Posso capire che si tratti di un
thriller/noir sulla falsariga dei romanzi alla Segretissimo, ma alla
fine ho stabilito che si tratta essenzialmente di un lavoro che si
basa quasi esclusivamente su tre fattori: un protagonista
assolutamente fuori le righe, sensazionalismo e pugni nello stomaco,
con una buona dose di scene di sesso e violenza (dove la componente
violenza, brutale e gratuita prevale decisamente), che procede per
esaurimento protagonisti, fino a lasciare solo lui, l'eroe solitario
senza macchia e senza paura, che si allontana nel tramonto.
Cominciamo
col dire che già da principio non condivido la scelta dell'editore
italiano di cambiare il titolo – come troppo spesso accade nel
Belpaese, del resto – del romanzo: il titolo originale - La
dernière arme (letteralmente:
L'arma finale)
– rende molto meglio l'idea, una volta che si comincia ad
addentrarsi nella trama, rispetto a La
legione delle Bambole,
che da invece la sensazione di voler puntare tutto sugli aspetti più
pruriginosi della vicenda.
Perché a mio modesto parere, il primo
e maggiore problema di questo thriller è che, specie nella seconda
parte, vira decisamente al raccapricciante, cozzando però
violentemente con la sospensione dell'incredulità.
Già il protagonista non si riesce a
capire che razza di bestia sia: una specie di incrocio tra Sherlock
Holmes e Bruce Lee ma che, tanto perché è l'eroe del
bene che lotta per la salvezza degli innocenti, si comporta più come
Rambo e Attila messi insieme, in quanto, picchia, tortura e ammazza,
gratuitamente chiunque gli intralci il cammino, senza ritegno e senza
mostrare la benché minima ombra di pietà e misericordia, spianando
la... strada della giustizia come un rullo compressore strafatto di
steroidi.
Non parliamo poi delle sue... capacita
atletiche che sbordano nel sovrumano; a questo il
superuomo di Nietzsche gli fa una pippa!
Posso capire che l'autore abbia in
grande considerazione la pratica delle arti marziali, ma qui scadiamo
nel ridicolo: nemmeno nei film di Jackie Chan si assiste a prodezze
come quelle nelle quali si esibisce il protagonista, per non parlare
del fatto che maneggia qualsiasi arma come un gunslinger dei
film di John Woo.
Tanto poi perché non ci facciamo
mancare niente, il nostro eroe è peggio di James Bond e del Capitano
Kirk messi insieme, un vero trombeur de femmes, visto che sta
a fare un'arte ad ogni piè sospinto: ovunque si gira, trova frotte
di Bond Girls estremamente disponibili che gli si concedono
senza starci a pensare su troppo; peccato che poi facciano (quasi)
tutte una fine invereconda, finendo per lo più morte ammazzate
– alcune con modalità da slasher
movie di
quart'ordine – e sempre a causa delle prodezze del
nostro eroe.
Ma quello che mi ha dato più fastidio
di tutto è stato l'approccio sensazionalistico con il quale l'autore
affronta il tema (lo ammetto, a me particolarmente caro) della tratta
delle schiave dell'est destinate al mercato clandestino e
illegale del sesso, a mio modesto avviso nient'altro che un mero
pretesto per giustificare scene di una brutalità gratuita al
limite del raccapricciante, con l'unico scopo apparente di far
rivoltare lo stomaco ai lettori più sensibili o meno avvezzi al
genere sex and violence più
hardcore.
In
quanto a questo, ammetto però che raggiunge perfettamente lo
scopo e lo dico io che sono
– per certi aspetti – un cultore del genere...
Pur ammettendo che ha fatto i suoi
compitini per benino, Le Roy ha tratto dall'argomento
della prostituzione forzata solo gli aspetti più morbosi
della questione, frutto più a mio avviso delle tante, troppe
leggende metropolitane e del giornalismo scandalistico più
becero che su queste cose ci campa, che non affidandosi ad una seria
indagine, dimostrando superficialità e ignoranza pratica in
materia... eppure, se voleva scrivere qualcosa di appena appena più
realistico, gli bastava semplicemente mettersi a fare due chiacchiere
con una qualunque delle tante ragazze di strada presenti
anche sulle vie e per le strade del paese transalpino, per farsi
un'idea.
In particolare ho trovato assai
inverosimile, per non dire incredibile, l'escamotage per cui tutti i
traffici e le attività criminali del mondo – ivi compreso lo
sfruttamento e la riduzione in schiavitù di donne e ragazzine –
sono legati all'esistenza di una specie di Spectre James
Bond style (e di cui il nostro supereroe, tra l'altro, liquida
la dirigenza in solitaria, senza colpo ferire e soprattutto senza
battere ciglio) così come trovo inverosimile la triste sorte cui
sono destinate le bambole della
legione, che finiscono tutte concentrate in una specie
di enclave del sesso nei Balcani, dominata dal cattivissimo
signorotto della guerra di turno, con tanto di esercito personale
armato fino ai denti al seguito.
Tutto molto pratico per l'eroe, in
vista del finale col botto ma abbastanza irreale, visto che lo scopo
dei cattivi in finale è quello di far sparire dalla
circolazione le pericolosissime armi finali da cui il
titolo, sulla falsariga di quanto ha fatto l'amministrazione Bush con
i (sospetti) attivisti di Al Qaeda, prelevati ai quattro angoli del
globo e lasciati poi alle amichevoli attenzioni di
stati amici, complici e satelliti degli States.
Ma quello che mi ha fatto veramente
uscire fuori dai gangheri è proprio la conclusione del romanzo.
Voglio dire: mi trascini letteralmente
ai quattro angoli dell'orbe terracqueo, con una girandola di salti
mortali, agguati, tradimenti e depistaggi (cosa che, dopo la terza o
quarta volta, diventa abbastanza noiosa, oltreché ripetitiva) per
qualcosa come 400 pagine e poi tutto quello che sai fare è
condensare in una cinquantina scarsa di paginette d'azione caotica,
frenetica e al limite del credibile, l'intera vicenda per poi
concludere tutto con il più spaventoso massacro dai tempi
della caduta di Costantinopoli!?
In pratica cominciamo con una indagine
di polizia su un caso di persona scomparsa, da cui si passa, non si
sa come né perché, all'intrigo internazionale per poi virare al
hard-boiled cum hardcore più spinto per finire in
un'operazione di salvataggio in perfetto stile Missing in Action
che però, a differenza di un
qualsiasi action-movie che si rispetti, si conclude con un
bagno di sangue peggiore di quello conseguito al blitz delle
Forze di (in)Sicurezza Algerine all'indomani dell'occupazione del
sito petrolifero da parte delle forze jihadiste magrebbine di qualche
settimana fa...
Non voglio dire, non mi aspetto certo
una storiella a lieto fine, visti i presupposti ma nemmeno la
versione brutta, triste e stupida di Delta Force (intendo il film,
ovviamente).
Decisamente troppa insalata per un po'
di zuppa e tutta insieme, troppe pagine, troppo inverosimile, troppo
tutto...



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