riguarda, io ho intenzione di continuare nella mia politica di restituzione a oltranza... vogliamo vedere chi è che si stanca prima?

mercoledì 13 febbraio 2013

Li hanno usati fino al XIX secolo...


...eppure erano obsoleti, inefficaci, quasi inutili... e allora perché cazzo li hanno usati per 300 anni!?

C'è qualcuno in grado di spiegare questa apparente dicotomia tra quanto affermano da decenni tanti cosiddetti esperti e quanto ci dice invece la storia?

Mi sto ricollegando, ovviamente, al discorso che ho cominciato con l'ultimo post, contro la 'Gnoranza (con la Gn maiuscola!) imperante nel Belpaese, che si basa su stereotipi mai comprovati e leggende metropolitane, per quanto concerne le questioni tecnico-militari, prendendo come esempio lampante proprio il Giappone cioè il Paese protagonista della più rapida e massiccia rivoluzione tecnologica e sociale mai intrapresa da una nazione moderna, che trasformò dal giorno alla notte un paese medioevale in una potenza ultramoderna, alla faccia delle potenze europee e degli Stati Uniti.

Eppure, per oltre tre secoli i giapponesi hanno combattuto le loro interminabili guerre intestine con i Tanegashima ovvero la versione made in Japan degli archibugi a miccia.

Questi... schioppi ad avancarica a polvere nera arrivarono quasi clandestinamente nel Paese del Sol Levante, acquistati dal signore di Tanegashima da un branco di avventurieri portoghesi che avevano quasi fatto naufragio nei pressi dell'omonima isola nipponica.

Correva l'anno 1453 e fino a quel momento nell'intero territorio del Tenno nessuno aveva mai visto prima un'arma da fuoco, considerato soprattutto che si trattava di inutili ed inefficaci archibugi a miccia, poco più complessi degli schioppi maneschi usati alla fine del XIII secolo e per di più – ci dicono le cronache – manco fabbricati nella civilissima e tecnologicamente avanzata Europa, bensì procurati sottobanco dall'arsenale di Goa, città che era recentemente caduta nelle mani dei colonizzatori portoghesi...

Eppure, guarda un po' il caso, i giapponesi, che evidentemente erano un branco di scemi – sempre secondo l'illuminato parere (si, con la 230V!) degli esperti – ci hanno visto quel certo non so che, dal momento che li hanno copiati a ruota e ne avevano prodotti quasi trecentomila in meno di dieci anni.

Diffusisi rapidamente in tutto l'arcipelago giapponese verranno usati estensivamente durante il periodo Sengoku (la serie infinita di guerre fratricide per la supremazia, combattute tra i vari Daymio e durata la bellezza di centotrentasei anni) fino all'epica battaglia di Sekigahara (1600).

In quella occasione, come possiamo vedere dal pannello che qui ho riportato, le schiere degli Ashigaru di Tokugawa Ieyasu, armate di Tanegashima, sbaragliarono le truppe della coalizione guidata da Ishida Mitsunari, adottando le tattiche ideate dal condottiero Oda Nobunaga, che per primo, tra i grandi signori feudali del Giappone, aveva intuito le immani potenzialità delle armi da fuoco.

La tattica ideata da Oda Nobunaga: fucilieri in fila al riparo di
apposite protezioni mobili che scaricano a ripetizione i loro
"inutili" archibugi contro la cavalleria e la fanteria nemica...
Indovinate un po' CHI è che ha VINTO?
Mica male, per una spingarda imprecisa, di scarsa potenza, gittata ed efficacia, eh!?

Questo tanto per snebbiare un po' di cervelli dalla merda che li soffoca.
Il bello è che non solo i Tanegashima hanno dominato i campi di battaglia che li hanno visti impiegare in modo massiccio – alla faccia dell'altra leggenda metropolitana che vuole gli eserciti nipponici composti esclusivamente da Samurai a cavallo, in armatura e armati di Katana, impegnati in feroci corpo a corpo in perfetto stile chanbara – ma ancora oggi i discendenti di quei samurai-diventati-fucilieri e degli ashigaru (i fantaccini di ignobile estrazione cui Nobunaga ed i suoi epigoni delegarono l'uso degli schioppi) si prodigano durante le varie feste commemorative con le loro spingarde, sempre assolutamente a miccia, così come vuole la tradizione.
Cosa voglio dire con questo discorso, a parte sfoggiare qualche cognizione di storia dell'estremo oriente?

Semplice, voglio dire che il fatto che le antiche armi da fuoco siano ancora avvolte da un alone di mistificazione e così denigrate, specie in questo paese, è un mito che va sfatato.

Me ne sono reso conto alcuni anni fa quando la Hobby & Works propose sul mercato una delle sue monumentali opere enciclopediche (nel senso che sono interminabili e che molto spesso infatti non vengono terminate) a fascicoli intitolata (se non ricordo male) Gun – Storia delle Armi da Fuoco che nei primi quattro numeri aveva in allegato una VHS con il documentario in quattro parti sulla nascita, la storia e lo sviluppo delle suddette, dai primi schioppi maneschi del XIII secolo fino agli ultimi sviluppi dell'inizio del XXI.

Inutile dire che è stata una visione vieppiù illuminante, tipo folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco ma senza sentire voci e vedere la Madonna... in compenso si sentivano i botti (e che botti!) di tanti pezzi da museo ancora in condizioni di perfetta efficienza che venivano impiegati a mo' di dimostrazione pratica dagli eminenti presentatori del programma (tra i quali spiccavano personalità del calibro del de cuius Ian V. Hogg e di Bill Ruger fondatore dell'omonima grande azienda armiera statunitense e appassionato di armi antiche – vabbè, si fa per dire: gli piacciono le armi del Vecchio West) dimostrando coi fatti quante panzane ci hanno sempre fatto digerire sull'argomento.

Per una verità che ci dicono, come al solito, ci rifilano due menzogne.
E per ora qui mi taccio...


Ohibò, codesta si che è una grave lacuna...


Avete presente la sventola che ha... illustrato il mio ultimo post, quello sulla pirateria multimediale?
No, calmi, il problema non è lei (o meglio, non lo sarebbe se potessi avere la splendida Angel Dark tra le mie avide braccine) ma l'oggetto che impugna in quel fotoset.

Si, avete inteso bene: il pistolotto a pietra focaia di cui la nostra bella mora fa sfoggio.

Orbene, posso dire di sapere tutto o quasi riguardo le moderne armi da fuoco di ogni calibro, provenienza e tecnologia, ivi compresi alcuni modelli che non sono mai entrati in produzione e che sono rimasti sugli scaffali dei progettisti come meri divertissement o dimostratori tecnologici (un po' come per il famigerato prototipo della Renault degli anni '40 conservato gelosamente nel museo dell'auto parigino, quello che – per la cronaca – faceva quaranta chilometri con un litro di broda), così come conosco la storia delle armi da fuoco, il loro modo d'uso, l'evoluzione della tecnologia ecc. eppure mi sono improvvisamente reso conto che per quanto riguarda il resto (modelli, calibri, dimensioni, pesi, velocità e potenza erogata e chi più ne ha più ne metta) sono praticamente a digiuno, nel senso che so com'è fatto e come funziona uno schioppo a miccia – tanto per fare un esempio, ce l'avete presente, no? Il classico cannone manesco del XIV secolo – eppure, a parte il famigerato schioppo di Tannenberg non so praticamente una mazza di come siano fatti questi ordigni nel dettaglio.
Eppure, mi sono detto, questa roba è andata in giro per secoli, possibile mai che nessuno si sia mai preso la briga di catalogarli e/o misurarne le prestazioni?
Perché di una cosa sono certo e cioè che sull'argomento armi da fuoco antiche si dicono un sacco di corbellerie e la mentalità prevalente è conformata a tutta una serie di leggende metropolitane assolutamente prive di fondamento e costrutto, riguardo questi antenati dei moderni fucili, carabine, pistole e mitragliatrici.

O c'è davvero ancora qualcuno che crede che gli archibugi, gli schioppi e i moschetti – tanto per restare nel campo delle armi leggere portatili senza addentrarci nel terreno impervio e pericoloso delle artiglierie a polvere nera – fossero inefficaci al confine dell'inutilità ovvero buoni solo per spaventare cavalli, marmocchi e donne incinte, come ci hanno sempre voluto far credere tanti esperti e studiosi delle mie pantofole?

L'argomento è tutt'altro che peregrino, in quanto la logica ci dice che – se queste antiche armi da fuoco, per primitive che fossero – non avessero avuto una loro valenza ed utilità sul campo di battaglia (e anche fuori, come ad esempio per la caccia) col cazzo che gli antichi eserciti avrebbero non dico sviluppato nuovi modelli ma mai usato questi ordigni che – di fatto – erano costosi da costruire e abbastanza pericolosi da usare, se non si avevano le idee chiare sul come e quando utilizzarli, per non parlare del fatto che richiedevano una manutenzione attenta e laboriosa per garantirne al meglio il funzionamento.

Le prime, inutili, inefficaci armi da fuoco della storia...
eppure a me risulta che ne hanno seppellita parecchia di gente
Se fossero state invece – come affermano in troppi – inutili o poco efficaci, dal momento che le artiglierie – sia quelle pesanti che quelle manesche o portatili – erano a carico del condottiero e non certo del re o dello Stato (parliamo ovviamente del periodo in cui si sono sviluppate e diffuse, tra il 1300 ed il 1600, prima dell'adozione delle forze armate nazionali nelle varie potenze dell'epoca) ovvero del soldato che le utilizzava, sarebbero state abbandonate prima di subito, dal momento che c'erano armi e sistemi migliori e soprattutto testati e provati – qualcuno ha detto archi e frecce oppure balestre e bolzoni per caso? - nel tempo e sul campo per far fuori un nemico (o un cinghiale, se è per questo) a distanza... tra l'altro ad una notevole distanza, visto che è stato appurato che la gittata di un buon arco lungo inglese (il classico longbow di Robin Hood, per capirci) arrivata tranquillamente fino (e qualche volta oltre) ai 200 metri, mentre una quadrella scagliata da una balestra era in grado di sfondare il pettorale di un'armatura a più di 100.
Eppure, caso strano, non solo le armi da fuoco hanno preso piede già all'epoca, quando la cavalleria nobile spadroneggiava sui campi di bataglia ma hanno continuato ad evolversi e migliorare fino a dominare di fatto il campo di battaglia, relegando i gloriosi, potenti cavalieri corazzati agli annali della storia.

Questo perché, a differenza di arco e frecce, che richiedevano anni di certosino addestramento da parte dell'arciere per diventare tale, archibugi e spingarde non avevano bisogno di tempi di addestramento biblici: bastavano poche settimane per trasformare un contadino in un archibugiere.

Se è vero poi (com'è vero) che frecce e dardi potevano penetrare con relativa impunità le armature di cotta di maglia e/o forare anche le corazze a piastre a breve distanza, le pesanti palle sparate da schioppi e moschetti facevano altrettanto anche a lunga distanza e soprattutto infliggevano ferite massive, rese ancora più gravi proprio dal fatto che il nobile signore indossava una corazza, in quanto all'effetto, già di per sé deleterio, della palla, si univa quello della corazza, le cui schegge ovvero i bordi della parte colpita, penetravano nella carne viva della vittima... vi lascio immaginare che godimento ineffabile doveva essere ritrovarsi sul tavolo del cerusico chirurgo con un'oncia di piombo in corpo e la poderosa (e inutile) corazza ripiegata nelle carni!

A tal proposito ci hanno sempre raccontato un'altra minchiata sesquipedale perché, paradossalmente, se da un lato c'hanno sempre detto che le spingarde erano inutili ed inefficaci, dall'altro tutti hanno sempre concordato sul fatto che – con l'introduzione delle armi da fuoco – il numero dei caduti in combattimento è aumentato esponenzialmente.

Al che, delle due l'una: o questi (come penso io) pigliano fischi per fiaschi oppure le inutili e imprecise armi da fuoco, una volta che pigliavano qualcosa, facevano una strage!
Cacchio, meglio di un bombardamento aereo... e che cazzo sparavano? Granate anticarro?

No... semplici palle di piombo (o di ferro, se uno era ricco)... ma, allora!?...

Si, bhé, ovviamente c'è una spiegazione scientifica per tutto questo... meno male! E quale sarebbe?

Setticemia? Mavaffanculo! Provate a sciropparvi una di queste
magari in pieno petto, poi, se siete ancora vivi, ditemi se la vostra
maggiore preoccupazione è un'infezione o questi 30 grammi di
piombo nella vostra carcassa...
La gente moriva di setticemia...


Ma va?

Cazzo, che scoperta!
Peccato che nelle epoche antiche, prima che si comprendessero appieno le nozioni di igiene e profilassi e la loro importanza nella cura di ferite e malattie, la gente crepasse normalmente per le infezioni più disparate, specie sul campo di battaglia, anche perché non c'è una grande differenza tra una ferita lacero-contusa provocata da un colpo di spada o una penetrazione da freccia o pallottola: sono tutte ferite aperte e come tali sanguinano ed espongono l'organismo (per altro già indebolito di suo – e vorrei anche vedere...) al contatto con germi e batteri quindi, se non trattate per tempo e con le dovute accortezze rischiano tutte di andare in setticemia o provocare una cancrena, altro che balle!

Ohibò, lo spazio è tiranno, mi sa che ci torno una delle prossime volte su quest'argomento.


lunedì 11 febbraio 2013

Mamma, li pirati!... (si, de'noantri...)


Comincerò stabilendo un principio: io sono contro la pirateria in ogni sua forma.
Credo di averlo già ribadito in altre occasioni ma in questo momento voglio rinnovare questa mia affermazione, alla luce dei fatti che ora vi dirò.

Come probabilmente ben sapete, sono quello che può essere definito un collezionista compulsivo, nel senso che ho determinati hobby e passioni che seguo a volte, lo ammetto, con una determinazione che rasenta il maniacale.

Se scopro qualcosa che mi interessa, posso pensarci, ripensarci, resistere e ribattere a me stesso che non ne ho bisogno ma, prima o poi, finirò – salvo alcune eccezioni notevoli dovute (grazie a Dio!) a quel poco di buon senso che ancora ho (o a prezzi proibitivi) – per fare la cazzata e trovare il modo di avere l'oggetto del desiderio tra le mie mani.

Oggetti principe della mia attenzione sono in genere due: libri e film e – com'è noto ai più – sono due cose che è possibile oggi ottenere anche in forma elettronica grazie agli sviluppi della moderna tecnologia informatica.

Nel caso dei libri, non fosse altro che per motivi di spazio, mi sono convertito abbastanza presto agli e-book, quando è possibile perché, purtroppo, ancora oggi non sempre i titoli che mi interessano sono disponibili in forma elettronica, specie quando si parla di titoli vintage e/o di storia e saggistica; in tutti gli altri casi, quando posso, acquisto l'e-book nonostante abbia alcuni innegabili svantaggi, come per esempio il fatto di non essere cedibile a terzi, in quanto i tag incorporati nel file ne impediscono la riproduzione su lettori che non siano registrati e/o autorizzati dal legittimo proprietario e in conseguenza di questo, non puoi restituirlo o rivenderlo come faresti invece con i buoni, vecchi, libri cartacei.

Nel caso dei film, invece, la possibilità della conversione digitale dell'opera cinematografica in un file compresso audio/video ha da una parte aperto le porte allo scambio dei suddetti ma allo stesso tempo ha dato ulteriore linfa vitale ai furbetti e ai cialtroni di ogni latitudine, primi fra tutti proprio i nostri compatrioti che si sono fatti al riguardo una fama sinistra che ha attecchito anche all'estero nei riguardi degli italiani in generale, al pari di quella che hanno i famigerati pirati cinesi e/o russi.
Questo perché nel nome del io non lo pago adottano gli espedienti più beceri per usufruire di un bene senza acquistarlo, piratandolo appunto; solo che c'è pirata e pirata: c'è quello professionale, il Robin Hood e poi c'è il furbone all'Itajiana, quello del tipo vorrei ma non posso (perché sono troppo stupido e/o impedito).

Il primo è un professionista della rapina informatica, fa quello che fa a scopo di lucro ed è quello che – in genere – produce i risultati migliori, offrendo un prodotto che ha caratteristiche molto simili all'originale.
È anche quello che mi sta più sul cazzo in assoluto perché di fatto è un bandito ed uno sciacallo, che sfrutta il lavoro altrui – anche quando questo lavoro è fatto da gente che ci può anche stare sulle palle, come le multinazionali – per il proprio tornaconto; lui guadagna, gli altri si “godono” una copia e chi ha speso tempo, fatica e denaro per il prodotto originale se la prende nel secchio...
tra l'altro, sono anche i primi responsabili delle immani rotture di coglioni che siamo costretti a subire da parte delle major discografiche, cinematografiche e/o delle software houses più grandi e potenti, con l'introduzione ad libitum di ridondanti sistemi anti-copia e algoritmi di protezione che impediscono a chi ha acquistato legittimamente con i suoi sudati quattrini il bene originale di poterne fare una copia di riserva come permette e prevede altrimenti la legge.

I secondi credono di essere i novelli Robin Hood della rete, hanno dichiarato guerra al copyright e nel nome della libertà di diffusione si ingegnano per diffondere il più possibile musica, video e software perché tutti possano liberamente usarne; in effetti sono gli unici di cui ci si possa fidare perché fanno un in genere un ottimo lavoro con risultati quasi sempre all'altezza delle aspettative ma soprattutto fanno tutto questo gratis et amor dei... in molti casi si tratta di appassionati che vogliono semplicemente divulgare la loro passione e che possiedono il prodotto originale che in effetti estraggono, manipolano, convertono e ridistribuiscono.

L'ho fatto anch'io, quand'ero giovane e stupido, prima di scoprire che i miei lavori finivano poi per alimentare il mercato clandestino delle copie illegali e spacciati da terzi, spesso a pagamento ovvero ridistribuiti sul web facendoli passare per farina del loro sacco; dal momento che le conseguenze, anche legali avrebbero potuto essere piuttosto pesanti perché su quei file c'era il mio nome e non il loro, ho smesso e – a scanso d'equivoci e onde mettermi al sicuro dalle possibili rappresaglie dell'autorità – ho denunciato la cosa pubblicamente.

I terzi sono i paladini del cialtrone a tutti i costi, credono davvero di essere dei gran furbi o dei benefattori dell'umanità perché si ingegnano a fare si che il bene venga distribuito e fruito dal grande pubblico ancora prima che sia stato immesso ufficialmente sul mercato.

A mio modestissimo parere, non sono altro, loro e quelli che gli vanno dietro, che una massa di deficienti che ottengono solo di ammazzare il mercato, far salire a dismisura i prezzi dei beni originali (ricordate sempre che le multinazionali, come i governi, fanno sempre pagare ai cittadini/consumatori onesti, i loro mancati introiti) e dare al popolo italiano una fama che non si merita.

Di gente così, purtroppo, ne conosco tanta e annovero tra i pirati ad ogni costo anche alcuni amici. Il caso nasce proprio da uno di questi, anch'egli appassionato di cinema – specialmente quello di genere o di nicchia – che si fregia del fatto di non aver mai comprato un DVD originale in vita sua, a meno che non fosse sulla bancarella del mercato o dal rigattiere.
Parlando del più e del meno qualche giorno fa, proprio questo amico – che tra l'altro è il mio... notiziario ufficiale per quanto riguarda le novità che escono sul mercato – sapendo che ero sulle spine perché non sapevo se ordinare oppure no un paio di titoli in uscita in questi giorni (sapete com'è, oggi come oggi ho ben poco da scialare, ma di questo forse vi parlerò in un altro momento) se n'è uscito come i funghi dicendo che me li poteva procurare lui, praticamente perfetti, che aveva scaricato da uno dei tanti siti pirata che frequenta.

È stato un momento di debolezza ma anche per non acquistare a scatola chiusa qualcosa che poi magari si rivela una sòla micidiale (vedi alla voce: libri nei miei ultimi post) ho accettato e mi ha passato questi film.

Nella denominazione dei files era riportato che si trattava di rip da Blu-Ray Disc niente meno e uno di questi era addirittura in full HD.
Ad essere sinceri, mi è sorto il vaghissimo dubbio al riguardo, visto che non sono ancora in commercio, quindi, mi sono chiesto, com'è possibile che qualcuno ne abbia già potuto fare una copia?

Domanda legittima ed infatti, come volevasi dimostrare, si trattava di film effettivamente rippati da BD... solo che il BD in questione doveva essere la solita copia pirata made in China perché i film prodotti in quel paese hanno tutti una caratteristica che li contraddistingue: hanno dei sottotitoli in inglese assolutamente atroci, dove si inventano di sana pianta i dialoghi, anche perché spesso sono le versioni inglesi delle traduzioni cinesi dall'originale inglese... che casino!

Tornando a noi, il video era in effetti perfetto peccato che il piratone de noantri avesse provveduto a rippare il video con i (summenzionati) sottotitoli attivati che quindi sono rimasti permanentemente incorporati e che l'audio fosse la solita registrazione piratata dal cinema o dal mixer della sala di proiezione, risincronizzato poi col video.

Avete presente? Vibrazioni e distorsioni varie, voci che sembrano provenire dalla tazza del cesso invece che da un diffusore stereo... una vera e propria atrocità per la quale andrebbe comminato il carcere a vita agli autori di cotanta ingiuria.

Metteteci poi i sottotitoli inamovibili e a cazzo di cane e il risultato è stato un sonoro mal di testa dopo nemmeno dieci minuti.
L'unica cosa per la quale questi film sono serviti è stato solo per decidere l'acquisto di uno solo dei due, visto che l'altro non mi ha detto niente e quindi con ogni probabilità non valeva la pena acquistarlo.

Alle brutte, se mi capita, lo prenderò a noleggio per vedermelo senza impegno e con una spesa minima... che cazzo, posso anche non stare benissimo a quattrini ma due euro riesco ancora a cacciarli!