Avete presente la sventola che ha...
illustrato il mio ultimo post, quello sulla pirateria multimediale?
No, calmi, il problema non è lei
(o meglio, non lo sarebbe se potessi avere la splendida Angel
Dark tra le mie avide braccine)
ma l'oggetto che impugna
in
quel fotoset.
Si,
avete inteso bene: il pistolotto a pietra focaia
di cui la nostra bella mora fa sfoggio.
Orbene,
posso dire di sapere tutto o quasi riguardo le moderne armi da fuoco
di ogni calibro, provenienza e tecnologia, ivi compresi alcuni
modelli che non sono mai
entrati
in produzione e che sono rimasti sugli scaffali dei progettisti come
meri divertissement
o dimostratori tecnologici (un po' come per il famigerato prototipo
della Renault degli anni '40 conservato gelosamente nel museo
dell'auto parigino, quello che – per la cronaca – faceva quaranta
chilometri con
un litro di broda), così come conosco la storia delle armi da fuoco,
il loro modo d'uso, l'evoluzione della tecnologia ecc. eppure mi sono
improvvisamente reso conto che per quanto riguarda il resto (modelli,
calibri, dimensioni, pesi, velocità e potenza erogata e chi più ne
ha più ne metta) sono praticamente a
digiuno,
nel senso che so
com'è
fatto e come funziona uno schioppo
a miccia –
tanto per fare un esempio, ce l'avete presente, no? Il classico
cannone manesco
del
XIV secolo – eppure, a parte il famigerato schioppo
di Tannenberg non
so praticamente una mazza di come siano fatti questi ordigni nel
dettaglio.
Eppure,
mi sono detto, questa roba è andata in giro per secoli,
possibile mai che nessuno si sia mai preso la briga di catalogarli
e/o misurarne le prestazioni?
Perché
di una cosa sono certo e cioè che sull'argomento armi
da fuoco antiche si
dicono un sacco di corbellerie e la mentalità prevalente è
conformata a tutta una serie di leggende
metropolitane assolutamente
prive di fondamento e costrutto, riguardo questi antenati
dei moderni fucili, carabine, pistole e mitragliatrici.
O
c'è davvero ancora qualcuno che crede che gli archibugi,
gli schioppi e
i moschetti
– tanto per restare nel campo delle armi leggere portatili senza
addentrarci nel terreno impervio e pericoloso delle artiglierie
a polvere nera
– fossero inefficaci
al confine dell'inutilità ovvero buoni solo per spaventare
cavalli,
marmocchi e donne incinte, come ci hanno sempre voluto far credere
tanti esperti e
studiosi delle
mie pantofole?
L'argomento
è tutt'altro che peregrino, in quanto la logica
ci
dice che – se queste antiche armi da fuoco, per primitive che
fossero – non avessero avuto una loro valenza ed utilità sul campo
di battaglia (e anche fuori, come ad esempio per la caccia) col cazzo
che gli antichi eserciti avrebbero non dico sviluppato nuovi modelli
ma mai usato questi ordigni che – di fatto – erano costosi
da
costruire e abbastanza pericolosi
da
usare, se non si avevano le idee chiare sul come e quando
utilizzarli, per non parlare del fatto che richiedevano una
manutenzione attenta
e
laboriosa
per garantirne al meglio il funzionamento.
| Le prime, inutili, inefficaci armi da fuoco della storia... eppure a me risulta che ne hanno seppellita parecchia di gente |
Se
fossero state invece – come affermano in troppi – inutili o poco
efficaci, dal momento che le artiglierie – sia quelle pesanti che
quelle manesche o
portatili – erano a carico del condottiero
e
non certo del re o dello Stato (parliamo ovviamente del periodo in
cui si sono sviluppate e diffuse, tra il 1300 ed il 1600, prima
dell'adozione
delle forze armate
nazionali nelle
varie potenze dell'epoca) ovvero del soldato
che
le utilizzava, sarebbero state abbandonate prima di subito, dal
momento che c'erano armi e sistemi migliori e soprattutto testati e
provati – qualcuno ha detto archi
e frecce oppure
balestre e bolzoni
per caso? - nel tempo e sul campo per far fuori un nemico (o un
cinghiale, se è per questo) a distanza... tra l'altro ad una
notevole distanza,
visto che è stato appurato che la gittata di un buon arco
lungo inglese (il
classico longbow
di
Robin Hood, per capirci) arrivata tranquillamente fino (e qualche
volta oltre) ai 200 metri, mentre una quadrella
scagliata
da una balestra era in grado di sfondare
il pettorale di
un'armatura a più di 100.
Eppure,
caso strano, non solo le armi da fuoco hanno preso piede già
all'epoca, quando la cavalleria nobile spadroneggiava sui campi di bataglia ma hanno continuato ad evolversi e migliorare
fino a dominare di
fatto il campo di battaglia, relegando i gloriosi, potenti cavalieri
corazzati agli
annali della storia.
Questo
perché, a differenza di arco e frecce, che richiedevano anni
di
certosino addestramento da parte dell'arciere per diventare tale,
archibugi e
spingarde non
avevano bisogno di tempi di addestramento biblici: bastavano poche
settimane per trasformare un contadino in un archibugiere.
Se
è vero poi (com'è vero) che frecce e dardi potevano penetrare con
relativa impunità le armature di cotta di maglia e/o forare anche le
corazze a piastre a breve distanza, le pesanti palle
sparate
da schioppi e
moschetti facevano
altrettanto anche a lunga distanza e soprattutto infliggevano ferite
massive, rese ancora più gravi proprio dal fatto che il nobile
signore indossava
una corazza, in quanto all'effetto, già di per sé deleterio, della
palla, si univa quello della corazza, le cui schegge ovvero i bordi
della parte colpita, penetravano nella carne viva della vittima... vi
lascio immaginare che godimento
ineffabile doveva
essere ritrovarsi sul tavolo del cerusico
chirurgo con
un'oncia di piombo in
corpo e la poderosa (e inutile) corazza ripiegata nelle carni!
A
tal proposito ci hanno sempre raccontato un'altra minchiata
sesquipedale perché, paradossalmente, se da un lato c'hanno sempre
detto che le spingarde erano inutili ed inefficaci, dall'altro tutti
hanno sempre concordato sul fatto che – con l'introduzione delle
armi da fuoco – il numero dei caduti in combattimento è aumentato
esponenzialmente.
Al
che, delle due l'una: o questi (come penso io) pigliano fischi per
fiaschi oppure le inutili e imprecise armi da fuoco, una volta che
pigliavano qualcosa, facevano una strage!
Cacchio,
meglio di un bombardamento aereo... e che cazzo sparavano? Granate
anticarro?
No...
semplici palle di
piombo
(o di ferro, se uno era ricco)... ma, allora!?...
Si,
bhé, ovviamente c'è una spiegazione
scientifica per
tutto questo... meno male! E quale sarebbe?
La
gente moriva di
setticemia...
…
Ma
va?
Cazzo,
che scoperta!
Peccato
che nelle epoche antiche, prima che si comprendessero appieno le
nozioni di igiene e
profilassi
e la loro importanza nella cura di ferite e malattie, la gente
crepasse normalmente
per
le infezioni più disparate, specie sul campo
di battaglia, anche
perché non c'è una grande differenza tra una ferita lacero-contusa
provocata da un colpo di spada o una penetrazione da freccia o
pallottola: sono tutte ferite
aperte e
come tali sanguinano
ed espongono l'organismo (per altro già
indebolito di
suo – e vorrei anche vedere...) al contatto con germi
e batteri quindi,
se non trattate per tempo e con le dovute accortezze rischiano tutte
di
andare in setticemia
o provocare una cancrena,
altro che balle!
Ohibò,
lo spazio è tiranno, mi sa che ci torno una delle prossime volte su
quest'argomento.




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