Chi mi conosce di persona sa
perfettamente qual'è la mia opinione sull'attuale assetto delle
italiche forze (dis)armate, in particolar modo da quando è stata
attuata quella sesquipedale puttanata della
sospensione a tempo indeterminato della leva militare
obbligatoria così come sancita
dalla Costituzione, per far si che le tante aspiranti Rambo
in gonnella potessero
accedere ai ranghi senza dover pagare lo scotto che generazioni di
maschi italici (il sottoscritto compreso) hanno dovuto subire per
legge.
Il
tutto, badate bene, non allo
scopo (dichiarato ma mai applicato)
di realizzare una forza militare professionale degna
di questo nome ma semplicemente per sfoltire i ranghi e conseguentemente risparmiare anche quella miserrima fetta
del bilancio statale che viene solitamente dedicata alla Difesa Nazionale, salvo poi
con un voltafaccia degno della più bieca politica da Prima Repubblica, compiere un plateale dietrofront per poter conservare i famigerati
slot di comando
dei vari ufficiali superiori, quelli si un vero e proprio sperpero
di denaro pubblico visti gli
stipendi e i benefit percepiti a fronte delle loro assai poco
brillanti performance – come l'italica storia insegna da sempre –
e salvare le chiappe (e le pensioni) di legioni di colonnelli e
generali.
Il
risultato: la creazione di un vero e proprio precariato
militare nel quale legioni di
giovani uomini e donne si scannano letteralmente tra di loro per
poter accedere al servizio, non per amor di patria o spirito di
servizio, nonostante le dichiarazioni di circostanza che i militari
propinano in TV (come succedeva invece a quei pochi, poveri fessi
della mia generazione, le cui aspirazioni venivano regolarmente
frustrate in quanto più dello spirito di servizio potevano le ferree
raccomandazioni) ma solo
per sfuggire alla disoccupazione e
alla miseria dilagante specie in alcune zone ben
specifiche del Belpaese.
Precariato
di Stato, in quanto chi si arruola – a differenza di quanto accade
nella stragrande maggioranza dei Paesi che adottano il modello
professionale per le
proprie FF.AA. - è sottoposto a costanti pressioni psicologiche che
lo costringono ad un'obbedienza supina solo per poter rimanere
nelle FF.AA. e
mantenere il posto (e
relativa retribuzione) in quanto basta anche solo una nota
negativa sullo stato di
servizio per determinare il proscioglimento coatto del
militare alla fine della ferma annuale,
così com'è impossibile adire
al famigerato concorso statale per entrare SPE (Servizio
Permanente Effettivo) se le proprie note
caratteristiche non sono
immacolate.
E
secondo voi, quale arma
hanno a disposizione le italiche
eroine in grigioverde per
superare questo insormontabile scoglio?
Teoricamente,
dedizione al dovere, spirito di sacrificio e tanta, tanta fatica...
in pratica in molti, troppi casi, allargare le cosce e sottostare ai
voleri dei superiori.
Badate
che non mi sto inventando niente; ho ancora parecchi amici nelle
forze armate che me ne raccontano di cotte e di crude, per non
parlare delle notizie di cronaca che di quando in quando sfuggono
alle maglie della censura militare raggiungendo
gli organi d'informazione, per non parlare dei vari forum
dedicati ai militari
dove spesso e volentieri – in maniera rigorosamente anonima
per evitare rappresaglie
– i soldati si sfogano raccontando quello che accade realmente
nelle caserme, specie in quelle dove vengono raccolte le reclute,
i vecchi, famigerati CAR attraverso
i quali sono passate legioni di giovani italiani.
È
in questi luoghi di
perdizione che infatti
accadono i fatti più scandalosi, quando gli aspiranti militarsoldati
sono letteralmente alla mercé dei loro aguzzini... pardon...
istruttori, che di fatto sono in grado di decidere vita, morte –
soprattutto la futura carriera – dei loro sottoposti.
Ovviamente
non è sempre così,
c'è anche gente onesta che fa dignitosamente il suo mestiere senza
approfittare della propria posizione ma – come ci dice anche la
cronaca recente – c'è pure gente come il neo-condannato Salvatore
Parolisi ex-istruttore della
caserma di Ascoli Piceno, assurta ai (dis)onori della cronaca
nazionale come un vero e proprio lupanare
con le stellette dove le
reclute (tutte donne) si concedevano ai propri istruttori senza tante
remore.
È
proprio di queste ore la notizia che la stessa caserma è
stata teatro dell'ennesimo fatto di cronaca con protagonista – toh!
Chissà com'è... - una giovanissima soldatessa uscita giusto l'altro
ieri dalla cerimonia del giuramento da
sempre coronamento del periodo di addestramento e primo passo verso
la vita militare vera e propria, quando si veniva avviati al
reggimento come usava
dire ai miei tempi.
Ordunque,
la 21enne dopo la conclusione della cerimonia, si è appartata in un
bed & breakfast della zona con il proprio fidanzato per
festeggiare l'evento... salvo poi finire la serata ricoverata
all'ospedale civile di Ascoli, dopo esser stata massacrata
di botte dal – a questo punto
ex – fidanzato.
Secondo
le notizie, così come sono state riportate da quotidiani e TG, il
pestaggio è stato conseguenza dell'annuncio da parte della ragazza
di voler scaricare il
fidanzato e al contestuale rifiuto di una dazione di denaro che
l'uomo chiedeva alla giovane; al che questa bestia avrebbe reagito –
da classico maschio
ferito del profondo sud –
nel più classico e aberrante dei modi: alzando le mani.
Ma
quello che mi fa più specie in
questa vicenda è altro: per prima cosa, il fatto che la disgraziata
abbia cercato di coprire
il suo aggressore quando
è stata interrogata dai sanitari subito dopo il ricovero, salvo
abbandonare la propria reticenza davanti alle insistenze del
comandante del 235imo RAV, Colonnello Michele Vicari e del comandante
della sua Compagnia di appartenenza, accorsi al capezzale della
ragazza, che hanno immediatamente provveduto ad informare i
Carabinieri che hanno rintracciato ed arrestato il 27enne aggressore,
Nunzio Calabrese.
Calabrese
di nome e di fatto, così come la sua ex-fidanzata e la maggioranza
delle italiche reclute che accedono al servizio militare, che
provengono notoriamente dal meridione d'Italia.
Voglio
solo far notare questa anomalia tutta
italiana che vede la stragrande maggioranza degli aspiranti...
difensori della Repubblica provenire di fatto da sole 5
regioni su un totale di 20
che compongono l'italico
territorio: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna... con una
spolverata, giusto per gradire, dal resto del Paese, con l'unica,
notevole eccezione dei reparti
alpini che – essendo
notoriamente territoriali
– prediligono reclute
provenienti dalle regioni a ridosso dell'arco alpino.
In
pratica, militarmente parlando, due terzi del Paese sono di fatto
ostaggio del terzo
meridionale, visto che i ragazzi del sud compongono la stragrande
maggioranza dei militi e delle forze del (dis)ordine nazionale...
cosa – a mio modestissimo parere – vieppiù preoccupante, in
vista della attuale congiuntura economica e sociale ma tant'è... con
questo non intendo affatto discriminare i nostri compatrioti del sud;
dio solo sa se non mi stanno molto più sul culo i
nostri cugini nordici con le loro menate secessioniste.
Tornando
a bomba, la ragazza, fresca di addestramento – un addestramento
militare ci tengo a
precisare – si è fatta massacrare dal
suo (ex)uomo tanto da finire ricoverata al maxillo-facciale con una
frattura scomposta della
mandibola ed una
prognosi di 30 giorni...
mi chiedo sinceramente, alla luce di quanto esposto poc'anzi, cosa
accidenti gli insegnino a
questi ragazzi, se un soldato professionale,
ancorché donna e fresca di addestramento, non è stato in grado di
tener testa ad un deficiente qualsiasi e anzi, inizialmente, per pura
paura di prendere altre botte,
ha addirittura negato l'accaduto
dicendo ai sanitari di esser caduta dalle scale.
Se
questo è il livello di preparazione delle cosiddette forze
armate professionali,
sapete che vi dico? Che se stava meglio quanno che se stava peggio,
che tanto valeva tenerci la leva obbligatoria così com'era, tanto il
livello di addestramento generale era pressoché identico a quello
attuale.
Ah,
ma mi dicono che non si poteva fare,
che altrimenti si sarebbero discriminate le
aspiranti reclute del gentil sesso...
Tutte
cazzate!
Bastava
molto semplicemente cancellare
una parola dall'articolo
della Costituzione che recita: TUTTI
i cittadini MASCHI sono chiamati a concorrere alla Difesa dello Stato
mediante la leva obbligatoria... cancellando
la parola incriminata (maschi)
si otterrebbe infatti che TUTTI I CITTADINI hanno
l'obbligo di partecipare alla difesa della nazione, maschi e
femmine, così come avviene,
tanto per citare un caso, in Israele.
Ma
così facendo ci sarebbe un ma: voglio proprio vedere a queste
condizioni, in quante accorrerebbero al servizio della Patria,
dovendo prestare la propria opera gratis
et amor dei invece di
percepire la (tutt'altro che disprezzabile) retribuzione
monetaria che è attualmente
appannaggio del cosiddetto servizio professionale così
come accadeva prima per i loro compatrioti maschi che erano obbligati
per legge a servire
la Patria... qualcosa mi
dice che sarebbero ben poche a precipitarsi ai distretti militari e
molte di più a fare ammoina per cercare con ogni mezzo, lecito e
non, di sfangarla.

























