...eppure erano obsoleti,
inefficaci, quasi
inutili... e allora
perché cazzo li hanno
usati per 300 anni!?
C'è
qualcuno in grado di spiegare questa apparente dicotomia tra quanto
affermano da decenni tanti cosiddetti esperti
e quanto ci dice invece la storia?
Mi
sto ricollegando, ovviamente, al discorso che ho cominciato con
l'ultimo post, contro la 'Gnoranza
(con
la Gn maiuscola!)
imperante nel
Belpaese, che si basa su stereotipi mai comprovati e leggende
metropolitane, per quanto concerne le questioni tecnico-militari,
prendendo come esempio lampante proprio il Giappone
cioè
il Paese protagonista della più rapida e massiccia rivoluzione
tecnologica e sociale mai intrapresa da una nazione moderna, che
trasformò dal giorno alla notte un paese medioevale
in una potenza ultramoderna, alla faccia delle potenze europee e
degli Stati Uniti.
Eppure,
per oltre tre
secoli i
giapponesi hanno combattuto le loro interminabili guerre intestine
con i Tanegashima
ovvero
la versione made
in Japan degli
archibugi a
miccia.
Questi...
schioppi ad avancarica a polvere nera arrivarono quasi
clandestinamente nel Paese del Sol Levante, acquistati dal signore di
Tanegashima da un branco di avventurieri portoghesi che avevano quasi
fatto naufragio nei pressi dell'omonima isola nipponica.
Correva
l'anno 1453 e fino a quel momento nell'intero territorio del Tenno
nessuno
aveva mai visto prima un'arma
da fuoco,
considerato soprattutto che si trattava di inutili
ed inefficaci archibugi a miccia,
poco più complessi degli schioppi
maneschi usati
alla fine del XIII secolo e per di più – ci dicono le cronache –
manco fabbricati nella civilissima e tecnologicamente avanzata
Europa, bensì procurati sottobanco dall'arsenale di Goa,
città che era recentemente caduta nelle mani dei colonizzatori
portoghesi...
Eppure,
guarda un po' il caso, i giapponesi, che evidentemente erano un
branco di scemi – sempre secondo l'illuminato parere (si, con la
230V!) degli esperti – ci hanno visto quel certo
non so che,
dal momento che li hanno copiati
a ruota e
ne avevano prodotti quasi trecentomila in
meno di dieci anni.
Diffusisi
rapidamente in tutto l'arcipelago giapponese verranno usati
estensivamente durante il periodo
Sengoku (la
serie infinita di guerre fratricide per la supremazia, combattute tra
i vari Daymio e
durata la bellezza di centotrentasei
anni)
fino all'epica battaglia
di Sekigahara (1600).
In
quella occasione, come possiamo vedere dal pannello che qui ho
riportato, le schiere degli Ashigaru
di
Tokugawa Ieyasu,
armate
di Tanegashima, sbaragliarono le truppe della coalizione guidata da
Ishida Mitsunari,
adottando le tattiche ideate dal condottiero Oda
Nobunaga,
che per primo, tra i grandi signori feudali del Giappone, aveva
intuito le immani potenzialità delle armi da fuoco.
Mica
male, per una spingarda imprecisa, di scarsa potenza, gittata ed
efficacia, eh!?
Questo
tanto per snebbiare un po' di cervelli dalla merda che li soffoca.
Il
bello è che non solo i Tanegashima hanno dominato
i
campi di battaglia che li hanno visti impiegare in modo massiccio –
alla faccia dell'altra leggenda metropolitana che vuole gli eserciti
nipponici composti esclusivamente da Samurai
a
cavallo, in armatura e armati di Katana, impegnati in feroci corpo a
corpo in perfetto stile chanbara
– ma ancora oggi i discendenti di quei samurai-diventati-fucilieri
e degli ashigaru (i fantaccini di ignobile estrazione cui Nobunaga ed
i suoi epigoni delegarono l'uso degli schioppi) si prodigano durante
le varie feste commemorative con le loro spingarde, sempre
assolutamente a miccia, così come vuole la tradizione.
Cosa
voglio dire con questo discorso, a parte sfoggiare qualche cognizione
di storia dell'estremo oriente?
Semplice,
voglio dire che il fatto che le antiche armi da fuoco siano ancora
avvolte da un alone di mistificazione e così denigrate, specie in
questo paese, è un mito che va sfatato.
Me
ne sono reso conto alcuni anni fa quando la Hobby
& Works propose
sul mercato una delle sue monumentali opere enciclopediche (nel senso
che sono interminabili
e
che molto spesso infatti non
vengono terminate)
a fascicoli intitolata (se non ricordo male) Gun
– Storia delle Armi da Fuoco
che nei primi quattro numeri aveva in allegato una VHS con il
documentario in quattro parti sulla nascita, la storia e lo sviluppo
delle suddette, dai primi schioppi maneschi del XIII secolo fino agli
ultimi sviluppi dell'inizio del XXI.
Inutile
dire che è stata una visione vieppiù illuminante, tipo folgorazione
di San Paolo sulla via di Damasco ma senza sentire voci e vedere la
Madonna... in compenso si sentivano i botti
(e
che botti!) di tanti pezzi
da museo
ancora in condizioni di perfetta
efficienza
che venivano impiegati a mo' di dimostrazione pratica dagli eminenti
presentatori del programma (tra i quali spiccavano personalità del
calibro del de
cuius Ian V. Hogg e
di Bill Ruger fondatore
dell'omonima grande azienda armiera statunitense e appassionato di
armi antiche – vabbè, si fa per dire: gli piacciono le armi del
Vecchio West)
dimostrando coi fatti quante panzane ci hanno sempre fatto digerire
sull'argomento.
Per
una verità che
ci dicono, come al solito, ci rifilano due menzogne.
E
per ora qui mi taccio...

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