Ovvero: le tre cose che muovono il mondo!

Come ebbe infatti a dire Rudyard Kipling in tempi non sospetti: "Tre sono le cose che muovono il mondo: Donne, Cavalli e Guerra" il che, tradotto in termini moderni vuol dire: Donne, Motori e Armi da fuoco!

WELCOME TO THE MAYEM!

mercoledì 25 luglio 2012

Chi la dura la vince... però cheddupalle!!!


Anche se con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia ed aver dovuto adire le vie legali per ottenere quello che era un diritto acquisito sono finalmente riuscito ad ottenere quanto mi spettava... più o meno perché questi grandissimi figli di mignotta col cazzo che mi hanno calcolato gli interessi di legge per i 9 mesi che mi hanno fatto tribolare.

Eppure sarebbe bastato così poco; bastava che un cazzo di operatore prendesse un minimo di iniziativa, si rimboccasse le maniche e – grazie alle dettagliatissime informazioni che il sottoscritto aveva a suo tempo fornito – cercasse la domanda nei meandri del sistema informatico dell'ente ovvero che un fancazzista di lungo corso in una delle sedi dell'ente stesso si desse per una volta una smossa e mi fissasse un appuntamento.

Invece no, c'ho dovuto mettere di mezzo l'avvocato per ottenere quello che era un mio sacrosanto diritto, maturato con un anno e mezzo di lavoro d'ufficio da spezzarsi la schiena a furia di stare sempre fisso in postazione e non sentirsi più le dita a furia di sbattere tastini davanti ad un PC; ma tant'è, tutto è bene quel che finisce bene... o almeno lo spero, nel senso che voglio sperare che la cosa non abbia ulteriori strascichi perché altrimenti è la volta buona che quel postaccio di merda lo rado al suolo una volta per tutte.

Il posto in questione, per chi ancora non l'avesse capito, è la sede INPS di Via Lenin a Roma, dalla quale dipenderebbe (condizionale obbligatorio) il sottoscritto per tutte le questioni che riguardano la sua previdenza sociale, la cassa malattia e l'assistenza al reddito... se solo qualcuno si fosse degnato di prendere in mano la cosa.

O meglio: quando c'è da prendere potete star certi che si fanno in quattro e sono capacissimi di farti cagare sangue in quanto l'INPS è di una brutalità senza pari quando deve badare ai cazzi suoi; hanno veri e propri poteri d'imposizione legale e hanno tutto l'apparato repressivo dello Stato alle spalle per farsi valere.

Peccato che lo stesso non avvenga quando sono loro a dover cacciare i quattrini.
Lo so per certo non tanto per quello che m'è capitato personalmente ma perché, in un epoca lontana lontana, l'azienda di cui facevo parte aveva appioppato al sottoscritto, tra le tante, varie rotture di coglioni aggravate e continuate, anche quella riguardante i pignoramenti dei beni contro l'INPS per conto di studi di avvocati, patronati ed istituti di credito di varia natura, in quanto l'ente era perennemente moroso e faceva di tutto per non evadere le pratiche di miriadi di aventi diritto che – per buona misura – si avvalevano alla fine agli auspici di un buon legale ovvero di un patronato per poter ottenere quanto loro spettava di diritto.

Purtroppo, cosa tutt'altro che nuova in questo disgraziato Paese, ottieni qualcosa sempre e solo quando ci metti di mezzo l'avvocato o chi per lui; purtroppo la domanda che mi sorge sempre spontanea a questo punto – prettamente retorica perché tutti in un modo o nell'altro conosciamo la risposta – è sempre la stessa: ma è mai possibile che in Italia, per poter ottenere non lo straordinario ma semplicemente ciò che ci spetta o ci compete tocchi sempre andare in lite ed ingrassare le legioni di azzeccagarbugli che infestano come tante pulci su un cane la società civile?

Non sarebbe molto più semplice che si badasse a chi accidenti si mette dietro ad uno sportello ovvero dietro una scrivania per fare un certo lavoro per evitare tutte queste beghe, queste inutili perdite di tempo e soprattutto di quattrini.

Si perché la gente sembra dimenticare che avviare una causa – anche la più giusta e sacrosanta del mondo – costa comunque un pozzo di soldi e anche quando va bene, si finisce spesso per fare pari e patta, perché sarà anche vero che la parte perdente paga le spese processuali ma l'avvocato intanto l'hai pagato tu, di tasca tua e se vuoi riavere indietro anche i soldi che hai speso per il patrocinio legale che fai?

Intenti un'altra causa contro l'ente per danni?

Spesso e volentieri la risposta è SI e questo fa si che ci si ritrovi persi in questo spaventoso circolo vizioso, il classico serpente che si morde la coda e ci vogliono poi lustri perché se ne venga a capo.

Fortunatamente, nel mio caso è bastato manifestare tutte le mie buone intenzioni (si fa per dire) attraverso una semplice raccomandata scritta dal mio legale; il caso era così palese – trattandosi di un problema interno all'ente ed al suo farraginoso sistema informatico – che solo un cretino si sarebbe messo nelle condizioni di provocare una reazione più energica da parte del sottoscritto e del suo avvocato.

Anche perché, se mi costringi ad adire sul serio le vie legali, non ti aspettare poi che mi accontenti di quello che fino ad allora mi devi, col cavolo, ti lascio in mutande e ti cito per danni morali oltreché materiali e per il decuplo di quanto avresti più semplicemente fatto prima e bene a darmi.


venerdì 20 luglio 2012

giovedì 19 luglio 2012

A Gerry, che cazzo te ridi? Ma vedi d'anna' a'ffan...


Oggi vorrei ribadire un concetto a me caro, in spregio alle farneticazioni del (neo)ministro Grilli che – svergognando sé stesso ed il govern(icchi)o che rappresenta – qualche tempo fa, durante una certa trasmissione in onda su RaiTre – quindi coram populo ed in prima serata – ammise candidamente che lo scopo dell'attuale esecutivo è praticamente smantellare l'apparato dello Stato a partire, ovviamente, dalla pubblica amministrazione per sostituirla de facto con il privato.

BELLA CAZZATA!

Qualcuno ha idea del perché, nonostante le varie magagnuccie dovute ad una burocrazia volutamente farraginosa ed insensibile, quello che viene erogato dall'amministrazione statale si chiama servizio?

Perché appunto è un servizio e come tale viene erogato a discapito dell'eventuale ritorno economico per chi lo eroga.
Non c'è bisogno di essere grandi economisti o diplomati in ragioneria per comprendere che, a parità di prestazioni, il prezzo che di solito si paga è assolutamente inadeguato rispetto alle medie di mercato.
Questo perché se davvero il cittadino-utente dovesse pagare il prezzo reale del servizio che chiede, difficilmente riuscirebbe ad ottenere alcunché.

Adesso provate solo un momento a pensare cosa vuol dire mettere un privato – o meglio, una società privata magari di capitali – a svolgere le stesse mansioni che svolgono i tanto vilipesi impiegati pubblici, tenendo presente un piccolo, insignificante particolare: che il pubblico opera appunto per il bene pubblico, anche quando non sembra; se una cosa è possibile, a meno che non siate così sfigati (e purtroppo ammetto che può succedere) da capitare con un emerito imbecille (ma di questa gente è purtroppo piena il mondo) ovvero di un fancazzista di lungo corso, la si farà comunque, perché uno di solito sta lì in quell'ufficio o dietro quello sportello per farla, non per negarne l'accesso agli utenti.

Il privato, per contro, opera sempre e solo Cicero pro domo sua, bada soltanto ai cazzi suoi e al ritorno economico che una qualsivoglia operazione erogata può portare nelle sue avide casse; opera solo per lucro non per bontà o senso del dovere e guai a chi, dei suoi dipendenti, dovesse venir sorpreso a fare qualcosa che non porti soldi al padrone: come minimo ci rimette di tasca sua, quando non ci rimette il posto tout court.

Il caso più classico è quello del trasporto pubblico che si chiama così proprio perché è la Cosa Pubblica che in realtà paga, in quanto il costo del biglietto non arriva a coprire nemmeno la metà delle sole spese vive del trasporto, figuriamoci lo stipendio del conduttore o del macchinista!

Purtroppo credo che molti cittadini pendolari se ne accorgeranno presto all'inizio della prossima stagione, quando riprenderanno i servizi pendolari di Trenitalia... o meglio, quando i pendolari saranno costretti a viaggiare a prezzo pieno sui Freccia Argento e sui Freccia Rossa, unici treni che la (ex)compagnia ferroviaria di Stato ha intenzione di far viaggiare sulla rete nazionale, visto che il mancato rinnovo delle convenzioni con Province e Regioni metterà di fatto in deposito i carri bestiam... scusate... i treni pendolari attualmente in servizio per ineconomicità del servizio da erogare.


Credetemi, quello che dico lo dico per esperienza diretta e personale perché ho operato (ed opero fortunatamente adesso anche se non so per quanto tempo ancora) da entrambi i lati della barricata e so come funzionano le cose.

Questa feccia di ex-banchieri che si fanno passare per tecnici illuminati, insiste nel concetto, tutto berlusconiano, che il privato opera meglio del pubblico: cazzate, grosse, belle e buone, perché la famigerata efficienza del privato si ha solo in un caso ed in quello solo: quando cacci il soldo per avere quello che chiedi, altrimenti puoi anche bellamente crepare che nessuno smuoverà un dito per te.

Non solo: quando si lascia tutta la gestione di una qualsiasi cosa in mani private, di fatto non c'è la tanto decantata concorrenza, tutt'altro: è ampiamente dimostrato, specie in questo paese, che subito questi lupi famelici si riuniscono in branco e fanno cartello in modo tale da potersi spartire più facilmente la torta senza che l'utente abbia la minima possibilità di scelta – tanto l'uno vale l'altro – ovvero imponendo prezzi e tariffe da monopolista.

Solo che, quando il monopolio era dello Stato, tutti gridavano allo scandalo; adesso che di monopoli ovvero di oligopoli in Italia ce ne sono un botto, tutti buoni, zitti, allineati e coperti come tanti pecoroni.

È stato dimostrato in ogni settore strategico che sia stato privatizzato a partire dalla luce al gas alle telecomunicazioni e adesso vorrebbero estenderlo anche al pubblico servizio e all'acqua.

Si, come no, così vivremo per sempre infelici e scontenti con le sole eccezioni degli azionisti di maggioranza di queste società a delinquere, che i servizi – quelli veri – ce li hanno garantiti sempre e comunque.

Senza andare tanto lontano, facciamo qualche esempio molto, molto pratico; non credo che quello che è capitato (e purtroppo capita ancora) a me ed alla mia famiglia sia molto lontano dalla media nazionale. So per certo che le stesse traversie le hanno passate anche parecchi dei miei amici, parenti e conoscenti, quindi direi che il campione al riguardo è abbastanza significativo.

Cominciamo dalle telecomunicazioni, primo settore ad essere liberalizzato con la bufala della concorrenza che avrebbe dovuto erogare migliori servizi ad un prezzo più conveniente.

Di fatto, gli squali che controllavano Telecom Italia – scava che ti scava – li ritrovavamo tutti nessuno escluso, nei consigli di amministrazione di tutte le altre maggiori compagnie.
Quindi, gira che ti rigira, alla fine, invece di liberarti dalla schiavitù alla Telecom di fatto non avevi fatto altro che cambiare signoria di nome ma non di fatto... esempio eclatante, al tempo in cui esisteva ancora la famigerata Tele2 quando chiamavi il call center ti rispondevano quelli di Telecom... non solo: le poche compagnie cosiddette indipendenti di fatto lo erano solo di nome, perché per i loro servizi concorrenziali dovevano comunque appoggiarsi (pagando) alle infrastrutture della summenzionata Telecom, col risultato che in bolletta (forse) pagavi meno che con Telecom ma se c'era un qualsiasi problema, te la pigliavi nel culo e stringevi forte, perché la tua compagnia non era in grado di erogare il servizio se prima la Telecom non ripristinava la linea.
E spesso e volentieri, per il ripristino ci volevano giorni, addirittura settimane, perché, ovviamente, la compagnia non aveva alcun interesse a che la concorrenza potesse erogare il servizio, anche quando questa paga per l'utilizzo di quella linea.

Vuoi mettere avere la rapa direttamente alle tue dipendenze così che puoi spremerla con comodo quando ti pare e piace?

Altro esempio assai più recente, riguarda la fornitura di luce e gas sul cosiddetto libero mercato che poi tanto libero non è, visto che anche in questo caso si ripropone lo stesso, identico problema che con i provider telefonici; di fatto c'è un'unica compagnia che deteneva il monopolio dell'erogazione di gas e luce che è stata privatizzata e smembrata in una mezza dozzina di compagnie differenti che a loro volta si scannano bellamente a vicenda per accaparrarsi i clienti.

E anche in questo caso c'è stato un proliferare di varie compagnie (pseudo) indipendenti i cui commerciali non fanno altro che smantecare i coglioni alla popolazione residente per vendere servizi che – in realtà – essi stessi comprano direttamente dall'ex monopolista che di fatto tuttora gestisce la rete di distribuzione nazionale.
In pratica, tu non sei altro che l'affittuario conto terzi del servizio che prima acquistavi direttamente dal gestore.

A noi è successo con quei banditi della Edison, una banda di veri e propri grassatori con il passamontagna, che prima ci hanno preso per il culo – tramite la solita ragazzina con gli occhioni grandi e lucidi che fa tanta tenerezza ai vecchietti – promettendo un servizio economico ed efficiente, tutto fatto in casa, senza intervento alcuno di compagnie terze.

Poi però abbiamo scoperto (purtroppo a nostre spese) che:

a) l'energia non era affatto prodotta dalla Edison, che la acquista invece dai vari gestori nazionali e/o dalle municipalizzate come ACEA per la piazza di Roma;
b) la tariffazione, ancorché a fasce orarie (con tutte le rotture di coglioni che queste comportano nella vita di tutti i giorni) era fittizia perché basata su consumi presunti anziché reali e verificati.

Questo, poi, mentendo spudoratamente, in quanto noialtri già si aveva i contatori elettronici con lettura automatica e trasmissione telematica delle letture a suo tempo installati dall'ACEA... solo che questi briganti non sono in grado di leggerli perché (giustamente) ACEA col cazzo che gli fornisce i codici di accesso ai suoi contatori.

Questo vuol dire che – dopo aver fatto una verifica, insospettiti dalla identicità dei fatturati in bolletta bimestre dopo bimestre – in realtà abbiamo sempre pagato una cifra forfettaria, in attesa dell'eventuale conguaglio di fine anno dove poi sarebbe arrivata una mazzata da panico, col rischio di non essere in grado di pagare e rischiare addirittura il distacco dell'utenza.

E vi assicuro che la cosa è già successa, non a me per fortuna, ma a gente che conosco bene e che – dopo esser rimasta scottata (e derubata) dall'esperienza – è stata di fatto costretta a tornare con le pive nel sacco tra le grinfie del monopolista di turno, almeno così di sorprese (brutte e tristi) non ne ha più avute... alla faccia della bolletta senza sorprese di quell'imbonitore cialtrone nazionalpopolare di Gerry Scotti.

Che poi, mi sa tanto che questo scherzo lo ha fatto anche al famigerato Dottor Scotti della Scotti Riso, visto che è ormai un bel pezzo che il buon (si, arrosto con le patate) Gerry è stato esautorato dalla pubblicità dei suoi prodotti...

mercoledì 18 luglio 2012

Altro che l'epitaffio dei 300 alle Termopili


Questa l'ho letta sulla vetrina di un negozio in Prati, uno dei tanti che, purtroppo (o anche per fortuna, quando si tratta di ladri e grassatori) stanno chiudendo i battenti a causa della presunta crisi e del salasso (questo si che è vero) operato dall'attuale governicchio (pseudo) tecnico composto da strozz...*ahem!* … ex-banchieri al soldo delle più potenti (leggi: peggiori) multinazionali del credito a usura.

Purtroppo sono costretto a recitare a memoria perché nel trambusto che regna di solito a Via Candia non mi è stato possibile scattare una foto ad imperituro ricordo.

L'epigrafe (perché alla fine di questo, anzi, di un vero e proprio epitaffio, si tratta) leggeva più o meno così:

C'è voluto un uomo con la terza media per aprire un'azienda che – in trent'anni di lavoro e sacrifici – ha dato da mangiare a decine di persone.
È bastato un professore con tre lauree in tasca per mandare a puttane migliaia di aziende in poco più di sei mesi.

Non so voi, ma io penso che questa frase andrebbe scolpita nella pietra e posta a futura memoria davanti a... Palazzo Koch?... no, davanti a Palazzo Chigi, in modo che questa gentaglia – che chiede continuamente sacrifici alla popolazione italiana, specie a quella che meno si può difendere perché campa di stipendio, e poi ingrassa sé stessa ed i loro padroni che siedono nei consigli d'amministrazione delle banche con i denari pubblici sottratti all'erario che bene e meglio potrebbero essere investiti nelle aziende, quelle vere, che tirano la povera carretta Italia e che invece lo Stato sta massacrando a furia di tasse, dazi e balzelli – possa vergognarsi tutti i santi giorni, ogni volta che passa (rigorosamente a bordo di un'auto blu pagata dai contribuenti) di lì per andare “al lavoro”... alla faccia di chi un lavoro non ce l'ha più e di quelli che non lo avranno mai, perché nessuno si prende più la briga di assumere chicchessia, a meno che non sia in nero e possibilmente straniero, così deve pure stare zitto e non può rompere i coglioni pretendendo assurdità come le ferie pagate, la cassa mutua o – non sia mai! - i contributi previdenziali.

VIVA L'ITALIA... continuiamo così...

lunedì 2 luglio 2012

venerdì 8 giugno 2012

E' Riprovevole...


Questo è tutto quello che l'imbelle Ban ki-moon, (pseudo) segretario generale delle (ancor più pseudo) Nazioni (dis)Unite, ha saputo dire riguardo l'ennesima carneficina di civili in Siria, per lo più – secondo un copione ormai già dolorosamente noto – donne e bambini, e dove – per la prima volta – le milizie di Assad hanno aperto platealmente il fuoco contro gli osservatori ONU che tentavano di accorrere sul luogo del massacro.

Riprovevole...

MA CHE CAZZO STAI A DI', SEGRETARIO DELLE MIE BABUCCE!?

Come si può definire un genocidio riprovevole?
Poi la gente di tutto il mondo si chiede come mai non si stia facendo nulla per sanare in qualche modo la situazione in Siria... con siffatte teste di minchia al comando del principale ente sovranazionale a livello planetario dove volete che si vada, se non a'fanculo!?

E si che Ruwanda, Burundi, Bosnia e Kosovo a questa gente non ha insegnato una benemerita ceppa, altrimenti da quel di' che avrebbero dovuto mettere fine a quello scempio che si chiama diritto di veto nel Consiglio di (in)Sicurezza delle Nazioni Unite, dove ben 2 dei posti occupati, lo sono, a ben vedere, illecitamente: parlo ovviamente di Francia e Cina membri permanenti con diritto di veto... la prima vorrei sapere come mai siede a quel posto, visto e considerato che – assieme alla Polonia – è stato il punching ball della Seconda Guerra Mondiale (cazzo, gliele abbiamo suonate perfino noi!) mentre la seconda è lì per una truffa colossale, dal momento che la “Cina” che avrebbe dovuto occupare il posto era quella nazionalista di Chiang Kai Shek, quella che s'era battuta anima e corpo al fianco degli Alleati contro il Giappone, non certo quella surrettiziamente installatasi dopo la guerra con un colpo di mano, visto che i cari compagni di Mao la guerra l'hanno trascorsa alla macchia nascondendosi in Tibet ed in Mongolia, ben al riparo dalle rappresaglie nipponiche.

Invece, non si sa come, questi due bellimbusti hanno il potere di fare e disfare a loro piacimento, assieme ai loro compari russi, che sarà pure caduto – ufficialmente – l'impero Sovietico ma stranamente le loro metodologie e le loro (incaute quando non riprovevoli, quelle si) alleanze sono rimaste sempre le stesse.

La Siria ne è la riprova finale, la cartina di tornasole.

Ma quello che mi manda letteralmente in bestia è che con 193 nazioni membri, nessuno si sia ancora presa la briga di mandare a'fanculo la Russia ed i suoi eventuali sottopancia ed imporre coram populo una risoluzione degna di questo nome, anche arrivando a minacciare apertamente zio Vladimiro, neo-zar di tutte le Russie, di ritorsioni economiche e politiche (e non solo) in caso di intromissione continuata nella questione siriana.

Fai la voce grossa?
Ne prendo atto, giochiamo allora a carte scoperte: noi che siamo la maggioranza, abbiamo deciso di mettere fine a questo stillicidio di barbarie; non sei d'accordo?
Benissimo, vediamo cosa sei disposto a fare... vuoi davvero scendere in guerra per la Siria?
Il Neo-Asse Mosca-Damasco contro l'Unione Mondiale?

Chissà perché ma ho la sensazione che l'Asse le prende... e anche di santa ragione!

Già perché il piccolo zar si è dimenticato un piccolo, insignificante dettaglio: l'Unione Sovietica non esiste più, così come non esistono più i suoi eserciti smisurati e le sue riserve umane e materiali infinite grazie alle quali imponeva un tempo il terrore a nemici ed alleati, tant'è che appena ne hanno avuto la possibilità, caso strano, tutti i membri del (ex) Patto di Varsavia hanno fatto un plateale dietrofront e si sono alleate alla NATO... per non parlare poi del fatto che, ovunque mettono piede, i russi non fanno altro che prendere schiaffi anche contro gli ottentotti armati di cerbottane, figuriamoci contro gli eserciti coalizzati di tutto il mondo occidentale e non solo, visto che tante, tantissime delle repubbliche ex-sovietiche non aspettano altro che un casus belli per poter fare finalmente i conti con gli (ex) occupanti russi...

giovedì 7 giugno 2012

Tre Donne Immorali... ma ne siamo davvero sicuri?


Walerian Borowczik, chi era costui?
Questa è stata la prima domanda che mi è sorta spontanea quando ho cominciato ad indagare più approfonditamente sui pilastri del cinema sexploitation, specie dopo averne rinvenuto il nome nel caso del film La Bestia che aveva come protagonista la (compianta) Sirpa Lane (ricordate? È stato solo un paio di post fa...) di cui il nostro era il regista.
Ho così scoperto un mondo che mi era sconosciuto, quello del cinemà d'exploitation per dirlo alla francese, che in contemporanea con quello italico, negli anni '70 e '80 del secolo scorso sfornava film di genere a rotta di collo.
Boro (come veniva affettuosamente chiamato da estimatori e cinefili) era un regista polacco che – al pari del ben più noto Jesus Franco – ha operato per gran parte della sua carriera in Francia, tanto da divenire un pilastro del cinema d'oltralpe, grazie anche al fatto che spesso e volentieri le sue produzioni finivano in pasto ai cinemini di periferia, quelli che proiettavano in genere filmacci a basso costo conditi con massicce dosi di scene osé quando non propriamente pornografiche.
Eppure i suoi film non si possono certo definire hard, nonostante la presenza – a volte ostentata – di belle femmine discinte e desnude.

Preso dalla curiosità ho perciò deciso di procurarmi almeno i capisaldi di questo cineasta, quelli meno cervellotici, per la verità (pare che di film a base di sesso e raspe mentali ne abbia girati parecchi) ed è così che ho acquistato quelli che sono considerati i suoi capolavori e che per di più sono stati recentemente ripubblicati in italiano in edizione integrale senza censure.
Non sapendo dove picchiare la testa lo scorso fine settimana – trascorso, manco a dirlo, chiuso in casa nel mio lettino di dolore causa ennesimo attacco d'allergia – ho deciso di visionare uno dei film, intitolato Tre Donne Immorali? (Les Heroines du Mal ©1979) film a episodi (come usava molto in quel periodo) con protagoniste dei tre capitoli altrettante fanciulle Margherita, Marceline e Marie alle prese con storie diversissime come diversi sono i periodi storici nelle quali sono ambientate, ma che hanno in comune tutte il fatto che le nostre eroine riescono sempre a prevalere a discapito di genitori, mariti e amanti, affermando così non solo la loro prorompente femminilità ma la loro voglia di libertà ed indipendenza.
Il punto interrogativo del titolo, non a caso, vorrebbe invitare lo spettatore a riflettere: sono davvero poi così immorali queste donne che da oggetti del desiderio e/o di vessazioni varie cercano un riscatto anche a costo di uccidere per assicurarsi la propria libertà?
E in un mondo che alla fine si basa sullo sfruttamento, chi è davvero immorale: chi sfrutta i propri simili – specie i più deboli (o presunti tali) e gli esponenti dell'altra metà del cielo – oppure chi si ribella – anche a costo di usare il sotterfugio ed il tradimento – per sfuggire ad una vita di sottomissione e prepotenza?
Lo so, detta così ci si capisce ben poco, perciò passo ad illustrarvi molto brevemente il contenuto degli episodi.
In Margherita la protagonista della storia è la famosa (o famigerata) Fornarina di Raffaello Sanzio, la bellissima popolana che diventa modella, musa ed amante del grande maestro rinascimentale durante il suo periodo romano.
Concupita dal ricchissimo banchiere Bernardo Bini, ordisce un piano fatale mediante il quale riuscirà a liberarsi dell'uno e dell'altro, per poi tornare – ricchissima, grazie ai “doni” sottratti ai suoi due amanti – tra le braccia del suo vero amore, il popolano Tommaso.

In Marceline la giovanissima protagonista trascorre le sue giornate solitarie praticamente prigioniera nella tenuta di famiglia, alternativamente vessata o ignorata dagli eccentrici genitori, due classici borghesotti della Francia fin de siécle e apertamente concupita dal garzone di colore del macello locale; la sua unica compagnia è un coniglio bianco, di nome Fiorello che per la ragazza, ormai in fiore, è qualcosa di più di un semplice compagno di giochi, da qui la decisione dei genitori di... dare una lezione alla fanciulla per introdurla nell'età adulta: con la complicità della domestica di casa le ammazzano l'adorata bestiola e gliela propinano per pranzo.
Marceline non batte ciglio, dando prova di “grande insensibilità” secondo il parere dei due mostri in spoglie umane che l'hanno messa al mondo, in quanto la ragazzina, dopo la macabra scoperta non ha battuto ciglio ed ha continuato a mangiare come se nulla fosse.
Solo più tardi, a notte fonda, i due scopriranno quanto profondo possa essere l'odio di una ragazzina ferita: Marceline scappa di casa, seduce senza troppe difficoltà il garzone di colore che di fatto prima la violenta poi, pensando di averla uccisa – vista la quantità di sangue che la giovane vergine ha copiosamente versato durante l'amplesso – si impicca per il rimorso, fornendo alla ragazza i mezzi per inscenare l'omicidio dei genitori, che di fatto sgozza lei stessa con il coltello del negro.


In Marie la protagonista è la moglie di un ricchissimo commerciante d'arte che viene rapita da uno psicopatico che prima chiede 500 milioni di riscatto, poi abusa della donna salvo cadere sotto i morsi ferocemente inferti da César, l'amato “cucciolo” di Marie, un dobermann grosso come un vitello e inferocito come un facocero e che per punizione sbranerà anche l'imbelle marito, colpevole di aver tergiversato mentre la vita della sua amata padroncina era appesa ad un filo.

Purtroppo quest'ultimo episodio non sono riuscito a vederlo integralmente perché gli strali della sfiga hanno colpito ancora e mi sono ritrovato con una copia del DVD farrata, che si blocca e balbetta proprio negli ultimi, cruciali, minuti del film...

Parlando del film vero e proprio, devo dire che è stato estremamente piacevole ed interessante da vedere, girato con grande mestiere ed impeccabile dal punto di vista formale; splendide le protagoniste, specie Marina Pierro nei panni di Margherita che delle tre donne immorali è forse quella più immorale (e scollacciata) di tutte, dal momento che non si capisce quale sia la molla che fa si che seduca e poi uccida – avvelenandoli – il suo amante ed il suo spasimante, quando avrebbe potuto benissimo farli becchi e contenti.

Che dire invece di Marceline e Marie? Certo, la vendetta della ragazzina è a dir poco feroce, tanto più che è premeditata a tavolino e il movente... (apparentemente) piuttosto futile ma come dicono giustamente gli anglofoni Hell hat not fury like a Scorned Woman*
Qual'è invece la colpa immorale di Marie, rapita, violata e praticamente abbandonata dall'imbelle marito e salvata dall'unico essere che la ama veramente? Quella di non aver battuto ciglio quando César la vendica trucidando il suo persecutore ed il suo "salvatore"? Mah...

Tutto sommato, si tratta di un film che è sexploitation solo in senso lato, ma molto, molto lato: la presenza di belle fanciulle desnude e di qualche inquadratura (per altro molto casta – a parte la scena dello stupro di Marceline che è comunque ripresa in modo tale da non cadere nel hardcore più becero) pecoreccia non può relegare un film ad un sottogenere molto ben specifico come quello del sexploitation, dove gli elementi di sesso e violenza sono una costante imprescindibile, gratuita e sfruttata ad libitum.
Non si può definire un capolavoro ma è decisamente da vedere.


*La furia degli Inferi non è paragonabile a quella di una donna tradita