Che
questo sia un paese di bacchettoni ipocriti e benpensanti credo sia
ormai un dato acquisito, ma che anche quelli che (a parole) vogliono
castigare ridendo
mores, autoproclamandosi
paladini del senso
comune nel
senso di voler svergognare
in piazza gli
italici malcostumi e le storture su cui campa questo paese, si
rivelino alla fine degli emeriti sepolcri
imbiancati
attenti a non
urtare il
comune sentire (o meglio ancora, i dictat del colle – no, non del
Quirinale ma di quello Vaticano) non mi sta più tanto bene, a
maggior ragione quando questi begli esempi ci vengono dati da chi si
è costruito (a tavolino) la fama di essere una trasmissione di
denuncia.
Parlo
delle famose (o meglio, famigerate) Iene
televisive,
che si sono da sempre fregiate di essere i paladini del politically
uncorrect
rivelandosi invece per quello che sono: un branco di servetti
prezzolati al soldo del padrone... il problema è cercare di capire
chi sia
il padrone, o meglio i
padroni
visto che – a mio modesto parere – ne hanno più d'uno.
Tutto
è cominciato con un servizio sulla prostituzione nella terra dei
Krauti che mi è stato segnalato da un amico. Dal momento che chi mi
segue – dentro e fuori il web – sa benissimo come la penso
sull'argomento, pare che tutti i miei amici e conoscenti facciano a
gara nello scovare e ritrasmettermi tutti i video che riescono a
trovare sul web.
L'ultimo
di questi era ripreso proprio dalla famigerata trasmissione Le
Iene di
Italia 1
ed è andato in onda, a quanto ne so, il 2 maggio del 2012 (roba
recente, quindi); trattava, come s'è detto, dello scottante
argomento facendo vedere come
viene praticato il mestiere più antico del mondo in Germania,
all'indomani (si fa per dire) della liberalizzazione
e
depenalizzazione
dell'attività
di meretricio nella terra di Goethe.
Già
da questo incipit ho capito subito che si stava andando a calpestare
un oceano di cacca, perché la prostituzione in Germania è legale
da tempo immemorabile... ciò che è stato fatto, semmai, è
legalizzare l'unica
attività che è sempre stata proibita in quel paese dai tempi del
Terzo Reich (per
quanto riguarda la Repubblica di Weimar infatti non ho notizie
attendibili), cioè l'apertura di bordelli,
case di tolleranza, lupanari, postriboli, case chiuse, chiamatele
come cacchio volete.
È
stata questa la brillante mossa del governo teutonico: consentire ad
imprenditori
privati di
aprire e gestire postriboli
a
norma di legge,
con tanto di prelievo fiscale, controlli sanitari e via discorrendo,
un modo assai efficiente per combattere efficacemente il fenomeno,
altrimenti incontrollabile, dello sfruttamento
della prostituzione,
che sta invece martoriando paesi che fino ad oggi sono sempre stati
considerati all'avanguardia in questo campo come – ad esempio –
l'Olanda, dove recenti ricerche hanno stabilito che – soprattutto
per quanto riguarda le ragazze dell'Est Europa, quasi i ¾ delle
prostitute che esercitano nei famosi distretti
a luci rosse delle
città olandesi, siano di fatto delle schiave
soggette alle vessazioni di protettori e magnaccia, né più e né
meno di quanto accade (purtroppo) spesso e volentieri anche
alle
nostre latitudini.
Va
da sé che nel paese dei tulipani la costituzione di bordelli o case
di tolleranza è assolutamente
proibita,
quindi il controllo che le forze dell'ordine possono (o vogliono)
esercitare è assai sporadico e a macchia di leopardo e
conseguentemente inefficace.
Tornando
ai crucchi, il servizio faceva vedere un lussuoso locale, una specie
di spa o centro benessere con tutti i crismi, completo di sauna,
docce, vasche per idromassaggio, sale massaggi e anche una sala relax
con buffet annesso, dove succulente e discinte hostess vagano come
api di fiore in fiore, cercando il cliente da rimorchiare per una
bella marchetta, che viene poi consumata nelle camere –
appositamente attrezzate – al piano superiore.
Tutto
molto lindo, molto bello... peccato che questa sia solo una
delle
tante facce della medaglia, quella più fighetta,
patinata e trendy,
per gente che ha soldi da spendere, insomma, visto che in questi
posticini ci sono solo pezzi di gnocca di primissima scelta che
prendono dai cinquanta
euro in
su per una mezz'ora di... lavoro e che solo per entrare
occorre pagare
un biglietto piuttosto salato (quello imposto dal locale in questione
si aggirava sui sessantacinque
euro,
se non ricordo male), mentre le... consumazioni
sono
a parte...
La
realtà è
che esistono numerosissime tipologie di locale, da quelli più alla
buona a quelli più deluxe,
da quelli che sono semplici, classici bordelli vecchio stile a quelli
che incorporano all'interno bar, ristoranti e birrerie, alle sale
relax ai centri benessere appunto.
Solo
che a questi marpioni di Italia Uno faceva più comodo far vedere il
top della linea
che la tipologia più classica (e diffusa), quella dove entri, paghi,
scopi e te ne vai.
Poi
ci sono le tipologie intermedie,
dove paghi un fisso all'ingresso e poi puoi fare quello che vuoi per
quanto tempo vuoi... ovviamente il prezzo varia in base al servizio
richiesto (o erogato, perché non c'è uno standard
accreditato)
e (immagino) alla qualità
delle
entreneuse.
Tornando
a bomba, quello che mi ha fatto storcere il naso è stato in primo
luogo questa... distorsione
della verità
operata dagli ero(t)ici inviati delle Iene e in secondo luogo la loro
farisaica modestia
nei confronti dello spettatore italiano.
Nel
servizio infatti intervistano prima il proprietario/manager del
locale e poi una delle ragazze che vi lavorano, scelta appositamente
per fare da cicerone (assolutamente anonima e con tanto di maschera
sul viso) in quanto dotata di una padronanza delle lingue notevole.
E
qui viene il bello, perché entrambe le interviste, sottotitolate
in italiano
sono state rilasciate in inglese
lingua che anche qui da noi capiscono in parecchi.
E
qui casca l'asino, perché ascoltando le risposte e leggendone
la
traduzione a video mi sono reso immediatamente conto che qualcosa non
andava...
voglio dire, non è che abbiano stravolto il senso delle risposte, ma
è stato il lessico
adottato
che mi ha fatto girare le palle.
Perché,
per esempio, alla domanda tipica (e idiota) “ma
cosa fate poi in queste stanze con i clienti?” (risposta:
e cosa cazzo vuoi
farci,
visto che siamo in un lupanare
– di lusso, ma sempre di un lupanare si tratta – brutto idiota
che non sei altro?) la ragazza molto cortesemente risponde: “si
danno baci normali
(perché,
esistono anche quelli anormali?),
ci si accarezza,
si fa sesso orale e sesso normale (ancora
co'sta storia del normale!?)”.
Peccato
che la risposta originale
(in inglese) fosse invece: “kissing,
petting... blow jobs of course and fuck...” cioè:
pacchiamo, spompiniamo e (ovviamente) scopiamo...
OMMIODDIO!!!
ma
che davvero? Che brutte cose... ora mi domando e dico: perché
distorcere le risposte,
pensate forse che in Italia siamo tutti un branco di bambocci
cerebrolesi che non sanno
come vanno certe cose e che si scandalizzano per un... pompino,
quando poi tutti i giorni che ha fatto dio abbiamo i nostri amati
politicanti che sparano sfondoni ad ogni ora del giorno e della
notte, davanti a tutti e che fottono
con il culo
degli italiani da mane a
sera?
Banda
di ipocriti
saccenti, supponenti e soprattutto mistificatori
della realtà; mai che ci
sia una volta che ce la contino giusta, ma sempre addolcita e
addomesticata a loro uso e consumo.
Che
poi, mi sono chiesto, che senso ha fare questo bel servizio carino e
pulito?
Serve
forse ad aprire la strada perché anche in questo cazzo di paese si
possano aprire lupanari come quello mostrato in TV, bello, lindo,
tranquillo e per ricchi?
![]() |
| Volevate vedere delle vere PUTTANE!? Eccovele servite su un piatto d'argento: le trovate tutte le settimane su ITAJIA UNO! |
Che
bisogno c'è, visto che già
ci sono, in Italia,
specie nel ricco nordest, con una sola piccola differenza: che qui da
noi strutture del genere al momento sono illegali
e quindi che chi ci lavora,
li gestisce o
li frequenta commette
un reato penale
per il quale rischia l'arresto in flagranza, la carcerazione ed il
rinvio a giudizio.
Solo
che è altrettanto noto chi
sono in genere gli
avventori di
questi stabilimenti.
E
non siamo né io,
né voi...

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