Il problema è che sono ancora troppo
pochi i libri venduti sul web che godono di una presentazione degna
di questo nome o – meglio ancora – di una preview, (ad
onor del vero, sono men che meno quelli con una preview fatta come
si deve...) quindi uno è costretto ad acquistarli a scatola
chiusa e sperare per il meglio.
Però, porco cane, va bene che ognuno
tira l'acqua al suo mulino e che cerca di imbonirsi il (potenziale)
cliente perché compri i suoi prodotti ma a tutto c'è un limite.
Pietra dello
scandalo è il volume, di recente pubblicazione The Illustrated
Catalog of Handguns del
veterano
David Miller, autore
di altri tascabili sull'argomento roba
che fa il botto di
qualità mediocre, per dire la verità.
Si,
lo so, a questo punto viene da pensare che sono recidivo, visto e
considerato che conosco e
l'autore e le sue
opere pregresse ma sapete com'è: la speranza è sempre l'ultima a
morire e infatti io speravo ardentemente che – istruito dalle
precedenti esperienze – l'ultimo parto di Miller fosse adeguato
agli odierni standard minimi indispensabili, visto soprattutto che il
libro si presenta in effetti come un gradevole volumetto rilegato con
sovraccoperta, stampato su carta patinata ed interamente a colori.
![]() |
| Uno dei mostri sacri della storia delle armi corte, la Automag originale di Harry Sanford, più famosa che diffusa eppure in questo cazzo di libercolo NON C'E'! |
Il
problema è che i punti di forza si esauriscono qui,
per il resto il volume è un disastro,
una vera e propria presa per il culo non solo per l'appassionato e/o
l'esperto ma anche per il lettore casuale che volesse farsi un'idea
sull'argomento “armi corte/da pugno”.
È
vero che il volume vuole essere un catalogo di pistole e revolver
dall'antichità ai giorni nostri e che in effetti presenta qualcosa
come 500 modelli, peccato che molte delle armi prese in esame siano
inutili ripetizioni di modelli già proposti, che le descrizioni/note
esplicative su ogni arma siano ridotte all'osso e assai carenti,
quando non apertamente discutibili, dal punto di vista delle
informazioni storico/tecniche e che – peggio del peggio – le
specifiche riportate
per ogni modello siano assolutamente imbarazzanti,
quando non ridicole, dal momento che si basano fondamentalmente sul
produttore,
il calibro
(e non sempre quello indicato è quello giusto ma spesso e volentieri
assolutamente generico)
e la lunghezza
della canna
(espressa tra l'altro solamente in pollici)... e il peso dell'arma
scarica e/o carica?
Il
tipo di serbatoio/caricatore?
Il
numero di colpi?
Il
meccanismo base di funzionamento?
Le
dimensioni dell'arma nel suo complesso?
Che
fine hanno fatto? Le abbiamo mandate a pascolare?
![]() | |
| L'ultima nata di casa Walther, la P-99 talmente ignota da essere stata COPIATA perfino dalla Smith & Wesson! |
Tanto
perché non ci facciamo mancare niente, l'oltraggio finale: con tutte
le pistole ed i revolver prodotti al mondo negli ultimi 500 anni, non
si capisce come sia
stata operata la scelta dei modelli da presentare, nel senso che
mancano parecchie glorie che hanno fatto a loro modo la storia (una
per tutte, la Automag
di Harry Sanford
e le sue successive varianti, resa immortale dall'Ispettore
Callaghan interpretato
dall'inossidabile Clint
Eastwood) mentre mancano
intere produzioni di
fabbricanti non proprio sconosciuti come, tanto per fare un
piccolissimo esempio,
la Walther tedesca,
di cui viene proposta tutta la produzione del periodo bellico
(ripetuta tra l'altro ad
libitum ivi compresi
varianti e modelli mai
entrati in produzione)
mentre nel capitolo riguardante l'era contemporanea è assolutamente
assente, con tutto che alcuni
dei suoi modelli di punta (una tra tutte: il modello P-99
assurto a gloria imperitura come nuova pistola del James
Bond cinematografico)
sono divenuti ormai delle icone.
In
pratica, un libercolo inutile se non dannoso, carente e fuorviante,
da evitare a tutti i costi nonostante il prezzo che è, in effetti,
piuttosto conveniente.


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