È quanto vado ripetendomi da un po' di
giorni a questa parte, specie dopo aver dovuto rispedire al
mittente (vedi post dell'altro
giorno) per l'ennesima volta, l'ennesimo volume
acquistato praticamente a scatola chiusa
per i notori problemi che già ho illustrato.
Nuova
pietra dello scandalo, il mattone edito dalla Lorenz
Books,
edizione 2010, della Enciclopedia Illustrata
delle Armi nel Mondo
– questo il titolo tradotto dall'inglese – un libricino di sole
512 pagine,
rilegato, a colori, del modico peso di 1,4
kg
– una mattonata, appunto – dedicato (ma è il caso di dirlo?)
alle (cito) pistole,
fucili, rivoltelle, mitragliatrici e moschetti automatici attraverso
la storia in 1100 fotografie.
Detta
così, è una figata ed infatti l'ho presa per buona e l'ho
acquistato ipso
facto
sperando di non imbattermi nell'ennesima inculata.
![]() |
Ok,
diciamo che, per essere una enciclopedia illustrata, in effetti
enciclopedica e illustrata lo è; la parte storico/tecnica non è
male ed è corredata da una discreta iconografia... niente di nuovo o
di trascendentale, badate bene, tutta roba che ho già visto
pubblicata su altri volumi di altre epoche ed altri autori ma tant'è,
si sa che quando si parla di armi
antiche e/o
di storia delle
armi
le immagini a disposizione sono più o meno sempre le stesse, quindi
ci possiamo anche stare.
Il
problema viene con la temeraria
affermazione
di aver trattato nel volume tutte
le
armi dall'antichità
ai giorni nostri...
opinabile, dal momento che – a parte un paio di rivoltelle Colt a
percussione della prima metà del XIX secolo – le armi presentate
nella sezione alfabetica, per nazioni e produttore, includa sempre e
solo armi a cartucce
metalliche a
percussione
centrale,
cioè solo roba moderna
o
contemporanea,
da qui l'immediata e sgradevole sensazione di essere stato preso
un'altra volta bellamente per il culo...
C'è
di più e di peggio
(e
figuriamoci!) in quanto anche
il
titolo del
libro è a dir poco fuorviante,
perché autori e redattori avrebbero dimostrato un po' più di onestà
intellettuale
a chiamare questo tomo: L'enciclopedia illustrata
delle armi MILITARI nel mondo,
visto che non c'è un
pezzo
che sia uno
di tutte le 1100 e passa armi illustrate che non sia stata ideata,
progettata e fabbricata in vista dell'adozione da parte di qualche
forza armata o
di polizia/paramilitare
del
mondo.
Le
armi cosiddette civili
sono
state trattate come quelle antiche: non ce n'è nemmeno la puzza.
Ma
la cosa che più mi ha mandato in bestia è stato il criterio
ignorante con
il quale sono state scelte e presentate armi in questo libro.
Anche
i sassi sanno che ci sono armi che – in ogni epoca – hanno avuto
una diffusione a dir poco ubiquitaria,
basti pensare ad esempi come il fucile a ripetizione ordinaria Mauser
Modello 98,
oppure al più recente e famoso Kalasnikov AK 47;
solo di queste due armi sono stati prodotti milioni
di
esemplari, nel caso del primo poi, in decine
di
calibri diversi
per venire incontro alle specifiche esigenze degli eserciti
nazionali, così come di queste armi sono state prodotte, su licenza
e senza licenza, copie più o meno modificate.
Che
cazzo di senso ha sprecare
spazio
ed inchiostro per ripetere
ad
libitum sempre le stesse cose sotto le varie voci nazionali?
Voglio
dire: il Mauser è stato adottato da mezzo mondo già dalla fine del
XIX secolo, così come l'AK47 (o il FAL o il G3) sono diffusi in
oltre 80 nazioni nel mondo... c'è bisogno di dedicargli un paragrafo
sotto ciascuna nazione, lasciando così fuori chissà quanti altri
pezzi che – meno noti o diffusi, certamente – avrebbero forse più
meritato quello spazio?
Una
scelta incomprensibile, a maggior ragione poi quando coinvolge armi
assolutamente
marginali nel
paese stesso di provenienza che però sono state – chissà come o
perché – adottate dalle forze armate o di polizia di questo o quel
paese minore.
E
non è che ci siano un caso o due, ma decine
di
casi come questo.
Riguardo
poi il fatto che si tratti di una enciclopedia illustrata...
bhé, ho qualcosa da ridire in proposito, perché propria a causa
della scelta
scellerata operata
dagli autori, le famose fotografie
professioAnali tanto
decantate si riducono per forza di cose (principalmente per motivi
di spazio)
a
francobolli
talmente
rielaborati e ritoccati al photoshop da risultare pressoché finte
ad
una prima visione poco attenta... se invece ci si mette di buzzo
buono con una lente
d'ingrandimento
allora si che risaltano in tutto il loro splendore (si fa per dire,
ovviamente)!
Non
parliamo poi del fatto che un buon quarto – anzi, diciamo pure un
terzo – dei pezzi proposti sono discussi
ma
non illustrati,
in quanto manca qualsiasi supporto iconografico.
A
casa mia, quando non ci si arriva con le foto, si cerca di rimediare
con disegni al tratto o a colori, non si lascia un vuoto bianco nella
pagina, è da peracottari.
Capite
adesso perché ultimamente non faccio altro che acquistare libri e
rispedirli indietro?

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